Ṭāriq Ramaḍān

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Ṭāriq Saʿīd Ramaḍān (arabo: طارق ﺳﻌﻴﺪ رمضان‎; Ginevra, 26 agosto 1962) è un accademico, scrittore e giornalista svizzero di lingua francese, il cui campo d'interesse è l'islamismo, ovvero la creazione di uno Stato che trovi nella religione islamica i principi guida per regolarne la sfera economica, politica e sociale, oltre che religiosa. Definitosi fautore di una reinterpretazione dei testi islamici, e teso a mettere in evidenza la natura eterogenea della società islamica, Ramadān sostiene la necessità per i musulmani del Vecchio Continente di dar vita a un Islam europeo e di impegnarsi nella società, con identici diritti e doveri degli altri cittadini.[1]

Tāriq Ramaḍān

Biografia e formazione[modifica | modifica sorgente]

Tariq Ramadan è nipote di Hasan al-Banna, fondatore in Egitto dell'associazione dei Fratelli musulmani. Quando questa organizzazione fu perseguitata il padre (Sa'id Ramadan, a sua volta fondatore di Hamas, il ramo palestinese dei Fratelli Musulmani) scappò dall'Egitto stabilendosi in Svizzera.

Diplomato in filosofia e letteratura francese, Tariq Ramadan ha conseguito un dottorato in filosofia ed un altro sull'Islam ed approfondito la sua conoscenza sulla lingua araba e l'Islam studiando presso l'Università Al-Azhar del Cairo.

Alla Facoltà di Lettere di Ginevra Ramadan ha sostenuto l'esame di dottorato nel 1998, con grandi difficoltà secondo la testimonianza della prof.ssa Farian Sabahi (docente in quella stessa Facoltà). La sua tesi era infatti, secondo l'opinione del capo di dipartimento e degli altri colleghi, un'apologia del nonno Hasan al-Banna e quindi priva dello spirito critico necessario. Alla fine ha tuttavia superato l'esame, malgrado le perplessità di una parte del corpo docente.[2]

Ritornato in Europa, dopo aver insegnato religione e filosofia presso l'Università di Friburgo e presso il College de Saussure di Ginevra, nel febbraio 2004 ha accettato la cattedra di religione presso il Joan B. Kroc Institute for International Peace Studies dell'University of Notre Dame (Indiana, USA). Il visto gli fu però revocato al termine del semestre di insegnamento nel luglio dello stesso anno e Ramadan fu quindi costretto a ritornare in Svizzera. Motivo ufficiale della decisione delle autorità fu l'entrata in vigore di nuove e più rigide misure di sicurezza interna.

Dall'ottobre 2005 è ricercatore presso il St Antony's College (Oxford) dell'Università di Oxford.[3]

Dal luglio del 2005, è stato nominato consigliere del Governo britannico per i problemi dell'estremismo islamico.

Nel 2007 è stato proposto per reggere la cattedra di Islamistica, istituita presso la prestigiosa Università di Leida (Paesi Bassi), e sovvenzionata dal Sultanato di Oman. La proposta di nomina ha ricevuto molte critiche, compresa la denuncia di alcuni circa un rischio per la sicurezza nazionale.[4] Le critiche hanno indotto Ramadan a rinunciare alla nomina. La decisione è stata accompagnata da una dichiarazione secondo cui la rinuncia non aveva nulla a che fare con le critiche espresse in merito dai media olandesi.

Il 20 dicembre 2007 la Corte Federale di Manhattan ha respinto il ricorso presentato da Tariq Ramadan contro il divieto di entrare negli Stati Uniti. La sentenza ha motivato il divieto per gli ingenti finanziamenti effettuati da Ramadan dal 1998 al 2002 ad alcune associazioni legate al terrorismo palestinese (in particolar modo ad Hamas).[5]

Tuttavia Ramadan si è difeso da questa accusa affermando che quando lui effettuò il finanziamento ad Hamas, tale movimento non era stato ancora inserito nella lista nera delle organizzazioni terroristiche dall'Unione Europea ma solo dagli Stati Uniti d'America.

Tariq Ramadan è sposato e ha quattro figli, uno dei quali frequenta i corsi della scuola musulmana di Brondesbury, diretta da Yusuf Islam (Cat Stevens). Sua moglie, francese, si è convertita all'Islam dopo il matrimonio.

Hani Ramadan, suo fratello, è un attivista musulmano che risiede a Ginevra dove insegna francese e dirige un centro islamico della città.[6]

Le idee[modifica | modifica sorgente]

Tariq Ramadan ha espresso le sue idee in numerosi articoli, libri ed interviste. In generale propone di considerare quella islamica come una ulteriore religione europea e invita tutti gli europei (musulmani e non musulmani) a superare gli steccati che dividono religioni e culture ed intraprendere un cammino di mutuo rispetto basato sulla conoscenza reciproca.

