Arcidiocesi di Albi

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Arcidiocesi di Albi
Archidioecesis Albiensis
Chiesa latina
Albi Sainte-Cécile.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Tolosa
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Arcivescovo Jean Marie Henri Legrez, O.P.
Sacerdoti 136 di cui 105 secolari e 31 regolari
2.130 battezzati per sacerdote
Religiosi 54 uomini, 257 donne
Diaconi 21 permanenti
Abitanti 396.341
Battezzati 289.700 (73,1% del totale)
Superficie 5.785 km² in Francia
Parrocchie 507
Erezione III secolo
Rito romano
Cattedrale Santa Cecilia
Santi patroni Santa Cecilia
Indirizzo 12 rue de la Republique, 81012 Albi CEDEX 9, France
Sito web albi.catholique.fr
Dati dall'Annuario pontificio 2019 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Francia
L'antica cattedrale Sant'Alano di Lavaur.
L'antica cattedrale San Benedetto di Castres.
L'ex palazzo arcivescovile di Albi, chiamato palais de la Berbie (ossia palazzo del vescovato), fatto costruire da Durand de Beaucaire nel XIII secolo e fortificato da Bernard de Castanet, ospita oggi il museo Toulouse-Lautrec.
Il palazzo della Berbie in primo piano, appena sopra la riva sinistra del Tarn, e in secondo piano sul colle la cattedrale di Santa Cecilia. Il complesso, assieme alla chiesa di San Salvio, costituisce la Cité épiscopale d'Albi, patrimonio dell'umanità.
Vetrata della chiesa di Saint-Paul-en-Born raffigurante San Claro, protovescovo dell'arcidiocesi di Albi.

L'arcidiocesi di Albi (in latino: Archidioecesis Albiensis) è una sede della Chiesa cattolica in Francia suffraganea dell'arcidiocesi di Tolosa. Nel 2018 contava 289.700 battezzati su 396.341 abitanti. È retta dall'arcivescovo Jean Marie Henri Legrez, O.P.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende il dipartimento francese del Tarn.

Sede arcivescovile è la città di Albi, dove si trova la cattedrale di Santa Cecilia. Nell'arcidiocesi sorgono due chiese ex cattedrali: la chiesa di San Benedetto, ex cattedrale della diocesi di Castres, e la chiesa di Sant'Alano, ex cattedrale della diocesi di Lavaur.

Il territorio si estende su 5.785 km² ed è suddiviso in 507 parrocchie.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione, primo evangelizzatore e protovescovo della diocesi di Albi è san Claro, cui sarebbe succeduto il suo discepolo Antimo. Primo vescovo storicamente documentato è Diogeniano, menzionato da Gregorio di Tours all'inizio del V secolo; dopo di lui Sabino prese parte al concilio di Agde del 506.

La civitas Albigensium faceva parte della provincia romana dell'Aquitania prima, come testimoniato dalla Notitia Galliarum dell'inizio del V secolo.[1]. La diocesi dipendeva perciò come suffraganea dalla sede metropolitana di Bourges.

Verso la fine del XII secolo il catarismo si affermò in tutta la Linguadoca attraverso la predicazione nei villaggi: si diffuse soprattutto nella diocesi di Albi, a tal punto che i catari furono chiamati semplicemente albigesi. Contro di loro fu indetta nel XIII secolo una vera e propria crociata, chiamata crociata albigese, richiesta da Raimondo VI di Tolosa al concilio Lateranense IV nel 1215; dichiarati eretici, gli albigesi furono estirpati verso la metà del secolo, con la forza delle armi e con il lavoro dell'inquisizione, istituita proprio per questa occasione.

La vittoria sugli Catari e la contestuale caduta dei signori Trencavel, che dominavano Albi, aumentarono di molto il potere, spirituale e temporale, dei vescovi; in questo contesto sorse la città episcopale, segno della potenza e della ricchezza dei vescovi albigesi.

Il 9 luglio 1317 cedette una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Castres.

Durante il XVI secolo la regione di Albi fu tra le più colpite e devastate dalle guerre di religione; i successi della riforma protestante furono estirpati solo al prezzo di sanguinose battaglie, che coinvolsero la diocesi per oltre vent'anni (1572-1595).

