Naresuan

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Naresuan il Grande
สมเด็จพระนเรศวรมหาราช
Statua di Naresuan che bagna la terra, a simbolo della dichiarazione di indipendenza.[1] Università Naresuan in Provincia di Phitsanulok
Statua di Naresuan che bagna la terra, a simbolo della dichiarazione di indipendenza.[1] Università Naresuan in Provincia di Phitsanulok
Re di Ayutthaya
In carica 1590-1605
Predecessore Maha Thammaracha
Successore Ekathotsarot
Nascita Phitsanulok, 1555
Morte fiume Saluen, 25 aprile 1605
Dinastia di Sukhothai
Padre Maha Thammaracha
Madre Wisutkasat
Religione Buddhismo Theravada

Re Naresuan il Grande, in lingua thai: สมเด็จพระนเรศวรมหาราช (RTGS: Somdet Phra Naresuan Maharat), conosciuto anche come Sanphet II e con il diminutivo Naret[2] (Phitsanulok, 1555Mong Hang, 25 aprile 1605), è stato il diciannovesimo sovrano del Regno di Ayutthaya, fondato nel 1350 da Ramathibodi I nell'odierna Thailandia. Divenne re nel 1590 alla morte del predecessore, il padre Maha Thammaracha, primo sovrano della Dinastia di Sukhothai. È venerato dai thailandesi come eroe nazionale per il ruolo che ebbe nella riconquista dell'indipendenza del Paese,[2] reso vassallo dai birmani della Dinastia di Toungoo dal 1564 al 1584. Riuscì nell'impresa quando era comandante dell'esercito del padre. Negli anni successivi guidò la rinascita di Ayutthaya, respinse diverse invasioni birmane ed espanse notevolmente il territorio del regno.[3]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Naresuan nacque nel 1555 durante il regno del nonno Maha Chakkraphat, ed era il figlio primogenito di Maha Thammaracha, un membro della casa reale dell'antico Regno di Sukhothai che era stato nominato governatore di Phitsanulok, re di Sukhothai e viceré di Ayutthaya per aver aiutato il suocero Maha Chakkraphat a salire al trono.[4] La madre era Wisutkasat, figlia del sovrano e della regina Suriyothai, le cui eroiche gesta avevano salvato Ayutthaya dalla capitolazione durante l'invasione birmana del 1549.

La sorella maggiore era la principessa Supankulayanee, Naresuan era il figlio maschio maggiore e quello minore era il principe Ekathotsarot, che sarebbe diventato il suo successore sul trono nel 1605. In qualità di primo figlio maschio del re di Phitsanulok, era il secondo nella linea di successione al trono di Ayutthaya. Crebbe fianco a fianco con il fratello Ekathotsarot, chiamato principe bianco per la pelle chiara e la gentilezza che lo distingueva. Naresuan era invece chiamato principe nero per la pelle scura, la sua stretta disciplina ed il temperamento vulcanico; sin da bambino dimostrò di avere un potere ed una saggezza fuori dal comune.[5]

Crisi dinastica di Ayutthaya[modifica | modifica sorgente]

Il Regno di Ayutthaya stava a quel tempo attraversando una grave crisi dinastica; dal 1533 al 1548 i quattro sovrani che erano saliti al trono furono tutti assassinati da membri della casa reale di Ayutthaya. Nello stesso periodo era salito al trono del Regno di Toungoo Tabinshwehti, il quale iniziò l'espansione che nel 1545 avrebbe riunificato la Birmania, trasformandola in una delle maggiori potenze militari del sudest asiatico e una grave minaccia per l'indebolito Siam.[6]

Durante il regno di Chairacha (1534-1546) vi erano stati i primi scontri tra i regni di Ayutthaya e di Toungoo.[7][8] Temendo che i birmani sconfinassero oltre il Saluen, Chairacha aveva istituito posti di guardia lungo le frontiere tra i due Stati.[9][10] Il sovrano fu assassinato nel 1546 da una delle sue consorti di rango minore, la principessa Sri Sudachan, dalla quale aveva avuto i principi Yot Fa e Sri Sin. Il trono fu assegnato a Yot Fa, che aveva a quel tempo undici anni, e la reggenza fu affidata alla stessa Sri Sudachan e a Thianracha, fratellastro di Chairacha.

Dopo qualche tempo vi furono attriti fra i due reggenti e Thianracha lasciò gli incarichi di Stato per entrare in monastero come monaco buddhista.[11][12] Sri Sudachan ed il proprio amante Worawongsa si impadronirono del trono uccidendo il giovane re Yot Fa nel 1548[11][13] e il trono fu affidato a Worawongsa, il cui regno durò solo alcune settimane.

Fu il principe Phiren Thorathep di Phitsanulok, alla guida di altri lealisti facenti parte del clan di Sukhothai, a pianificare l'assassinio dell'usurpatore dopo essersi assicurato che Thianracha fosse disponibile a diventare re. I cospiratori uccisero Worawongsa e la sua amante nei pressi di Ayutthaya,[7][14] prelevarono poi dal monastero Thianracha che venne acclamato sovrano con il nome regale Maha Chakkraphat. Si prese in carico la tutela del nipote Sri Sin e ricompensò con generosità i nobili che lo avevano posto sul trono. In particolare, diede in sposa la propria figlia Wisutkasat a Khun Phiren Thorathep, che fu nominato governatore di Phitsanulok con il nome regale Maha Thammaracha.[7]

Prima invasione birmana[modifica | modifica sorgente]

