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Due soldi di speranza

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Due soldi di speranza
Locandina del film con Maria Fiore e Vincenzo Musolino
Paese di produzioneItalia
Anno1952
Durata110 min
Dati tecniciB/N
Generecommedia, drammatico, sentimentale
RegiaRenato Castellani
SoggettoRenato Castellani, Ettore Maria Margadonna
SceneggiaturaRenato Castellani e Titina De Filippo
ProduttoreSandro Ghenzi, Antonio Roi (produttore associato)
Produttore esecutivoGiorgio Adriani
Casa di produzioneUniversalcine
Distribuzione in italianoE.N.I.C.
FotografiaArturo Gallea
MontaggioJolanda Benvenuti
MusicheAlessandro Cicognini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Due soldi di speranza è un film del 1952 diretto da Renato Castellani.

Costituisce la terza ed ultima parte della trilogia dei "Giovani amori" di Castellani, dopo Sotto il sole di Roma (1948) e È primavera... (1950).

Il film vinse la Palma d'oro per il miglior film al 5º Festival di Cannes.[1] È stato poi selezionato tra i 100 film italiani da salvare.[2]

Carmela (Maria Fiore) e Antonio (Vincenzo Musolino) in una sequenza del film

Il ventenne Antonio Catalano, terminato il servizio militare, torna nella sua Cusano, un paesino immaginario alle falde del Vesuvio, dove, disoccupato, deve provvedere alla madre vedova, alla sua dipendenza dal gioco d'azzardo e a cinque sorelle di varie età. Carmela, ragazza forte, determinata e ribelle, gli riserva subito vivaci attenzioni. Inizialmente il ragazzo non le presta troppe attenzioni ma a poco a poco si lascia conquistare dalla schiettezza della ragazza e dalla sincerità del suo amore. Ma le difficoltà economiche di entrambi non permettono loro di progettare un matrimonio, anche perché Pasquale, il padre di lei, rifiuta categoricamente di aiutarli.

Antonio si arrabatta come può per mettere da parte qualche soldo e abbandona tutti i suoi vizi, tanto più che sua sorella Giuliana è stata compromessa da un proprietario terriero di mezza età che rifiuta di sposarla senza dote: inizia come "aiutatore di carrozze" (l'unico collegamento esistente fra il paese e la stazione è espletato da carrozze, e Antonio contribuisce a spingere i cavalli nei tratti più ripidi); poi si mette d'accordo con i vetturini perché vendano i cavalli e formino una cooperativa per gestire un servizio di corriera, ma il progetto naufraga per l'incapacità e l'avidità dei vetturini.

La confessione delle "vecchie bigotte" (come vengono dette da Carmela e Antonio) in una sequenza del film

Così si fa assumere come aiuto sacrestano dal parroco, ma allo stesso tempo ogni notte va a Napoli per collaborare con una sezione comunista segreta: tuttavia Carmela, in una lite con altre donne, svela il segreto del doppio lavoro del giovane ed il parroco, non volendo avere nulla a che fare con quei comunistacci maledetti, lo licenzia.

Fortunatamente però presto Antonio trova un impiego a Napoli presso la raffinata signora Flora Angelini, proprietaria di sale cinematografiche, per portare le pellicole da una sala all'altra, ma anche per vendere il suo sangue al figlio malato di lei, che ha bisogno di continue trasfusioni.

Flora rimane affascinata dalla rude bellezza di Antonio e cerca in più occasioni di fargli intendere il suo interesse, ma lui rimane sempre fedele a Carmela; Antonio inoltre compra poco alla volta dei mobili per la loro futura casa, tenendoli in uno squallido deposito.

Una sera Flora va a cercare Antonio nella saletta di proiezione del cinema (dove Antonio attende che il film finisca per prendere le pellicole e portarle all'altro cinema) ma ha un'amara sorpresa : trova Carmela che fa compagnia ad Antonio guardando il film. La donna tratta male Carmela, che però le risponde a tono; ferita nell'orgoglio Flora licenzia Antonio che deve tornare al paese di nuovo disoccupato.

Pasquale continua a rifiutare di dare il consenso al matrimonio e anche di assumere Antonio nel suo laboratorio di fuochi d'artificio. Carmela progetta perfino una fuga d'amore per poter mettere la famiglia di fronte al fatto compiuto, ma non ha il coraggio di arrivare fino in fondo.

La loro breve fuga però porta un cambiamento di Antonio, che abbandona il suo pessimismo e decide che affronterà le difficoltà della vita con speranza e a testa alta, così come fa Carmela che non si lascia mai abbattere.

Alla fine, i due giovani tornano in paese e annunciano di sposarsi comunque, quali che siano le difficoltà, forti del legame che li unisce. Antonio quindi per la prima volta chiede aiuto ai suoi compaesani e in una scena quasi festosa tutti i commercianti del mercato danno ai ragazzi a credito ciò che serve loro per mettere su casa e iniziare a vivere insieme.

