Basilica dei Santi Gervasio e Protasio
| Basilica collegiata dei Santi Gervasio e Protasio | |
|---|---|
| Stato | |
| Regione | Liguria |
| Località | Rapallo |
| Indirizzo | Corso Italia, Rapallo (GE) |
| Coordinate | 44°20′58.57″N 9°13′47.11″E |
| Religione | Cristiano Cattolica |
| Titolare | Gervasio e Protasio |
| Diocesi | Chiavari |
| Consacrazione | 1118 |
| Stile architettonico | neoclassico |
| Sito web | www.santigervasioprotasio.com/ |
La basilica arcipresbiteriale-collegiata dei Santi Gervasio e Protasio è un luogo di culto cattolico situato nel comune di Rapallo, tra corso Italia e piazza Matteo Canessa, nella città metropolitana di Genova. La chiesa è sede della parrocchia omonima del vicariato di Rapallo-Santa Margherita Ligure della diocesi di Chiavari. Nel maggio del 1925 papa Pio XI la elevò alla dignità di basilica minore[1].
La comunità parrocchiale è una delle più numerose comunità religiose del comprensorio diocesano.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]L'intitolazione e la "controversia" sulla datazione
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L'intitolazione dell'allora chiesa ai santi martiri Gervasio e Protasio, legata alla presenza della chiesa ambrosiana in Liguria, secondo alcune fonti cartacee dell'epoca venne ufficializzata l'11 ottobre del 1118 da papa Gelasio II in viaggio verso la Francia. Sulla datazione del giorno e del mese gli storici annotano, però, una certa discordanza con tale affermazione in quanto i caratteri romani presenti nella lapide marmorea - che ne commemora l'evento - presenterebbero diverse interpretazioni e, come confermato da diversi studi sul reperto da parte di studiosi dell'Università di Genova e della Soprintendenza dei beni artistici e culturali della Liguria, probabili modifiche grafiche per "adattare"[2] la consacrazione della basilica rapallese. Questo probabilmente per "posticipare" la datazione in favore della più importante cattedrale di San Lorenzo di Genova, che avvenne il 10 ottobre del 1118 e ad opera dello stesso pontefice che, il 26 settembre, si trovava a Pisa per la consacrazione del duomo pisano. La lapide, probabilmente datata al XVII secolo, presenta infatti la dicitura in caratteri romani "XII 8BRIS" con il carattere "X" - quindi tradotto nel valore numerico 10 - a ridosso dei caratteri romani "II" (quindi 2 ottobre) a mo' di adattamento della data all'11 ottobre o, ancora, al 12 ottobre 1118. Difficilmente infatti il pontefice, come sostenuto dagli studiosi, compiendo il viaggio dalla Toscana alla Liguria avrebbe consacrato la cattedrale genovese il 10 ottobre (dato certo e documentato) per poi ritornare indietro a Rapallo (distante ancora oggi circa 30 km) per seguire il medesimo atto della basilica e quindi riprendere il viaggio verso ovest e la Francia.
Percorso storico
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Già al 1143 è segnalata la presenza di un capitolo di canonici.
La successiva struttura che si edificò, probabilmente in epoca medievale e in stile romanico-gotico, fu interessata nel tempo a diversi rimaneggiamenti e modifiche dovute - in determinati periodi - ad assalti, saccheggi e distruzioni che si verificarono nell'allora borgo marinaro rapallese. Proprio per l'importanza - da ricordare infatti che la sua giurisdizione parrocchiale si estendeva su diciassette chiese degli attuali comuni di Portofino, Santa Margherita Ligure fino a San Pietro di Rovereto (Zoagli) passando per la media val Fontanabuona (Cicagna) - fu inoltre in passato sede di riunioni popolari dove furono intraprese decisioni importanti della vita sociale, politica e religiosa della comunità rapallese.