Informato sul periodo di crisi che stava attraversando Ayutthaya, il re birmano Tabinshwehti invase il Siam prendendo a pretesto degli scontri che si erano verificati lungo le frontiere tra i due Stati.[15] I siamesi avevano concentrato le difese nella capitale ed ingaggiarono battaglia nel febbraio del 1549. L'esercito uscì dalla città comandato da re Maha Chakkrraphat e parteciparono allo scontro anche la regina Suriyothai e la figlia principessa Boromdhilok. L'armata siamese raggiunse la colonna comandata dal viceré di Prome e, com'era consuetudine di quel tempo,[16] i due comandanti si affrontarono in un duello testa a testa sul dorso degli elefanti. Il re siamese fu salvato dall'eroico sacrificio della moglie Suriyothai, la nonna di Naresuan, che morì combattendo e permise all'esercito di ricomporsi e fare rientro in città.[17]

Il successivo assedio di Ayutthaya si protrasse fino a quando Tabinshwehti seppe che stava arrivando a supporto degli assediati un grosso esercito da Phitsanulok, comandato da Maha Thammaracha, e che nella capitale Pegu era in corso una ribellione dei mon. Diede l'ordine di ritirata, durante la quale i birmani tesero un'imboscata agli inseguitori e catturarono il principe Ramesuan, erede al trono di Ayutthaya, e lo stesso Maha Thammaracha, imponendo a Maha Chakkraphat di poter lasciare il Siam incolumi in cambio della riconsegna dei due principi.[7]

Il secondo impero birmano[modifica | modifica sorgente]

Per proteggere Ayutthaya da eventuali nuove invasioni, Maha Chakkraphat prese diversi accorgimenti e riorganizzò il sistema di chiamata alle armi. Diede inoltre ordine di catturare il maggior numero possibile di elefanti, considerati fondamentali per la guerra.[7] Al ritorno dalla campagna in Siam, il re birmano Tabinshwehti entrò in un grave periodo di crisi personale e ne approfittarono i popoli assoggettati in precedenza, le cui ribellioni frantumarono il regno. Il generale Bayinnaung assunse la reggenza e mentre combatteva per soffocare una rivolta lontano dalla capitale, una nuova ribellione dei mon di Pegu portò nel 1550 all'assassinio di Tabinshweti.[15] Bayinnaung riuscì a ristabilire un proprio regno nel 1551 nella vecchia capitale Toungoo.[6]

Al comando di Bayinnaung, che è stato definito il Napoleone della Birmania,[6] l'esercito di Toungoo divenne un'invincibile macchina da guerra. Nel giro di pochi anni fu nuovamente riunificato il paese, furono riprese Pegu, Prome, e Ava, vennero annessi i principati shan, fu conquistato il Regno Lanna, che perse per sempre l'indipendenza a 265 anni dalla fondazione,[7] e una parte del Regno di Chiang Hung. In virtù delle sue conquiste, Bayinnaung fu in grado di regnare su un largo impero, il più grande mai esistito nel sudest asiatico ed il secondo dei birmani tre secoli dopo la caduta del Regno di Pagan.

Seconda invasione birmana, conquista di Ayutthaya e deportazione di Naresuan e Ekathotsarot[modifica | modifica sorgente]

Tra i vari elefanti fatti catturare da Maha Chakkraphat ce n'era qualcuno bianco, considerato sacro nel sudest asiatico e simbolo di potere regale. Il pretesto per scatenare il secondo conflitto siamese-birmano fu il rifiuto del re siamese di cedere due di questi pachidermi sacri a Bayinnaung, che li aveva richiesti. Per questo motivo la seconda invasione birmana è passata alla storia anche come la "guerra dell'elefante bianco".[18]

Le operazioni presero il via nell'autunno del 1563 e furono facilitate dal fatto di partire da Chiang Mai, nonché dalle epidemie e dalla carestia che in quel periodo affliggevano la parte settentrionale del Regno di Ayutthaya. Furono conquistate con facilità le città del nord e Maha Thammaracha, constatata la superiorità nemica, consegnò nel gennaio del 1564 Phitsanulok al nemico e ingrossò l'esercito di Bayinnaung mettendogli a disposizione 70.000 uomini.[7] A titolo di garanzia dovette consegnare come ostaggi agli invasori i propri figli Naresuan e Ekathotsarot, che furono deportati a Pegu. Da quel momento Maha Thammaracha sarebbe rimasto per diversi anni un fedele vassallo dei birmani come re di Phitsanulok.[4]

Le truppe di Pegu giunsero ad Ayutthaya nel febbraio del 1564 ed iniziarono a bombardare la città. Vistosi perduto, Maha Chakkraphat scese a patti con Bayinnaung che, nella fretta di tornare in patria, acconsentì a ritirarsi imponendo pesanti condizioni. Ayutthaya diveniva uno Stato vassallo della Birmania e si impegnava a versare tributi annuali, venivano ceduti quattro elefanti bianchi ed era riconosciuto ai birmani il diritto di sfruttamento di Mergui, a quel tempo il maggiore porto della regione per volume di scambi commerciali. Furono deportati in Birmania alcuni membri della casa reale come ostaggi, tra questi vi fu sicuramente il principe Ramesuen e probabilmente lo stesso Maha Chakkraphat. Il trono di Ayutthaya fu dato a Mahinthra Thirat, figlio di Chakkraphat, che regnò come vassallo dei birmani.[7][19]

Il periodo trascorso a Pegu[modifica | modifica sorgente]

