Il prefetto di ferro

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Il prefetto di ferro
Il prefetto di ferro.png
Stefano Satta Flores e Giuliano Gemma in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1977
Durata 110 min
Genere drammatico
Regia Pasquale Squitieri
Soggetto Ugo Pirro, Arrigo Petacco (romanzo)
Sceneggiatura Arrigo Petacco, Pasquale Squitieri
Produttore Gianni Hecht Lucari
Fotografia Silvano Ippoliti
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Giancarlo Bartolini Salimbeni
Costumi Giancarlo Bartolini Salimbeni
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Premi

Il prefetto di ferro è un film del 1977 diretto da Pasquale Squitieri, tratto dall'omonimo romanzo di Arrigo Petacco.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

1925. Il prefetto Cesare Mori arriva a Palermo con poteri speciali per combattere la mafia inviato da Mussolini. Mori non è un fascista, avendo combattuto contro il ras Arpinati nei primi anni Venti. Con l'aiuto del funzionario di polizia Francesco Spanò, Mori ottiene confidenze prima ancora di raggiungere il capoluogo siciliano; poi, quando una intera famiglia viene sterminata per spaventarlo, reagisce affrontando personalmente e uccidendo il boss Antonio Capecelatro.

Conosce in seguito una popolana che gli apre gli occhi sulla reale situazione siciliana, e sulla tendenza di chiamare Piemontese chiunque venga da loro considerato un invasore. Raccolti numerosi indizi, ma impossibilitato ad agire legalmente per la mancanza di prove o di testimonianze, il Prefetto decide di spaventare i mafiosi e nello stesso tempo di ridare al popolo un po' di fiducia nello Stato. Combatte allora con metodi spietati il brigantaggio che allora agiva, quasi sempre, come il braccio violento della mafia.

Convinto ad andare fino in fondo, organizza l'assedio della cittadina di Gangi, ricorrendo infine alla chiusura delle condotte dell'acqua e al rastrellamento casa per casa del paese. La vittoria sui briganti, catturati in massa, culmina con l'arresto e il suicidio di Don Calogero Albanese, latitante da più di 40 anni.

Il successo della repressione del brigantaggio lo convince ad alzare il tiro contro i gentiluomini cioè la mafia vera e propria. L'irruzione nello studio notarile di Concetto Tarvisio gli mette in mano documenti che porterebbero all'arresto di mezza Sicilia. Convinto di essere sulla pista giusta il Prefetto continua imperterrito nella sua opera, spaventando i mafiosi che tentano di ucciderlo; tuttavia Mori riesce a salvarsi intuendo gli stretti legami esistenti tra fascismo e mafia, in quanto nel corso di un attentato alcuni fascisti, che avevano il compito di proteggerlo, non lo fanno. Attraverso il testamento lasciato da un vecchio residente nell'ospizio dei poveri, fa la conoscenza dell'avvocato Galli, gerarca capo dei fascisti siciliani e di rimando al Ministro dell'Interno. Ma questo colpo è troppo grosso: Mori riceve la nomina regia a senatore, deve partire per Roma e il suo posto viene preso proprio dall'avvocato Galli.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film venne girato tra Roma, Artena, Tolfa[1] e Colli a Volturno.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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