Site Rigel

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Site Rigel
Panoramica della zona "americana", con in evidenza i due bunker
Panoramica della zona "americana", con in evidenza i due bunker
Stato Italia Italia
Stato attuale abbandonata
Città Naz-Sciaves
Coordinate 46°45′35.4″N 11°40′30.08″E / 46.759833°N 11.675022°E46.759833; 11.675022Coordinate: 46°45′35.4″N 11°40′30.08″E / 46.759833°N 11.675022°E46.759833; 11.675022
Informazioni generali
Tipo Sito di stoccaggio armamento nucleare
Utilizzatore Esercito italiano e US Army
Termine funzione strategica luglio 1983
Inizio costruzione 1966
Termine costruzione 1967
Armamento Granate, testate e mine nucleari
Condizione attuale abbandono ma in via di riqualificazione
Proprietario attuale Comune di Naz-Sciaves

[senza fonte]

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Site Rigel è stato il nome di una installazione militare statunitense-italiana situata nel territorio comunale di Naz-Sciaves nei pressi della città di Bressanone, in Alto Adige.

Il sito fu utilizzato dal 1967 circa fino al luglio 1983 come deposito di "munizioni speciali" (sinonimo per munizioni nucleari) dell'Esercito statunitense destinate in caso di conflitto con il Patto di Varsavia all'impiego da parte di reparti di artiglieria italiani, stanziati a Elvas presso la caserma Giovanni Ruazzi e appartenenti alla 3ª Brigata missili "Aquileia", contro un'invasione nemica attraverso il passo del Brennero o la Val Pusteria tramite il varco di Prato alla Drava-Versciaco.

A questo sito fu dato il nome in codice "Rigel".[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Torretta ovest
Torretta est

L'area fu istituita nel 1967 circa in base agli accordi segreti stipulati precedentemente tra il governo italiano e quello statunitense riguardanti l'impiego di armamento nucleare. Il sito che si estendeva su 10,6 ettari di terreno era suddiviso in due parti; a ovest si trovava la zona "italiana", mentre a est si trovava quella soggetta all'amministrazione americana, una zona enclave di 10,6 ettari, dove neanche i fanti potevano accedere. I soldati americani erano sempre presenti a turno all'interno della zona "bunker" americana. Vi accedevano dopo il doppio controllo all'accesso dei fanti. Il corpo di guardia principale autorizzava l'ingresso e avvisava chi era in polveriera dell'imminente arrivo americano. Una volta entrati c'era da superare il controllo interno americano all'ultimo cancello di accesso alla zona bunker americana. Qui la sicurezza era affidata al 11th US army field artillery detachment appartenente al 559° US artillery group, mentre la supervisione al sito era affidata al 559th US Army Artillery Detachment.[2] Il complesso sorge a poco meno di due chilometri dalla caserma "Giovanni Ruazzi" di Elvas, dove dal 1 ottobre 1975 era stanziato il 1º Gruppo artiglieria pesante "Adige" (gemello del 9º Gruppo artiglieria pesante "Rovigo"), stanziato a Verona, della 3ª Brigata missili "Aquileia", un'unità dell'esercito italiano a capacità nucleare. Fino al 1983 i fanti della 4ª Compagnia Fucilieri aggregati al 1º Gruppo artiglieria pesante "Adige" ma con linea di comando direttamente dipendenti dal Comando della 3ª Brigata missili "Aquileia" con sede a Portogruaro, furono la sola forza di guardia dell'intero deposito "Rigel" situato e mimetizzato su un altopiano quotidianamente sorvolato anche dai nostri caccia intercettori.

Le quattro Compagnie "Fucilieri di Sicurezza", in totale una forza di circa venticinque Ufficiali e meno di settecento fanti, erano responsabili ed uniche incaricate della sicurezza dei quattro depositi ad armamento nucleare della "Brigata Missili", il loro addestramento prevedeva anche la conoscenza delle tecniche di scorta agli automezzi in movimento, quindi a loro era affidata anche la sicurezza sia delle autocolonne in movimento, durante le missioni per trasferimento e lancio dei missili, che delle postazioni nelle fasi di prelancio e lancio. I fanti erano truppe di leva obbligatoria formate da ragazzi chiamati alla leva ordinaria, non erano corpi formati da truppe volontarie come nei paracadutisti, soldati ad altissima specializzazione, però a loro l'esercito chiedeva ed otteneva comunque attraverso un duro addestramento risultati certamente non inferiori ai corpi formati da volontari.

