Stjepan Mesić

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Stjepan Mesić
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Presidente della Croazia
Durata mandato 18 febbraio 2000 - 11 gennaio 2010
Predecessore Franjo Tuđman
Successore Ivo Josipović

Segretario generale del Movimento dei paesi non allineati
Durata mandato 1991 –
1991
Predecessore Janez Drnovšek
Successore Branko Kostić

Dati generali
Partito politico Indipendente
(2000-presente)
Precedenti:
Lega dei Comunisti di Jugoslavia
(1955-1990)
Unione Democratica Croata
(1990-1994)
Democratici Indipendenti Croati
(1994-1997)
Partito Popolare Croato
(1997-2000)
Titolo di studio Laureato in Legge presso l'Università di Zagabria
Professione politico

Stjepan "Stipe" Mesić (Orahovica, 24 dicembre 1934) è un politico croato, fino al 1992 jugoslavo. Fu l'ultimo presidente della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia (1991), e ha rivestito le cariche di primo ministro della Croazia e, in seguito, anche di presidente (2000-2003).

Fu deputato nel parlamento della Repubblica Socialista di Croazia negli anni sessanta, per poi allontanarsi dalla vita politica fino al 1990, quando aderì alla Comunità Democratica Croata (HDZ), partito nazionalista fondato da Franjo Tuđman. Divenne in seguito primo ministro della Croazia e, come membro rappresentante della Croazia, ultimo Presidente (30 giugno - 5 dicembre 1991) della Presidenza collegiale della Jugoslavia socialista.

Nel 1992 venne eletto Presidente del Parlamento Croato (Sabor). Non condividendo la politica del Presidente Tuđman, nel 1994 uscì assieme ad altri espondenti del partito dall'HDZ e formò il Partito dei Democratici Indipendenti (HND). Nel 1997 la maggior parte degli iscritti dell'HND, compreso Mesić, decisero di entrare a far parte del Partito Popolare Croato - Liberal Democratici (HNS), appartenente al centro-sinistra croato.

Gli anni sessanta e settanta[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essersi diplomato al ginnasio di Požega, Stjepan Mesić (molto noto anche con il nome abbreviato di Stipe) si laureò presso la Facoltà di Legge dell'Università di Zagabria. Mesić lavorò come direttore degli affari generali dell'azienda croata Univerzal, ruolo che naturalmente richiedeva l'adesione alla politica della Lega dei Comunisti Jugoslavi. Nel 1966 si presentò come indipendente alle elezioni municipali, battendo due candidati sostenuti dalla Lega dei Comunisti e dall'Unione Socialista dei Lavoratori.

Nel 1967 divenne sindaco di Orahovica e membro del parlamento croato. Come sindaco Stipe Mesić tentò di costruire a Orahovica la prima fabbrica completamente privata della Jugoslavia, introducendo quindi il sistema di produzione capitalistico, ma venne fermato da Tito perché il progetto era palesemente contrario alla costituzione e alla politica economica jugoslava dell'autogestione.

Nel 1967, quando un gruppo di linguisti pubblicò una dichiarazione sulla natura e l'assoluta autonomia della lingua croata rispetto al serbo, Mesić denunciò pubblicamente il gruppo di studiosi come contrari ai principi fondanti dell'unità jugoslava e sostenne la loro condanna penale. Nel 1971 egli sostenne tuttavia il movimento della Primavera Croata (Hrvatsko proljeće), che lottava per una maggior decentramento dei poteri, il riconoscimento della lingua croata ed una politica economica autonoma, ma che arrivava anche a chiedere per la Croazia la costituzione di una banca centrale autonoma e il controllo di tutte le entrate fiscali nazionali.

Per il coinvolgimento in questo movimento, il governo lo accusò di "atti di propaganda nemica". Malgrado solo 5 dei 55 testimoni sentiti al suo processo si fossero pronunciati contro di lui, Mesić venne condannato ad un anno e due mesi di prigione. Dopo la sentenza d'appello, venne incarcerato nel 1975 per un anno presso il penitenziario di Stara Gradiška.

Gli anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Mesić venne eletto nuovamente al parlamento croato nel 1990, come candidato della Comunità Democratica Croata (HDZ), partito di destra e anti-comunista. Divenne segretario generale dell'HDZ e in seguito primo ministro della Croazia, ruolo che svolse tra il maggio e l'agosto del 1990. Designato rappresentate croato presso la Presidenza collegiale jugoslava, egli si dimise da premier, assumendo la vice-presidenza della Jugoslavia.

