Musei civici agli Eremitani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Musei civici di Padova)

Coordinate: 45°24′39.46″N 11°52′48.04″E / 45.41096°N 11.88001°E45.41096; 11.88001

Musei civici agli Eremitani
Ingresso del museo e chiesa degli Eremitani
Ingresso del museo e chiesa degli Eremitani
Tipo arte, archeologia
Indirizzo Padova, Italia
Direttore Davide Banzato
Sito PadovaCultura.it

I Musei civici agli Eremitani di Padova raggruppano il Museo archeologico e il Museo d'arte medioevale e moderna. Dal 1985 i musei sono ospitati nei chiostri dell'ex convento dei frati eremitani, restaurati secondo il progetto degli architetti Franco Albini e Franca Helg[1]. Da alcuni anni fa parte dei musei civici anche il prospiciente palazzo Zuckermann, che ospita il Museo di arti applicate e il Museo Bottacin.

Il nucleo più antico del museo è l'antica collezione dei Canonici Lateranensi di San Giovanni di Verdara resa pubblica nel 1784.

È annessa al complesso la cappella degli Scrovegni con il celebre ciclo di affreschi di Giotto.

Recentemente, nel piano nobile del Caffè Pedrocchi, è stato allestito il Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea.

Nel 2012 è stato visitato da 256.471 persone.

Museo archeologico[modifica | modifica sorgente]

Il Museo archeologico ospita reperti di epoca preromana, provenienti da necropoli patavine, databili dall'VIII al III secolo a.C., vasi decorati risalenti al terzo periodo atestino (VI - V secolo a.C.), stele paleovenete, oggetti votivi, bronzetti etruschi, italici e paleoveneti. La sezione romana ospita tra l'altro il busto di Sileno, il cippo funerario della danzatrice Claudia Toreuma, la monumentale edicola funeraria dei Volumnii e numerosi mosaici di epoca tardo-romana. Due sale sono riservate a reperti egiziani recuperati dall'esploratore padovano Giovanni Battista Belzoni.

Museo d'arte medioevale e moderna[modifica | modifica sorgente]

Romanino - Pala di Santa Giustina.

Il Museo d'arte medioevale e moderna ospita una pinacoteca con circa 3000 dipinti datati dal '300 al '800, oltre ad un'ampia collezione di sculture ed frammenti decorativi ed architettonici. Vi si trovano opere di Giorgione, Tiziano (Nascita di Adone, Selva di Polidoro), Giotto, Guariento, Francesco Squarcione (Polittico De Lazara), Romanino, Tintoretto, Veronese, Antonio Canova, Giambattista Tiepolo.

Museo di arti applicate e Museo Bottacin[modifica | modifica sorgente]

Una veduta di palazzo Zuckermann

A palazzo Zuckermann si trova invece il nuovo Museo di arti applicate che espone oltre duemila pezzi tra mobili, paramenti sacri, oggetti devozionali e liturgici, vetri, intagli, ceramiche, argenti, avori, tessili.

Gli oltre 400 gioielli esposti provengono dal lascito di Leone Trieste (1883).

Al secondo piano trova spazio il Museo Bottacin, che ospita una collezione, prevalentemente numismatica, donata dal mercante triestino Nicola Bottacin alla città di Padova nel 1865. Le sale richiamano idealmente gli ambienti della villa triestina del Bottacin. Vi trovano posto quadri, mobili, armi antiche, sculture. Una intera sezione è dedicata agli oltre 20 mila pezzi della collezione di monete e medaglie, ordinati in successione cronologica, a partire da esemplari di epoca preromana, per passare a emissioni di epoca repubblicana e imperiale, a monete medioevali e a monete di epoca veneziana, di cui la collezione Bottacin è una delle più complete al mondo.

Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Il Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea è stato allestito accanto al piano nobile dello storico Caffè Pedrocchi. Vi sono conservati documenti che testimoniano un secolo e mezzo di storia padovana e nazionale, dalla caduta della Repubblica Veneta (1797) alla promulgazione della Costituzione italiana (1948).

In una saletta del museo si possono visionare filmati, tratti da cinegiornali d'epoca, sulla visita di Mussolini a Padova nel 1938 e su altri eventi storici della città, una giubba rossa originale ed una copia del celeberrimo "obbedisco" di Garibaldi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Franca Helg, da Scienza A Due Voci, donne nella scienza italiana dal Settecento al Novecento (Università di Bologna)

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]