I due principi siamesi rimasero in cattività a Pegu per nove anni; Naresuan vi giunse quando aveva nove anni ed assimilò in fretta la cultura locale. Oltre a parlare fluentemente la lingua birmana, imparò a consumare il ed il paan, detto anche noce di betel, usanze che avrebbe in seguito reso popolari anche ad Ayutthaya quando divenne re.[20] Secondo una tradizione siamese, Naresuan fu allevato in quegli anni dal re Bayinnaung in persona, che lo accudì come un figlio e gli insegnò la strategia militare descritta dal cinese Sun Tzu nel trattato L'arte della guerra.[5]

Durante la lunga permanenza nella capitale birmana, si mise in mostra per le sue doti di guerriero e di stratega militare.[1] Lo storico birmano Htin Aung scrisse che in questo periodo Naresuan studiò, oltre alla strategia militare, le scienze politiche. Secondo alcuni studiosi, il modo in cui in seguito avrebbe condotto le truppe siamesi era tipico della tradizione militare birmana.[20]

Terza invasione birmana[modifica | modifica sorgente]

Negli anni successivi alla resa di Ayutthaya, i birmani attaccarono anche il Regno laotiano di Lan Xang, il cui re Setthathirat strinse un'alleanza con i siamesi in funzione anti-birmana. Nel 1567, l'esercito laotiano pose sotto assedio Phitsanulok,[21] coadiuvato da un contingente di Ayutthaya. Quando arrivarono 10.000 birmani di rinforzo, le truppe di Setthathirat finsero di ritirarsi e tesero un'imboscata decimando gli inseguitori.[21] Nell'aprile del 1568, Maha Chakkraphat ritornò sul trono e provò a impadronirsi di Phitsanulok, approfittando che Maha Thammaracha era in visita a Pegu.

La reazione birmana fu durissima, Bayinnaung tornò con un esercito ancora più grande di quello della precedente invasione e nel dicembre del 1568 fu nuovamente posta sotto assedio la capitale. Anche questa volta i birmani erano accompagnati dalle truppe di Phitsanulok e Chiang Mai. Maha Chakkraphat morì il mese successivo, mentre era in corso l'assedio, ed il trono fu nuovamente affidato a Mahinthra Thirat. Questi confermò la propria incapacità e diede l'incarico di organizzare le difese a Phraya Ram, il governatore di Kamphaeng Phet che si era rifugiato nella capitale. Nell'agosto del 1569 Ayutthaya fu espugnata per la prima volta nella sua storia, l'intera famiglia reale fu deportata a Pegu e Mahinthra Thirat morì durante il trasferimento.[7]

Regno di Maha Thammaracha[modifica | modifica sorgente]

Bayinnaung pose sul trono del Siam come vassallo Maha Thammaracha, conferendogli il nome regale Sanphet I, che fondò la Dinastia di Sukhothai, ponendo fine dopo due secoli alla Dinastia di Suphannaphum. Tra i primi provvedimenti presi da Bayinnaung vi fu lo smantellamento delle difese di Ayutthaya. Oltre alla famiglia reale, fu deportata anche la maggior parte della cittadinanza e nella capitale rimasero 10.000 abitanti,[4] contro i 150.000 del 1544.[7] Furono introdotti il calendario birmano e molte delle leggi in vigore a Pegu, basate sull'antico codice di comportamento delle leggi di Manu, da lungo tempo obsoleto in Siam ma ancora usato a quel tempo in Birmania.[4]

Invasioni cambogiane[modifica | modifica sorgente]

Come spesso era successo in passato, il sovrano della Cambogia cercò di approfittare della crisi di Ayutthaya. Pensando di poter saccheggiare con facilità la capitale priva di difese e di deportare un buon numero di prigionieri di guerra, ordinò l'attacco nel 1570. I siamesi respinsero l'esercito khmer dopo avergli inflitto pesanti perdite. Analogo esito ebbero altre invasioni cambogiane degli anni successivi. Malgrado i lutti e i disagi che comportarono, queste invasioni si rivelarono provvidenziali per i progetti di indipendenza siamesi. Diedero modo a Maha Thammaracha di ordinare la ricostituzione delle difese della città con il consenso di Bayinnaung, che in tal modo affidava ai siamesi la protezione dell'Impero birmano. Furono ricostruite le mura, scavati nuovi fossati ed acquistati cannoni dagli europei.[4]

Massima espansione dell'Impero di Toungoo, nel 1580

Ritorno di Naresuan e Ekathotsarot[modifica | modifica sorgente]

Maha Thammaracha propose a Bayinnaung la liberazione dei propri figli Naresuan e Ekathotsarot, che erano ostaggi dei birmani dall'invasione del 1564, in cambio della figlia, la principessa Supankanlaya. Il re birmano accettò l'offerta, la principessa siamese si sacrificò ad essere la sua concubina e i fratelli tornarono in patria nel 1571. Il primogenito Naresuan fu subito nominato viceré ed erede al trono con la carica di Uparat e, come da tradizione, gli fu assegnato il trono di Phitsanulok.

Alla morte di Setthathirat, nel 1574 Bayinnaung sferrò un nuovo attacco contro Lan Xang, che grazie all'abilità del defunto sovrano aveva conservato l'indipendenza respingendo diversi attacchi dei birmani. L'esercito di Ayutthaya fu reclutato per appoggiare l'invasione e partì alla volta di Vientiane capeggiato da Maha Thammaracha e Naresuan, mentre a Ekathotsarot fu affidata la reggenza della capitale. Lungo il tragitto, Naresuan contrasse il vaiolo e i siamesi si ritirarono, mentre i birmani riuscirono nell'intento, Con la conquista di Lan Xang, Bayinnaung ottenne la massima espansione territoriale del suo vasto impero, e fece deportare il re Sen Surintra e l'erede al trono No Keo Kuman.[4][21]

Nuove invasioni cambogiane[modifica | modifica sorgente]

Nel 1575 e nel 1578 si registrarono altre due invasioni cambogiane. Entrambe furono respinte, ma gli invasori riuscirono a portare con sé molti prigionieri, un evento negativo per il depopolato Siam di quegli anni. In entrambe le invasioni, Naresuan si distinse per il proprio coraggio, destando l'ammirazione e le preoccupazioni dei birmani. Fu in questo periodo che Maha Thammaracha iniziò a delegare ai figli, in particolar modo a Naresuan, le incombenze militari. Nel 1580, nuove fortificazioni furono erette ad Ayutthaya. Due anni dopo ebbe luogo una ribellione nel Siam orientale. I rivoltosi furono dispersi dopo l'uccisione del loro capo Yan Prajien, che si era asserragliato a Lopburi.

