Glory - Uomini di gloria

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Glory - Uomini di gloria
Glory - Uomini di gloria.png
Il colonnello Robert Gould Shaw (Matthew Broderick) in una scena
Titolo originaleGlory
Paese di produzioneStati Uniti
Anno1989
Durata122 min
Genereguerra, drammatico
RegiaEdward Zwick
SoggettoRobert Gould Shaw (lettere)
Lincoln Kirstein (libro)
Peter Burchard (libro)
SceneggiaturaKevin Jarre
FotografiaFreddie Francis
MontaggioSteven Rosenblum
MusicheJames Horner
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Glory - Uomini di gloria (Glory) è un film del 1989 diretto da Edward Zwick.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 settembre 1862, in piena guerra di secessione, il capitano Robert Gould Shaw rimane lievemente ferito durante la battaglia di Antietam e mandato a casa a Boston per congedo medico. A novembre gli viene affidato, su consiglio dell'abolizionista Frederick Douglass, il compito di addestrare e comandare, col grado di colonnello (necessario per comandare un reggimento), il 54º Reggimento Volontari di Fanteria del Massachusetts, composto in prevalenza da ex-schiavi di colore.

Inizialmente presi poco sul serio e derisi, sapranno dimostrarsi soldati coraggiosi che lottano per la libertà della propria patria. Grazie al loro valore sul campo, i membri del 54º avranno l'onore di aprire le ostilità contro Fort Wagner, inespugnabile forte sudista. La battaglia - nota come battaglia di Fort Wagner - non sarà per loro un successo, ma il loro lodevole impegno e il loro senso dell'onore saranno memorabili.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il budget del film è stato di 18 milioni di dollari e le riprese si sono svolte in Georgia e Massachusetts dal 9 febbraio al 27 aprile 1989.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film, che è uscito negli Stati Uniti il 15 dicembre 1989, ha incassato negli Usa di 26 milioni.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il vero colonnello Shaw in una foto del maggio 1863

Il film ha ricevuto per lo più recensioni positive tra la critica tradizionalista statunitense. Rotten Tomatoes indica che il 93% di 40 critici selezionati ha dato al film una recensione positiva, con un punteggio medio di 7.9 su 10.[1]

« Guardando "Glory-Uomini di Gloria," ho avuto solo un problema [sic] ricorrente. Non capivo perché così spesso dovesse essere raccontato dal punto di vista di un ufficiale comandante bianco del 54º Reggimento. Perché dobbiamo vedere le truppe di colore attraverso i suoi occhi, invece di vedere lui attraverso i loro? Per dirla altrimenti, perché il compenso maggiore in questo film va ad un attore bianco? »

(Roger Ebert, per il Chicago Sun-Times[2])

Vincent Canby, scrivendo sul The New York Times ha detto che Broderick "dà, fino ad oggi, la sua interpretazione più matura e controllata".[3] Allo stesso modo si è complimentato con Denzel Washington definendolo "un attore chiaramente sulla strada per una carriera sul grande schermo".[4] Impressionato, ha esclamato, "Il film si snoda attraverso un susseguirsi di scene brillantemente realizzate analizzando l'organizzazione del 54° Regg., il suo addestramento e le prime esperienze al di sotto della linea “Mason-Dixon”; facendo emergere l'idiosincrasia dei personaggi".[3]

Roger Ebert, sul Chicago Sun-Times, lo ha definito come "un film forte e valido, non importa da quale punto di vista è trattato".[2] Sua convinzione che il design di produzione, accreditato a Norman Garwood e Freddie Francis, abbia prestato "enorme attenzione ai dettagli del periodo storico". Ebert ha avuto solo una remora sul film, chiedendosi la ragione per cui “un'esperienza nera” dovesse essere raccontata “principalmente attraverso occhi bianchi”.[2]

Parimenti , lo staff di Variety ha scritto che il fim è “un eccitante e decisamente tardivo omaggio ai soldati neri che combatterono per la causa “dell'Unione” nella guerra civile americana” e che il film “possiede l'ampiezza e la magnificenza di un racconto di battaglia di Tolstoy o di una saga di John Ford sulla storia americana". Riguardo alla performance di Broderick, hanno ritenuto che "il suo spirito giovanile diventa un elemento chiave del drama, in quanto il film stesso lo vede confidare la sua inadeguatezza".[5]

