Monique Wittig

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Monique Wittig in una foto di Colette Geoffrey

Monique Wittig (Dannemarie, 13 luglio 1935Tucson, 3 gennaio 2003) è stata una poetessa, saggista, teorica femminista e docente universitaria francese È ricordata per la sua visione dell'eterosessualità vista più come un sistema sociale, che come una categoria naturale. In particolare ha formulato il concetto del "contratto eterosessuale". La sua opera letteraria si caratterizza per una ricerca stilistica e semantica che supera le distinzioni di genere..[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata nell'Alto Reno, nel 1950 si trasferisce a Parigi per studiare alla Sorbona; nel 1964 pubblica il suo primo romanzo, L'Opoponax, che conquista subito attenzione in Francia ricevendo nello stesso anno il premio Prix Médicis; dopo la sua traduzione in inglese ottiene presto il plauso della critica internazionale.

Diviene una delle fondatrici del Mouvement de Libération des Femmes (FML)[2]. Il 26 agosto 1970, assieme ad un gruppo di altre femministe, pone dei fiori sotto l'Arco di Trionfo in onore della moglie del "Milite Ignoto": questa azione simbolica è stata considerata come un evento centrale del femminismo francese.

Nel 1970 prende parte alla nascita dei gruppi Petite Marguerites e Féministes Révolutionnaires; mentre, l'anno successivo, fonda, con Marie-Jo Bonnet, Christine Delphy ed altre femministe lesbiche, il primo gruppo lesbico di Parigi: Gouines Rouges.

Collabora con la rivista Questions féministes, una delle più importanti riviste femministe pubblicata in Francia alla fine degli anni Settanta. Poi, distaccatasi per questioni relative a lesbismo, eterossesualità e femminismo, collabora con la rivista americana Feminist Issues[3].

Nel 1976, lascia Parigi, con la sua compagna Sande Zeig, per trasferirsi negli Stati Uniti, dove ricopre diversi incarichi di rilievo presso l'Università della California a Berkeley (1976-1977 e 1987-1988), l'Università del Maine (1977-1978), l'Università di New York (1981-1982), la University of Southern California (1983-1984), l'Università Duke (1986-1987) ed il Vassar College (1988-1989).

Consegue nel 1986 il Dottorato di ricerca all'École des Hautes Études en Sciences Sociales, dopo aver completato la sua tesi dal titolo Le Chantier littéraire.[4] In questo studio, portato avanti sotto la direzione di Gérard Genette, ella riflette su processo della scrittura, riprendendo anche le sue opere, come Le guerrigliere[5]o L'Opoponax[6]. Il saggio si conclude con una riflessione sul genere grammaticale e il suo riflesso sul genere come costruzione sociale. L'opera rappresenta inoltre un omaggio a Nathalie Sarraute. La sua tesi, più volte rimaneggiata, viene pubblicata postuma solo nel 2010[7].

Dal 1990 ottiene la cattedra presso l'università dell'Arizona, in francese e "women's studies".

Tomba di Monique Wittig

Muore per un infarto, a Tucson nel 2003, a 67 anni.

Pensiero e teoria[modifica | modifica wikitesto]

Insieme di libri tutti appartenenti alla letteratura lesbica, in cui sono presenti anche scritti di Monique Witting e la fidanzata Sande Zeig

Monique Wittig si è sempre definita "lesbica radicale", termine che descrive per lei sia una passione erotica e sentimentale che una scelta politica. Questa collocazione si può riscontrare in tutto il suo lavoro letterario e politico.

(FR)

«Il n'y a pas de littérature féminine pour moi, ça n’existe pas. En littérature, je ne sépare pas les femmes des hommes. On est écrivain ou pas. On est dans un espace mental où le sexe n’est pas déterminant. Il s'agit de construire une idée de neutre qui échapperait au sexuel.[8]»

(IT)

«Non c'è letteratura femminile per me, non esiste. In letteratura, non separo le donne dagli uomini. Si è scrittori o no. Si è in uno spazio mentale dove il sesso non è determinante. Si tratta di costruire un'idea del neutro che sfuggha alla connotazione sessuale.»