In quello stesso anno ci fu uno sconfinamento dei cambogiani, che si impadronirono di di Phetchaburi e si ritirarono con un gran numero di prigionieri. Nel 1582 penetrarono ancora in Siam, venendo respinti per l'ennesima volta. Le invasioni dei cambogiani e dei birmani, nonché i pesanti tributi che i siamesi dovevano pagare a questi ultimi, furono un disastro per l'economia del regno, anche per le deportazioni fatte dagli invasori che avevano lasciato Ayutthaya con pochissima forza lavoro.[4]

Morte di Bayinnaung, indipendenza siamese e prima vittoria contro i birmani[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre del 1581, re Bayinnaung morì mentre stava cercando di conquistare il Regno di Arakhan,[6] l'odierno Stato Rakhine. Il Regno di Toungoo fu affidato al figlio Nandabayin il quale, privo dell'abilità e del carisma del padre, vide in pochi anni disgregarsi l'immenso impero. Il nuovo sovrano invitò a rendergli omaggio i re vassalli e i governatori di tutte le parti dell'impero e da Ayutthaya fu inviato Naresuan. Mentre il principe siamese si trovava a Pegu, scoppiò una rivolta degli shan di Mueang Kum, e Nandabayin inviò un esercito di cui fecero parte anche Naresuan con le proprie truppe. Fu proprio grazie a Naresuan che venne domata la rivolta, ma ciò costituì motivo di attrito con l'erede al trono birmano. Al suo ritorno in Siam nel 1582, Naresuan si era convinto della debolezza dei birmani e cominciò a pianificare l'indipendenza di Ayutthaya, i preparativi per la guerra iniziarono l'anno successivo.[4]

Nel 1584 scoppiò una rivolta contro Nandabayin a Ava, ed il sovrano birmano chiamò nuovamente Naresuan a collaborare per sopprimerla. In realtà, l'invito di Nandabayin nascondeva un complotto per ucciderlo. Gli emissari inviati alla frontiera per riceverlo, rivelarono a Naresuan di essere venuti per assassinarlo. Subito il principe convocò tutti gli ufficiali siamesi e birmani presenti nella zona ed annunciò ufficialmente la rottura dell'alleanza tra Ayutthaya e Pegu. Lo storico annuncio fu dato nel maggio del 1584 a Mueang Khreng. Il principe siamese radunò a sé un gran numero di locali volontari, con i quali ingrandì il proprio esercito che marciò su Pegu. L'assedio ebbe inizio e subito dopo giunse la notizia che Nandabayin, con il grosso delle truppe, stava tornando vittorioso dalla spedizione contro Ava. Ciò rovinò i piani di Naresuan, che sperava di affrontare un esercito in rotta e ordinò di liberare i siamesi detenuti a Pegu, fare quanti più prigionieri di guerra fosse possibile e iniziare la ritirata. Le truppe che Nandabayin mandò ad inseguirlo, guidate dall'erede al trono, subirono una grande sconfitta lungo il fiume Sittaung, la prima subita dai birmani contro i siamesi dagli scontri di frontiera del 1534.[4]

Subito dopo, i birmani chiesero che venissero riconsegnati dei prigionieri shan fuggiti e rifugiatisi a Phitsanulok. Al rifiuto opposto da Naresuan, che confermò in tal modo l'indipendenza di Ayutthaya, Nandabayin spedì un nuovo esercito in Siam che fu respinto nella zona di Kamphaeng Phet. I governatori siamesi di Phichai e Sawankhalok, che si erano rifiutati di unire le proprie truppe a quelle di Ayutthaya, furono giustiziati.[4] Sempre nel 1584 giunse in Siam un gruppo di francescani, che costruirono una chiesa nel villaggio portoghese di Ayutthaya.[22]

Prima alleanza siamese-cambogiana e nuove vittorie contro i birmani[modifica | modifica sorgente]

Fu in questo periodo che ebbe luogo un evento epocale, il re di Cambogia si rese conto della ritrovata potenza dei siamesi ed offrì ad Ayutthaya un'alleanza in funzione anti-birmana, che fu accettata. Per la prima volta nella storia, gli eserciti khmer e quelli siamesi combatterono uniti. La prima occasione fu durante la nuova grande invasione del dicembre 1584, in previsione della quale Naresuan fece evacuare le città settentrionali e concentrò tutta la popolazione a difesa della capitale. Fu fatta terra bruciata sulla strada che i birmani avrebbero percorso, e furono portati ad Ayutthaya tutti i raccolti e quanto altro avrebbe potuto essere utile al nemico.[4]

Una prima armata birmana attaccò da ovest e il suo piano era di congiungersi ad Ayutthaya con la grossa armata proveniente da Chiang Mai. Il piano fallì, la prima armata giunse con largo anticipo e fu facilmente respinta oltre confine dall'agguerrito esercito di Ayutthaya. La seconda arrivò 15 giorni dopo e le numerose azioni di guerriglia siamesi la costrinsero a ritirarsi a Kamphaeng Phet, dove i suoi comandanti ricevettero ordini di prepararsi per una nuova campagna. Tre armate birmani si disposero in diverse zone in attesa della stagione propizia per il nuovo attacco. La prima di tali armate fu annientata nell'aprile del 1586, molti furono i prigionieri fatti dai siamesi ed i superstiti tornarono a Chiang Mai. Nel corso della battaglia vi furono scortesie tra Naresuan ed il generale a capo dell'esercito cambogiano, fratello del re, che portarono alla rottura dell'alleanza.

