Scipione Borghese (principe)

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Scipione Borghese a sinistra durante il raid Pechino-Parigi

Scipione Borghese (Migliarino, 11 febbraio 1871Firenze, 15 marzo 1927) è stato un viaggiatore, pilota automobilistico e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Luigi Marcantonio Francesco Rodolfo Scipione Borghese, X principe di Sulmona, nacque l'11 febbraio 1871 a Castello di Migliarino dal principe Paolo (1845-1920) e dalla contessa Ilona Apponyi (1848-1914). Terminati gli studi in scienze fisiche e matematiche a Roma, uscì dall’Accademia militare di Torino col grado di sottotenente di artiglieria nel 1892.

Subentrato al padre nella conduzione degli affari di famiglia, contribuì alla creazione del Consorzio agrario cooperativo della riviera bresciana del lago di Garda, dove la famiglia possedeva una tenuta, e investì nel rinnovamento del porto di Genova. Fu anche consigliere della Società per gli studi della malaria, fondata nel 1898, e promotore delle bonifiche nell'Agro romano (la famiglia possedeva un’altra tenuta nei pressi del Lago di Albano).

Prese parte alla vita polita del suo tempo, con l'elezione a deputato per il collegio di Albano Laziale nella XXII e XXIII legislatura, dal 1904 al 1913[1], per il Partito Radicale. Inoltre, fondò insieme a Enrico De Marinis la rivista Lo Spettatore (1905-1908).

Fu instancabile e curioso viaggiatore, esploratore ed alpinista. Nel 1900 aveva compiuto un viaggio in Asia dal Golfo Persico al Pacifico, visitando Siria, Mesopotamia e Persia[2]. Successivamente compì anche un viaggio in cui attraversò la Cina.

L'impresa per cui passò alla storia fu la vittoriosa partecipazione al raid Pechino-Parigi del 1907 insieme al suo chauffeur e meccanico di fiducia Ettore Guizzardi e al celebre giornalista Luigi Barzini senior, inviato del Corriere della Sera, a bordo di un'automobile Itala.

Nel 1912 prese parte alla guerra di Libia e nella Prima guerra mondiale si arruolò volontario arrivando al grado di tenente colonnello e ricevendo una medaglia di argento e una di bronzo al valor militare e due croci di guerra.

Il principe Scipione Borghese morì il 15 marzo 1927 a Firenze.

Il raid Pechino-Parigi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1907 il giornale francese Le Matin indisse la gara automobilistica Pechino-Parigi con lo scopo di dimostrare la validità dell'automobile quale mezzo di spostamento anche per le grandi distanze, capace di fare concorrenza a treno e transatlantico.

Il principe Scipione Borghese fu l'unico partecipante italiano, iscrivendosi con una vettura Itala 35/45HP, condotta da Ettore Guizzardi, suo autista di fiducia. Il Corriere della Sera concordò col principe che Luigi Barzini senior, all'epoca già noto inviato di guerra, si unisse all'equipaggio per testimoniare gli avvenimenti coi suoi reportage.

La partenza venne fissata per il 10 giugno alle ore 8. Dei numerosi iscritti solo cinque vetture si presentarono effettivamente a Pechino per prendere parte all'evento e fin dal primo giorno l'equipaggio italiano si distinse per la superiorità tecnica e organizzativa.

Forte dell'esperienza maturata nei suoi recenti viaggi in Asia, il principe Borghese fu meticoloso nella preparazione della spedizione: la puntuale distribuzione di rifornimenti di benzina e olio che egli organizzò lungo tutto il percorso fu uno dei punti forza del vittorioso equipaggio italiano. Altre sue intuizioni – ad esempio sostituire i parafanghi della vettura con assi da utilizzare come rampe in caso di fango e ostacoli, o montare, a differenza delle auto di quell'epoca, pneumatici anteriori e posteriori delle medesime dimensioni, così da renderli intercambiabili e quindi ridurre le scorte – fecero la differenza rispetto agli altri concorrenti.

L’Itala attraversò aspre e sperdute regioni di Cina, Mongolia, Siberia e Russia, dove ancora le popolazioni locali non avevano visto un'automobile prima di allora, superando insabbiamenti e guadi, rotture e uscite di strada. Spesso si rese necessaria la perizia di Ettore Guizzardi e la manodopera dei contadini del luogo che guardavano incuriositi i tre italiani e il loro singolare veicolo, del quale cercavano dove si nascondesse il cavallo.

Luigi Barzini riuscì a inviare i propri pezzi quando trovava una stazione telegrafica e gli articoli così pubblicati sui quotidiani Corriere della Sera e Daily Telegraph creavano grande attesa nel pubblico dei lettori europei, ansioso di apprendere come i concorrenti procedevano e soprattutto come riuscivano a risolvere i loro quotidiani problemi, dando quindi grande notorietà all'evento.

L'arrivo a Parigi fu un vero trionfo. Al rientro in Italia, Barzini scrisse il celebre racconto La metà del mondo vista da un automobile. Da Pechino a Parigi in sessanta giorni, pubblicato nel 1908 contemporaneamente in undici lingue dall'editore Ulrico Hoepli, nella prefazione del quale Scipione Borghese elogia il fido Guizzardi, come l'elemento più importante all'interno del team, in quanto senza le sue approfondite competenze tecniche e la sua grande capacità d'improvvisazione davanti alle diverse rotture meccaniche, l’Itala verosimilmente non sarebbe mai arrivata al traguardo[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Scheda sul sito della Camera dei Deputati.
  2. ^ Scipione Borghese, In Asia: Siria, Eufrate, Babilonia, 1902.
  3. ^ Prefazione di Scipione Borghese al volume di Luigi Barzini La metà del mondo vista da un automobile. Da Pechino a Parigi in sessanta giorni, 1908.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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