La sicurezza perimetrale esterna del sito era sotto l'esclusiva responsabilità dei carabinieri della Brigata i quali quotidianamente ad orari prestabiliti anche con la jeep in dotazione ne verificavano lo stato di sicurezza perlustrando il perimetro e le zone adiacenti. I carabinieri avevano una sede logisticamente completamente indipendente anche all'interno del corpo di guardia principale. Il corpo di guardia principale della polveriera, ospitava le due squadre di guardia smontanti, i fanti responsabili della sicurezza del sito erano circa cento suddivisi in quattro squadre armate di F.A.L e M.G., pronti, in caso di allarme, a posizionarsi anche in postazioni mimetizzate interrate situate tra la recinzione esterna e quella interna, dei depositi USA e quello Nazionale. Il capannone denominato zona di deposito munizioni "Nazionale" conteneva dal centro fino al suo perimetro interno, stivato su file multiple e in piani multipli, un'importante quantitativo di munizionamento Made in U.S.A di granate e spolette per obice. Le postazioni fisse, murate e interrate, coperte da una botola in ferro, distribuite lungo tutto il perimetro del sito Rigel, erano pronte per accogliere in contrattacco difensivo di consolidamento una squadra di pronto intervento dotata dei fucili mitragliori in dotazione M.G.. Queste postazioni fisse erano posizionate in modo da dare completa e continua copertura di fuoco da mitragliatrice M.G. in tutto il perimetro del sito.

Il comando del sito era affidato ad un ufficiale di complemento, un sottotenente, proveniente dalla "Scuola di Fanteria" di Cesano Roma, specializzazione "Fanteria d'Assalto Motorizzata", fino all'estate del 1981 non erano ancora in funzione le nuove altane di cui una con sotto gli alloggi per le squadre di guardia. Gli ufficiali di complemento facevano turni di guardia settimanali, le varie esercitazioni NATO, monte Romano, SETAF ecc. erano complementari anche a due turni di polveriera settimanale per mese senza mai potersi allontanare dal sito. Già dal giorno successivo al rientro in caserma, dalle esercitazioni con forze militari Internazionali della NATO, i fanti erano squadre montanti presso il sito"Rigel". Le consegne per il cambio guardia tra ufficiale montante e smontante era fissato il venerdì mattina al Corpo di Guardia principale e ricevevano il cambio solo la settimana successiva sempre di venerdì mattina. I fanti coordinati anche dai caporal maggiori e dai caporali facevano turni di quindici giorni, alternando un giorno di guardia al deposito ed un giorno al corpo di guardia principale a disposizione per l'addestramento sulle tecniche di difesa del sito a secondo dei tipi di attacco previsti, su come le squadre dovevano comportarsi in situazioni di pericolo e nelle fasi di accesso, scorta degli automezzi e uscita dal sito per missioni di addestramento simulativo. I tempi di addestramento per smontare un M.G. e rimontarlo erano sotto un minuto, e questo erano in grado di farlo anche al buio, nelle esercitazioni per allarmi simulati ogni squadra di tre, quattro fanti era dotata di M.G., F.A.L., giubbotti antiproiettile e radio ricetrasmittente.

Al corpo di guardia principale, nel locale della guardia che controllava la strada d'ingresso che conduceva alla polveriera, c'era nella cassaforte, riservata all'ufficiale in servizio, una busta sigillata con ceralacca contenente le disposizioni d'emergenza da eseguire per comunicare in codice e in sicurezza anche con la sala Comando Operativa della 3ª Brigata Missili "Aquileia", solo l'ufficiale era autorizzato alla lettura delle disposizioni da attuare in base ai vari gradi di allarme comunicati, solo lui conosceva la combinazione per l'apertura della cassaforte e faceva uscire i presenti in stanza prima di aprire la cassaforte.

