Tarocchi di Marsiglia

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L'Eremita nel mazzo di Jean Dodal del XVIII secolo

I tarocchi di Marsiglia (tarot de Marseille) o tarocchi marsigliesi sono il mazzo standard francese per i tarocchi e da cui sono derivati molti mazzi successivi.

I mazzi dei Tarocchi sono stati probabilmente inventati nell'Italia settentrionale nel XV secolo e introdotti in Francia e Svizzera durante il periodo di dominazione francese del Ducato di Milano all'inizio del XV secolo. Qui si diffusero a partire dalla Francia meridionale al resto della Francia e da qui verso la Germania e l'Austria. Quando il gioco fu reintrodotto nell'Italia settentrionale, dopo che si era praticamente estinto, lo stile delle carte marsigliesi influenzò anche quello delle carte italiane[1].

Lo stile dei tarocchi marsigliesi si era già imposto come standard per i tarocchi francesi intorno all'inizio del XVIII secolo, ma l'uso del nome Tarot de Marseille risale agli anni trenta del XX secolo, quando Paul Marteau direttore dell'editore di carte da gioco Grimaud usò questo nome per un mazzo pubblicato per usi esoterici e basato sullo schema di quelli prodotti da Nichola Conver di Marsiglia[1][2]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

I tarocchi di Marsiglia sono composti da un mazzo di cinquantasei carte di quattro semi italiani: bastoni, spade, coppe e denari (in francese Bâtons, Épées, Coupes e Deniers) a cui si aggiungono 21 trionfi e il Matto (Le Mat). Ogni seme contiene dieci carte numerali dall'asso al 10 e quattro carte di corte: Fante, Cavaliere, Regina e Re (Valet, Chevalier o Cavalier, Dame e Roi). Nei termini esoterici i trionfi insieme al Matto sono detti arcani maggiori e le carte rimanenti arcani minori.

Lo stile dei trionfi è molto simile a quello di un foglio di carte milanese del XV secolo conservato alla Beinecke Rare Book Library dell'Università di Yale. A parte alcune differenze nei dettagli e composizione delle illustrazioni di alcune carte, la principale novità rispetto alle carte milanesi del XV secolo è la presenza nei Tarocchi marsigliesi del numero e nome della carta in fondo a ciascuna di esse[3]. Nei primi mazzi di tarocchi italiani queste caratteristiche sono assenti e i giocatori dovevano ricordare a memoria l'ordine della carta. Fa eccezione a questo il XIII trionfo (La Morte) il cui nome generalmente non è stampato.

I trionfi dei tarocchi di Marsiglia in un mazzo di Jean Dodal risalente al periodo 1701-1715:

Altre immagini

Varianti[modifica | modifica wikitesto]

La carta della Papessa ha generato discussioni a causa della rappresentazione di un papa femmina. Non ci sono evidenze storiche di un papa di sesso femminile ma la carta potrebbe essere stata ispirata dalla mitica Papessa Giovanna. Molte varianti hanno sostituito la carta con altri personaggi per evitare la controversia. In una delle varianti dei Tarocchi marsigliesi detti Tarocchi svizzeri o Tarocchi di Besançon il Papa e la Papessa sono sostituiti rispettivamente da Giunone con il suo pavone e Giove con la sua aquila. Mazzi più recenti, seguendo un suggerimento di Court de Gébelin rinominano le due carte Ierofante e Alta sacerdotessa. Durante la rivoluzione francese l'Imperatore e l'Imperatrice furono i soggetti di simili controversie.