(1971)

Teorica del femminismo materialista, denunciò il mito della "donna", mettendo in causa l'eterosessualità come regime politico, in quanto base di un contratto sociale al quale le lesbiche negano di sottoporsi[9]:

«(...) sarebbe scorretto dire che le lesbiche si associano, fanno l'amore, vivono con le donne, perché "donna" ha un significato solo nei sistemi eterosessuali di pensiero e nei sistemi economici eterosessuali. Le lesbiche non sono donne.(The straight mind

Per lei, la categoria "donna" esiste in funzione alla categoria "uomo" , quindi categoria che -se senza riferimento al "costrutto uomo"- cesserebbe di esistere.

Per lei, la categoria "donna" è stata creata da e per il dominio eterosessuale-maschile e che di conseguenza, una donna che non risponde ai criteri di "femminilità" dettata dall'etero-normatività e che non si sottopone all'"uomo" non è una donna ma una lesbica. Lei invita così tutte le donne a diventare "lesbiche", termine che, appunto, ha una dimensione politica, per la liberazione della "classe donna", e non sul piano dell'orientamento sessuale.

Sviluppò anche una critica al marxismo, in quanto, a suo parere, limita la lotta femminista, e contemporaneamente una critica al femminismo che non rimette in causa l'"etero-sistema".

Il suo pensiero si trova all'incrocio tra letteratura e teoria, come mostrato nei capitoli dell'opera Il pensiero straight: Il punto di vista: universale o particolare?, Il marchio del genere e Il cavallo di Troia. Nella sua ricerca teorica e letteraria la scrittura rappresenta un «cavallo di Troia», cioè una macchina da guerra contro l'ideologia dominante. Le sue opere letterarie testimoniano la ricerca di andare oltre le categorie di genere.

Il pensiero Straight[modifica | modifica wikitesto]

La prima parte dell'opera è dedicata all'esposizione del suo punto di vista lesbico materialista; la seconda si concentra sul linguaggio e sulla scrittura.[10] Il titolo, in inglese The Straight Mind deriva da una sua conferenza tenuta a New York nel 1978 alla Modern Language Association, il cui testo viene pubblicato in Questioni femministe nel 1980. L'espressione The Straight Mind designa il pensiero eterosessuale in quanto regime politico e non come un semplice orientamento sessuale.

Il pensiero straight [11][12] è all'origine dei concetti di "donna", "uomo" e "differenza" e comporta l'idea di una relazione eterosessuale obbligatoria tra "donna" e "uomo". In questo testo la differenza sessuale viene identificata come un dogma filosofico e politico e il concetto di "donna" come una posizione determinata ideologicamente, economicamente e politicamente. La sua teoria nega la naturalità dell'eterosessualità e invita alla rottura del contratto sociale eterosessuale, ritenendo che l'eterosessualità sia alla base della società patriarcale che allo stesso tempo alimenta. Questo sistema genera necessariamente le categorie binarie dell' "uomo" e della "donna".

«"la-donna” ha senso solo nei sistemi di pensiero e nei sistemi economici eterosessuali. Le lesbiche non sono donne»

(Monique Wittig)

[13]

Con questa affermazione indica il fatto che la categoria "donna" sia stata creata all'interno della dominazione eterosessuale-maschile, e da quest'ultima. Infatti a suo avviso, solo le lesbiche possono sfuggire e rifiutarsi di sottomettersi. Il lesbismo mette in questione politicamente la società eterosessuale e le sue categorie sessuali.[14] In questo contesto il lesbismo diventa un atto di resistenza e le lesbiche delle «fuggitive» della loro classe di sesso[15]. Nel testo è presente una critica del marxismo, ma anche del femminismo. Attraverso queste critiche ella sostiene una forte posizione universalista con importanti implicazioni filosofiche: l'avvento del soggetto individuale e la liberazione del desiderio richiedono l'abolizione delle categorie di sesso[16][17].

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

La sua scrittura rompe con le forme tradizionali. In particolare rielabora i generi consacrati dal canone letterario, come l'epica o il romanzo di formazione e si appropria, stravolgendole, anche di forme codificate come quella del dizionario. L'uso particolare dei pronomi risponde a un desiderio di rinnovarne l'uso, soprattutto per quanto riguarda i generi. In particolare il pronome elles (esse), onnipresente in Le guerrigliere; il pronome "on" (si) in L'Opoponax e la scrittura fratturata del "j/e" nell'opera Il corpo lesbico[18], che testimonia il desiderio di decostruire il genere grammaticale che corrisponde al genere come categoria sociale. Nelle sue opere rivisita anche una serie di miti antichi e così come il corpo rappresenta un tema ricorrente.

