Vittoria Accoramboni
Vittoria Accoramboni (Gubbio, 15 febbraio 1557 – Padova, 22 dicembre 1585) è stata una nobile italiana.
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Biografia [modifica]
Vittoria nacque da Tarquinia Paluzzi Albertoni e da Claudio Accoramboni, appartenente ad un'antica famiglia della piccola nobiltà di origine marchigiana che si era trasferita a Gubbio, cittadina del Ducato di Urbino, nel XIV secolo. Trasferitasi a Roma durante l'infanzia, si fece presto notare per la sua bellezza e a sedici anni, nel 1573, sposò Francesco Peretti, nipote del cardinale Felice, futuro papa Sisto V. Fra i più ferventi ammiratori di Vittoria vi era Paolo Giordano I Orsini, primo duca di Bracciano, uno degli uomini più potenti di Roma, del quale divenne amante. La bella donna dimorava a Palazzo Peretti, residenza romana del Cardinale di Montalto: la casa era amministrata dal segretario Scipione Tolomei, uomo saggio, capace e discreto, perugino, che il Card. Fulvio Giulio della Corgna raccomandò al futuro Sisto V. I sicari dell'Orsini, tra i quali era un fratello di Vittoria, Marcello Accoramboni, che sperava che la sorella potesse diventare moglie del duca, la notte del 17 aprile 1581 assassinarono per strada Francesco Peretti. L'Orsini fu subito sospettato di essere il mandante del delitto, perché già responsabile dell'assassinio della prima moglie, Isabella de' Medici, strangolata in un accesso d'ira sotto ipotetiche accuse di adulterio, nella loro villa di Cerreto Guidi nel 1578.
Una volta che Vittoria fu libera dal vincolo matrimoniale, Paolo Giordano la sposò clandestinamente ma, una volta che si seppe del matrimonio, questo fu annullato d'autorità e Vittoria fu consegnata nella casa paterna, con l'obbligo di non uscirne. Arrestata nel 1581 per aver violato la restrizione, fu imprigionata in Castel Sant'Angelo e infine esiliata a Gubbio alla fine del 1582. Nel febbraio del 1583 poté ritornare liberamente a Roma e il 10 settembre, a Bracciano, i due amanti celebrarono nuovamente il matrimonio, che però fu ancora annullato.
Alla morte di Gregorio XIII, che aveva pubblicamente preso posizione contro la loro unione, Vittoria e Paolo Orsini si sposarono ancora ma l'elezione di Sisto V, zio di Francesco Peretti, li fece temere per la loro vita e i due sposi fuggirono a Venezia e successivamente a Salò, sempre in territorio veneziano. Qui il duca morì improvvisamente il 13 novembre 1585 - si dice che fu fatto avvelenare da Francesco de' Medici - lasciando in eredità il ducato al figlio di primo letto Virginio e i rimanenti beni alla vedova Vittoria.
Vittoria si stabilì a Padova, dove fu seguita da Lodovico Orsini, parente del defunto marito e funzionario della Repubblica di Venezia, per procedere a una nuova divisione dell'eredità. Ma il 22 dicembre Lodovico fece trucidare Vittoria e il fratello Flaminio Accoramboni da alcuni sicari; a sua volta Lodovico Orsini fu arrestato per ordine della Repubblica Veneta e giustiziato con i suoi complici.
Poesie di Vittoria Accoramboni [modifica]
Vittoria Accoramboni fu anche poetessa, secondo la testimonianza di Filippo Vecchietti (1735-1798) e Tommaso Moro nel XVIII secolo[1], e di Enrico Castreca Brunetti a metà del XIX secolo[2].
Opere letterarie su Vittoria Accoramboni [modifica]
La drammatica vicenda di Vittoria Accoramboni ha ispirato alcune note opere letterarie.
- la tragedia Il diavolo bianco (o Vittoria Corombona) (The White Devil) di John Webster (1612)
- la novella Vittoria Accoramboni, Duchesse de Bracciano, nelle Cronache italiane di Stendhal (1837 - 1839)
- il romanzo Vittoria Accorombona di Ludwig Tieck (1840)
- il romanzo La nepote di Sisto V di Giustavo Brigante Colonna (1936)
- il romanzo Vittoria Accoramboni Duchessa di Bracciano: storia del secolo XVI di Felice Venosta (1865)
Bibliografia [modifica]
- O. Orioli, «ACCORAMBONI, Vittoria». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. I, Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960
- "Accoramboni Vittoria" in Dizionario della Letteratura Italiana a cura di E.Bonora, Milano,Rizzoli, 1977
- Domenico Gnoli, Vittoria Accoramboni: storia del secolo XVI narrata da Domenico Gnoli e corredata di note e documenti, Firenze: Successori Le Monnier, 1870
- Brigante Colonna G., La nepote del Papa, San Cesario di Lecce 2005.
Voci correlate [modifica]
Note [modifica]
- ^ Vecchietti, Filippo, Biblioteca picena o sia notizie istoriche delle opere e degli scrittori piceni, Osimo, Domenicantonio Quercetti stampstore, 1790, Tomo primo, 31-33. URL consultato il 2007-12-22.
- ^ Castreca Brunetti, Enrico, Aggiunte alla Biblioteca femminile italiana del conte P. Leopoldo Ferri, compilate dal dott. Enrico Castreca Brunetti di Fabriano; infine alcune lettere di Teresa Bandettini Landucci, Roma, Tipografia delle belle arti, 1844, pp. 1. URL consultato il 2007-12-22.
Altri progetti [modifica]
Wikiquote contiene citazioni da Vittoria Accoramboni
Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) John Webster, The White Devil
- (FR) Stendhal, Vittoria Accoramboni
- Domenico Gloli, Vittoria Accoramboni
Controllo di autorità VIAF: 45093548
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