Controcorrente (Huysmans)

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Controcorrente
Titolo originaleÀ rebours
Altri titoliContro corrente, A ritroso[1]
Joris Karl Huysmans.jpg
Huysmans
AutoreJoris Karl Huysmans
1ª ed. originale1884
Genereromanzo
Lingua originale francese

Controcorrente (À rebours) è un romanzo di Joris Karl Huysmans pubblicato nel 1884, noto in Italia anche con i titoli Contro corrente e A ritroso.[1]

Il titolo originale À rebours vuol dire, alla lettera, «a ritroso / al contrario » (nel senso di «verso contrario», non di negazione).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Controcorrente, come suggerisce il romanziere francese Guy de Maupassant, si può definire la «storia di una nevrosi» vissuta da Jean Floressas Des Esseintes nella Parigi fin de siècle. Educato dai padri gesuiti, unico erede dei beni dei genitori, di cui è rimasto orfano in giovane età, conclusi gli studi, Des Esseintes si immerge nella vita parigina; tuttavia, deluso dalla frivola mondanità della vita condotta con i suoi coetanei, il giovane aristocratico decide in via definitiva di sciogliere ogni contatto con la società, ormai priva, ai suoi occhi, di qualunque attrattiva.

Si rifugia così in una villa nei pressi di un piccolo paese della campagna parigina, Fontenay, dove inizia il suo eremitaggio, a distanza da qualsiasi distrazione che gli possa offrire la civiltà, evitando il più possibile i contatti con i domestici e con il mondo esterno. A Fontenay, Des Esseintes si dedica a soddisfare ogni suo desiderio e ogni piacere: arreda la casa con una cura maniacale, scegliendo meticolosamente i colori e gli abbinamenti che più lo soddisfano; acquista una tartaruga e, insoddisfatto dell'accostamento dei colori di questa con quelli della sua abitazione, le fa incastonare sul carapace una composizione di pietre preziose selezionate con cura; allestisce una biblioteca contenente i volumi da lui preferiti, appositamente rilegati su carte pregiate, e così via. La sua vita scorre così tra la lettura, la degustazione di alcolici e bevande, la composizione di profumi e la cura delle piante.

L'anelata solitudine gli permette, inoltre, di immergersi nei suoi ricordi e di abbandonarsi alla corrente di pensieri, partoriti dalla sua mente isterica e inquieta. Il seme della nevrosi non tarda a germogliare: se, dapprima, la malattia di Des Esseintes si manifesta in un'eccessiva e spasmodica scrupolosità nell'arredare la casa, giorno dopo giorno dà adito alla comparsa di allucinazioni sempre più frequenti. La malattia intacca, così, sia i sensi sia la mente del giovane, che, spossato, è ormai costretto febbricitante a letto, inerte fisicamente e spiritualmente. La consapevolezza del suo stato d'infermità lo costringe, infine, a riallacciare i legami con la società e a fare ritorno, deluso, a Parigi.

Forma e stile[modifica | modifica wikitesto]

Sia dal punto di vista della forma, sia del contenuto, Controcorrente è estremamente originale. Huysmans preferisce, infatti, assumere un tono descrittivo molto marcato che denota un prolifico e vivace spirito artistico.

Attorno all'impalcatura scarna e asciutta della trama, l'autore dà vita a una complessa architettura compositiva. Come un pittore, definisce ogni particolare in estremo dettaglio: grazie a un vasto repertorio di vocaboli ed espressioni, apporta variazioni cromatiche ai suoi periodi, fa di aggettivi e avverbi i tocchi di classe con cui realizzare proposizioni fluide, dense, colorite: l'opera di Huysmans pone dinanzi al lettore un'interminabile sequela di descrizioni, citazioni e virtuosismi narrativi, che veicolano al lettore raffinate sensazioni e permeano l'atmosfera di misticismo cosparso di fumi d'incenso.

Contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Interessante è anche il messaggio contenuto nel romanzo di Huysmans. La fuga da Parigi di Des Esseintes va interpretata come segno di un'epoca in cui l'uomo, insofferente della società borghese e ormai industrializzata, stanco del rapporto continuo ed estenuante con i suoi simili, intende rescindere ogni forma di relazione, per rifugiarsi, con una scelta drammatica, in una dimensione solitaria e fuori dal tempo.

