Glory - Uomini di gloria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Glory - Uomini di gloria
Glory - Uomini di gloria.png
Matthew Broderick in una scena del film
Titolo originaleGlory
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1989
Durata122 min
Genereguerra, drammatico
RegiaEdward Zwick
SoggettoRobert Gould Shaw (lettere)
Lincoln Kirstein (libro)
Peter Burchard (libro)
SceneggiaturaKevin Jarre
FotografiaFreddie Francis
MontaggioSteven Rosenblum
MusicheJames Horner
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Glory - Uomini di gloria (Glory) è un film del 1989 diretto da Edward Zwick trattante la prima unità combattente di volontari formata da afroamericani nell'esercito dell'Unione, durante la guerra di secessione americana.

Il film è ispirato dalle lettere personali del colonnello Robert Gould Shaw,[1] che guidò il 54º Reggimento Volontari di Fanteria del Massachusetts dalla sua formazione dal febbraio 1863 fino all'attacco al forte Wagner nella Carolina del Sud, dove morì durante l'assalto nel luglio dello stesso anno.[2]

Tra i riconoscimenti ricevuti, il film ha ricevuto cinque candidature agli Oscar 1990, vincendone tre come miglior attore non protagonista per Denzel Washington, miglior fotografia e miglior sonoro.[3]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 settembre 1862 durante la guerra di secessione americana, il capitano Robert Gould Shaw rimane lievemente ferito durante la battaglia di Antietam e fa ritorno a casa a Boston per congedo medico. Durante una cerimonia a novembre dello stesso anno, incontra l'abolizionista Frederick Douglass e su richiesta del governatore John Andrew, accetta il compito di addestrare e comandare col grado di colonnello, il primo reggimento con uomini afro-americani dell'Esercito dell'Unione.

Il reggimento viene intitolato 54º Reggimento Volontari di Fanteria del Massachusetts e tra i primi volontari, si arruola l'afroamericano Thomas Searles, amico di Robert e di Cabot Forbes, ufficiale bianco che prenderà il grado di maggiore al'interno del gruppo. Formate le compagnie, Thomas si ritrova a condividere la tenda con l'anziano John Rawlins, il dislessico Jupiter Sharts, l'ex schiavo Silas Tripp e un giovane muto addetto al tamburo. Gli uomini vengono informati che a causa del proclama di emancipazione del presidente Lincoln, la confederazione aveva dichiarato che tutti i soldati neri dell'unione catturati sarebbero stati schiavizzati e gli ufficiali bianchi al loro comando fucilati. La mattina dopo nessuno abbandonò il gruppo, ma l'addestramento si intensifica e colpisce duramente Thomas, al quale si vede negare la fraternizzazione degli amici Robert e Cabot, poiché ufficiali.

Shaw si rivela infatti essere molto severo per addestrare al meglio i suoi soldati: quando Tripp viene accusato di diserzione, ordina al quartiermastro che venga frustato davanti al reggimento, anche se poi si assicura delle sue condizioni. Questo episodio porta Shaw a confidarsi con l'anziano Rawlins, da cui apprende che gli uomini soffrono la mancanza di equipaggiamento e decide di costringere un subalterno a fornirgli tutto il materiale dovuto, che gli era stato negato con false motivazioni.

Alla consegna della paga, il colonnello Shaw informa il reggimento che saranno pagati tre dollari in meno a causa dell'essere uomini di colore e Tripp aizza il gruppo per rifiutare la paga. Shaw prende in mano la situazione e ordina che di conseguenza anche gli ufficiali bianchi la rifiuteranno in segno di protesta. Questo episodio aumenta la stima dei soldati nel suo colonnello e coincide con la consegna delle uniformi, che porteranno il reggimento a completare l'addestramento e a sfilare con onore davanti al governatore e alla città di Boston in festa.

Il 54º reggimento viene inviato in Sud Carolina sotto il comando del generale Charles Harker, dove scoprono altri reggimenti di colore con funzione di contrabbando, guidati dal colonnello James Montgomery. La permanenza nella zona è fortemente negativa fin dalla loro prima uscita, in cui Shaw è costretto da Montgomery a dar fuoco a un villaggio, rendendosi complice di saccheggio e distruzione. Dopo aver tentato di sottrarsi a queste operazioni, Shaw riesce a ricattare il generale Harker per spostare il reggimento in battaglia, informandolo di aver già fatto pressioni sul presidente Lincoln e minacciandolo di divulgare i suoi traffici illeciti.

Il primo scontro del 54° avviene nella isola di James in Sud Carolina, dove il reggimento respinge gli attacchi confederati e Thomas viene ferito, dopo aver salvato la vita a Tripp. Robert gli è accanto ed è costretto da Thomas a giurare di non rispedirlo indietro. Nei successivi scontri il reggimento guadagna il valore e rispetto degli militari bianchi e Shaw si propone al generale George Strong, come prima forza di attacco al Fort Wagner, all'interno della campagna per assicurarsi la città portuale di Charleston.