La nuova campagna dei birmani ebbe inizio nel novembre del 1586, e per la prima volta una delle sue armate fu guidata dal re Nandabayin in persona. Ancora una volta furono concentrate le difese ad Ayutthaya e fu lasciato agibile un corridoio a sud, verso il mare, rendendo deserte e inutilizzabili tutte le altre zone. Le tre armate birmane provenienti da est, nord e ovest arrivarono insieme ad Ayutthaya nel gennaio 1587 e cinsero d'assedio la città. I principi Naresuan e Ekathotsarot si resero protagonisti di grandi gesti di eroismo e furono inflitte grandi perdite al nemico che, con l'approssimarsi delle grandi piogge, si ritirò nel maggio successivo. Secondo fonti birmane, un nuovo assedio fu posto ad Ayutthaya l'anno seguente, evento di cui non si trova riscontro nelle cronache siamesi.[4]

Nei primi mesi del 1587, ci fu un'invasione anche da parte dei cambogiani, che intesero vendicarsi del trattamento subito dal fratello del re e di nuovo occuparono Prachinburi. Appena i siamesi respinsero i birmani, si precipitarono a scacciare ed inseguire i cambogiani. Le truppe di Ayutthaya occuparono Battambang e Pursat e continuarono l'inseguimento fino a Lovek, la capitale dei khmer. Rimasti a corto di viveri, i siamesi si ritirarono ma Naresuan si ripromise di tornare a punire l'inaffidabilità dell'ex alleato.[4]

Ascesa al trono[modifica | modifica sorgente]

Nel luglio del 1590, all'età di 75 anni, morì il re Maha Thammaracha dopo 21 anni di regno. Sovrano controverso, eroico in gioventù e remissivamente sottomesso ai birmani in età adulta, lasciò le incombenze del regno ai propri figli negli ultimi anni di vita. Gli succedette l'eroico Naresuan, che nominò Ekathotsarot Uparat ma non gli assegnò il trono di Phitsanulok, come era da lunga tradizione dei sovrani precedenti. Lo tenne con sé ad Ayutthaya e gli riservò un trattamento da proprio pari, facendolo diventare come un secondo sovrano del regno.[3] Ebbe così fine il titolo di re di Sukhothai, che spettava all'erede al trono di Ayutthaya e al governatore di Phitsanulok. Quest'ultima, al pari delle altre città settentrionali del regno, sarebbe rimasta deserta per alcuni altri anni.

Nuove guerre contro Pegu[modifica | modifica sorgente]

La battaglia sul dorso di elefanti tra Naresuan e Minchit Sra in un dipinto siamese del XVII/XVIII secolo

Nel novembre del 1590, Nandabayin spedì un grande esercito di invasione in Siam, la cui avanguardia era comandata dai principi di Bassein e Pagan. Le truppe di Naresuan andarono incontro al nemico, sbaragliarono l'avanguardia nei pressi del passo delle Tre Pagode e inseguirono i superstiti fino a che raggiunsero il grosso dell'armata birmana la quale, presa di sorpresa, si disunì e fu messa in fuga.

Il duello sul dorso di elefante con l'erede al trono birmano[modifica | modifica sorgente]

I birmani non si diedero per vinti e nel dicembre del 1592 tornarono all'attacco con due eserciti, uno proveniente da ovest e uno da Moulmein, più a nord. Il primo troncone ad arrivare fu quello guidato dall'erede al trono di Pegu, Minchit Sra, che incontrò le truppe siamesi guidate da Naresuan nei pressi di Suphanburi. Qui ebbe luogo il 18 gennaio la battaglia di Nong Sarai, uno degli episodi più famosi della vita di Naresuan.[23][24] Lo scontro non era ancora iniziato, quando gli elefanti su cui montavano Naresuan ed il fratello iniziarono a correre, spaventati dal frastuono. Fu così che i due fratelli si trovarono all'interno dello schieramento birmano ed il re si trovò faccia a faccia con Minchit Sra, che ben conosceva dal tempo in cui era stato in cattività a Pegu.[3]

La sfida per un duello in groppa all'elefante lanciata da Naresuan fu raccolta dal principe birmano con grande lealtà, visto che gli isolati reali siamesi potevano essere arrestati e uccisi con facilità. Il duello durò poco, in uno dei primi assalti Minchit Sra fu ucciso dal re, ed anche Ekathotsarot emerse vincitore da un analogo duello con un altro comandante. Secondo cronache birmane, Minchit morì accidentalmente. La morte dell'erede al trono ed il contemporaneo arrivo di un grosso contingente siamese gettò lo scompiglio tra i birmani, che subito si ritirarono oltre frontiera. I siamesi rimasero ad aspettare il secondo contingente di Pegu, che fu però richiamato da Nanda Bayin dopo che questi seppe della morte del figlio.