«Dopo l'aristocrazia della nascita, era venuta la volta dell'aristocrazia del denaro: [...] la tirannia del commercio dalle idee venali, [...] dagli istinti scaltri e vanitosi. Più scellerata, più vile della nobiltà spoglia e del clero decaduto, la borghesia prendeva [...] tutti i loro difetti convertendoli in ipocriti vizi. E, autoritaria e sorniona, bassa e codarda, infieriva senza pietà sulla sua eterna e fatale vittima, il popolo minuto, a cui aveva lei stessa tolto la museruola [...] perché saltasse alla gola delle antiche caste. [...] Il borghese troneggiava allegramente per la forza del suo denaro e il contagio della sua idiozia. Il risultato della sua ascesa era [...] l'incommensurabile cafoneria dei finanzieri e dei nuovi ricchi, raggiante come un abbietto sole, sulla città idolatra, che eiaculava, ventre a terra, oscene cantiche davanti all'empio tabernacolo delle banche. - E va' dunque in rovina, società! Crepa, una buona volta, vecchio mondo! - esclamò Des Esseintes [...] - Ah! - mormorò. - E dire che [...] sto per rientrare nella ressa turpe e servile di questo mondo!» (Huysmans, A Ritroso, 1884)

La necessità di appartarsi coincide con il bisogno di ritrovare il proprio “Io”: questa tensione all'intimismo è caratteristica del XIX secolo, dato che il disorientamento originato dalla Rivoluzione scientifica, guarito in parte dall'Illuminismo, è in quell'epoca accentuato dal crollo degli ideali settecenteschi. L'uomo, affetto dal “male di vivere”, ipocondriaco e pessimista, cerca riparo e aiuto nel suo stesso spirito, ormai sfiduciato dagli insuccessi della civiltà e della scienza, incapaci di trovare soluzioni ai suoi più grandi enigmi. L'insicurezza, inoltre, non è solo la causa della proiezione dell'individuo nella nuova realtà più intima e profonda di sé stesso, ma ne costituisce anche l'effetto.

«la sua vita si svolgeva solo di notte, [...] poiché il suo spirito si eccitava e sfavillava solo al contatto con l'ombra. [...] soffriva alla vista di certe fisionomie, [...] fiutava là sotto una così inveterata stupidaggine, una tale esacrazione per le sue proprie idee, un tal disprezzo per la letteratura, per l'arte, per tutto quello che lui adorava, bene impiantati in quegli stretti cervelli [...] , preoccupati solo di far birbanterie e di far soldi, [...] rientrava in casa pieno di rabbia e si chiudeva a chiave con i suoi libri». (Huysmans, A Ritroso, 1884)

Congedatosi dalla società parigina, Des Esseintes crede, infatti, di trovare riparo dalla sconfinata quantità di ingannevoli verità, di volgarità, e di false credenze, dedicandosi, appartato, alle sue eccentriche e anodine attività.

«Conduceva un'esistenza quasi analoga a quella dei religiosi. Aveva così il vantaggio della clausura e ne evitava gli inconvenienti. [...] Come un eremita, era [...] stanco della vita da cui non si aspettava più nulla; [...] era sopraffatto [...] da un bisogno di raccoglimento, da un desiderio di non avere più nulla in comune con i profani, che erano, per lui, gli utilitaristi e gli imbecilli. [...] sebbene non provasse alcuna vocazione per lo stato di grazia». (Huysmans, A Ritroso, 1884)

Nondimeno, proprio dal “sottosuolo” (per utilizzare il termine dostoevskiano) in cui si è rifugiato tanto fiduciosamente, vengono alla luce i primi sintomi di quella malattia. Comprende, così, che l'origine della “nevrosi” che lo colpisce risiede, in realtà, nella stessa natura umana, covo delle passioni, dei desideri, degli interrogativi, delle angosce e dei timori d'ogni individuo.

