Arnolfingi

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Gli Arnolfingi furono gli appartenenti ad una dinastia franca dell'Austrasia originata da Arnolfo di Metz, vescovo di Metz dal 613 al 626. Questa famiglia si fuse con quella dei Pipinidi con il matrimonio di Ansegiso con Santa Begga: questi furono i nonni di Carlo Martello, considerato fondatore dei Carolingi.

Per convenzione gli Arnolfingi iniziano quindi con Arnolfo di Metz e terminano con Pipino di Herstal, dopo il quale si fa riferimento a carolingi per indicare i membri della famiglia. Tuttavia, per il fatto che gli ultimi Arnolfingi hanno attinto i loro nomi, una grande parte della loro potenza e del loro prestigio dai loro antenati per linea femminile, alcuni autori li chiamano impropriamente Pipinidi.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

L'origine della dinastia è oggetto di numerose discussioni da parte di storici e di esperti di genealogie dall'inizio del Medioevo, con la presenza di genealogie fabbricate, contestate o contraddittorie. A partire dal XX secolo e la comparsa della critica storica, sembra si sia giunto ad un consenso sulle seguenti due tesi [1]:

  • Arnolfo di Metz all'unanimità è ritenuto un franco e probabilmente è un discendente di Sigiberto lo Zoppo e di Cloderico, ultimo re franco di Colonia.
  • Doda, sua moglie, è figlia di Arnoaldo vescovo di Metz, nipote del senatore Ansbert e discendente di una famiglia gallo-romana, i Ferréoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Arnolfo e Pipino di Landen sono i due principali capi dell'aristocrazia dell'Austrasia all'inizio del VII secolo. Sempre più insofferenti dell'autorità della regina Brunechilde, reggente in nome del nipote Sigeberto II, fecero appello al re della Neustria Clotario II perché eliminasse la regina: questi invase l'Austrasia nel 613, depose Sigeberto II e lo fece uccidere assieme alla regina. In ricompensa, nominò Arnolfo vescovo di Metz e Pipino Maestro di Palazzo. Caddero in disgrazia alla morte di Clotario II nel 629, poiché suo figlio Dagoberto I li allontanò: Pipino tornò al potere nel 639 alla morte di Dagoberto, ma così non fu per Arnolfo che si era ritirato in monastero e morì nel 640 [2][3].

Alla sua morte, Arnolfo lasciò due figli, Clodolfo ed Ansegiso, citati per la prima volta nel 643 come parte dell'ambiente vicino al maestro di palazzo Grimoaldo, figlio di Pipino di Heristal. Clodolfo fu in seguito eletto vescovo di Metz, nel 657, quando Grimoaldo venne assassinato. L'ambiente a lui vicino (famigliari, consiglieri, domestici [4]) subì allora persecuzioni da parte del clan che prese il potere e Clodolfo si mostrò opportunista, cercando di accordarsi con i nuovi dominatori, cosa che gli sarà rimproverata successivamente da Carolingi; suo fratello venne assassinato ad una data sconosciuta ma precedente il 669 [3].

A partire da Pipino di Herstal, la dinastia si vantò maggiormente degli antenati pipinidi che di quelli arnolfingi, impartendo alle nuove generazioni nomi presenti nel ramo pipinide (Pipino, Grimoaldo, Carlo, Carlomanno) che nell'alltro, a tal punto che gli Annali di Metz, composti alla fine dell'VIII secolo, presentano Pipino di Herstal soltanto come nipote di Pipino di Landen, e citano Arnolfo solo come un antenato che avrebbe contribuito alla potenza dei carolingi con i suoi consigli. Questo stato di cose dura tuttora e comunemente si riferisce ai discendenti d'Ansegiso e di Begga come Pipinidi invece che come Arnolfingi [1].

Pipino di Herstal appare nel 675 quando, duca dell'Austrasia alleato al duca Martino, s'oppose ad Ebroino, maestro di palazzo della Neustria. Nel 679 una prima battaglia terminò con la morte del duca Martino; dopo la morte d'Ebroino ed un breve periodo di pace, le ostilità ripresero nel 687 e si conclusero in favore di Pipino, che divenne il vero padrone dei tre regni franchi (Neustria, Borgogna ed Austrasia). Ma la corte era divisa tra due fazioni, una raccolta attorno a Plectrude, moglie di Pipino, e l'altra intorno ad Alpaida, l'amante: l'equilibriò durò fino al 714, quando Pipino morì [2].