L'Opoponax[modifica | modifica wikitesto]

E' il suo primo romanzo, pubblicato nel 1964, narra il mondo dell'infanzia, così come il suo modo di parlare. Il romanzo si distingue così per l'onnipresenza del pronome “on” (si) che, a differenza di “lui” o “lei”, non è marcato dal genere. Con l'uso di questo pronome l'autrice colloca i personaggi al di fuori della divisione sociale di sesso e la annulla per tutto libro[19]. Il romanzo riceve il prix Médicis.

Le guerrigliere[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicato nel 1969, è il suo secondo romanzo. Si tratta di un romanzo-epico con cui reinventa un mondo libero dalla norma eterosessuale e maschile.[20] In questo testo cerca di universalizzare il punto di vista di elles (esse), non per femminilizzare il mondo, ma per rendere obsolete le categorie di sesso nel linguaggio[21]. L'epopea narrata segue il modo di vivere di una comunità esclusivamente femminile e riporta i loro riti, le loro credenze e le loro leggende, affermando un'eredità comune condivisa dalle lesbiche. Sebbene la critica letteraria francese sia rimasta in silenzio quando è stato pubblicato, questo testo oggi è considerato un'opera letteraria importante negli ambienti femministi.

Il corpo lesbico[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicata nel 1973, esplora i temi del corpo e della sessualità. Il punto di vista lesbico viene visto come necessario per sfuggire al sistema eterosessuale e rovesciarlo. Il soggetto è qui indicato come "j/e" (i/o).

Appunti per un dizionario delle amanti[modifica | modifica wikitesto]

Scritto nel 1975 durante un viaggio in Grecia insieme a Sande Zeig, nasce su proposta della casa editrice Grasset per un dizionario femminista[22]. Questa opera scritta a quattro mani è deliberatamente incompiuta, è un anti-dizionario che assume la parzialità e l'incompletezza come dimensioni ineludibili di un sapere che non è conchiuso[23].«Wittig e Zeig prendono una forma tassonomica tipica della cultura moderna occidentale e la trasferiscono in un passato arcaico senza luogo, in una dimensione epica dove le linee del mito e quelle della storia si rincorrono e si intrecciano»[22] .

Virgil, non[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicato 1985. Le figure principali dell'opera sono l'autrice e Manastabal – la sua guida – , che viaggiano in gironi simili a quelli della Divina Commedia di Dante, ma nella contemporanea San Francisco. «[...] il libro parla dell’inferno in terra in cui le “anime dannate” sono i corpi vivi delle donne, del limbo in cui le “schiave fuggiasche” possono trovare scampo nell’illusione della libertà, di un paradiso tanto difficile da raggiungere quanto esaltante nella sua utopia»[24].

Altre opere[modifica | modifica wikitesto]

