L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

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L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello
Titolo originale The Man Who Mistook His Wife For a Hat
Autore Oliver Sacks
1ª ed. originale 1985
Genere Saggio
Sottogenere Medico
Lingua originale inglese

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello è un saggio neurologico di Oliver Sacks, pubblicato per la prima volta a New York nel 1985. In esso l'autore racconta alcune sue esperienze cliniche di neurologo e descrive alcuni casi di pazienti con lesioni encefaliche di vario tipo, che hanno prodotto i comportamenti più dolorosi e imprevedibili.

Alla prima edizione statunitense sono seguite numerose ristampe e traduzioni in molte lingue. A determinare la sua straordinaria diffusione, oltre alla bizzarria dei casi trattati da Sacks, è indubbiamente anche il modo romanzesco in cui essi sono descritti: come dice lo stesso autore nella prefazione,

« Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse sono anche insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall'aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l'uomo cade radicalmente in preda alla malattia.[1] »

In ogni capitolo Sacks descrive alcuni casi clinici particolari che gli è capitato di incontrare nella sua esperienza come neurologo di una casa di cura statunitense. La componente umana di ogni sua storia, la realtà del paziente, viene descritta con toni a volte umoristici, a volte molto pietosi e dolorosi, mentre l'analisi clinica sulle cause che hanno provocato questo particolare tipo di comportamento è sempre precisa e rigorosamente scientifica, pur producendo talvolta anche riflessioni filosofiche (e, raramente, anche religiose) sulla natura più profonda della malattia in sé.

Sintesi[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio è articolato in quattro sezioni, ognuna delle quali raggruppa una serie di casi clinici anche molto diversi tra loro, ma accomunati dalla natura della disfunzione primaria che li ha generati. Le quattro sezioni sono rispettivamente: "Perdite", "Eccessi", "Trasporti", "Il mondo dei semplici".

Perdite[modifica | modifica wikitesto]

In questa prima sezione, il dottor Sacks descrive una serie di sindromi neurologiche accomunate dal fatto di derivare da deficit funzionali di una qualche regione encefalica. I casi riportati dall'autore hanno inoltre la particolarità di essere generati, nella maggior parte dei casi, da lesioni all'emisfero destro del cervello: nell'introduzione a questo capitolo, Sacks denuncia infatti come la maggior parte della neurologia tradizionale, almeno fino a quel momento, si sia sempre concentrata soltanto sulle lesioni dell'emisfero sinistro. Egli stesso dà una spiegazione di questo atteggiamento scientifico nel suo saggio:

« Una ragione importante di questa relativa indifferenza per l'emisfero destro o « minore », come è sempre chiamato, è che mentre gli effetti di lesioni variamente localizzate nella parte sinistra sono facilmente dimostrabili, le corrispondenti sindromi dell'emisfero destro appaiono molto meno distinte. [...] D'altro lato, è l'emisfero destro che è preposto alla cruciale funzione del riconoscimento della realtà, capacità che ogni creatura umana deve avere per sopravvivere.[2] »

Questa sezione contiene nove capitoli, ognuno dei quali descrive uno o più particolari casi clinici.

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello[modifica | modifica wikitesto]

Questo caso, considerato tanto importante dall'autore da spingerlo a intitolarvi tutto il saggio, narra del dottor P., «eminente musicista[3]», che cominciò gradualmente a manifestare una progressiva incapacità di dare un significato a ciò che vedeva, ed a confondere tra di loro gli oggetti (e soprattutto le persone viventi) appartenenti alla sua vita quotidiana. Il titolo deriva proprio da una delle gaffes di questo paziente, che alla fine di un colloquio con il dottor Sacks confuse la testa di sua moglie con il suo cappello, e l'afferrò tentando di mettersela in testa.

Nella sua trattazione, Sacks sottolinea più volte come il dottor P. non avesse alcun deficit visivo, ed avesse anzi uno spirito di osservazione molto acuto: semplicemente, in lui era scomparsa la capacità di assegnare un significato visivo agli oggetti che vedeva attorno a sé, sebbene fosse in grado di riconoscerli utilizzando gli altri quattro sensi. Durante un esperimento, il dottor Sacks gli consegnò un guanto, che egli fu perfettamente in grado di descrivere ma non di associare al suo significato, fino a quando non fu forzato ad indossarlo (mettendo quindi in campo il senso del tatto).

« « Una superficie continua, » annunciò infine « avvolta su se stessa. Dotata... » esitò « di cinque estremità cave, se così si può dire. [...] Un qualche contenitore? » « Sì, » dissi « e che cosa potrebbe contenere? [...] Non ha un aspetto familiare? Non crede che potrebbe contenere, fasciare, una parte del suo corpo? » Nessun lampo di riconoscimento illuminò il suo viso. In seguito se lo infilò per caso: « Dio mio! » esclamò « È un guanto! ».[4] »

La caratteristica più tragica che appare da questa descrizione è come il dottor P. fosse assolutamente inconsapevole del suo difetto. Esso infatti non intaccava minimamente la sua giornata, se non per qualche occasionale gaffe: essendo infatti un musicista di professione, il dottor P. riusciva a compiere tutti i gesti quotidiani (mangiare, vestirsi, lavarsi) canticchiando sovrappensiero, e quindi, per così dire, senza accorgersene.

