Il castello dei destini incrociati

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Il castello dei destini incrociati
Autore Italo Calvino
1ª ed. originale 1969
Genere romanzo
Sottogenere fantastico
Lingua originale italiano
Ambientazione Castello

Il castello dei destini incrociati è un romanzo breve fantastico di Italo Calvino pubblicato nel 1969 nel volume Tarocchi - Il mazzo visconteo di Bergamo e New York.[1]

Il romanzo viene ripubblicato nel 1973 in un'edizione che contiene anche il successivo romanzo breve La taverna dei destini incrociati, libro questo edito con lo stesso titolo della prima opera, Il castello dei destini incrociati.[1]

Il testo narrativo è accompagnato, quasi ad ogni pagina, da riproduzioni di carte dei Tarocchi, in varie combinazioni dalle quali lo scrittore fa scaturire diversi racconti. Si tratta dunque di un'opera di letteratura combinatoria. Le storie nascono da

« un numero finito di elementi le cui combinazioni si moltiplicano a miliardo di miliardi. »
(Italo Calvino)

Nell'intrecciarsi delle vicende e dei personaggi è possibile riconoscere con chiarezza riferimenti a precedenti testi letterari, primo fra tutti l'Orlando furioso, che fu a lungo oggetto di studio e di rielaborazione da parte di Calvino.

Genesi dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Il Bagatto, il primo degli arcani maggiori nel mazzo di Tarocchi di Marsiglia.

Calvino afferma[1] che l'idea alla base del meccanismo narrativo di un primo racconto gli venne dopo aver assistito ad un seminario internazionale tenutosi ad Urbino ed in particolare a seguito dell'intervento di Paolo Fabbri Il racconto della cartomanzia e il linguaggio degli emblemi, anche se gli argomenti trattati furono un semplice spunto per il successivo sviluppo dell'opera. Tuttavia la difficoltà insita nel progetto ideato da Calvino, costituito da continui intrecci tra i simboli dei tarocchi del mazzo cosiddetto di Marsiglia[2], usato come spunto narrativo del primo in ordine cronologico dei due racconti, lo fecero quasi desistere.

La taverna dei destini incrociati quindi rimane incompiuto fino a quando l'autore non riprende in mano il progetto, a seguito dell'incarico ricevuto dall'editore Franco Maria Ricci di comporre un racconto che corredasse il libro: Tarocchi. Il mazzo visconteo di Bergamo e New York, Franco Maria Ricci editore, Parma 1969.

Dice Calvino:

« Quando le carte affiancate a caso mi davano una storia in cui riconoscevo un senso, mi mettevo a scriverla; accumulai così parecchio materiale; posso dire che gran parte della Taverna dei destini incrociati è stata scritta in questa fase; ma non riuscivo a disporre le carte in un ordine che contenesse e comandasse la pluralità dei racconti; cambiavo continuamente le regole del gioco, la struttura generale, le soluzioni narrative. Stavo per arrendermi, quando l'editore Franco Maria Ricci m'invitò a scrivere un testo per il volume sui tarocchi viscontei. Dapprincipio pensavo d'utilizzare le pagine che avevo già scritto, ma mi resi conto subito che il mondo delle miniature quattrocentesche era completamente diverso da quello delle stampe popolari marsigliesi. [...] Provai subito a comporre con i tarocchi viscontei sequenze ispirate all'Orlando Furioso; mi fu facile così costruire l'incrocio centrale dei racconti del mio "quadrato magico". Intorno, bastava lasciare che prendessero forma altre storie che s'incrociavano tra loro, e ottenni così una specie di cruciverba fatto di figure anziché di lettere, in cui per di più ogni sequenza si può leggere nei due sensi. »
(Italo Calvino[1])

Si tratta dunque di una costruzione narrativa elegante e preziosa, che, mentre si ricollega agli studi di Vladimir Propp e Claude Lévi-Strauss, rinnova i modelli usati da Boccaccio, Cervantes, Hoffmann e altri autori che, come scrive Alberto Arbasino, hanno scelto di racchiudere le loro novelle, a gruppi, dentro un'ampia e distesa cornice conviviale.

Calvino afferma[1] di essere stato tentato di scrivere un terzo racconto che avrebbe potuto avere il titolo Il motel dei destini incrociati, ambientata in un futuro post-apocalittico in cui, alcuni scampati ad un misterioso disastro, narrano muti le loro storie utilizzando come ausilio visivo i frammenti di alcune storie a fumetti. Avendo tuttavia esaurito l'interesse per l'esperimento narrativo, non diede mai seguito all'idea avuta.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'opera si divide in due, il Castello e la Taverna, anche se entrambe le parti hanno un antefatto comune. Diversi viandanti, attraverso un bosco, raggiungono un/a Castello/Taverna. Qui si trovano a banchettare, ma si rendono conto di aver perso l'uso della parola. Non sono sordi: sentono il rumore dei piatti e delle posate, sentono il cibo che viene masticato. Eppure nessuno di loro riesce a parlare. A fine pasto, il Castellano/Taverniere sparecchia e poggia un mazzo di tarocchi al centro del tavolo. Subito parte l'idea di raccontare le proprie storie attraverso l'uso di quelle carte.

Tutti i racconti sono legati gli uni agli altri dalle stesse carte già posate sul tavolo, s'intrecciano pur raccontando di eventi, luoghi e storie completamente distanti. E la particolarità è che, "narrata" una storia - e interpretata in modo del tutto individuale - è possibile sviare da quel percorso narrativo per seguire nuove strade, nuove storie. È possibile, in un certo senso, leggere anche una stessa storia al contrario, partendo dal tarocco finale, raccontando tutt'altra cosa. è questo ciò che sembra dire Orlando - anche lui avventore - nel raccontare le sue vicende quando, appeso per i piedi, esclama: «Lasciatemi così. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge all'incontrario. Tutto è chiaro».

E si susseguono storie note e sconosciute (almeno al sottoscritto). C'è Parsifal, Edipo, Re Lear, Macbeth, Amleto, Orlando, Astolfo, insieme ad altri eroi della letteratura e ad altri che magari appartengono a qualche leggenda o testo letterario. E lo stile cambia con la situazione, adattandosi perfettamente ai nobili e ai ricchi, ai poveri e agli eremiti. All'oscuro e al lucente. In quei tarocchi, in un certo senso, c'è l'insieme di tutte le storie del mondo, tutti i destini e tutti i protagonisti.[3]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Italo Calvino, Tarocchi. Il mazzo visconteo di Bergamo e New York, 1 ed., Franco Maria Ricci, 1969.
  • Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati, Einaudi, 1973, pp. 128, cap. 16, ISBN 88-06-37895-3.
  • Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati, Mondadori, 1994, pp. 128, cap. 16, ISBN 978-88-04-39027-5.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Introduzione dell'autore a: Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati, Oscar Mondadori, Mondadori, 2012, pp. 184, ISBN 9788852027321.
  2. ^ Il testo venne costruito usando il mazzo di tarocchi più diffuso: L'Ancien Tarot de Marseille della casa B.-P. Grimaud, che riproduce un mazzo stampato nel 1761 da Nicolas Conver a Marsiglia
  3. ^ Recensione: Il Castello dei Destini Incrociati - Italo Calvino a cura di Maurizio Vicedomini

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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