La raccolta Paris-le politique et autres histoires[25] raccoglie diversi racconti scritti tra il 1963 e il 1985. Ha scritto anche per il teatro, come l'opera Le Voyage sans fin[26] realizzata in collaborazione con Sande Zeig. Questo testo è una riscrittura lesbica del Don Chisciotte.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Biografia di Monique Wittig, su moniquewittig.com. URL consultato il 2 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 23 novembre 2012).
  2. ^ Movimento di liberazione delle donne
  3. ^ Silvia Nugara, Monique Wittig, lo sguardo sovversivo, in Il Manifesto, 27 luglio 2019.
  4. ^ Orlando Bonserio, Monique Wittig, Le chantier littéraire, in Studi Francesi, 165 (LV | III), 2011, pp. 701-702.
  5. ^ Monique Wittig, Le guerrigliere, Bologna, Lesbacce incolte, 1996.
  6. ^ Monique Wittig, L'Opoponax, Torino, Einaudi, 1966.
  7. ^ Monique Wittig, Le chantier littéraire, Lyon; Donnemarie-Dontilly, Presses universitaires de Lyon; Éditions IXe, 2010.
  8. ^ "La deconstructuration de l'identite par le genre" Archiviato il 18 gennaio 2012 in Internet Archive., corso del professore Bernard Andrieu, 2007,Université Henri Poincaré Nancy 1.
  9. ^ Monique Wittig: Radical lesbian writer who promoted liberation from sexual definitions, su news.independent.co.uk. URL consultato il 24 settembre 2022 (archiviato dall'url originale il 1º ottobre 2007).
  10. ^ Monique Wittig, Prefazione (PDF), in Il pensiero straight, collettivo della Lacuna.
  11. ^ Monique Wittig, Il pensiero straight e altri saggi (PDF), collettivo della Lacuna, 2019.
  12. ^ Monique Wittig, Il pensiero eterosessuale, Verona, Ombre Corte, 2019.
  13. ^ Monique Wittig, Il pensiero straight e altri saggi (PDF), collettivo della Lacuna, p. 34.
  14. ^ Monique Wittig, Il pensiero straight e altri saggi (PDF), collettivo della Lacuna, p. 49.
  15. ^ Monique Wittig, Il pensiero straight e altri saggi (PDF), collettivo della Lacuna, p. 26.
  16. ^ Monique Wittig, Il pensiero straight e altri saggi (PDF), collettivo della Lacuna, p. 26.
  17. ^ Natacha Chetcuti, De “On ne naît pas femme” à “On n’est pas femme”. De Simone de Beauvoir à Monique Wittig, in Genre, sexualité & société, vol. 1, printemps 2009, DOI:10.4000/gss.477.
  18. ^ Monique Wittig, Il corpo lesbico, Edizioni delle donne, 1976.
  19. ^ Monique Wittig, Il pensiero straight e altri saggi (PDF), collettivo della Lacuna, pp. 67-68.
  20. ^ Silvia Nugara, Monique Wittig, le amazzoni che abbracciano il mondo, in Il Manifesto, 6 marzo 2020.
  21. ^ Monique Wittig, Il pensiero straight e altri saggi (PDF), collettivo La Lacuna, p. 69.
  22. ^ a b Annalisa Pellino, Appunti per un dizionario delle amanti, in Il Tascabile, 9 giugno 2020.
  23. ^ Silvia Nugara, Monique Wittig, le amazzoni che abbracciano il mondo, in Il Manifesto, 6 marzo 2020.
  24. ^ Rosanna Fiocchetto, “Virgil, non” di Monique Witting, su Libreria delle donne di Milano, 21 gennaio 2006.
  25. ^ Monique Wittig, Paris-la-Politique, Éditions P.O.L., 1999.
  26. ^ Monique Wittig, Le voyage sans fin, Gallimard, 2022., tradotto in inglese The Constant Journey
  27. ^ (FR) Jean Chalon, “Les lecteurs de Monique Wittig (prix Médicis 1964) doivent rentrer dans le ‘‘on’’”, Le Figaro littéraire, 9 décembre 1964, su etudeswittig.hypotheses.org. URL consultato il 24 settembre 2022.
  28. ^ CounterSexual Manifesto (PDF), su monoskop.org.
  29. ^ About Monique Wittig: French writer (1935 - 2003) | Biography, Bibliography, Facts, Career, Life, su peoplepill.com. URL consultato il 24 settembre 2022.
  30. ^ The Girl, from a short story by Monique Wittig, directed by Sande Zeig from Sande Zeig on Vimeo, su player.vimeo.com. URL consultato il 24 settembre 2022.
  31. ^ Dieter Merlin, Les échos de l’histoire : la poétique des analogies dans Les Égarés d’André Téchiné, in Interférences, Presses universitaires de Rennes, 23 aprile 2019, pp. 223–232, ISBN 978-2-7535-5774-1. URL consultato il 24 settembre 2022.
  32. ^ (EN) The Opoponax App | Monique Wittig, su moniquewittig.com. URL consultato il 24 settembre 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN14778267 · ISNI (EN0000 0001 2121 4428 · Europeana agent/base/70718 · LCCN (ENn80032066 · GND (DE11902277X · BNE (ESXX1124871 (data) · BNF (FRcb11929323x (data) · J9U (ENHE987007431977405171 · NDL (ENJA00461265 · CONOR.SI (SL6596963 · WorldCat Identities (ENlccn-n80032066