Plectrude, vedova di Pipino, fece subito arrestare Carlo e riconoscere come legittimo erede il nipote Teodoaldo: nello stesso periodo la Neustria si rivoltò, elesse re Chilperico II, come maestro di palazzo Ragenfrido e, dopo essersi alleata con i Frisoni, attaccò l'Austrasia. Carlo riuscì a sfuggire e con l'aiuto di alcuni alleati organizzò una resistenza che sconfisse la Neustria ed i Frisoni: forte del successo esiliò Plectrude e Teobaldo e riunì i tre regni sotto la sua autorità. Con l'aiuto della Chiesa organizzò i regni franchi in un principato coerente. Intanto i saraceni, già respinti nel 721, invasero di nuovo le terre dei Franchi ma vennero sconfitti e definitivamente respinti nella battaglia di Poitiers il 25 ottobre 732. Questa vittoria portò a Carlo il soprannome di Martello e gli permise d'intervenire in Aquitania che sottopose alla propria autorità. Nel 737, alla morte del re merovingio Teodorico IV, Carlo Martello non ritenne utile far consacrare un nuovo sovrano: non tentò però di farsi incoronare re, ma rimase semplice Maestro di Palazzo[2]. Alla sua morte, nel 741, i suoi figli Pipino il Breve e Carlomanno I nominarono re Childerico III per porre termine ai disordini legati alla successione. Carlomanno si ritirò in un monastero nel 747 e Pipino ottenne nel 751 il sostegno del papa per deporre Childerico III e diventare re, dando l'avvio alla dinastia carolingia [2] .

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

? (...–585)
=
│
└── Arnolfo di Metz (582-641)
    = Doda
    │
    ├── Clodolfo di Metz (605-697)  
    │   = Sigrada d'Alsazia
    │   │
    │   └── Arnolfo
    │  
    └── Ansegiso (602-679)
        = Santa Begga 
        │
        ├── Pipino di Herstal (635/640-714)
        │   = Plectrude
        │   │
        │   ├── Drogone di Champagne (670–708)
        │   │   = Adaltrude
        │   │   │
        │   │   ├── Ugo (?-730)  
        │   │   │
        │   │   ├── Arnolfo (690-721)
        │   │   │
        │   │   ├── Goffredo
        │   │   │
        │   │   └── Pipino 
        │   │
        │   └── Grimoaldo II (?-714)
        │       = Teodolinda di Frisia
        │       │
        │       └── Teodoaldo (708–741)
        │
        │   + Alpaide
        │   │
        │   └── Carlo Martello (685-741)
        │       = Rotrude di Tréves 
        │       │
        │       ├── Carlomanno (706-754)
        │       │
        │       ├── Pipino il Breve (715-768)
        │       │   =  Bertrada di Laon
        │       │   │
        │       │   ├── Carlo Magno (742-814)
        │       │   │
        │       │   ├── Carlomanno I (751-771)
        │       │   │
        │       │   ├── Gisella (757-810)
        │       │   │
        │       │   ├── Pipino (759-761)
        │       │   │
        │       │   ├── Berta
        │       │   │
        │       │   ├── Rothaide
        │       │   │
        │       │   └── Adelaide
        │       │
        │       ├──  Iltrude (720-754)
        │       │    = Odilone di Baviera
        │       │
        │       └── Auda (?-751)
        │
        │       + Swanachilde di Baviera
        │       │
        │       └── Grifone (726-753) 
        │
        │       + Ruodaide  
        │       │
        │       ├── Bernardo (725-787)  
        │       │   = ?
        │       │   │
        │       │   ├── Sant'Adelardo (752-827)
        │       │   │
        │       │   ├── Ingeltrude
        │       │   │
        │       │   └── Wala (755–836)
        │       │
        │       ├── Jérome (?-775)
        │       │
        │       └──  Remigio di Rouen (?-771)
        │
        └── Clotilda di Heristal (650-699)
            = Teodorico III

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Christian Settipani, « L'apport de l'onomastique dans l'étude des généalogies carolingiennes », in Onomastique et Parenté dans l'Occident médiéval, Prosopographica et genealogica, Oxford, 2000
  2. ^ a b c d Christian Settipani, La Préhistoire des Capétiens (Nouvelle histoire généalogique de l'auguste maison de France, vol. 1), éd. Patrick van Kerrebrouck, 1993
  3. ^ a b Pierre Riché, Les Carolingiens, une famille qui fit l'Europe, Hachette, coll. « Pluriel », Paris, 1983 (réimpr. 1997)
  4. ^ Termine con cui si fa riferimento ad individui legati ad una grandfe famiglia, similari ai clientes d'epoca romana (Emile Littré, Dictionnaire de la langue française, Paris, 1883 ).
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