Desson Howe del The Washington Post ha affermato che con Glory - Uomini di gloria, "è difficile non farsi trasportare a lungo”.[6] Ha elogiato I singoli elementi cinematografici, affermando che il film è “un'esperienza profondamente piacevole, profondo ma leggero, capace di innalzare cuori gonfi d'umanità”.[6] Tuttavia, ha messo in luce alcuni difetti citando Broderick come "un amabile non-presenza, creante involontariamente l'idea che il 54° guadagnò i suoi fregi militari nonostante un comando debole”.[6] Jonathan Rosenbaum del Chicago Reader ha valutato Glory - Uomini di gloria come “abbastanza guardabile”, definendolo inoltre "un interessante film d'ambientazione storica, con una buona fotografia dell'inglese Freddie Francis”.[7]

Il film, ciononostante, non è esente da critiche negative. Peter Travers di Rolling Stone, non è rimasto colpito del tutto dalla recitazione in generale, definendo Broderick “tragicamente inadatto alla parte di Shaw”.[8] Al contrario, Richard Schickel del Time ha descritto il suo entusiasmo per la fotografia, affermando che "il film è spesso grandioso nelle immagini e vanta un'orchestra che coraggiosamente si eleva in parti corali grazie alle musiche di James Horner che trasfigurano la realtà, conferendo al film lo status necessario di mito”.[9]

Scrivendo per l'Entertainment Weekly Mark Bernardin ha detto che la forza del film "appartiene al cast che lo supporta energicamente – Morgan Freeman, Andre Braugher (nel suo primo ruolo in un film), e Denzel Washington”. Ha aggiunto poi: “la magia di Glory - Uomini di gloria discende dal film stesso. Parla di evidenti grandi atti di eroismo, da parte di persone che la storia ha reso piccole”.[10]

Lexicon, di Internationalen Films, lo ha definito come: “Un film storico messo in scena con meticolosa attenzione ai dettagli, un "Cantico dei Cantici" a raccontare dell'emancipazione dei neri, del loro eroismo. Uno stile di produzione senza confini e una insopportabile musica ad absurdum patetico”. Aggiungendo: “Almeno in questo paese il film appare un superficiale spettacolo di guerra; qualitativamente deludente, anche se la fotografia è notevole”.[11]

Critica italiana[modifica | modifica wikitesto]

Lietta Tornabuoni, de La Stampa, ha commentato: “Se può essere bello il film storico d'una guerra vista in tutta la sua stupidità e ferocia, il racconto epico d'un gruppo di uomini neri che combattendo cercavano anche una legittimazione e una parità con i bianchi, il resoconto tragico della fine sanguinosa cui quegli uomini vennero destinati, Glory è un bellissimo film. Magnificamente diretto e interpretato, magnificamente fotografato da Freddie Francis, di grandezza fordiana. Eppure non si può fare a meno d'insospettirsi, di fronte alla glorificazione militare postuma dei neri che combattono oggi tutt'altre battaglie”.[12]

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il film è citato in una puntata della sitcom Willy, il principe di Bel-Air.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Glory (1989). Rotten Tomatoes. IGN Entertainment. Retrieved 2010-11-07.
  2. ^ a b c Ebert, Roger (12 January 1990). Glory. Chicago Sun-Times. Retrieved 2010-11-07.
  3. ^ a b Canby, Vincent (14 December 1989). Glory (1989). The New York Times. Retrieved 2010-11-07.
  4. ^ Variety Staff (31 December 1988). Glory. Variety. Retrieved 2010-11-07.
  5. ^ Variety Staff (31 December 1988). Glory. Variety. Retrieved 2010-11-07.
  6. ^ a b c Howe Desson, (12 January 1990). 'Glory' (R). The Washington Post. Retrieved 2010-11-07.
  7. ^ Rosenbaum, Jonathan (December 1989). Glory. Chicago Reader. Retrieved 2010-11-07.
  8. ^ Travers, Peter (December 1989). Glory (1989). Rolling Stone. Retrieved 2010-11-07.
  9. ^ Schickel, Richard (5 December 1989). Cinema: Of Time and the River. TIME. Retrieved 2010-11-07.
  10. ^ Bernardin, Mark (13 February 2001). Glory: Special Edition (2001). Entertainment Weekly. Retrieved 2010-11-07.
  11. ^ Lexikon des Internationalen Films
  12. ^ Tornabuoni, Lietta . [1]. La Stampa (giornale).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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