Nel 1604 la chiesa è segnalata una in una bolla del cardinale e arcivescovo di Genova Orazio Spinola nella quale si segnala alla comunità il gravoso stato della struttura, indicando per essa nuovi e urgenti lavori all'edificio. L'opera di restauro e di trasformazione si avviarono nel 1606 - con lo spostamento del coro all'ingresso e dell'altare maggiore - per concludersi il 2 giugno del 1628, dopo dodici anni di lavoro, conservando però la struttura alle quattro navate originarie.

Nuovi lavori si eseguirono nel 1679 per permettere la costruzione di una nuova abside, che conseguentemente portò alla cancellazione del precedente aspetto architettonico medievale, assumendo l'attuale aspetto settecentesco. Il coro venne nuovamente allungato, nel 1721, mediante colonne a spirale con capitelli in legno di noce, completando con la donazione di un crocifisso ligneo (datato al 1725) da parte di un cittadino. La croce venne poi trasferita nella chiesa dei Santi Quirico e Giuditta della frazione rapallese di San Quirico d'Assereto.
Il 14 ottobre 1794 la basilica venne invasa da un'improvvisa piena del torrente Boate che causò la devastazione degli arredi religiosi; subì altre inondazioni durante il XIX secolo e XX secolo.
Ulteriori e sostanziali modifiche si ebbero proprio nella seconda metà dell'Ottocento con il rifacimento degli interni e della nuova facciata in stile neoclassico, ad opera dell'architetto Gio Batta Olivieri, tra il 1852 e il 1856. L'opera di una definitiva e completa riedificazione della basilica si attuò nei primi anni del Novecento, con l'interessamento dal 1907 del neo arciprete monsignor Cesare Boccoleri (futuro vescovo della diocesi di Terni e poi della diocesi di Modena) con l'attuazione del progetto "d'unione" della parte antica con gli elementi moderni voluto dall'architetto milanese Gaetano Moretti. L'edificazione della monumentale cupola fu il culmine di questo progetto che, nonostante lo scoppio e il proseguire della prima guerra mondiale, fu portato a compimento nel 1920 con la solenne cerimonia di consacrazione il 1º luglio della nuova basilica.
Nelle fasi finale della seconda guerra mondiale la chiesa fu interessata, così come altre zone della città, da un bombardamento aereo degli Alleati il 28 luglio 1944 che provocò vittime all'interno dell'edificio e il crollo della navata destra. Per tali danni la basilica fu chiusa al culto religioso fino al 29 marzo del 1947 e, conseguentemente, la perdita degli affreschi della volta interessata dal crollo. Dopo i necessari lavori di ripristino, effettuati in tempi post bellici, la chiesa ha visto inoltre nel 2006 la pedonalizzazione e il completo rifacimento della piazza laterale (diventandone, di fatto, il nuovo sagrato della basilica) e ancora nel 2009 con la rinnovata decorazione della neoclassica facciata.
Descrizione
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Gli esterni
[modifica | modifica wikitesto]La facciata
[modifica | modifica wikitesto]Nella facciata, tra il portone principale e sotto il timpano, è posta una piccola lapide trapezoidale, collocata nel 1606 dopo un primo rinnovamento architettonico della basilica, recante un'iscrizione latina con la seguente dicitura tradotta[3]:
Secondo gli storici questa iscrizione sarebbe la prova, la conferma, che tradizionalmente vuole che il sito religioso sia sorto sui resti di un antico tempio pagano[3].
Il portale in bronzo dell'ingresso principale, avente come soggetto artistico l'apparizione di Nostra Signora di Montallegro (patrona di Rapallo e ancora del suo antico capitanato in epoca repubblicana genovese) al contadino Giovanni Chichizola, avvenuta il 2 luglio 1557, è opera dello scultore Arrigo Minerbi che lo realizzò nel 1957, con la collaborazione di Piero Brolis. Le altre porte laterali, anch'esse bronzee, sono invece opere di Guglielmo Salvini con le raffigurazioni di santa Lucia, santa Rosalia e dei santi Gervasio e Protasio.