La Presidenza era assegnata a rotazione annuale a uno degli otto rappresentanti delle sei repubbliche e delle due province autonome jugoslave. Quando, secondo la costituzione, Mesić doveva assumere il ruolo di Presidente (e dunque anche di comandante dell'esercito jugoslavo), il membro serbo e presidente uscente Borisav Jović sostenne che la decisione doveva essere messa ai voti tra i membri della Presidenza.

Quattro rappresentanti (controllati dalla Serbia di Slobodan Milošević) si opposero a Mesić (Serbia, Montenegro, Voivodina, Kosovo), mentre quattro erano a favore (Croazia, Slovenia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia). Si raggiunse dunque una situazione di stallo e di incostituzionalità, risolta solo con l'intervento della Comunità Economica Europea, che obbligò Jović a lasciare la presidenza a Mesić. Ma per l'unità jugoslava era troppo tardi: era ormai iniziata la guerra fra le diverse etnie della Federazione.

Mesić, che pur inizialmente credeva e sperava nella possibilità di una Jugoslavia unita (al contrario di Tuđman) seppure in forme confederali da ridiscutere fra le diverse repubbliche, si dimetterà da Presidente della Jugoslavia il 5 dicembre 1991, dichiarando che la Jugoslavia non esisteva evidentemente più.

Nel 1994 uscì dall'HDZ di Tuđman, criticandone il nazionalismo e l'autoritarismo, nonché l'intervento militare croato nella guerra in Bosnia ed Erzegovina (Mesić accusò Tuđman di voler spartire la repubblica con la Serbia di Milošević, negandone il diritto all'esistenza). Egli criticò inoltre le frettolose e poco chiare privatizzazioni seguite alla secessione del Paese e il ruolo dilagante della criminalità nell'economia croata durante il conflitto serbo-croato. Formò il nuovo partito HND (Partito dei Democratici Indipendenti), per poi entrare nel Partito Popolare Croato (1997).

Presidente della Croazia[modifica | modifica wikitesto]

Fu eletto Presidente della Croazia dopo il secondo turno delle elezioni presidenziali (2000), sconfiggendo Dražen Budiša del Partito Liberale Sociale Croato (HSLS). Mesić era sostenuto al ballottaggio anche dal Partito Liberale Croato (LS), dal Partito Rurale Croato (HSS) e dal partito regionale e autonomista istriano Istarski Demokratski Sabor/Dieta Democratica Istriana (IDS-DDI). Mesić condannò pesantemente l'operato del predecessore Tuđman, in particolare in relazione alle politiche nazionaliste e autoritarie, all'isolamento internazionale del Paese, alla mancanza di libertà nei mass media nazionali, nonché alla cattive condizioni economiche in cui era sprofondata la nazione.

Egli adottò un approccio maggiormente liberale, aprendo la Croazia agli investimenti stranieri. Nel settembre del 2000 pensionò anticipatamente sette generali attivi dell'Esercito Croato che avevano scritto due lettere aperte all'opinione pubblica, accusando il governo socialdemocratico di Ivica Račan di "condurre una campagna per la criminalizzazione della guerra patriottica e di denigrare l'esercito". Mesić sostenne che esponenti militari non potevano scrivere lettere all'opinione pubblica, in particolare esprimendo opinioni politiche sull'operato del governo, senza l'assenso del comandante in capo dell'esercito. L'opposizione dell'HDZ criticò l'operato di Mesić, sostenendo che il Presidente metteva in pericolo la sicurezza nazionale. In seguito, per motivazioni simili, Mesić pensionerà altri quattro generali.

Mesić ha testimoniato[1] al Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia, che ha visto coinvolti membri dell'Esercito Croato durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina. La destra croata ha criticato la testimonianza, accusando il Presidente di "tradimento". Attivo in politica estera, Mesić ha sempre sostenuto le ambizioni croate di entrare a far parte dell'Unione europea e della NATO. Si è opposto alla campagna militare americana contro l'Iraq di Saddam Hussein, essendo essa priva del mandato dell'ONU.