Titoli di testa del film che spiegano la sua realizzazione a Boscotrecase

Il film venne girato a Boscotrecase, nella città metropolitana di Napoli.[3]

Distribuzione

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Il film uscì nelle sale cinematografiche italiane il 10 aprile 1952, in Francia il 5 maggio, nel Regno Unito il 13 giugno e in Danimarca il 25 novembre dello stesso anno; mentre in Germania il 27 novembre 1965 e in Spagna solo dal 30 giugno 1969.[4]

Il film è considerato tra i primi rappresentanti del filone del cosiddetto neorealismo rosa: l'ambientazione è indubbiamente realistica, ma, al contrario che nelle opere neorealistiche, non c'è nessuna drammaticità, anzi i toni rimangono leggeri e scanzonati, e i problemi come la povertà e la disoccupazione appaiono in fondo non troppo gravi e facilmente risolvibili. L'amore sentimentale, che dopo vari ostacoli finisce inevitabilmente per essere legittimato dal matrimonio, prevale su qualsiasi tematica sociale. Carmela, vivace e di carattere ma irreprensibile dal punto di vista morale, sembra anticipare i personaggi della Bersagliera di Pane, amore e fantasia e della Giovanna di Poveri ma belli.[5]

«È il film più fresco e personale di Castellani, che appieno rivela le sue doti di piacevole narratore e di acuto indagatore di certi aspetti del nostro popolo, e al tempo stesso i suoi limiti ideologici e artistici. È il punto d'arrivo di un'indagine neorealistica della nostra società iniziato nell'immediato del dopoguerra, indagine condotta soprattutto secondo una visione rosea e ottimistica della vita e soffermandosi sugli aspetti di costume, esteriori di un'umanità minuta e mediocre. Il film narra le avventure amorose di una giovane coppia sullo sfondo del paesaggio e dell'ambiente umano e sociale di Boscotrecase, un paesino del Napoletano e prelude, nei toni e nei modi del racconto, al filone che avrà grande successo di pubblico, Pane, amore e fantasia, ecc. Nei limiti di una commedia paesana i risultati sono apprezzabili, anche se spesso lo sguardo del regista è più rivolto agli aspetti comici e grotteschi della storia che alle cause che li determinano»

Nell'Enciclopedia del cinema di Georges Sadoul Due soldi di speranza viene valutato oltre che come una commedia dove il regista dimostra «una sbrigliata fantasia e un'invenzione picaresca», anche come l'opera che segna l'allontanamento di Castellani dal movimento neorealista cui il regista aveva inizialmente aderito e che, ancora Sadoul, nello stesso tempo ne «segna (...) l'inizio della decadenza (...)».[6]

La critica ha un doppio sguardo sulla crisi del neorealismo e in particolare su Due soldi di speranza. Quello politico non dà un valore positivo alla definizione neorealismo rosa. Questa corrente presenterebbe in rosa, ovvero in modo spensierato, il degrado, la povertà e la malasorte per far apparire ogni cosa bella. Il critico Mira Liehm, scrive che il neorealismo rosa piace alla classe dirigente al potere in quel momento e, a tale proposito, cita Giulio Andreotti.[7] Da un'altra parte troviamo Gianni Volpi che nella sua Guida alla formazione di una cineteca scrive: «Due soldi di speranza è il frutto più ispirato (e messo in forma) di un cinema, quello di Castellani, interessato, più che a un'autenticità del documento, a una propria verità di linguaggio. (...) Alla fine il film e il tempo sono più forti delle teorie e, già dieci anni dopo, autori Nouvelle Vague come Rozier s'ispireranno alla freschezza e libertà di racconto di avventure quotidiane che il film mette in campo».[8]

Riconoscimenti

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  1. ↑ (EN) Awards 1952, su festival-cannes.fr. URL consultato il 26-5-2011 (archiviato dall'url originale il 2 ottobre 2015).
  2. ↑ Rete degli Spettatori, su retedeglispettatori.it.
  3. ↑ Due soldi di speranza - Film 1952, su Movieplayer.it. URL consultato il 22 novembre 2022.
  4. ↑ Due soldi di speranza, su Cineuropa - il meglio del cinema europeo. URL consultato il 22 novembre 2022.
  5. ↑ Enrico Giacovelli, La commedia all'italiana, Roma, Gremese, 1995, pp. 23-24; Il Morandini 2011, Dizionario dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini, Bologna, Zanichelli, 2010.
  6. ↑ Georges Sadoul, Castellani, Renato, in Enciclopedie pratiche, Il cinema Vol.1°- I cineasti, n. 13, Firenze, G.C.Sansoni, marzo 1981, p. 58.
  7. ↑ Mira Liehm, Passion and defiance. Film in Italy from 1942 to the Present, Call, n. 788, Berkely, Los Angeles, London, University of California Press, 1984, pp. 141-142.
  8. ↑ Gianni Volpi, I mille film. Guida alla formazione di una cineteca, Milano, Baldini & Castoldi, 2017, pp. 260-261.
  9. ↑ (EN) DUE SOLDI DI SPERANZA - Festival de Cannes, su www.festival-cannes.com. URL consultato il 22 novembre 2022.
  10. ↑ Due soldi di speranza in "Enciclopedia del Cinema", su www.treccani.it. URL consultato il 22 novembre 2022.
  11. ↑ DUE SOLDI DI SPERANZA - Film (1951), su ComingSoon.it. URL consultato il 22 novembre 2022.
  • Gianni Rondolino, Catalogo Bolaffi del cinema italiano - 1945-1965 Tutti i film italiani del dopoguerra, Giulio Bolaffi Editore, Torino, 1967.

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Collegamenti esterni

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