«Viveva di se stesso, si nutriva della sua propria sostanza, al pari di quegli animali intorpiditi, ranicchiati in un buco durante l'inverno. La solitudine aveva agito sul suo cervello come un narcotico. Dopo averlo dapprima snervato e teso, essa conduceva un torpore infestato di vaghe fantasticherie, annichiliva i suoi progetti, spezzava i suoi atti di volontà, capeggiava una sfilata di sogni che egli subiva passivamente, senza nemmeno cercare di sottrarvisi. La confusa congerie di letture, di meditazioni artistiche, che aveva accumulato dopo il suo isolamento come un argine per arrestare la corrente degli antichi ricordi, era stata improvvisamente travolta, e il flotto veniva avanti rovesciando il presente e l'avvenire tutto sommergendo sotto la coltre del passato, riversando sul suo spirito un'immensa distesa di tristezza. [...] Restò per ore intere steso sul letto, ora in persistenti insonnie e agitazioni febbrili, ora in sogni abominevoli spezzati da sobbalzi di persona che scivoli, [...] che precipiti, [...] nel fondo di un abisso. [...] Per aver voluto troppo raffinare, aveva ristretto e quasi sterilizzato ogni gioia accentuando ancora l'irrimediabile conflitto esistente tra le proprie idee e quelle della società. [...] Il medico dichiarò [...] che bisognava [...] rientrare nella vita comune, cercare insomma di distrarsi come gli altri. - Ma io, con i piaceri degli altri, non mi distraggo affatto! - gridò sdegnato Des Esseintes». (Huysmans, A Ritroso, 1884)

Des Esseintes non riesce laddove ce l’hanno fatta eremiti ed asceti perché il suo il desiderio non è quello di abbandonare istinti e vizi; non si allontana mai davvero dalla società che tanto disprezza, bensì ne ricrea una più conforme alla sua realtà personale. Egli semplicemente si estranea, seguendo uno stile di vita completamente schiavizzato all’arte del bello. Al punto che ossessionato dagli incubi della sua mente, il fisico non regge più la complessità del pensiero e proprio quel bello di cui si circonda, diviene il suo demone persecutore. Disilluso e amareggiato, al fine non resta che anelare al cattolicesimo, visto come unica panacea, ma la conversione non è possibile per lo spirito inquieto di Des Esseintes.

«l'uomo ha lavorato, nel suo genere, non meno bene del Dio in cui crede. [...] Galleggiavano [...] i ricordi dell'infanzia, [...] degli anni trascorsi presso i Padri. [...] Il suo carattere ribelle ai consigli, puntiglioso, indagatore, portato alle controversie, gli aveva impedito di essere plasmato dalla loro disciplina, [...] una volta uscito di collegio, il suo scetticismo era aumentato; [...] le sue conversazioni con sciocchi fabbricieri e piccoli abati che con le loro goffaggini laceravano il velo così sapientemente tessuto dai gesuiti, avevano [...] aumentato la sua diffidenza in una fede qualsiasi. [...] In realtà, da qualche giorno, si trovava in uno stato d'animo indescrivibile. Per attimi credeva, si volgeva d'istinto alla religione, poi, al minimo ragionamento, la sua tendenza alla fede svaniva; ma restava tuttavia pieno di turbamento. Eppure sapeva bene, scrutando in se stesso, che non avrebbe avuto mai uno spirito di umiltà e di penitenza veramente cristiano; [...] giunse a persuadersi che tutta la sua condotta durante la sua esistenza mondana derivava dall'educazione che aveva ricevuto. [...] In fondo, erano [...] slanci verso un ideale, verso un universo sconosciuto, verso una lontana beatitudine, desiderabile come quella che ci è promessa dalla Scrittura. [...] Di fronte a un Dio onnipotente si ergeva adesso un rivale pieno di forza, il Demonio, [...] si levavano idee folli di magia, di messe nere, di sabba, [...] e giungeva a domandarsi se non commetteva un sacrilegio nel possedere oggetti altra volta consacrati, carteglorie, casule, custodie di pissidi; e questa idea di una condizione peccaminosa gli recava una sorta di orgoglio e di sollievo; vi scorgeva piaceri di sacrilegi, ma di sacrilegi [...] poco gravi, [...] si cullava così in pensieri prudenti e vili, poiché il sospetto della sua anima [...] gli toglieva l'ardimento necessario per compiere peccati spaventosi, voluti e reali. A poco a poco, infine, queste sottigliezze svanirono. Vide in qualche modo, dall'alto del suo spirito, il panorama della Chiesa, [...] se la rappresentò desolata e grandiosa, enunciando all'uomo l'orrore della vita, [...] tentando di curare le piaghe, mostrando le ferite sanguinanti del Cristo, [...] diveniva veramente eloquente, materna per i miserabili, pietosa per gli oppressi, minacciosa per gli oppressori e per i despoti. Qui, Des Esseintes riprendeva piede. Certo era soddisfatto di questo riconoscimento del lordume sociale, ma allora si ribellava al vago rimedio della speranza in un'altra vita. Schopenhauer era più esatto; [...] anche lui gettava, [...] questo grido doloroso: "È veramente una miseria vivere sulla terra!" Anche lui predicava il niente dell'esistenza, [...] e avvisava l'umanità che, per quanto facesse, [...] sarebbe rimasta disgraziata: se povera, a causa delle sofferenze che derivano dalle privazioni; se ricca, in seguito all'invincibile noia generata dall'abbondanza. Ma non vantava alcuna panacea, [...] non cercava di sostenere gli animi con il rivoltante sistema del peccato originale; non tentava di dimostrare la sovrana bontà di un Dio che [...] opprime l'infanzia, intontisce la vecchiaia, [...] lungi dal tentar di giustificare [...] la necessità dei tormenti e delle prove, esclamava [...] : "Se un Dio ha fatto questo mondo, non vorrei essere quel Dio; la miseria del mondo mi strazierebbe il cuore." [...] Solo che, se questa rassegnazione [...] era accessibile ai ricchi di spirito, era assai più difficilmente afferrabile dai poveri, di cui la benefica religione calmava più facilmente le rivendicazioni e le collere. [...] in quale mondo, in quale tempo doveva scandagliare per scoprire uno spirito gemello [...] ? [...] non c'erano che gli ecclesiastici, [...] ma avrebbe dovuto avere opinioni identiche alle loro, non ammettere più, [...] un cattolicesimo pepato da un po' di magia, [...] e di un po' di sadismo, [...] quel misticismo depravato e artisticamente perverso [...] non poteva nemmeno essere discusso con un prete. [...] gli sarebbe piaciuto di sforzarsi di possedere la fede, [...] di metterla finalmente al riparo da tutte quelle riflessioni, [...] via via che la sua fame religiosa aumentava, [...] nuove idee si affollavano nel suo spirito sempre in combustione, [...] combattevano con motivi di buon senso e con prove matematiche i misteri e i dogmi. "Bisognerebbe impedirsi di discutere con se stessi" [...] Signore, abbiate pietà del cristiano che dubita, dell'incredulo che vorrebbe credere, del forzato della vita che s'imbarca solo, nella notte, sotto un firmamento che non è più rischiarato dai consolanti fari dell'antica speranza». (Huysmans, A Ritroso, 1884)