La cupola
[modifica | modifica wikitesto]Le basi per la costruzione della cupola, di forma ottagonale, furono gettate il 1º gennaio del 1914 durante la celebrazione del Capodanno. In tale occasione l'amministrazione rapallese e la curia unirono gli sforzi, specie quelli economici, presentando alla città un sontuoso progetto ad opera dell'architetto milanese Gaetano Moretti. Le spese di edificazione furono previste ad una somma superiore alle 30.000 lire, di cui 5.000 lire furono spontaneamente donate dalla comunità rapallese.
Dopo un'attesa lunga sei anni, nel 1920 fu completata la costruzione della cupola donando l'opera alla cittadinanza, alla cui sommità venne posta il 1º giugno del 1931 la statua bronzea della Madonna di Montallegro.
Il campanile pendente
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Il campanile, visibile a fianco della basilica e notevolmente svettante sopra i tetti del nucleo storico, subì nel corso dei secoli demolizioni, ricostruzioni e innalzamenti per esigenze "di spazi" prima e per problemi, dopo, legati alla pendenza e stabilità.
Già nel 1749 furono nominati sei commissari con il compito di riprogettare e/o rinnovare l'ormai desueto e vecchio campanile medievale - quest'ultimo anticamente ubicato alla destra della chiesa (come riportato in un disegno di Gio Bono Ferrari della pieve gotica nel Quattrocento) e ancora nella zona absidale a sinistra della struttura (ancora ripreso in una stampa del Ferrari della chiesa seicentesca) - prevedendo una notevole opera di innalzamento della torre campanaria. I lavori partirono immediatamente, salvo poi improvvisamente arrestarsi per la paventata paura di un crollo causati dal notevole peso aggiunto e da una spiccata pendenza del campanile verificatosi dopo l'allagamento dell'area (prettamente un'area paludosa) nell'alluvione che coinvolse il borgo e la chiesa nel 1750.
Nonostante i successivi calcoli atti a tentare un recupero della torre, la pendenza non si arrestò e si fece maggiore del previsto tanto che, dopo il parere di un nuovo architetto, si decise di demolire definitivamente il vecchio campanile nel 1753. Per l'edificazione della nuova torre campanaria si scelse l'attuale locazione a fianco dell'abside, ritenuta più sicura e in qualche modo più stabile, ma per un errore di calcolo (o di scavo delle fondamenta come supportato da alcuni scritti dell'epoca) anche la nuova struttura presentò gli stessi problemi di stabilità e di pendenza per la natura paludosa dell'area; per dare comunque una conclusione ai lavori si decise di posizionare il pinnacolo nel punto massimo raggiunto.
Più di dieci anni dopo, nel 1768, scongiurando probabili crolli o ulteriori pendenze si ripropose un nuovo e graduale innalzamento con il raggiungimento dell'attuale altezza di 67 m: di fatto la torre campanaria più alta della Liguria[4], in quanto il campanile della cattedrale di San Lorenzo di Genova ha una misurazione di 60 metri d'altezza. Un secolo dopo, nel 1880, cercando di trarre benefici dalle nuove tecniche e studi in materia di architettura, e da nuovi calcoli sulla struttura, si diede avvio ad un progetto concreto per cercare di raddrizzare il pendente campanile ottenendone però scarsi risultati se non pressoché nulli.
Le campane sono 12 (11 in scala diatonica + la settima diminuita) in La2 calante (la grossa è a sagoma medio leggera, per la mancanza di spazio in larghezza nella monofora) fuse da Roberto Mazzola in varie riprese, più in timpano (per il battito orario) in La3 fuso da Francesco Picasso (appartenente al concerto antecedente)[5].