Esorta, inoltre, i musulmani europei a sentirsi, dal punto di vista civile, membri della società democratica, partecipando alla vita politica e sociale e rispettandone i valori.

Ha anche lanciato un invito a una moratoria nell'applicazione delle pene corporali praticate nei paesi musulmani, come primo passo verso una loro abolizione, osservando che non è possibile rispettare tutte le condizioni richieste dai testi islamici per la loro applicazione.

La giornalista italiana Silvia Grilli durante un confronto organizzato dal settimanale Panorama il 16 settembre 2004 domandò a Tariq Ramadan “È giusto uccidere un bimbo israeliano di otto anni perché da grande farà il soldato?”. Ramadan, a dire della giornalista, avrebbe risposto:

« Gli attentati suicidi in Israele sono in sé condannabili, cioè bisogna condannarli in sé. Ma quello che dico alla comunità internazionale è che sono contestualmente spiegabili e non giustificabili. Che cosa significa? Vuol dire che la comunità internazionale ha messo oggi i palestinesi in una tale situazione tale da consegnarli a una politica oppressiva. Ciò che spiega, ma senza giustificare, che a un certo punto la gente dica: non abbiamo armi, non abbiamo niente e dunque non si può fare che questo. È contestualmente spiegabile, ma moralmente è condannabile ... È importante per il musulmano agire come un cittadino, in modo da influenzare il proprio contesto sociale, anche se non deve a sua volta essere influenzato dall'ambiente »
(Tariq Ramadan riportate su Panorama del 23 settembre 2004)

Ramadan ha disconosciuto la paternità dell'affermazione, ma Silvia Grilli afferma di averne le registrazioni ed in seguito, sempre su Panorama, fece trascrivere integralmente l'intervista.[7] Il che, naturalmente, non dimostra che con ciò fosse stato riprodotta, al di là di ogni possibile dubbio, la reale dichiarazione dell'intervistato.

Controversia sull'articolo per Oumma.com[modifica | modifica sorgente]

Ramadan ha scritto un articolo intitolato I (nuovi) intellettuali comunitari[8] più volte rifiutato dai quotidiani francesi Le Monde e Le Figaro e poi pubblicato da Oumma.com (3 ottobre 2003). Nell'articolo Ramadan critica intellettuali e personalità ebraiche quali Alexandre Adler, Alain Finkielkraut, Bernard-Henri Lévy, André Glucksmann e Bernard Kouchner, accusandoli di non essere più degli intellettuali universalisti che difendono i diritti umani universali, ma di aver sviluppato analisi comunitariste che li portano a difendere posizioni contestabili, come il sostegno alla guerra e a difendere ad oltranza Israele. Afferma, inoltre, l'equivalenza tra terrorismo islamista e politica di Israele:

« Si capisce facilmente come la loro collocazione politica risponda solo a logiche comunitariste, in quanto ebrei, o nazionaliste, in quanto difensori di Israele. Scompaiono i principi universali […] Se è necessario pretendere dagli intellettuali e rappresentati arabi e musulmani che condannino, nel nome del diritto e dei valori universali comuni, il terrorismo, la violenza, l'antisemitismo e gli stati musulmani dittatoriali dall'Arabia Saudita al Pakistan, nondimeno ci si deve attendere dagli intellettuali ebrei che denuncino in modo chiaro la politica repressiva dello Stato d'Israele[9] »

Qualifica, inoltre, Paul Wolfowitz - noto sostenitore della politica estera e interventista di George W. Bush - come "noto sionista": definizione che può essere considerata offensiva solo se il termine riveste una valenza semantica negativa nell'ascoltatore.

Tutti gli interessati hanno risposto accusandolo a loro volta di antisemitismo e di usare un linguaggio che infiamma gli animi.[10]

Critiche[modifica | modifica sorgente]

I detrattori di Tariq Ramadan lo accusano di essere il maestro della taqiyya, del doppio linguaggio, l'arte della dissimulazione tipicamente adottata storicamente dallo Sciismo e, si dice dai suoi oppositori, dai Fratelli Musulmani. Vale a dire del parlare in un modo rivolgendosi a un pubblico non musulmano e diversamente verso quello musulmano. Questa fu il principale giudizio espresso su di lui nel corso di un dibattito televisivo da Nicolas Sarkozy, allora ministro francese dell'interno.