Spesso d'inverno le temperature erano sotto i venti gradi e i fanti di guardia alle garitte, con elmetto, F.A.L. e giubbotti antiproiettile, per potere meglio resistere al freddo e ad eventuali attacchi spezzavano i loro turni di guardia in cicli di trenta minuti, poi si davano un nuovo cambio. Nella caserma "Ruazzi" degli anni ottanta ne tra gli ufficiali, ne tra i fanti, risultava esserci stata la presenza di soldati altoatesini a difesa del sito "Rigel".

L'area[modifica | modifica wikitesto]

Panorama della base

Il corpo di guardia principale, ora completamente demolito, era posto sulla strada provinciale Naz-sciaves per controllare la strada d'accesso al deposito, ed ospitava le due squadre di guardia smontanti di circa cinquanta fanti, ed era così suddiviso: all'ingresso a sinistra l'ufficio del comandante di servizio in cui era posto un apparecchio radio ricetrasmittente, a destra il locale della guardia alla strada d'accesso alla polveriera, in cui erano installati gli apparecchi telefonici con linee dirette alla Casema Ruazzi, ai due corpi di guardia interni al deposito e una linea diretta con la sala comando operativa della 3ª Brigata Missili "Aquileia". Poi due camerate, in una vi alloggiavano i caporali e caporal maggiori ed in quella più ampia i fanti, una cameretta singola con i servizi per l'ufficiale, la sala refettorio, il locale cucina ed i servizi igienici della truppa, attraverso una scala interna si accedeva nel seminterrato dove c'era lo spaccio e l'armeria in cui vi erano custodite armi e munizioni, dal retro si accedeva al locale gruppi elettrogeni e caldaie, sul davanti sotto il refettorio postazione fissa di controllo a supporto sicurezza di chi si avvicinava alla sbarra per effettuare il controllo dei pass di accesso, e scaletta per accedere al locale controllo e gestione pompe antincendio, nella parte retrostante c'era un cortile, utilizzato per lezioni all'aperto di addestramento, manutenzione e ordinaria pulizia delle armi, che divideva il Corpo di Guardia principale dagli alloggi dei Carabinieri, infine un'altana per la guardia notturna con una torre riserva acqua per sistemi antincedio.

Interno della torretta ovest

Al deposito si accede da una stradina asfaltata in leggera salita (che fianceggiava il corpo di guardia all'epoca chiusa da una sbarra) dalla statale Naz-Sciaves che porta dopo circa 200 metri al cancello di una prima recinzione. Superato il cancello si trova una sbarra e la garitta nº 5 (ora demolita) alla sinistra, dietro la zona scarico e carico armi, a sinistra un campo da calcio e a fianco c'era il deposito "italiano" chiamato polveriera nazionale. Composto da un corpo di guardia e il deposito, un capannone circondato da una doppia recinzione a rete spinata con quattro garitte a vista agli angoli. Mentre a destra dell'ingresso principale, la parte "americana", denominata anche come polveriera NATO, era circondata con doppia rete di recinzione con passaggio interno per i cambi guardia alle garitte. Tutte le reti avevano lungo tutti i perimetri speciali volumi circolari spinati posizionati in alto e sistemi di sicurezza per l'ancoraggio della medesima al terreno, al fine di evitare facili intrusioni. Un camminamento interno alle reti univa le quattro garitte che anche a vista si autocontrollavano, demolite nel 1981 perché sostituite da due torri d'osservazione, il nuovo corpo di guardia aveva oltre a un cancello d'ingresso e un tornello d'accesso un collegamento diretto, con scala interna, alla prima blindata torre di guardia.

L'area all'interno, chiamata area d'esclusione in cui potevano accedere previa segnalazione al corpo di guardia solo militari americani, gl'ingressi di due bunker detti igloo mascherati da un terrapieno, denominati Indio e Juliette, più rampe missilistiche a corta e lunga gittata che potevano servire, ad esempio, al crollo del ponte Europa nei pressi di Innsbruck in Tirolo, nel caso di un'offensiva del Patto di Varsavia. I missili custoditi erano di tipo MGR-1 "Honest John", ovvero un missile balistico tattico, che può alloggiare armi di tipo convenzionale ma anche di tipo nucleare, di massa compresa tra i 2040 e i 2720 kg e gittata tra i 7 e i 48 km. Nel 1975 i missili "Honest John" con le loro testate vennero sostituiti dai missili MGM-52 Lance.[3] La tecnica costruttiva dei due "igloo", il loro particolare posizionamento, le altezze delle strutture anche contrapposte sul terreno, insieme ai lunghi terrapieni di accompagno erano studiati per attuire ipotetiche onde d'urto create dalle esplosioni nucleari in caso di attacco nemico con obiettivo probabilmente approssivamente colpito.