Gli interni
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Navata destra
[modifica | modifica wikitesto]Entrando dalla navata destra, ricostruita dopo il bombardamento aereo del 28 luglio 1944, è presente la cappella del battistero con vasca marmorea del XVI secolo - probabilmente realizzata da scultore ignoto ligure tra il 1587 e il 1589 e rimaneggiato nel 1948 - e la raffigurazione marmorea del Battesimo di Gesù ad opera di san Giovanni Battista dell'artista rapallese Italo Primi (stesso autore dell'affresco Allegoria sulla volta della stessa, del 1948); sulla parete a destra il tabernacolo a muro è risalente alla prima metà del XVI secolo.
Nel successivo altare laterale del Seicento, dedicato al Crocifisso, proveniente dalla chiesa di Santa Maria di Castello in Genova, vi è collocata l'opera lignea Gesù Cristo crocifisso di Anton Maria Maragliano, realizzata tra il 1720 e il 1730. Ai lati, sono presenti le due statue in legno di San Francesco d'Assisi e di Santa Chiara, posizionate nel 1961, e un'antica immagine in legno. Sempre nella stessa nicchia due lapidi commemorano la memoria del canonico Silvio Camogli, perito nel bombardamento del 1944, e del sacerdote inglese don Chute, amico dello scrittore Ezra Pound che finanziò l'opera di restauro dell'altare.
Proseguendo verso l'altare maggiore, nella cappella di San Giovanni Bosco il principale altare marmoreo è opera di Giuseppe Gagini e di Cristoforo Spazio (datato tra il 1693 e il 1695) con abbellimenti del 1702 (colonne e fastigio) realizzati da Giovanni Battista Torre. Qui è conservato il dipinto San Giovanni Bosco del pittore Mattia Traverso, realizzato nel 1947 e benedetto nel 1948 dal cardinale Eugène Tisserant a ricordo della presenza dell'Ordine dei Salesiani a Rapallo.
Nella cappella di Sant'Antonio Maria Gianelli l'altare in marmo è stato scolpito tra il 1680 e il 1683 da Carlo Solaro (o, forse, attribuita al figlio Daniele Solaro) e la pala d'altare di Sant'Antonio Maria Gianelli di Nicola Neonato, dipinta nel 1950. Nella nicchia della parete sinistra vi è la statua di Sant'Antonio di Padova di anonimo scultore italiano del 1936.
Conclude la navata destra la cappella del Sacramento che venne commissionata dalla famiglia rapallese Castagneto-Murtola e realizzata tra il 1918 e il 1924 sotto la supervisione dell'architetto milanese Gaetano Moretti. Vi è collocato il trittico del Santissimo Sacramento, un olio su tela di Archimede Albertazzi datato tra il 1921 e il 1924; lo stesso pittore ha realizzato nella volta della cappella l'affresco dell'Apparizione della Madonna di Montallegro (1921-1922). Ai lati dell'altare le sculture degli angeli oranti sono opere del 1817 di Giovanni Barabino mentre le vetrate policrome di Olindo Grassi.
Il pulpito in marmo, addossato ad un pilastro della navata destra, è stato realizzato dall'artigiano Lorenzo Riddi dopo la raccolta di fondi e offerte dalla popolazione locale nel 1637[3]; i sei bassorilievi, raffiguranti scene della Passione di Gesù e i santi titolari della chiesa, provengono, come sostenuto dallo storico rapallese Gio Agostino Molfino, da una cappella fatta erigere nel XIII secolo dal cardinale Ottobono Fieschi, futuro papa Adriano V, quest'ultimo legato al borgo di Rapallo per alcuni possedimenti familiari[3].
Navata sinistra
[modifica | modifica wikitesto]Entrando dalla porta principale si trova la cappella di San Giovanni Evangelista e di Santa Lucia dove l'altare marmoreo policromo è stato scolpito, da ignoto, nella prima metà del XVII secolo ed è proveniente dall'ex oratorio dei Santi Ludovico ed Elisabetta di Genova. Conserva il dipinto ad olio, databile al 1642 circa, di San Giovanni Evangelista con i santi Erasmo, Antonio Abate, Caterina d'Alessandria e Lucia (su sfondo rivierasco) ad opera del pittore Giovanni Andrea Biscaino o del figlio Bartolomeo Biscaino; nella volta è raffigurata la Gloria di santa Lucia di Agostino Bottazzi del 1856. In questa nicchia è posizionato anche il gruppo ligneo di Nostra Signora di Montallegro dello scultore Gardenie Stuflesser.