Il 3 ottobre 1678 fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana con la bolla Triumphans Pastor di papa Innocenzo XI: le furono assegnate come suffraganee le diocesi di Rodez, Castres, Vabres, Cahors e Mende.

Attorno al 1683 Giacinto Serroni, primo arcivescovo, istituì il seminario arcivescovile, affidandone l'insegnamento ai Gesuiti. Serroni e soprattutto il suo successore Charles Le Goux de la Berchère furono i principali riformatori dell'arcidiocesi in linea con le direttive del concilio di Trento.

Alla vigilia della rivoluzione l'arcidiocesi, suddivisa in 21 distretti, comprendeva 214 parrocchie e 128 chiese annesse, suddivise in 4 arcidiaconati: Albi (o Dénat), Puy-Saint Georges, Castelnau de Montmiral e Lautrec (o Mazières).[2] Il capitolo della cattedrale era composto da 20 canonici e da molti altri dignitari; in origine i canonici erano religiosi che seguivano la regola di sant'Agostino; furono secolarizzati da papa Bonifacio VIII nel 1297.[3]

In seguito al concordato con la bolla Qui Christi Domini di papa Pio VII del 29 novembre 1801 l'arcidiocesi di Albi fu soppressa e il suo territorio fu aggregato a quello della diocesi di Montpellier (oggi arcidiocesi).

Nel giugno 1817 fra Santa Sede e governo francese fu stipulato un nuovo concordato, cui fece seguito il 27 luglio la bolla Commissa divinitus, con la quale il papa restaurava la sede di Albi; fu nominato arcivescovo Charles Brault, trasferito dalla sede di Bayeux. Tuttavia, poiché il concordato non entrò in vigore in quanto non ratificato dal Parlamento di Parigi, la nomina di Brault non ebbe effetto.

Il 6 ottobre 1822 in forza della bolla Paternae charitatis del medesimo papa Pio VII l'arcidiocesi fu definitivamente ristabilita, ricavandone il territorio dalla diocesi di Montpellier. In questa occasione Charles Brault poté lasciare la sede di Bayeux e prendere possesso della sua nuova residenza. La nuova provincia ecclesiastica comprendeva le precedenti suffraganee di Rodez, Cahors e Mende, e la nuova suffraganea di Perpignano.

Il 17 febbraio 1922 gli arcivescovi di Albi ebbero il privilegio di aggiungere al proprio titolo quello di vescovi di Castres e di Lavaur, sedi soppresse che ricadono nella presente diocesi.

L'arcivescovo Jean-Joseph-Aimé Moussaron († 1956) è stato annoverato tra i Giusti tra le nazioni nel 2010.

L'8 dicembre 2002, con la riorganizzazione delle circoscrizioni ecclesiastiche francesi, Albi ha perso la dignità metropolitica pur mantenendo il titolo arcivescovile ed è divenuta sede suffraganea dell'arcidiocesi di Tolosa.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi nel 2018 su una popolazione di 396.341 persone contava 289.700 battezzati, corrispondenti al 73,1% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1959 290.000 308.700 93,9 571 439 132 507 232 1.360 506
1970 300.000 532.011 56,4 273 273 1.098 509
1980 300.800 341.000 88,2 290 284 6 1.037 1 16 764 509
1990 304.000 344.000 88,4 219 211 8 1.388 3 21 861 509
1999 300.000 342.800 87,5 172 163 9 1.744 14 43 573 504
2000 340.000 354.857 95,8 171 163 8 1.988 4 31 490 509
2001 300.000 354.867 84,5 203 153 50 1.477 7 109 514 509
2002 300.000 354.867 84,5 196 153 43 1.530 6 75 390 509
2003 280.000 354.867 78,9 257 145 112 1.089 10 149 482 509
2004 280.000 354.867 78,9 183 141 42 1.530 11 81 469 509
2006 281.000 357.000 78,7 176 134 42 1.596 10 87 439 509
2012 286.600 385.700 74,3 173 131 42 1.656 13 78 341 509
2015 290.700 391.048 74,3 167 126 41 1.740 15 77 273 509
2018 289.700 396.341 73,1 136 105 31 2.130 21 54 257 507