La causa patologica di questo deficit, definito "prosopagnosia" cioè agnosia (incapacità di riconoscere i volti), non viene riportata nell'analisi di Sacks, in quanto questi non fu in grado di seguire il paziente per lungo tempo. L'autore ipotizzò comunque una natura degenerativa di questo difetto («un tumore massivo o un processo degenerativo nelle parti visive del cervello[5]»), supposizione questa accentuata dal rapido peggioramento delle condizioni del dottor P. nel volgere di pochi anni.

Il marinaio perduto[modifica | modifica wikitesto]

« [...] La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire. Senza di essa non siamo nulla... »
(Luis Buñuel, cit. in Il marinaio perduto)

Il secondo caso descritto da Sacks, anch'esso di agnosia profonda, riguarda Jimmie G., un ex-marinaio quarantanovenne da lui visitato nel 1975, che per una qualche ragione aveva perduto la memoria degli ultimi 30 anni ed era assolutamente convinto di avere diciannove anni e di essere nel 1945. Anche in questo caso, l'origine dell'amnesia non venne bene precisata, per la carenza di mezzi d'indagine non invasivi: Sacks indicò come probabile causa una distruzione dei corpi mammillari dovuta all'alcolismo, visti anche i problemi di etilismo di cui il paziente aveva sofferto attorno al 1970, una malattia nota come sindrome di Korsakoff.

Ad aggravare la sua situazione, si aggiungeva il fatto che Jimmie aveva una seria lesione anche a livello della memoria a breve termine, per cui dimenticava dov'era o che cosa stava facendo a distanza di pochi minuti. Gli unici ricordi che serbava perfettamente erano quelli della sua giovinezza fino al 1945: per questo motivo, era impossibile anche solo provare a spiegargli la natura della sua malattia (di cui egli non si rendeva assolutamente conto), perché avrebbe dimenticato tutto il discorso nel giro di pochi minuti.

Sacks osservò, inoltre, il comportamento di Jimmie nella cappella dell'ospedale e notò con quale "piena, intensa e tranquilla disposizione d'animo, con quale calma di una concentrazione e di attenzione assolute, egli si accostò e partecipò alla Santa Comunione. Era totalmente trattenuto, assorbito da un sentimento. In quel momento non c'era smemoratezza, non c'era sindrome di Korsakov, né la loro esistenza pareva possibile o immaginabile". Tale osservazione lo spinse ad affermare che "per quanto grandi siano il danno organico e la dissoluzione humeana, rimane intatta la possibilità di una reintegrazione attraverso...il contatto con lo spirito umano; e questo può avvenire anche in presenza di uno stato di devastazione neurologica che in un primo tempo appare senza speranza".

La disincarnata[modifica | modifica wikitesto]

In questo capitolo, il dottor Sacks riporta la triste vicenda di una giovane donna, Christina, la quale, colpita da una poliradicoloneurite (cioè un'infiammazione di tutte le radici sensitive dei nervi cranici e spinali), aveva completamente perso la propriocezione, cioè la capacità che il corpo umano ha di percepire se stesso. Pur conservando praticamente inalterata la sensibilità superficiale e il senso del tatto, il corpo di Christina non era più in grado di attuare quei meccanismi che permettono ai muscoli di muoversi anche senza il controllo della vista: in altre parole, Christina non era più in grado di fare alcun movimento se non teneva lo sguardo fisso sulla parte del corpo che voleva muovere.

A parte gli ovvi problemi pratici che questa sindrome, unica nel suo genere, portava a Christina, cioè l'estrema difficoltà di reimparare a camminare, mangiare e persino parlare con un attentissimo controllo visivo (o acustico, per quanto riguarda la fonesi), Sacks evidenziò anche un'altra importantissima e tristissima conseguenza di questa malattia. Christina infatti, pur essendosi gradualmente riabituata a muoversi e a parlare, aveva irrimediabilmente perso la consapevolezza del proprio corpo: ella stessa si definiva "disincarnata", e descriveva così la sua condizione:

« Questa "propriocezione" è come se fosse gli occhi del corpo, il modo in cui il corpo vede se stesso. E se scompare, come è successo a me, è come se il corpo fosse cieco. Il mio corpo non può 'vedere' se stesso se ha perso i suoi occhi, giusto? Così tocca a me guardarlo, essere i suoi occhi.[6] »