Il successivo altare della cappella del Rosario è stato scolpito tra il 1805 e il 1806 da Domenico Solari e conserva la tela su legno della Madonna del Rosario, quest'ultima realizzata dalla bottega di Agostino Storace tra il 1760 e il 1770; ai lati dell'altare marmoreo policromo le due statue in marmo di San Domenico e di Santa Caterina da Siena sono opera dello scultore Francesco Baratta che le realizzò nel 1697. Sulla volta l'affresco di Carlo Alberto Baratta, realizzato tra il 1807 e il 1808, dell'Incoronazione della Vergine e virtù.
La navata prosegue con la cappella della Deposizione e l'altare scolpito, forse, da Bartolomeo Carrea nel 1809 circa. La tela Deposizione dalla Croce è opera del pittore Giovanni Battista Casoni e compiuta tra il 1645 e il 1650. Vi sono inoltre l'immagine di Santa Rita da Cascia e l'edicola di Nostra Signora di Lourdes con antichi reliquari.
L'ultima cappella è dedicata a San Giuseppe con l'altare realizzato da Antonio Rovelli nel 1921 (anche se la paternità non è del tutto accertata). La statua in marmo bianco, raffigurante San Giuseppe, è opera del 1919-1924 di Armando Vassallo. I dipinti murali con motivi ornamentali sono attribuiti a Giuseppe Sesti, mentre i due busti marmorei ai lati dell'altare, ritraenti i benefattori Angelo Castagneto e Maria Vaccaro Castagneto sono di Pietro Arcangeli (1922-1924).
Navata centrale e zona absidale
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Gli affreschi della navata centrale sono risalenti alla decorazione pittorica del 1854 del pittore vicentino Agostino Bottazzi, risaltati dalla luce policroma delle vetrate della facciata realizzate nel 1960 dall'artista Rolando Monti.
La parte interna della cupola, di forma ottagonale, è decorata da affreschi in stile liberty del pittore Archimede Albertazzi che li realizzò tra il 1918 e il 1920, anni in cui furono installate anche le quarantadue vetrate policrome raffiguranti un coro di angeli. Sempre nella zona sottostante la cupola si trovano le quattro statue marmoree degli Evangelisti (san Marco, san Luca, san Giovanni e san Matteo) di Antonio Orazio Quinzio, collocate presso i pilastri il 4 febbraio del 1932[3] e benedette dal vescovo chiavarese monsignor Amedeo Casabona; le statue furono acquistate dai fabbricieri della chiesa di San Michele Arcangelo di San Michele di Pagana e in seguito qui traslate[3].
A destra dell'altare maggiore vi è la cappella di San Biagio con l'altare marmoreo realizzato tra il 1646 e il 1650 da Lorenzo Redi. Il dipinto ivi esposto, San Biagio guarisce un bambino, è opera del 1635 di Domenico Fiasella e raffigura il miracolo del santo che durante la prigionia dalle grate tocca la gola del bambino e lo guarisce da una lisca di pesce conficcata in gola[6]. La volta della cappella è stata affrescata nel 1938 da Pasquale Arzuffi.
Sul lato sinistro nella cappella dell'Annunciazione la pala d'altare conserva il dipinto di Bernardo Castello raffigurante l'Annunciazione (1610-1615); l'altare in marmo forse opera seicentesca dello stesso Redi. Sulla volta della cappella le raffigurazioni Viaggio a Betlemme, la Pietà, la Visitazione, e l'Annunciazione sono opere del 1936 di Arduino Angelucci.