Magdi Allam crede che Tariq Ramadan sia un "esponente di punta della rete internazionale dei Fratelli Musulmani, estremisti che esaltano Hamas, Hezbollah e la «resistenza» irachena, negano il diritto all'esistenza di Israele e predicano il califfato islamico".[11]

Farian Sabahi riferisce di aver chiesto un'intervista a Ramadan ma che questi non gliela avrebbe concessa perché, appartenendo "alla sua stessa cultura (europea e musulmana)", ha "gli strumenti per ribattergli. Senza farmi incastrare".[2]

Caroline Fourest, dopo aver analizzato in 15 libri, 1500 pagine di interviste e circa 100 registrazioni di Tariq Ramadan nel saggio Frère Tariq[12] ha concluso che "Ramadan è un signore della guerra," e l'"erede politico di suo nonno," Hasan al-Banna, affermando che i suoi discorsi sono, "spesso solo una ripetizione dei discorsi che suo nonno faceva all'inizio del XX secolo in Egitto," e che egli, "presenta Hasan al-Banna come un modello da seguire."[13] La dedica di apertura del suo saggio così recita:

« A tutti coloro che, come me, hanno un tempo sperato che Tariq Ramadan potesse essere uno degli ambasciatori della lotta contro le discriminazioni, un alleato nella lotta contro la globalizzazione che uccide la diversità e portatrice di dominazione, e che si sono accorti che militava soprattutto per porre questa rivolta al servizio di un islam politico arrogante, dominante e manicheo »
(Caroline Fourest in Frère Tariq)

Malek Boutih, un arabo musulmano già direttore dell'organizzazione antirazzista francese SOS Racisme, in un'intervista ad Europe 1 lo paragona ad "un piccolo Le Pen arabo";[14] in un'altra intervista con RTL lo accusa di aver oltrepassato il limite del razzismo e dell'antisemitismo, ed che in tutta onestà non poteva far parte del movimento alter-globalizzazione; in un editoriale per la rivista neo-conservatrice statunitense The Weekly Standard Olivier Guitta riferisce che Boutih, dopo aver parlato a lungo con Ramadan, disse: "Signor Ramadan, lei è un fascista".[15]

Bertrand Delanoë, sindaco di Parigi per il Partito socialista, su Europe 1 ha giudicato Ramadan inadatto a partecipare al Forum sociale europeo, perché neppure "il più piccolo sospetto di antisemitismo" poteva essere tollerato.

Fadela Amara, presidente di Ni Putes Ni Soumises (Né prostitute né sottomesse, un movimento femminista francese), Aurélie Filippetti, consigliere municipale per il Verdi di Parigi, Patrick Klugman, dirigente del Conseil Représentatif des Institutions juives de France (Consiglio di rappresentanza delle istituzioni ebraiche di Francia) e Dominique Sopo, dirigente di SOS-Racisme, parlando al settimanale parigino Marianne, accusano Ramadan di aver abusato dell'ingenuità del movimento alter-globalization per diffondere il suo "radicalismo e antisemitismo."[16]

Daniel Pipes afferma che Ramadan è equivoco nella sua condanna degli attentati suicidi, perché li giudica "spiegabili nel contesto".[17] Pipes è anche diffidente sui supposti legami con i fondamentalisti islamici, tra i quali si crede abbia grande influenza.[18]

Altri critici sottolineano le dichiarazioni di Ramadan all'indomani degli Attentati dell'11 settembre 2001 che mettevano in dubbio il coinvolgimento di Osama bin Laden, affermando anche che nessun musulmano in realtà aveva da guadagnare dagli attentati, in linea con le posizioni di alcuni fondamentalisti islamici.[19]

L'accusa di antisemitismo e di dissimulazione sono negate con veemenza da Ramadan che le attribuisce a cattive interpretazioni e alla scarsa familiarità con i suoi scritti.[20] Risponde alle critiche di Guitta sui suoi giudizi sugli eventi dell'11 settembre puntualizzando che aveva anche detto “La probabilità [della colpevolezza di Bin Laden] è alta, ma alcune domande rimangono aperte… Ma chiunque essi siano, Bin Laden o altri, è necessario prenderli e giudicarli” e che l'intervista era stata data meno di due settimane dopo l'attacco, quando non vi era ancora nessuna certezza sugli autori.[21] Due giorni dopo l'attacco aveva pubblicato una lettera aperta, esortando i musulmani a condannare l'azione e i terroristi stessi e a non nascondersi "dietro le teorie cospirative."[22] Nega, inoltre, di intrattenere contatti con terroristi o fondamentalisti islamici.