Rinascita del Paese[modifica | modifica sorgente]

L'indipendenza dichiarata nel 1584 divenne una realtà tangibile dopo la battaglia di Nong Sarai. L'esito negativo delle due spedizioni e la crisi che attanagliava Pegu avrebbero tenuto i birmani lontani dal Siam per diversi anni. Fonti cinesi citate dallo storico britannico W. A. R. Wood riportano che, sempre nel 1592, Naresuan offrì all'imperatore cinese Wanli l'invio di un contingente siamese di supporto per respingere l'invasione della Corea da parte dello Shogunato Tokugawa del Giappone.[5] L'offerta fu declinata dal governo di Wanli, ma rappresentò la definitiva emancipazione siamese ed il senso di sollievo per la passata minaccia birmana.

All'inizio dell'anno successivo, approfittando della progressiva disgregazione dell'Impero birmano, Naresuan prese l'iniziativa e inviò due eserciti nel sud della Birmania che conquistarono rispettivamente gli importanti porti di Tenasserim e Tavoy nel giro di venti giorni. Entrambi i comandanti delle armate requisirono tutte le imbarcazioni che trovarono nelle due città e sconfissero insieme una flotta birmana che portava rinforzi da nord. Tornati in terraferma e radunatisi nei pressi di Tavoy, furono in grado di respingere i rinforzi birmani che arrivarono via terra.

Con il pericolo birmano scongiurato, nel 1593 Naresuan diede ordine di ripopolare le città del nord che erano state fatte evacuare otto anni prima, anche se il numero dei siamesi si era enormemente ridotto in quegli anni di guerre. In quello stesso periodo, grazie ai successi militari il Siam aveva ristabilito i confini nazionali che aveva ai tempi in cui era salito al trono Maha Chakkraphat, nel 1549.[3]

Invasione della Cambogia[modifica | modifica sorgente]

Le ultime due invasioni birmane avevano distolto Naresuan dal proposito di vendicare l'invasione khmer del Siam del 1587. Nel maggio del 1593, tre eserciti per un totale di oltre 100.000 uomini e una grande flotta entrarono in Cambogia. Le tre armate giunsero senza incontrare grandi resistenze alla capitale Lovek, dove il sovrano khmer rifiutò di sottomettersi. Ebbe inizio un lungo e sanguinoso assedio che mieté vittime in entrambi gli schieramenti e che si concluse nel 1594, quando la famiglia reale cambogiana fuggì a nord, per trovare in seguito rifugio presso il Regno di Lan Xang.

Una guarnigione fu lasciata a governare la Cambogia, furono liberati molti siamesi catturati in precedenza dai cambogiani e furono deportati in Siam molti prigionieri di guerra. Oltre a sottomettere il pericoloso Paese vicino, Naresuan ottenne quindi un gran numero di braccianti e forza lavoro in genere che furono destinati alla ripopolazione del Siam settentrionale. Tra i deportati ad Ayutthaya vi fu il principe Srisuphanma, fratello del sovrano birmano e comandante dell'esercito.[3]

Invasione della Birmania[modifica | modifica sorgente]

L'aggravarsi della crisi birmana aveva scatenato le ire di re Nandabayin, che sottoponeva i ribelli e gli stessi propri sudditi ad ogni tipo di crudeltà. Pegu in particolare, pur essendo la capitale della Birmania, era la maggiore città dei mon, il cui Regno di Hanthawaddy era sempre stato in lotta contro i birmani. Le continue ribellioni interne e la violenta repressione con cui Nandabayin le faceva reprimere stava causando un grande esodo di cittadini verso il Siam.[3]

La ribellione del governatore mon di Moulmein mise in allarme il governatore birmano di Martaban, che si preparò a soffocarla. I mon chiesero quindi aiuto ai siamesi che nel 1594 spedirono a supporto un grosso esercito. Martaban fu presa in breve tempo e furono poi respinti i rinforzi birmani portati dal principe di Toungoo, costretti a ritirarsi nella zona di Thaton. Secondo fonti birmane, furono i rinforzi birmani a vincere lo scontro ed arrestare l'espansione siamese. In ogni caso, la spedizione indebolì ulteriormente il regno birmano e rafforzò quello di Naresuan che, libero dalle paure di nuove invasioni, poté dedicarsi negli anni successivi alla ricostruzione del proprio Paese.[3]

Scambi commerciali con l'occidente[modifica | modifica sorgente]

Particolare importanza ebbero i cordiali rapporti intrattenuti dalla corte siamese con le folte comunità portoghesi e spagnole che risiedevano ad Ayutthaya. Nel 1598, un rappresentante del governo spagnolo arrivò da Manila per firmare un trattato di collaborazione ispano-siamese, il secondo tra Ayutthaya e una Nazione europea dopo quello del 1516 siglato da Ramathibodi II con i portoghesi.[3]

Aggravamento della crisi birmana e nuova invasione siamese[modifica | modifica sorgente]

Naresuan e l'esercito siamese entrano a Pegu nel 1599, nel ritratto di un'artista mon conservato al Wat Suwan Dararam, in Provincia di Ayutthaya

Nel frattempo, la crisi birmana assumeva nuovi sviluppi sia all'interno del Paese che tra gli Stati conquistati durante il regno di Bayinnaung. Dispute interne portarono nel 1593 alla dichiarazione d'indipendenza della città di Prome, contro la quale il governo centrale si trovò isolato. In quel periodo si levarono contro Pegu anche il Regno Lanna e quello di Arakan. Quest'ultimo, che aveva mantenuto la propria indipendenza, compì incursioni in territorio birmano e si alleò con Toungoo, con la quale pianificò di spartirsi quanto rimaneva del regno birmano. Per raggiungere tale scopo, nel 1596 i due alleati chiesero l'aiuto del Siam; analoga richiesta giunse ad Ayutthaya nel 1595 da Chiang Mai, il cui re si trovava al centro di un conflitto contro i laotiani che avevano invaso Chiang Saen, disputa nella quale il governo centrale birmano non era in grado di intervenire. Naresuan ebbe quindi modo di espandere ulteriormente la propria influenza in nuovi territori. Inviò delle truppe a Chiang Saen, dove fece cacciare gli occupanti ed installò un governatore locale di propria fiducia.[3]