Nel nord della Francia sui mazzi fiamminghi La Papessa fu rimpiazzata con Le 'Spagnol Capitano Eracasse (il Capitano della Commedia dell'arte), mentre il Papa (che spesso viene ritratto mentre regge il calice della comunione) viene rimpiazzato da Dioniso, la divinità greca del vino, che regge una bottiglia o coppa di vino e un bastone con grappoli mentre cavalca un barilotto di birra.Questo mazzo fu usato e è ancora in uso in molte parti del mondo , fu addirittura utilizzato in un famoso libro di Italo Calvino "Il Castello dei Destini Incrociati "un libro ambientato nell' epoca medioevale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le carte erano originariamente stampate da un'incisione in legno e successivamente colorate a mano o con l'uso di stencil. Un noto artigiano fu Nicolas Conver, che produsse uno dei primi mazzi attestati nel 1760. Altri primi mazzi della famiglia dei Tarocchi marsigliesi includono quelli di Noblet (intorno al 1650) e Dodal (intorno al 1701).

Uno dei modelli più conosciuti dei tarocchi di Marsiglia fu inciso su legno dal francese Claude Burdel nel 1751. Egli aveva contrassegnato Il Carro con le sue iniziali, mentre la sua firma per esteso compare sul 2 di denari. Le figure sono intere, e - relativamente ai trionfi - recano la denominazione in francese e sono contrassegnati da numeri romani. La morte non aveva nome. Le scritte erano in un francese sgrammaticato, spesso privo di accenti e apostrofi. Gli abiti delle figure, pur nella loro forte stilizzazione, si riferiscono a prototipi rinascimentali. Il mazzo fu poi rielaborato dal francese Grimaud, e ristampato nel XIX secolo.[4]

Esoterismo[modifica | modifica wikitesto]

Fu alla fine del XVIII secolo che il mazzo di Conver o uno molto simile ad esso colse l'attenzione di Antoine Court de Gébelin. I suoi scritti, che contenevano molte speculazioni sulla supposta origine egiziana dei tarocchi e dei loro simboli richiamarono l'attenzione di altri esoteristi sui mazzi di tarocchi, a partire da Etteilla in avanti. Il loro uso nella cartomanzia è decisamente attestato in tutta la Francia al termine del XVIII secolo, Alexis-Vincent-Charles Berbiguier riporta un incontro con due "sibille" che usavano i mazzi da tarocchi come strumento di divinazione al termine del secolo ad Avignone. Nel mondo inglese, dove il gioco dei Tarocchi non si era mai diffuso, questi mazzi vennero conosciuti attraverso l'influenza degli esoteristi francesi come Etteilla e, successivamente, Eliphas Lévi. Gli occultisti inglesi produssero successivamente propri mazzi esoterici come i Tarocchi Rider-Waite o i Tarocchi di Toth, due dei mazzi principalmente usati dagli occultisti odierni.

A metà degli anni novanta il regista Alejandro Jodorowsky, appassionato utilizzatore dei tarocchi per la divinazione, collaborò con Philippe Camoin, discendente di Conver, alla ricostruzione di un mazzo di tarocchi basato sui più antichi stampi in legno rimanenti dei tarocchi marsigliesi e principalmente basata su quelli di Nicholas Conver[5]

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

È possibile acquistare copie dei mazzi antichi da vari editori, per esempio copie dei mazzi di Convert sono pubblicati dall'italiana Lo Scarabeo e dalla francese Héron. Lo Scarabeo pubblica anche una versione di un mazzo svizzero del 1751 di Claude Burdel. La U.S. Games/Cartamundi ha pubblicato una riproduzione del mazzo di tarocchi del 1701 di Dodal, ora fuori produzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Farley, pp. 93-94
  2. ^ Dummett e McLeod, p. 196
  3. ^ Farley, pp. 94-95
  4. ^ Kaplan, I Tarocchi, pp. 36, 38, 39
  5. ^ (EN) David Coleman, When the Tarot Trumps All, in New York Times, 11 novembre 2011. URL consultato il 1 ottobre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Helen Farley, A Cultural History of Tarot, Londra, I.B. Tauris, 2009, ISBN 978 1 84885 053 8.
  • (EN) Michael Dummett e John McLeod, A History of games played with the tarot pack, Mellen Press, 2004, pp. XII e XIII, ISBN 978-0773464476.

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