Nella notte prima dell'assalto, gli uomini si preparano alla battaglia attraverso canti, preghiere e incitazioni, nelle quali Tripp confida la perdita della madre e il suo attaccamento al reggimento come sua unica famiglia. Nella mattina seguente il 54º reggimento viene esultato dagli altri militari bianchi e Shaw consegna a un giornalista alcuni effetti personali tra cui delle lettere. Il reggimento inizia l'avvicinamento al forte, subendo forti perdite e decidendo di proteggendosi dietro le dune di sabbia attendendo il fattore dell'oscurità. Nella notte, Shaw ordina l'attacco alla struttura e nel tentativo di incitare i suoi uomini all'attacco delle mura viene ucciso. Tripp recupera la bandiera nonostante le sue passate dichiarazioni e carica il gruppo, venendo a sua volta ucciso. Il maggiore Forbes prende il comando e guida gli uomini sul forte, sbaragliandone la prima linea, ma incontra la seconda linea costituita da cannoni, che sparano in direzione di Forbes, Rawlings, Sharts e Thomas.

La mattina seguente, nel forte viene issata la bandiera confederata e i soldati dell'unione vengono seppelliti in fosse comuni, con il colonnello Shaw vicino al corpo di Tripp. In un testo finale, viene comunicato che il forte Wagner non fu mai espugnato, ma che il coraggio dimostrato dal 54º reggimento ha portato il presidente Lincoln ad aprire l'esercito ai soldati di colore, considerandolo un punto di svolta nella guerra.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il budget del film è stato di 18 milioni di dollari[4] e le riprese si sono svolte in Georgia e Massachusetts dal 9 febbraio al 27 aprile 1989.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è uscito negli Stati Uniti il 14 dicembre 1989, incassando a livello statunitense 26,8 milioni di dollari.[5]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il vero colonnello Shaw in una foto del maggio 1863

Il film ha ricevuto per lo più recensioni positive tra la critica tradizionalista statunitense. Rotten Tomatoes indica che il 93% di 40 critici selezionati ha dato al film una recensione positiva, con un punteggio medio di 7.9 su 10.[6]

« Guardando "Glory-Uomini di Gloria," ho avuto solo un problema [sic] ricorrente. Non capivo perché così spesso dovesse essere raccontato dal punto di vista di un ufficiale comandante bianco del 54º Reggimento. Perché dobbiamo vedere le truppe di colore attraverso i suoi occhi, invece di vedere lui attraverso i loro? Per dirla altrimenti, perché il compenso maggiore in questo film va ad un attore bianco? »

(Roger Ebert, per il Chicago Sun-Times[7])

Vincent Canby, scrivendo sul The New York Times ha detto che Broderick "dà, fino ad oggi, la sua interpretazione più matura e controllata".[8] Allo stesso modo si è complimentato con Denzel Washington definendolo "un attore chiaramente sulla strada per una carriera sul grande schermo".[9] Impressionato, ha esclamato, "Il film si snoda attraverso un susseguirsi di scene brillantemente realizzate analizzando l'organizzazione del 54° Regg., il suo addestramento e le prime esperienze al di sotto della linea “Mason-Dixon”; facendo emergere l'idiosincrasia dei personaggi".[8]

Roger Ebert, sul Chicago Sun-Times, lo ha definito come "un film forte e valido, non importa da quale punto di vista è trattato".[7] Sua convinzione che il design di produzione, accreditato a Norman Garwood e Freddie Francis, abbia prestato "enorme attenzione ai dettagli del periodo storico". Ebert ha avuto solo una remora sul film, chiedendosi la ragione per cui “un'esperienza nera” dovesse essere raccontata “principalmente attraverso occhi bianchi”.[7]

Parimenti , lo staff di Variety ha scritto che il fim è “un eccitante e decisamente tardivo omaggio ai soldati neri che combatterono per la causa “dell'Unione” nella guerra civile americana” e che il film “possiede l'ampiezza e la magnificenza di un racconto di battaglia di Tolstoy o di una saga di John Ford sulla storia americana". Riguardo alla performance di Broderick, hanno ritenuto che "il suo spirito giovanile diventa un elemento chiave del drama, in quanto il film stesso lo vede confidare la sua inadeguatezza".[10]

Desson Howe del The Washington Post ha affermato che con Glory - Uomini di gloria, "è difficile non farsi trasportare a lungo”.[11] Ha elogiato I singoli elementi cinematografici, affermando che il film è “un'esperienza profondamente piacevole, profondo ma leggero, capace di innalzare cuori gonfi d'umanità”.[11] Tuttavia, ha messo in luce alcuni difetti citando Broderick come "un amabile non-presenza, creante involontariamente l'idea che il 54° guadagnò i suoi fregi militari nonostante un comando debole”.[11] Jonathan Rosenbaum del Chicago Reader ha valutato Glory - Uomini di gloria come “abbastanza guardabile”, definendolo inoltre "un interessante film d'ambientazione storica, con una buona fotografia dell'inglese Freddie Francis”.[12]