Quando il principe di Toungoo ed il re di Arakan si resero conto dell'estrema debolezza di Pegu, perseguirono il loro piano avversando l'imminente invasione siamese. Il principe di Toungoo sobillò rivolte anti-siamesi a Martaban e quando nel 1599 Naresuan diede il via all'invasione della Birmania, l'esercito siamese dovette impegnarsi a fondo per sedare le rivolte di Martaban. Nal frattempo gli eserciti di Arakan e di Toungoo giunsero a Pegu ed il principe di Toungoo offrì la propria alleanza a Nandabayin, il quale accettò e lasciò che il proprio figlio ed erede al trono si unisse alle forze di Toungoo. Il giovane principe fu ucciso subito e Nandabayin, vistosi isolato e nel timore dell'imminente arrivo dei siamesi, si consegnò al principe di Toungoo, che lo trasferì nella propria città. Pegu fu lasciata nelle mani delle truppe di Arakan, che la saccheggiarono per diversi giorni e poi la incendiarono.[3]

Giunto nella distrutta capitale birmana nell'ottobre del 1599, Naresuan si trovò di fronte a un cumulo di macerie e solo allora si rese conto del voltafaccia di Arakan e Toungoo. Malgrado la lontananza e la difficoltà di raggiungere Toungoo, che non faceva parte del piano d'invasione, Naresuan infuriato ordinò la marcia su tale città, risoluto a porre fine al regno birmano. Il lungo assedio durò fino al maggio del 1600, quando i siamesi furono costretti alla ritirata dalle gravi perdite subite e dalla mancanza di viveri. Fu il primo insuccesso militare di Naresuan, il cui arrivo in Birmania aveva comunque contribuito a disgregare ulteriormente l'ex impero. Al ritorno ad Ayutthaya dovette fronteggiare una nuova disputa tra il suo governatore di Chiang Saen ed il re di Chiang Mai. Quest'ultimo fece atto di sottomissione al Siam e venne favorito nella soluzione della disputa.

La pace con una disgregata Birmania sarebbe durata quattro anni; Nandabayin fu avvelenato otto mesi dopo essere stato portato a Toungoo e tre regni birmani emersero sulle varie municipalità che formavano il Paese. Il principe di Toungoo proclamò i propri diritti sulla corona, ma due figli di Bayinnaung organizzarono ciascuno un proprio regno, rispettivamente a Prome e ad Ava. Il più accreditato alla successione del fratello Nandabayin era il re di Ava Nyaungyan Min, che seppe respingere un attacco congiunto di Prome e Toungoo e, nel 1603, si proclamò nuovo re di Birmania restaurando la Dinastia di Toungoo.[3]

Ultimi anni e successione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1603, Naresuan inviò 6.000 uomini in Cambogia ad accompagnare il principe khmer Srisuphanma a prendere possesso del trono. Questi era stato 9 anni in cattività ad Ayutthaya ed era stato richiesto dalla corte cambogiana per sostituire l'incapace sovrano, uno dei tanti re che si erano alternati come vassalli del Siam dal 1594 senza incontrare i favori del popolo. Srisuphanma sarebbe rimasto un fedele alleato del Siam fino alla morte, avvenuta nel 1618.[3]

A tutto il 1604, il Siam aveva conquistato tutti i territori dell'odierna Birmania situati nella penisola malese e quelli tradizionalmente dei mon, compresa Pegu. A nord erano caduti sotto la sua influenza 3 dei 19 principati degli shan, situati ai confini con l'Impero cinese, mentre gli altri avevano proclamato la propria indipendenza dalla Birmania. Il nuovo re birmano Nyaungyan Min iniziò in quel periodo una serie di campagne che gli avrebbero permesso di riunificare il Paese dopo qualche anno. Quando spedì le sue truppe a Mong Nai, che era uno dei tre principati protetti dai siamesi, il locale saopha (principe-re) fece appello a Naresuan che partì alla testa di un grosso esercito rinforzato dalle truppe di Chiang Mai. Quando fu nei pressi del fiume Saluen in località Mong Hang, all'estremo sud dell'odierno Stato Shan, cadde malato e fece chiamare il fratello Ekathotsarot, che gli era stato vicino nella maggior parte delle battaglie. Morì pochi giorni dopo tra le braccia del fratello,[3] il 25 aprile 1605.

La località dove è avvenuto il decesso e quella dove sono conservate le sue ceneri sono tuttora oggetto di disputa. Per molti secoli si è creduto che il re sia morto a Mong Hang, ipotesi supportata nel XX secolo dal principe Damrong Rajanubhab, noto come il "padre della storia thailandese". Studi più recenti hanno stabilito che sia invece deceduto a Wiang Haeng, oggi un distretto thailandese nell'estremo nord della Provincia di Chiang Mai. Secondo la tradizione shan, popolo devoto a Naresuan che li ha liberati dal dominio birmano, la cremazione del sovrano avvenne a Mongton, pochi chilometri a nord di Mong Hang, dove le sue ceneri sarebbero tuttora conservate in un wat del villaggio.[20] Fonti siamesi riportano che Ekathotsarot fece portare le ceneri di Naresuan ad Ayutthaya, nei pressi del palazzo reale fece costruire in suo onore il Wat Worachetharam, nel cui chedi ripose le ceneri, dove tuttora riposerebbero.[25]