Presbiterio
[modifica | modifica wikitesto]Nel presbiterio è collocato il grande altare in marmo dello scultore Bernardo Schiaffino, commissionato il 1º giugno del 1728 per il locale monastero di Santa Chiara da Montefalco e qui trasferito nel 1919 dopo la soppressione di quest'ultimo anni prima. Nel centro s'innalza il voluminoso gruppo marmoreo dell'Apparizione della Madonna di Montallegro a Giovanni Chichizola di Enrico Quattrini (realizzato assieme ad Alessandro Lazzerini e Roberto Lazzerini) e benedetto con cerimonia solenne il 12 settembre 1926. A sinistra è invece presente il nuovo altare liturgico bronzeo (Mensa e ambone) realizzato nel 1992 da Giorgio Gnudi.
Nel catino dell'abside campeggia il grande affresco del Cristo Pantocratore con i santi Gervasio e Protasio del 1925 ad opera di Archimede Albertazzi; nella volta l'Assunzione di Maria è datata al 1938 per mano del pittore Pasquale Arzuffi.
Le pareti della zona presbiteriale conservano i dipinti di Santa Rosalia, dono del 1679 del nobile Gervasio Pescia, della Madonna del Rosario di Domenico Piola, Scene di vita dei santi Gervasio e Protasio di Santino Fortunato Tagliafico del 1890, di San Nicola di Bari del XVII secolo, la Fuga in Egitto e la Visita di sant'Elisabetta del XX secolo.
Le quattordici stazioni della Via Crucis, disposte lungo i pilastri del perimetro della basilica, sono state realizzate nel 1943 dall'artista veneziano Oreste Zampieri; inizialmente non collocate all'interno della chiesa, quindi "risparmiate" dal bombardamento aereo del 1944, furono definitivamente sistemate nel giugno del 1948[3].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy, su gcatholic.org.
- ↑ Rapallo, la data di consacrazione della Basilica "aggiustata" per favorire Genova, in Il Secolo XIX, 25 aprile 2018. URL consultato il 4 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale il 5 gennaio 2019).
- 1 2 3 4 5 6 7 Fonte dal libro di Umberto Ricci, Gli arcipreti della chiesa parrocchiale dei S.S. Gervasio e Protasio di Rapallo-Notizia storiche e cenni biografici, Rapallo, Azienda Grafica Busco Editore, 2010.
- ↑ Associazione Italiana di Campanologia – CATALOGO DEI PIÙ ALTI CAMPANILI D'ITALIA (PDF), su campanologia.org. URL consultato il 12 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 16 agosto 2009).
- ↑ campanaro94', campane di rapallo. 9, 3 luglio 2023. URL consultato il 15 luglio 2024.
- ↑ Giovanni Morale – San Biagio tra arte e devozione, in TIZIANO Sacra Conversazione, a cura di Stefano Zuffi, 24 ORE Cultura, 2017
Bibliografia
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- Umberto Ricci, La basilica arcipresbiteriale dei SS.Gervasio e Protasio di Rapallo. Le chiese della Diocesi di Chiavari, 1972.
- Pietro Berri, Rapallo nei secoli, Rapallo, Edizioni Ipotesi, 1979.
- Gianluigi Barni, Storia di Rapallo e della gente del Tigullio, Genova, Liguria - Edizioni Sabatelli, 1983.
- Pier Luigi Benatti, La Basilica dei SS. Gervasio e Protasio di Rapallo, Rapallo, Officine Grafiche Canessa, 1994.
- Umberto Ricci, Gli arcipreti della chiesa parrocchiale dei S.S. Gervasio e Protasio di Rapallo-Notizia storiche e cenni biografici, Rapallo, Azienda Grafica Busco Editore, 2010.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikibooks contiene testi o manuali sulla disposizione fonica dell'organo a canne
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla basilica dei Santi Gervasio e Protasio
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su santigervasioprotasio.com.
- (EN) Basilica dei Santi Gervasio e Protasio, in GCatholic.org.
- Basilica dei Santi Gervasio e Protasio, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana.
- Sito della diocesi chiavarese, su diocesichiavari.it.