Tariq Ramadan è stato spesso elogiato sugli organi di informazione occidentali come rappresentante dei musulmani riformisti fino ad essere soprannominato il "Martin Lutero" musulmano da Paul Donnelly su Salon.com.[23]

Bill Clinton ha invitato Ramadan a parlare in un paio di occasioni negli Stati Uniti. È inoltre consigliere di diversi governi quali Regno Unito, Unione Europea e ha collaborato in varie indagini di Scotland Yard.

Molti suoi lavori sono stati accolti con entusiasmo da una parte della comunità accademica per le sue opinioni apparentemente liberali e, in una certa misura, razionalistiche.[24]

Nel febbraio del 2008 Ramadan è stato insieme all'Unione degli scrittori arabi e a diversi altri intellettuali arabo-islamici fra i sostenitori del boicottaggio della Fiera Internazionale del libro di Torino "colpevole" di aver invitato per l'edizione 2008 Israele come paese ospite.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "È importante per il musulmano agire come un cittadino in modo da influenzare il proprio contesto sociale, anche se non deve a sua volta essere influenzato dall'ambiente" (da una sua dichiarazione raccolta da Panorama il 16 settembre 2004)
  2. ^ a b Farian Sabahi, Incastrare Tariq Ramadan? Potrei, se solo mi parlasse, La Stampa, 13 settembre 2007. URL consultato il 23 novembre 2010.
  3. ^ (EN) Islamic scholar gets Oxford job, BBC, 27 agosto 2005. URL consultato il 23 novembre 2010.
  4. ^ Le sultan d'Oman parraine Tariq Ramadan aux Pays-Bas, Le Matin on line. URL consultato il 21 novembre 2007. [collegamento interrotto]
  5. ^ Marco Ventura, Visto Negato a Ramadan Ma non per le Sue Idee in Corriere della Sera, 29 dicembre 2007, p. 41. URL consultato il 23 novembre 2010.
  6. ^ Intervista a Thierry Ardisson
  7. ^ http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=14&sez=120&id=11966. Naturalmente l'affermazione che si trattava di trascrizione è del tutto autoreferenziale.
  8. ^ Les (nouveaux) intellectuels communautaires
  9. ^ On perçoit clairement que leur positionnement politique répond à des logiques communautaires, en tant que juifs, ou nationalistes, en tant que défenseurs d'Israël. Disparus les principes universels (…) S'il faut exiger des intellectuels et acteurs arabes et musulmans qu'ils condamnent, au nom du droit et des valeurs universelles communes, le terrorisme, la violence, l'antisémitisme et les États musulmans dictatoriaux de l'Arabie Saoudite au Pakistan; on n'en doit pas moins attendre des intellectuels juifs qu'ils dénoncent de façon claire la politique répressive de l'État d'Israël.
  10. ^ denistouret.net
  11. ^ Corriere della sera del 7 febbraio 2007
  12. ^ (FR) Extracts of the book here
  13. ^ The State Dept. Was Right to deny Tariq Ramadan a visa, Olivier Guitta, Weekly Standard, 10/16/2006, Volume 012, Issue 05
  14. ^ Enquête préliminaire sur des propos tenus par Tariq Ramadan, Conseil Représentatif des Institutions juives de France, 5 gennaio 2004. Malek Boutih: Tariq Ramadan est un petit Le Pen arabe (Tariq Ramadan è un piccolo Le Pen arabo)
  15. ^ The State Dept. Was Right To deny Tariq Ramadan a visa.
  16. ^ Delanoë: Ramadan n’a pas sa place au FSE, Conseil Représentatif des Institutions juives de France, 27 ottobre 2003.
  17. ^ Tariq Ramadan Exposed :: Daniel Pipes
  18. ^ Why Revoke Tariq Ramadan's U.S. Visa? :: Daniel Pipes
  19. ^ Guitta, Olivier. "Outrageous and groundless plea for Tariq Ramadan" The American Thinker, 1º settembre 2004 http://www.americanthinker.com/articles.php?article_id=3802
  20. ^ What you fear is not who I am, Tariq Ramadan, Globe and Mail, 30 agosto 2004
  21. ^ http://www.islamicamagazine.com/content/view/96/62/
  22. ^ Scholar under siege defends his record - Tariq Ramadan
  23. ^ Tariq Ramadan: The Muslim Martin Luther?, Paul Donnelly, Salon.com, 15 febbraio 2002
  24. ^ For Example: Western Muslims and the Future of Islam., By: Brown, L. Carl, Foreign Affairs, Jan/Feb2005, Vol. 84, Issue 1

Libri di Tariq Ramadan[modifica | modifica sorgente]

Libri su Tariq Ramadan[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

In francese:

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