Diversamemte invece dal suo personaggio, lo scrittore, Huysmans, realizzerà la sua conversione. Jules Amédée Barbey d'Aurevilly sintetizzò in una frase, in modo efficace, i contenuti del pessimismo di questo romanzo: «Dopo un libro tale non resta altro all'autore che scegliere tra la canna di una pistola e i piedi della croce»; e fu lo stesso Huysmans, che definì il libro «esca di tutta la mia opera cattolica», a rispondere a tale sentenza nella sua prefazione al romanzo scritta nel 1904 con un «Già fatto», in riferimento alla conversione avvenuta alcuni anni prima.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Considerato dalla società contemporanea come uno spirito anomalo, insano, Joris Karl Huysmans riversa la propria malattia interiore nelle pagine di Controcorrente: già da numerosi lavori precedenti il burocrate francese ha manifestato il male di vivere che collassa dentro di sé e, senza dubbio, segni ancora più evidenti sono contenuti in questo romanzo.

In seguito alla prima pubblicazione di À rebours, nel 1884, in piena età vittoriana, l'autore viene immediatamente attaccato dalla critica, sconcertata dall'immoralità dell'opera, che viene condannata, oltretutto, per la mancanza d'originalità della trama. In effetti, anche Oscar Wilde, riferendosi a Controcorrente, parla di un «romanzo senza intreccio, con un solo personaggio", in cui "tutto si concentra nello studio psicologico di un giovane parigino che consacra la propria vita a impregnarsi di tutte le passioni» e che riassume in sé «le diverse mentalità attraverso cui lo spirito umano è passato» (Il ritratto di Dorian Gray); l'esteta irlandese apprezza lo stile di Huysmans e ne rimarrà fortemente influenzato, una reazione dovuta soprattutto allo “shock” di un'opera così nuova sulla mentalità moralistica e puritana imperante verso la fine del XIX secolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Catalogo SBN, su sbn.it. URL consultato il 06-12-2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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