Il film, ciononostante, non è esente da critiche negative. Peter Travers di Rolling Stone, non è rimasto colpito del tutto dalla recitazione in generale, definendo Broderick “tragicamente inadatto alla parte di Shaw”.[13] Al contrario, Richard Schickel del Time ha descritto il suo entusiasmo per la fotografia, affermando che "il film è spesso grandioso nelle immagini e vanta un'orchestra che coraggiosamente si eleva in parti corali grazie alle musiche di James Horner che trasfigurano la realtà, conferendo al film lo status necessario di mito”.[14]

Scrivendo per l'Entertainment Weekly Mark Bernardin ha detto che la forza del film "appartiene al cast che lo supporta energicamente – Morgan Freeman, Andre Braugher (nel suo primo ruolo in un film), e Denzel Washington”. Ha aggiunto poi: “la magia di Glory - Uomini di gloria discende dal film stesso. Parla di evidenti grandi atti di eroismo, da parte di persone che la storia ha reso piccole”.[15]

Lexicon, di Internationalen Films, lo ha definito come: “Un film storico messo in scena con meticolosa attenzione ai dettagli, un "Cantico dei Cantici" a raccontare dell'emancipazione dei neri, del loro eroismo. Uno stile di produzione senza confini e una insopportabile musica ad absurdum patetico”. Aggiungendo: “Almeno in questo paese il film appare un superficiale spettacolo di guerra; qualitativamente deludente, anche se la fotografia è notevole”.[16]

Critica italiana[modifica | modifica wikitesto]

Lietta Tornabuoni, de La Stampa, ha commentato: “Se può essere bello il film storico d'una guerra vista in tutta la sua stupidità e ferocia, il racconto epico d'un gruppo di uomini neri che combattendo cercavano anche una legittimazione e una parità con i bianchi, il resoconto tragico della fine sanguinosa cui quegli uomini vennero destinati, Glory è un bellissimo film. Magnificamente diretto e interpretato, magnificamente fotografato da Freddie Francis, di grandezza fordiana. Eppure non si può fare a meno d'insospettirsi, di fronte alla glorificazione militare postuma dei neri che combattono oggi tutt'altre battaglie”.[17]

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il film è citato in una puntata della sitcom Willy, il principe di Bel-Air.[18]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Daniel Bernardi, Michael Green, Race in American Film: Voices and Visions that Shaped a Nation, ABC-CLIO, 2017, p. 184, ISBN 0313398402. URL consultato il 1 aprile 2018.
  2. ^ (EN) Robert Gould Shaw, Blue-Eyed Child of Fortune: The Civil War Letters of Colonel Robert Gould Shaw, University of Georgia Press, 2011, ISBN 0820342777. URL consultato il 1 aprile 2018.
  3. ^ (EN) The 62nd Academy Awards - 1990, su Academy of Motion Picture Arts and Sciences - Oscars. URL consultato il 1 aprile 2018.
  4. ^ (EN) Glenn Collins, 'Glory' Resurrects Its Black Heroes, su New York Times, 26 marzo 1989. URL consultato il 1 aprile 2018.
  5. ^ (EN) Glory - Box Office Mojo, su Box Office Mojo. URL consultato il 1 aprile 2018.
  6. ^ Glory (1989). Rotten Tomatoes. IGN Entertainment. Retrieved 2010-11-07.
  7. ^ a b c Ebert, Roger (12 January 1990). Glory. Chicago Sun-Times. Retrieved 2010-11-07.
  8. ^ a b Canby, Vincent (14 December 1989). Glory (1989). The New York Times. Retrieved 2010-11-07.
  9. ^ Variety Staff (31 December 1988). Glory. Variety. Retrieved 2010-11-07.
  10. ^ Variety Staff (31 December 1988). Glory. Variety. Retrieved 2010-11-07.
  11. ^ a b c Howe Desson, (12 January 1990). 'Glory' (R). The Washington Post. Retrieved 2010-11-07.
  12. ^ Rosenbaum, Jonathan (December 1989). Glory. Chicago Reader. Retrieved 2010-11-07.
  13. ^ Travers, Peter (December 1989). Glory (1989). Rolling Stone. Retrieved 2010-11-07.
  14. ^ Schickel, Richard (5 December 1989). Cinema: Of Time and the River. TIME. Retrieved 2010-11-07.
  15. ^ Bernardin, Mark (13 February 2001). Glory: Special Edition (2001). Entertainment Weekly. Retrieved 2010-11-07.
  16. ^ Lexikon des Internationalen Films
  17. ^ Tornabuoni, Lietta . [1]. La Stampa (giornale).
  18. ^ Dalal Alkhaliwi, Will joins the poetry club., 03 gennaio 2010. URL consultato il 1° gennaio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema