Lafolè (sommergibile)

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Lafolè
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo Sommergibile di piccola crociera
Classe Adua
Proprietario/a Regia Marina
Cantiere OTO, Muggiano
Impostata 30 giugno 1937
Varata 10 aprile 1938
Entrata in servizio 13 agosto 1938
Destino finale speronato e affondato il 20 ottobre 1940
Caratteristiche generali
Dislocamento in superficie 697,254 t
in immersione 856,397
Lunghezza fuori tutto 60,18 m
Larghezza 6,45 m
Pescaggio 4,66 m
Profondità operativa 80 m
Propulsione 2 motori diesel FIAT da 1400 CV totali
2 motori elettrici Magneti Marelli da 800 CV totali
Velocità in superficie: 14 nodi
in immersione: 7,5 nodi
Autonomia in emersione: 2200 mn a 14 nodi
o 3180 mn a 10 nodi
in immersione:7,5 mn alla velocità di 7,5 nodi
o 74 mn a 4 nodi
Equipaggio 4 ufficiali, 32 sottufficiali e marinai
Armamento
Armamento [1]
Note
informazioni prese da http://www.xmasgrupsom.com/Sommergibili/lafolè.html

[senza fonte]

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Il lafolè è stato un sommergibile della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il 12 dicembre 1938 fu dislocato nella base di Lero[2]. Successivamente fu trasferito a Tobruk, inquadrato nella 62ª Squadriglia Sommergibili (VI Grupsom) ed al comando del tenente di vascello Piero Riccomini[3]

Il 10 giugno 1940, con l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, fu inviato nei pressi di Sollum e poi spostato al largo di Tobruk; fece ritorno dieci giorni dopo, senza riportare alcun avvistamento[2][3].

Il 3 luglio operò tra l’isolotto di Gaudo (nelle vicinanze di Creta) e Derna e nei giorni 7 ed 8 notò la presenza di unità avversarie in ricerca antisommergibile; non giunse però all’avvistamento e rientrò alla base il 14 luglio[2][3].

Il 21 settembre fu disposto in agguato difensivo nel golfo di Taranto[3][2].

Il tenente di vascello Piero Riccomini, comandante di un'unità gemella, il Gondar, fu incaricato di sostituire il comandante del Lafolè che era indisposto, in modo da poter garantire l'effettuazione della missione cui era stata destinata l'unità.

Il 10 ottobre 1940 il Lafolè lasciò il porto diretto in un’area d’operazioni compresa tra il parallelo 35°40’ N ed il tratto di costa del Marocco compreso tra Capo Quillates e Capo Agua, a levante di Gibilterra[4][3][2].

Il 15 ottobre arrivò nel suo settore (a sudest dell'isola di Alboràn ed a nord di Capo Tres Forcas vicino a Melilla[3]) ed iniziò a pattugliarlo[4]. Tre giorni dopo, però, una delle sue unità gemelle, il Durbo, in missione in un’area non molto distante, fu affondata dai cacciatorpediniere britannici Firedrake e Wrestler; prima che il sommergibile affondasse, una squadra di abbordaggio di era salita a bordo, impossessandosi di alcuni documenti segreti: da uno di questi gli inglesi avevano appreso la posizione del Lafolè, ed organizzarono quindi una trappola[4][2].

Intorno alle undici di mattino del 20 ottobre il sommergibile avvistò i cacciatorpediniere britannici Gallant e Griffin, in navigazione a bassa velocità, impegnati nella ricerca di sommergibili e all’apparenza all’oscuro della sua presenza; diresse quindi per attaccarli, avvicinandosi sino a 500 metri[4]. In realtà il Lafolè era stato individuato dalle navi britanniche, che non lo avevano assalito solo per non destare sospetti; nel frattempo, infatti, si era posizionato a 5000-6000 metri dal sommergibile, sul lato opposto del Gallant e del Griffin, il cacciatorpediniere Hotspur[4]. Non appena il Lafolè lanciò un siluro con i tubi di poppa, le tre unità inglesi lo attaccarono con bombe di profondità; il sommergibile fu seriamente danneggiato già dal primo lancio di bombe di profondità, ritrovandosi con i motori elettrici fuori uso e gravi danni agli assi delle eliche ed alle pompe assetto, nonché con serie difficoltà nel manovrare e nel mantenere l’assetto e la profondità (tanto che più volte venne – involontariamente – quasi in superficie); riuscì a restare immerso per sette ore nonostante le gravi avarie inflitte dalla caccia[4][2].

Alle 18.30 il Lafolè venne nuovamente ad affiorare, spingendo fuor d’acqua l’intera torretta; nel mentre era in arrivo, per una scarica di bombe di profondità, l’Hotspur[5], che finì quindi con lo speronare il sommergibile italiano: il Lafolè s’inabissò in pochi istanti[4][2], portando con sé il comandante Riccomini, altri 3 ufficiali e 36 fra sottufficiali e marinai[6].

Ebbero miracolosamente salva la vita il comandante in seconda (sottotenente di vascello Mario Frederici) ed altri otto uomini: all’affioramento del sommergibile avevano cercato di aprire il portello della torretta per far calare la pressione, proprio nel momento dello speronamento; a quel punto fu la pressione stessa a lanciarli all’esterno attraverso lo squarcio aperto nella torretta dalla prua del cacciatorpediniere[4][2]. Due dei sopravvissuti furono recuperati dal Gallant e gli altri 7 dall’Hotspur[5][2]. La nave britannica ebbe nella collisione seri danni, dovendo restare in riparazione sino al 20 febbraio 1941[5].

Il Lafolè aveva svolto in tutto 5 missioni di guerra, percorrendo in totale 2442 miglia in superficie e 901 in immersione[7].

Il Comandante Piero Riccomini venne insignito della Medaglia d'argento al Valor Militare (alla memoria) per la lunghissima e strenua battaglia sostenuta contro le impari forze inglesi per la difesa della propria unità e del suo equipaggio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Da Navypedia.
  2. ^ a b c d e f g h i j Regio Sommergibile Lafolè
  3. ^ a b c d e f Documento senza titolo
  4. ^ a b c d e f g h Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 260-261
  5. ^ a b c World War II Day-By-Day: Day 416 October 20, 1940
  6. ^ Caduti
  7. ^ Attività Operativa
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