Alberto Massa Gallucci

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Alberto Massa Gallucci (Napoli, 1905Napoli, 13 novembre 1970) è stato un generale italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primo comandante della Divisione corazzata Pozzuolo del Friuli, ricostituita nel 1955, reduce di Russia, ove combatté con il grado di maggiore in servizio di stato maggiore presso il Quartier Generale della 9ª Divisione fanteria "Pasubio", meritò la medaglia d'oro al valor militare e rimase prigioniero dei sovietici fino al 1954.

Scrisse sulla sua esperienza bellica il libro No! Dodici anni prigioniero in Russia, in cui ricorda le terribili vicende della prigionia degli italiani in Russia, e, con particolare evidenza quella degli ultimi 28 prigionieri italiani rimasti prigionieri in Russia (tra cui il tenente Italo Stagno, morto a pochi giorni dalla liberazione) dopo il 1946 e fino al 1954.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Ufficiale di Stato Maggiore del Comando Divisione « Pasubio », distintosi per ardire in precedenti azioni, inviato in un settore reggimentale già intaccato per infiltrazioni di pattuglie avversarie, eseguiva instancabilmente, con 36 gradi sotto zero, continue sortite, di giorno e di notte, per raccogliere sicure informazioni, riuscendo anche ad avere ragione, con l’aiuto di due carabinieri, di elementi avversari. Con tale generosa e temeraria opera, dava apporto decisivo al ristabilimento della situazione, così da consentire successivamente l’inizio ordinato del ripiegamento da parte del reggimento. Il secondo giorno del ripiegamento, rimasto isolato dalla colonna cui apparteneva, alla testa di un reparto di formazione riusciva a guidare in terreno irto di insidie, fra popolazioni ostili, combattendo strenuamente contro agguerrite truppe fra le quali catturava anche prigionieri. All’imbrunire, in impari lotta contro mezzi corazzati, dopo aver reiterato altissime prove di valore, con la fede dei forti iniziava il tormentoso travaglio di undici anni di prigionia, durante i quali riconfermava le sue luminose doti di capo e di soldato, opponendo fiera resistenza a minacce, sevizie, punizioni e condanne. Dimostrava così che si può essere vinti materialmente, ma spiritualmente invitti[1]
— Fronte russo, 16 dicembre 1942 - gennaio 1954.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quirinale - Scheda - visto 20 dicembre 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francescho Bigazzi, Evgenij Zhirnov, Gli ultimi 28. La storia incredibile dei prigionieri italiani dimenticati in Russia, Mondadori, Milano, 2002, ISBN 8804503416