Ekathotsarot fu subito proclamato re, ordinò il ritiro delle truppe e tornò ad Ayutthaya. I birmani riuscirono a conquistare i tre principati shan alleati ai siamesi, ma anche Nyaungyan Min cadde malato; morì al ritorno dalla spedizione e gli succedette il figlio Anaukpetlun.[3]

Tributi[modifica | modifica sorgente]

L'imponente monumento equestre costruito ad Ayutthaya nel 1999

Il re Naresuan viene festeggiato due volte l'anno dai thailandesi. Il 18 gennaio è il giorno dedicato alla memoria della celebre battaglia del 1592, quando il monarca siamese sconfisse l'erede al trono birmano nel duello in groppa agli elefanti.[23][24] È anche la data scelta per la giornata nazionale del Reale Esercito Thailandese, in cui la gente si raduna attorno ai monumenti e ai santuari consacrati all'eroico re, benedice la sua memoria e fa offerte votive. Viene inoltre celebrato il 25 aprile, data della sua morte.[24]

La glorificazione in patria del sovrano e delle sue imprese si tramandano dalla sua morte e tuttora i thailandesi gli rendono tributi significativi. L'amore per Naresuan toccò il suo apice attorno alla metà del XX secolo, quando un'ondata di nazionalismo si diffuse nel Paese soprattutto per mano dei dittatori militari Plaek Phibunsongkhram, Sarit Thanarat e Thanom Kittikachorn. Duramenti criticati dalle opposizioni per il livello di repressione con cui governarono, intuirono che l'erezione di monumenti alla memoria dei grandi eroi nazionali avrebbero avuto un impatto favorevole tra le masse e creato un grande consenso attorno all'unità nazionale. Fu in quel periodo che i monumenti per Naresuan e Taksin, l'eroe che sconfisse i birmani e riunificò il Siam nel XVIII secolo, furono costruiti in tutto il Paese e fecero di tali sovrani dei veri e propri miti.[1]

Uno dei più maestosi monumenti a Naresuan fu terminato nel 1999 ad Ayutthaya, intenzionalmente eretto nel sito dove ebbero luogo diverse battaglie tra i siamesi e gli invasori birmani. Si trova nei pressi del famoso Chedi Phukhao Thong, fatto costruire da Bayinnaung dopo la definitiva sottomissione di Ayutthaya del 1569, come monito dello spirito di indipendenza del popolo thai.[1]

Anche gli shan venerano Naresuan come un eroe, per l'aiuto che diede loro nel liberarsi dal dominio birmano. Molti dei guerriglieri che hanno combattuto contro il governo centrale per l'indipendenza dei principati Shan hanno portato al collo un amuleto con la sua effigie per essere protetti durante gli scontri armati.[20]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d (EN) King Naresuan monument, ayutthaya-history.com
  2. ^ a b (EN) Naresuan, Enciclopedia Britannica
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n Wood, William A.R. da p.139 a p.157
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m Wood, William A.R. da p.126 a p.138
  5. ^ a b c (EN) Phra Maha Nutthanit Sumano: King Naresuan The Great and The Victory Pagoda of Wat Yai Chaimongkol, watyaichaimongkol.net
  6. ^ a b c d (EN) Accounts of King Bayinnaung's Life and Hanthawady Hsinbyu-myashin Ayedawbon, a Record of his Campaigns, sul sito dell'Università Chulalongkorn di Bangkok
  7. ^ a b c d e f g h i j Wood, William A.R. da p.101 a p.125
  8. ^ (EN) The Portuguese in Ayutthaya, ayutthaya-history.com
  9. ^ (EN) 1538 - Chiang Kran War, ayutthaya-history.com
  10. ^ (EN) Arthur Phayre: History of Burma, Londra, 1883. A p.98
  11. ^ a b (EN) King Yot Fa, ayutthaya-history.com
  12. ^ (EN) Wat Racha Praditsathan, ayutthaya-history.com
  13. ^ Cushman, Richard D. e Wyatt, David K.
  14. ^ (EN) Wat Raeng, ayutthaya-history.com
  15. ^ a b Hmannan, Vol.II p.240
  16. ^ (EN) Elephant Duel, Thaiwaysmagazine.com
  17. ^ Damrong Rajanubhab, p.19
  18. ^ (EN) McNeely, Jeffrey e Sochaczewski, Paul Spencer: Soul of the Tiger: Searching for Nature's Answers in Southeast Asia, a p.105. University of Hawaii Press, 1991 ISBN 0824816692
  19. ^ Harvey, G. E. p.168-169
  20. ^ a b c d (EN) Bhumiprabhas, Subhatra: Warrior king remains a very modern mystery, nationmultimedia.com
  21. ^ a b c (EN) Viravong, Maha Sila: History of Laos, da p.51 a p.68. e note da p.82a. Paragon book reprint corp. New York, 1964. (Doc. PDF consultabile sul sito reninc.org)
  22. ^ (EN) The Portuguese in Ayutthaya, ayutthaya-history.com
  23. ^ a b Fino al 2005, la data della battaglia era considerata il 25 gennaio secondo il calendario lunare. Calcoli effettuati secondo il calendario solare hanno individuato nel 18 gennaio la nuova collocazione della data, che il governo thailandese ha provveduto a spostare
  24. ^ a b c (EN) King Naresuan Day now April 25, nationmultimedia.com
  25. ^ (EN) Wat Worachetharam, ayutthaya-history.com

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re di Ayutthaya Successore
Maha Thammaracha
1569 - 1590
1590 - 1605 Ekathotsarot
1605 - 1610