Vertigine (film 1944)

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Vertigine
Gene Tierney in Laura trailer.jpg
Gene Tierney nel trailer del film
Titolo originale Laura
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1944
Durata 85 min
Colore B/N
Audio sonoro Mono (Western Electric Recording)
Rapporto 1,37 : 1
Genere noir, sentimentale, poliziesco
Regia Otto Preminger
Soggetto dal romanzo Laura di Vera Caspary
Sceneggiatura Jay Dratler, Samuel Hoffenstein, Elizabeth Reinhardt, Ring Lardner Jr. (non accreditato)
Produttore Otto Preminger
Casa di produzione 20th Century Fox
Fotografia Lucien Ballard, Joseph LaShelle
Montaggio Louis R. Loeffler
Musiche J. Fred Coots, Haven Gillespie
Tema musicale Laura, testo di Johnny Mercer, musica di David Raksin
Scenografia Leland Fuller e Lyle R. Wheeler (con il nome Lyle Wheeler); Paul S. Fox (associato)

Thomas Little (arredatore)

Costumi Bonnie Cashin

Sam Benson supervisore (non accreditato)

Trucco Guy Pearce
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Vertigine (Laura) è un film del 1944 diretto da Otto Preminger tratto da un romanzo di Vera Caspary.

Il film è un noir che ha per protagonisti Gene Tierney, nel ruolo di Laura, Dana Andrews, Clifton Webb, Vincent Price e Judith Anderson.

Trama[modifica | modifica sorgente]

L'ispettore di polizia Mark McPherson deve investigare sull’omicidio di Laura Hunt, bellissima direttrice pubblicitaria trovata con il volto sfigurato nel proprio appartamento. La donna era entrata nel mondo della pubblicità grazie all'appoggio e alla considerevole influenza del giornalista Waldo Lydecker. McPherson conosce anche il fidanzato di Laura, Shelby Carpenter, la sua ricca zia, Ann Treadwell, e la sua fidata cameriera, Bessie Clary.

Attraverso la testimonianza dei suoi amici e leggendo le sue lettere e il suo diario, McPherson inizia a conoscere Laura e lentamente si innamora della donna morta, particolarmente attraverso il suo ritratto posto sopra il camino. Egli diventa ossessionato, e usando la scusa di cercare di risolvere l’omicidio, si intrattiene sempre di più nel suo appartamento ed è a questo punto accusato da Lydecker di essersi innamorato della donna.

Una notte, McPherson si addormenta sotto il ritratto. Viene svegliato all’improvviso dal rumore di qualcuno che entra nell’appartamento: è Laura, che appare come un sogno o un fantasma. Ripresosi dallo shock, McPherson capisce che la vittima è Diane Redfern, una modella della stessa agenzia di Laura, accusata da Lydecker di avere una relazione con Shelby. Si scoprirà infine che l’assassino è Lydecker, innamorato e geloso degli uomini di Laura, che per paura di perderla data la sua decisione di sposare Shelby, era andato a casa sua a ucciderla. Ma non si era accorto, per il buio della stanza, di aver invece ucciso Diane che era lì con Shelby. Laura se ne era infatti andata in campagna a riflettere sul matrimonio ed era ricomparsa ignara di tutto.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film è tratto dall'omonimo romanzo popolare del 1943, scritto da Vera Caspary, autrice anche di altre sceneggiature quali Lettera a tre mogli (A Letter to Three Wives) e Les Girls.

Il romanzo fu adattato per il grande schermo solo dopo molti pellegrinaggi da una scrivania all'altra, finché non giunse all'attenzione di Otto Preminger, allora produttore presso la Fox. Questi, apprezzato l'intreccio del romanzo, riuscì a far licenziare dopo meno di un mese di lavoro Rouben Mamoulian, incaricato in un primo momento di realizzare il film (lavorò dal 24 aprile al 15 maggio 1944), e a prendere le redini della regia pur contro il volere del potente Darryl F. Zanuck[1].

Preminger impose anche le sue scelte di casting. Ad esempio fu sua l'idea di affidare la parte di Lydecker a Clifton Webb, un ex ballerino fino ad allora noto soltanto come interprete di testi teatrali e di operette, e la parte del viscido Shelby a Vincent Price, che più tardi diventerà famoso come protagonista di molti classici dell'horror.