La chiusura[modifica | modifica wikitesto]

Panorama della zona "americana"

La base NATO aperta agli inizi degli anni sessanta, fu chiusa il 31 luglio 1983, gli americani smobilitarono, portandosi via il loro materiale con molteplici viaggi di elicotteri. Nello stesso anno anche il 1º Gruppo artiglieria pesante "Adige" smobilitò, vi subetrò un gruppo di artiglieria da montagna. Il deposito italiano chiuse definitivamente verso la fine degli anni ottanta, ma gli alpini venivano saltuariamente a controllare l'area fino al primo febbraio 2002, quando anche il reggimento logistico alpino fu trasferito e la caserma Ruazzi chiuse i battenti. In seguito l'area venne anche sdemanializzata.[3]

Le proteste[modifica | modifica wikitesto]

Molte furono le proteste dei locali durante quegli anni, in una delle quali intervenne anche il futuro presidente della provincia Luis Durnwalder. Quando qualcuno si avvicinava troppo, fungaioli, semplici curiosi o proprietari delle terre confinanti, questi venivano segnalati dai fanti di guardia all'ufficiale il quale prima valutava la situazione e poi se lo riteneva opportuno chiedeva l'intervento dei carabinieri per controllare ed interrogare chi restava troppo nei pressi della base; a volte è capitato, nei turni di guardia notturni, che i fanti, per sicurezza, se vedevano avvicinarsi troppo le persone alla recinzione esterna sparassero dei colpi in aria di avvertimento.[3] Per motivi di sicurezza nelle terre confinanti con il sito "Rigel" vi dovevano essere colture di bassa altezza per garantire visibilità in profondità; non vi potevano essere coltivati i meleti tipici del luogo in quanto toglievano visibilità e costituivano supporto difensivo per chi desiderava avvicinarsi al sito. Questo condizionò negativamente i rapporti tra militari e locali, creando un clima di legittima diffidenza a volte al limite dell'ostile.

Nel settembre 1992 sono stati svolti dal laboratorio provinciale di chimica del dottor Luigi Minach degli accertamenti attorno al perimetro della base per controllare i livelli di radioattività ed eventuali tracce di presenze di plutonio; l'attuale sindaco del comune Peter Gasser ha richiesto ulteriori analisi, anche all'interno della base, dato che dal 2002 è accessibile.[3]

Usi futuri[modifica | modifica wikitesto]

Dato che dal 2010 l'area è nelle mani della provincia, il sindaco dei paesi Peter Gasser ha deciso di trasformare tale area in un parco di divertimento, con la realizzazione di laghi balneabili e zone verdi. Dapprima vi è stato un concorso a cui hanno partecipato 20 studenti dell'Università di Architettura e Ingegneria di Francoforte seguiti dai professori Wolfgang Dunkelau e Jean Heemskerk, che hanno sviluppato ben 12 lavori. Sempre dalle idee del sindaco si propongono due percorsi didattici, uno sulla mela e l'altro sulla guerra fredda.[4]

Le armi presenti nel Site Rigel[modifica | modifica wikitesto]

Esempio di missile MGR-1 "Honest John", presso la scuola di artiglieria di Bracciano nel 1966
Esempio di MGM-52 Lance nel 1967

Nel deposito si sono succedute nel tempo diverse tipologie di granate di artiglieria, testate missilistiche e altri ordigni nucleari.

