Chiesa degli Eremitani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Chiesa degli Eremitani (Padova))

Coordinate: 45°24′38″N 11°52′47″E / 45.410566°N 11.879788°E / 45.410566; 11.879788

Chiesa degli Eremitani, Padova
Interno

La chiesa degli Eremitani è una chiesa padovana, costruita a partire dal 1276 in onore dei santi Filippo e Giacomo Minore. Al suo fianco sorge l'ex convento, ora sede dei Musei Civici di Padova

È nota come degli Eremitani, dal nome tradizionale dell'ordine mendicante nato dalla fusione prevista dalla bolla Licet Ecclesiae catholicae, di papa Alessandro IV degli Eremiti di Giovanni Bono (regola agostiniana, 1225), degli Eremiti della Tuscia, degli Eremiti di San Guglielmo di Malavalle (regola benedettina), degli Eremiti di Brettino (regola agostiniana, 1228), degli Eremiti di Monte Favale (regola benedettina), e di altre congregazioni minori nell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino.

Indice

Storia [modifica]

A Padova sono attestate due congregazioni che andranno a costituire la Magna Unio degli Agostiniani nel 1256, i Guglielmiti stanziati in zona Santa Croce e i Giamboniti, in città almeno dal 1242, che si insediarono nel sito dell'Arena fondando la casa di Santa Maria della Carità, nome iniziale del complesso agostiniano patavino. Poco si conosce delle primitive strutture di chiesa e convento. La chiesa attuale venne edificata a spese pubbliche dal 1276, come attesta lo Statuto Comunale del 7 giugno 1276 e fu completata attorno al 1306 da fra Giovanni degli Eremitani con la realizzazione del soffitto ligneo e della facciata, caratterizzata dalla pseudo-loggia con archi di pietra, che corre anche lungo il lato meridionale.

A partire dal 1509 rettori e deputati della città vi convenivano ogni anno, il 17 luglio, giorno di santa Marina per celebrare la resistenza contro gli Imperiali durante la guerra della lega di Cambrai e, a partire dal 1571, anche per festeggiare la vittoria nella battaglia di Lepanto.

Qui fu accolto Enrico III di Valois in viaggio verso la Francia per cingervi la corona (1574) e successivamente qui veniva a pregare san Francesco di Sales, quando era studente universitario, dalla vicina via Zabarella dove risiedeva. Nel convento annesso soggiornò Martin Lutero di passaggio a Padova nel suo viaggio verso Roma.

I frati furono allontanati dalla loro casa col decreto di Soppressione napoleonica datato 28 giugno 1806. La chiesa venne riaperta al culto nel 1808 e il complesso claustrale convertito in caserma militare (Caserma Gattamelata).

La chiesa e l'ex convento furono gravemente danneggiati dall'incursione aerea dell'11 marzo 1944 [1].

Descrizione [modifica]

La chiesa mononavata della tipologia detta a granaio, è piuttosto allungata, termina in 3 absidi, le laterali a terminazione rettilinea, la centrale con chiusura a 5/10 (pentagonale), e ha una copertura lignea. La cappella laterale destra è affiancata dalla famosa cappella Ovetari. Sul lato destro, quello meridionale, si aprono quattro cappelle laterali.

Esterno [modifica]

La facciata a capanna è aperta in alto da un rosone, mentre la parte inferiore presenta un pseudo loggiato in pietra a cinque arcate, in quella centrale vi è il portale d'ingresso, mentre nelle laterali degli avelli.

La chiesa lungo i secoli venne arricchita di decorazioni e oggetti d'arte, che in parte andarono perduti durante il bombardamento anglo americano. Senz'altro la causa delle bombe della guerra è da rintracciare nell'uso militare dell'ex convento: la parte alta della facciata, il soffitto e la parte absidale furono distrutte e ricostruite nel dopoguerra seguendo l'originale, in parte con la tecnica dell'anastilosi, nei lavori diretti da Ferdinando Forlati.

Interno [modifica]

Vi si trovano gli affreschi della Cappella Ovetari di Andrea Mantegna e altri pittori, come Ansuino da Forlì. Essi sono stati ricostruiti e riesposti al pubblico dal 2006, proprio a partire dall'importante frammento di Ansuino, dopo essere stati distrutti nel bombardamento del 1944.

La cappella maggiore è decorata da un ciclo di affreschi di Guariento che dopo le distruzioni belliche ricopre solo la parete sinistra (settentrionale), con le Storie di San Filippo e Sant'Agostino nei tre registri superiori e nello zoccolo a monocromo le allegorie dei Pianeti e delle Età dell'uomo: chiaramente questa parte della decorazione è influenzata dai poco lontani affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni. L'attività pittorica di Guariento nell'abside maggiore è da far risalire per via stilistica agli anni 1361-1365. Le scene superstiti sono:

  1. San Filippo costretto a sacrificare a Marte
  2. Miracolo della Croce
  3. Incontro di San Filippo con i vescovi
  4. Visione e vestizione di Sant'Agostino

Affreschi di Guariento [modifica]

Il crocifisso dietro l'altare maggiore è opera del veneziano Nicoletto Semitecolo (1367).

Tomba di Jacopo II da Carrara con epitaffio del Petrarca
Tomba di Ubertino da Carrara

A destra e a sinistra dell'ingresso si conservano i due monumenti funebri di Ubertino e Jacopo II (talvolta detto anche Giacomo) da Carrara, qui trasportati dalla distrutta chiesa di Sant'Agostino all'inizio del XIX secolo: essi furono realizzati, rispettivamente, nel 1345 circa e nel 1351, dallo scultore veneziano Andriolo de Santi, da altri due artisti veneziani e dal lombardo Bonino da Campione a cui si sono attribuite le due "Madonne con il bambino" nelle nicchie centrali dei sarcofagi.

Nella navata è conservato un antico orologio.

Sacrestia [modifica]

Nella sacrestia nuova, ora cappella feriale, sono conservate alcune opere d'arte di pregio, tra le quali vanno elencate Cristo e la Samaritana, Cristo e l'adultera, le Nozze di Cana e un Davide di Pietro Ricchi; san Giovanni Battista riassegnato recentemente a Guido Reni; Madonna con santi di Ludovico Fiumicelli; Madonna con Gesù bambino di Altichiero da Zevio e la lastra tombale di Paolo Veneto, teologo.

Voci correlate [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Luoghi storici d'Italia - pubblicazione a cura della rivista Storia Illustrata - pag.1084 - Arnoldo Mondadori editore (1972)

Collegamenti esterni [modifica]

Altri progetti [modifica]