Cruciale fu anche la sostituzione del direttore della fotografia: al già noto Lucien Ballard, il regista austriaco preferì il semisconosciuto Joseph LaShelle che, con il suo lussuoso bianco e nero, portò a casa l'unica statuetta vinta dal film sulle cinque candidature all'Oscar.

Il ritratto di Laura appeso sul camino, che nel film ha una funzione chiave, era stato realizzato a olio dalla pittrice Azadia, moglie del regista Mamoulian. Quando Preminger assunse la direzione del film, al ritratto a olio venne sostituita una gigantografia ritoccata da un esperto di effetti speciali degli studios[2]. Ci sono indicazioni nel film che affermano che la storia è tra il sogno e il mito, che spiega l’impatto e il modo in cui si muove dietro lo standard del misterioso omicidio. In particolare, il tema del ritratto aumenta le questioni circa il ruolo del film. Vari generi sono rievocati in Laura. «Is she only a dream?»: in una meravigliosa scena così si interroga Dana Andrews nella centrale di polizia, con un duro primo piano che illumina il suo volto.

Classico del noir, Vertigine si distingue per un’atmosfera sottilmente morbosa e vagamente onirica, con uno dei triangoli più insoliti nella storia del genere. La donna che visse due volte (Vertigo) di Hitchcock è forse il film che gli si avvicina di più, con una morte e resurrezione simile nella trama e un detective ossessionato dall’amore di una donna che è creata dalla sua immaginazione.

Le copie circolanti sono state accorciate di qualche minuto per problemi di diritti musicali. La versione originale durava 88 minuti.

Il personaggio di Waldo Lydecker è basato sulla figura del giornalista, opinionista radiofonico e critico teatrale per il New Yorker, Alexander Woollcott, che, come Waldo, è affascinato dagli omicidi. Woollcott cenava spesso al Algonquin Hotel, dove Laura incontrò per la prima volta Waldo.

L’idea originale per il tema musicale del film era per Otto Preminger quella di usare la canzone di Duke Ellington Sophisticated Lady. David Raksin compose più tardi il celebre tema di Laura nel corso di un weekend, dopo essersi ispirato alle lettere di sua moglie, che lo aveva di recente lasciato. Divenuto una vera e propria canzone dopo il testo scritto da Johnny Mercer, il motivo conoscerà una fama mondiale e verrà interpretato da centinaia di artisti.

Il film ha anche dato il nome a Laura Palmer, dalla cui morte prende il via la serie televisiva Twin Peaks.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Premi Oscar[modifica | modifica sorgente]

  • Miglior fotografia in bianco e nero, Joseph LaShelle

Candidature all'Oscar[modifica | modifica sorgente]

  • Attore non protagonista, Clifton Webb
  • Regista, Otto Preminger
  • Sceneggiatura non originale adattata, Jay Dratler, Samuel Hoffenstein, ed Elizabeth Reinhardt
  • Miglior scenografia in bianco e nero- Arredamento, Lyle R. Wheeler Leland Fuller, e Thomas Little

Nel 1999 il film è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[3]

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

Waldo Lydecker: «I shall never forget the weekend Laura died. A silver sun burned through the sky like a huge magnifying glass. It was the hottest Sunday in my recollection. I felt as if I were the only human being left in New York. For with Laura's horrible death, I was alone. I, Waldo Lydecker, was the only one who really knew her» (Non potrò mai dimenticare il weekend in cuì Laura morì. Un sole argenteo bruciava nel cielo come un enorme lente d’ingrandimento. Fu la più calda domenica dei miei ricordi. Mi sentivo come se fossi l’unico essere vivente a non essere partito da New York. Per l’orribile morte di Laura, ero da solo. Io, Waldo Lydecker, ero il solo che la conosceva veramente).

Waldo Lydecker: «You better watch out, McPherson, or you'll end up in a psychiatric ward. I don't think they've ever had a patient who fell in love with a corpse». (Farà meglio a farsi vedere, McPherson, o finirà in un reparto psichiatrico. Non penso che abbiano mai avuto un paziente innamorato di un cadavere).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mauro Marchesini in Ciak. Anno VIII, n°1, gennaio 1992, pag.107
  2. ^ Mauro Marchesini in Ciak. Anno VIII, n°1, gennaio 1992, pag.109
  3. ^ (EN) Librarian of Congress Names 25 More Films to National Film Registry, Library of Congress, 16 novembre 1999. URL consultato il 6 gennaio 2012.

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