Ha stabilito relazioni diplomatiche con la Libia di Gheddafi, visitando più volte il Paese in dissenso con la diplomazia di USA e Regno Unito. Dopo le elezioni legislative del 2003, che videro la sconfitta del Socialdemocratici di Racan e la vittoria della'HDZ di Ivo Sanader (che lo stesso Sanader aveva portato su posizioni decisamente più moderate e meno nazionaliste), si prevedevano problemi di "coabitazione" tra il Presidente di centro-sinistra e il governo conservatore. Tuttavia la situazione è rimasta serena, se non per qualche richiamo di Mesić al governo per la gestione della radio-televisione pubblica HRT.

Mesić è stato rieletto Presidente della Repubblica il 16 gennaio 2005, sconfiggendo al secondo turno con il 65% delle preferenze il candidato del centro-destra, la vice-premier Jadranka Kosor (HDZ). Il secondo e ultimo mandato presidenziale è scaduto nel gennaio 2010, succeduto da Ivo Josipović.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze croate[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce del Grand'Ordine del Re Tomislavo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce del Grand'Ordine del Re Tomislavo
— Zagabria, 11 luglio 2005[2]
Gran Maestro del Grand'Ordine della Regina Jelena - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro del Grand'Ordine della Regina Jelena
Gran Maestro del Grand'Ordine del Re Petar Krešimir IV - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro del Grand'Ordine del Re Petar Krešimir IV
Gran Maestro del Grand'Ordine del Re Dmitar Zvonimir - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro del Grand'Ordine del Re Dmitar Zvonimir
Gran Maestro dell'Ordine del Duca Trpimir - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Duca Trpimir
Gran Maestro dell'Ordine del Duca Branimir - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Duca Branimir
Gran Maestro dell'Ordine del Duca Domagoj - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Duca Domagoj
Gran Maestro dell'Ordine di Nikola Šubić Zrinski - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Nikola Šubić Zrinski
Gran Maestro dell'Ordine di Ban Jelačić - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Ban Jelačić
immagine del nastrino non ancora presente Gran Maestro dell'Ordine di Petar Zrinski e Fran Krsto Frankopan
Gran Maestro dell'Ordine di Ante Starčević - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Ante Starčević
immagine del nastrino non ancora presente Gran Maestro dell'Ordine di Stjepan Radić
Gran Maestro dell'Ordine della Danica Hrvatska - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Danica Hrvatska
Gran Maestro dell'Ordine della croce croata - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della croce croata
Gran Maestro dell'Ordine del trifoglio croato - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del trifoglio croato
Gran Maestro dell'Ordine del canneto croato - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del canneto croato

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Collare dell'Ordine della Stella di Romania (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine della Stella di Romania (Romania)
— 2000[3]
Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria)
— 2001
Membro di I Classe dell'Ordine della Doppia Croce Bianca (Slovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine della Doppia Croce Bianca (Slovacchia)
— 2001
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia)
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— Roma, 5 ottobre 2001[4]
Gran Croce con Collare dell'Ordine al Merito della Repubblica ungherese (Ungheria) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce con Collare dell'Ordine al Merito della Repubblica ungherese (Ungheria)
— 2002
Medaglia per il giubileo dei 60 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945 (Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il giubileo dei 60 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945 (Russia)
— marzo 2005
Compagno d'Onore Onorario dell'Ordine Nazionale al Merito (Malta) - nastrino per uniforme ordinaria Compagno d'Onore Onorario dell'Ordine Nazionale al Merito (Malta)
— 26 ottobre 2006
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Carlo (Monaco) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Carlo (Monaco)
— 16 aprile 2009[5]
Ordine dell'Amicizia di I Classe (Kazakistan) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dell'Amicizia di I Classe (Kazakistan)
Commendatore di Gran Croce con Collare dell'Ordine delle Tre Stelle (Lettonia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di Gran Croce con Collare dell'Ordine delle Tre Stelle (Lettonia)
Medaglia di Puškin (Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Puškin (Russia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Croazia: il testimone è Mesić da Osservatorio sui Balcani, 01.02.2006
  2. ^ (HR) Odluka o odlikovanju Predsjednika Republike Hrvatske Stjepana Mesića, Narodne novine, 11 luglio 2005. URL consultato il 6 novembre 2010.
  3. ^ Tabella degli insigniti
  4. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato. URL consultato il 28 maggio 2011.
  5. ^ n°2164 of 16th April 2009

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente della Croazia Successore Flag of Croatia.svg
Franjo Tuđman 18 febbraio 2000 - 18 febbraio 2010 Ivo Josipović

Controllo di autorità VIAF: 98053274 LCCN: n93037122