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Monumenta Germaniae Historica, Chronica minora, I, p. 558.
  2. ^ Lacger, DHGE, col. 1600.
  3. ^ Crozes, op. cit., p. 184.
  4. ^ Ammesso da tutte le fonti tradizionali, ma escluso da Duchesne in quanto il suo nome appare in un manoscritto di Jean Savaron frutto del lavoro di un falsario, Polycarpe de la Rivière.
  5. ^ Successore di Salvio secondo la Historia Francorum di Gregorio di Tours.
  6. ^ Le fonti tradizionali ammettono questo vescovo nella seconda metà del VII secolo; secondo Duchesne (op. cit., p. 43) invece quest'epoca è quella in cui fu ritrovato il manoscritto che menziona Didone, ma non è l'epoca in cui venne scritto e dunque l'epoca in cui ha vissuto il vescovo.
  7. ^ Il Chronicon episcoporum Albigensium et abbatum Castrensium contiene un catalogo episcopale di Albi con cronologia, composto da una serie di 32 nomi che inizia con Costanzo e termina con Guillaume de Pierre de Brens (inizio XIII secolo); include nomi di vescovi ignoti alla storia, ma disconosce al contempo vescovi certi e documentati storicamente. Secondo Duchesne (op. cit., p. 42) questo catalogo non è da disdegnare, perché potrebbe essere stato redatto in base alle carte originali del monastero. I vescovi da Citroino a Panderio sono inclusi nel catalogo, ma secondo Duchesne non hanno alcun riscontro storico.
  8. ^ Questo vescovo non è incluso nel catalogo del monastero di Castres. Menzionato da tutte le fonti bibliografiche citate, ad eccezione di Duchesne e del d'Auriac.
  9. ^ Dopo Panderio, Gams, unico tra le fonti bibliografiche citate, menziona con un punto interrogativo un vescovo di nome Agamberto.
  10. ^ Il catalogo del monastero di Castres inserisce tre vescovi di nome Lupo con gli anni 869, 870 e 879; storicamente un Lupo è documentato solo nell'876, quando prese parte al concilio di Ponthion di quell'anno.
  11. ^ I vescovi Eligio, Adoleno e Godelrico sono ignoti al catalogo del monastero di Castres.
  12. ^ I vescovi Angelvino, Mirone e Bernardo sono ignoti al catalogo del monastero di Castres.
  13. ^ D'Auriac e Gams parlano del suo trasferimento a Nîmes, avvenimento ignorato dagli altri autori citati tra le fonti bibliografiche; e solo Gams cita il 987 come l'anno di questo trasferimento.
  14. ^ Secondo gli autori dell'Histoire générale de Languedoc, Amelio era già vescovo nel 975.
  15. ^ I vescovi Amelio I e Ingelbino sono assenti nel catalogo del monastero di Castres.
  16. ^ Assente nel catalogo del monastero di Castres.
  17. ^ Il catalogo menziona due Amelio nel 1020 e nel 1030. L'Histoire générale de Languedoc prolunga il suo episcopato fino al 1040.
  18. ^ Il catalogo del monastero di Castres cita questo vescovo nell'anno 1052, ma quest'epoca è incompatibile con la presenza del vescovo Guillaume II al concilio di Narbona del 1054.
  19. ^ I vescovi Hugues II e Aldegaire II sono assenti nella cronotassi riportata dal D'Auriac. Secondo Gams, Aldegaire II e III potrebbero essere la stessa persona, cosa tuttavia esclusa dagli autori dell'Histoire générale de Languedoc.
  20. ^ I vescovi Aldegaire II e Arnaud de Cessenon sono assenti nel catalogo del monastero di Castres.
  21. ^ Il 12 giugno 1136 la sede di Albi era vacante; cfr. Histoire générale de Languedoc p. 385.
  22. ^ Questo vescovo è assente in D'Auriac; sulla cronologia, Gams e Histoire générale de Languedoc non sono d'accordo, il primo menzionandolo nel 1065 e il secondo nel 1176.
  23. ^ Eubel riporta come data di decesso il 9 novembre 1520.
  24. ^ Nominato dal re francese il 31 gennaio 1687 è confermato dalla Santa Sede solo nel 1693.
  25. ^ Il 2 giugno 1759 è nominato arcivescovo di Rouen.
  26. ^ Il 9 luglio 1764 è nominato arcivescovo di Cambrai.
  27. ^ Il 27 settembre 1819 è nominato arcivescovo di Rouen.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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