Mine nucleari[modifica | modifica wikitesto]

Si trattava di mine terrestri di potenza estremamente variabile, da 0,1 a 15 kilotoni, e di peso contenuto ad una ventina di kg. Denominate "ADM" (Atomic Demolition Munition) o SADM (Special Atomic Demolition Munition), potevano essere trasportate da uomini o da paracadutisti, e sarebbero state usate per bloccare il transito nei colli di bottiglia dei passi alpini di Resia, Brennero o Prato alla Drava-Versciaco. Uno studio dell'analista statunitense William M. Arkin del 1989 stimava in 24 ordigni la consistenza di queste armi nei depositi italiani. Le prime vennero consegnate intorno al 1963. Periodiche erano le esercitazioni tra elementi di paracadutisti italiani e artiglieri statunitensi.

Proiettili di artiglieria[modifica | modifica wikitesto]

Una parte importante delle armi presenti nel deposito fu sempre rappresentata dalle granate atomiche per i reparti di artiglieria, prevalentemente italiani, dotati di doppia capacità convenzionale/nucleare. Le granate nucleari, come tutte le armi statunitensi di questo tipo che avrebbero potuto essere usate da reparti dell'Esercito Italiano, erano impiegabili sotto il cosiddetto regime della "doppia chiave", cioè i circuiti si attivavano solo se entrambe le chiavi, una in possesso degli italiani e una in mano americana, venivano inserite. Il loro impiego doveva essere autorizzato congiuntamente sia dal Governo statunitense che da quello italiano. Le granate presenti al Rigel furono quasi certamente dei calibri da 203 mm per gli obici in dotazione al 1º Gruppo artiglieria pesante "Adige" della 3ª Brigata missili "Aquileia" dell'Esercito italiano.

Testate per missili superficie-superficie[modifica | modifica wikitesto]

Nel Site Rigel venivano custodite fino al 1975 anche alcune delle testate nucleari e convenzionali che sarebbero state impiegate con i missili superficie-superficie MGR-1 "Honest John", poi sostituiti dai missili Lance, in dotazione alla Brigata missili.

Altri depositi "speciali" per le forze terrestri[modifica | modifica wikitesto]

Le munizioni nucleari destinate ad equipaggiare le unità con doppia capacità dell'Esercito Italiano erano custodite oltre che presso il Site Pluto di Longare a Vicenza, che era totalmente sotto il controllo statunitense e fungeva da riserva strategica di teatro oltre che da punto di transito e manutenzione delle testate, anche presso alcuni depositi dell'Esercito Italiano sorvegliati anche da reparti statunitensi. Questi depositi, tutti nel nord-est Italia, si trovavano in prossimità delle caserme che ospitavano i reparti operativi della 3ª Brigata missili "Aquileia" dotati delle artiglierie o dei missili con capacità nucleare, ovvero pronte all'immediato impiego:

Successivamente, in fase di riorganizzazione, tutto il munizionamento fu riunito nel solo deposito Site Pluto, ad eccezione del Site Algol che fu mantenuto operativo fino al 1992.

Un caso di spionaggio[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un testimone dell'epoca, l'allora capitano James Warren Lieblang dal New Jersey, nella base ospitava 44 ordigni nucleari basate sul plutonio.[3]

Lui stesso si trovava nei pressi della base il 23 luglio 1972, all'epoca ufficiale dell'esercito americano, passato dall'altra parte della cortina di ferro, ovvero una spia pagata dall'URSS. Fu trovato dal controspionaggio italiano nei pressi della base a bordo della sua macchina, con una macchina fotografica ed altri documenti definiti compromettenti e di notevole importanza dalla procura ma successivamente fu scagionato da ogni accusa[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Eugenio Melandri, Stefano Semenzato: "Bella Italia, armate sponde", edizioni Irene, Roma 1992
  2. ^ Site Rigel su wikimapia
  3. ^ a b c d e f Paolo Cagnan, "I segreti dell'ex base Nato di Sciaves", sul Altoadige, il 7 agosto 2011
  4. ^ Un parco ludico nell'ex base Nato - Articolo di Tiziana Campagnoli sull'Altoadige del 6 agosto 2011

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Cagnan, "I segreti dell'ex base Nato di Sciaves", sul Altoadige, il 7 agosto 2011
  • Julia Wiegand, "La guerra fredda in Alto Adige? La base della NATO a Naz-Sciaves", documentario di 27 minuti, 2008. Regia di Greta Mentzel, produzione Miramonte Film, Bolzano, Italy

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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