Non avendo precedenti, questa sindrome non poté essere curata dal dottor Sacks. Christina dovette reimparare a muoversi e a camminare in un modo goffo e "fasullo", ma in lei persistette sempre la sensazione di non avere più un corpo. L'autore descrive la sua condizione con infinita pietà, e chiude così la sua trattazione su Christina:

« La povera Christina è « svuotata » ora, nel 1985, né più né meno di quanto lo fosse otto anni fa e così rimarrà per il resto della sua vita. La sua esperienza non ha precedenti. Christina è, per quanto ne so, la prima del suo genere, il primo essere umano « disincarnato ».[7] »

L'uomo che cadde dal letto[modifica | modifica wikitesto]

Questo caso tratta di un paziente al quale improvvisamente, durante la notte, capitò di svegliarsi avendo perso coscienza di una parte del proprio corpo, in questo caso la sua gamba sinistra. Secondo la descrizione del dottor Sacks, egli era assolutamente convinto che, per un qualche strano scherzo, «una gamba sconosciuta, una gamba umana recisa[8]» gli si fosse attaccata al busto, e nella foga di spingerla via con l'aiuto delle braccia e dell'altra gamba si era fatto trascinare da essa ed era caduto dal letto.

La particolarità di questo caso, come lo descrive l'autore, è l'assoluta ed incrollabile certezza da parte del paziente che quella gamba non fosse sua (i termini con cui la descriveva erano "cosa", "imitazione", "facsimile"), e l'incapacità di spiegare sia come fosse possibile che essa fosse attaccata al suo busto, sia dove fosse finita la sua vera gamba.

Da questo caso è stato tratto un episodio della serie televisiva americana Grey's Anatomy.

Mani[modifica | modifica wikitesto]

In questo capitolo Sacks descrive lo strano caso di una paziente cieca sessantenne, Madeleine J., la quale, affetta da cecità sin dalla nascita, era stata sempre talmente viziata e circondata di attenzioni da non aver mai avuto bisogno di sviluppare quella caratteristica "ipersensibilità tattile" dei non vedenti, che sono solitamente in grado di utilizzare le mani proprio come se fossero i loro veri occhi. Madeleine si lamentava pertanto di come le sue mani fossero «due così flaccidi e inutili[9]», «che non hanno più vita di due blocchi di plastilina[10]». Il caso si dimostrò di facile risoluzione, una volta identificato il problema: il dottor Sacks non fece altro che spingere Madeleine ad utilizzare le sue mani riducendo gradualmente la cura che le infermiere utilizzavano per lei, per esempio facendola aspettare a lungo prima di essere imboccata, fino a quando lei, irritata dall'attesa, non prese a mangiare da sola. Una volta superato il blocco iniziale, la ripresa fu rapida e totale, nonostante l'età avanzata.

Fantasmi[modifica | modifica wikitesto]

Questo capitolo analizza le molteplici testimonianze di sindrome dell'arto fantasma che il dottor Sacks ha incontrato nella sua pratica medica, portando diversi esempi, a volte descritti con molta ilarità, di pazienti con un arto amputato che ne continuavano a sentire la presenza molto a lungo. Questa sindrome, che a volte può risultare molto dolorosa e fastidiosa, viene invece indicata dall'autore come molto utile nel caso dell'utilizzo di protesi: per poter utilizzare correttamente la protesi di un arto, infatti, è necessario che il "fantasma" dell'arto e la protesi stessa si sovrappongano, in modo che l'una possa essere utilizzata come surrogato dell'altro.

Come un fuso[modifica | modifica wikitesto]

In questo settimo caso, Sacks riporta la descrizione del signor MacGregor, un arzillo novantatréenne affetto dalla malattia di Parkinson che gli aveva causato una lesione all'apparato vestibolare, per la quale egli non era più in grado di stare in posizione eretta come una persona normale, ma camminava fortemente inclinato da un lato pur senza accorgersi minimamente del suo difetto. Questa patologia venne risolta dal forte spirito d'iniziativa del paziente stesso, che una volta messo a conoscenza del suo problema, si ingegnò ad inventare una sorta di "livella" (ricordando il suo passato di falegname) da applicare agli occhiali, in modo da potersi rendere conto se camminava inclinato e da poter correggere autonomamente il suo difetto.

Attenti a destra![modifica | modifica wikitesto]

La descrizione della vicenda della signora S. riporta un caso, non infrequente in neurologia, di "emi-inattenzione", cioè di perdita della coscienza di una metà dello spazio circostante. Nel caso specifico la signora S., avendo subìto «un ictus massivo che le ha compromesso le parti più profonde dell'emisfero cerebrale destro[11]», era diventata assolutamente incapace di vedere ciò che si trovava nella metà sinistra del suo campo visivo, senza aver subito danni di alcun altro tipo. Come in molti altri casi descritti in questo saggio, la parte più difficile e dolorosa della terapia si incentrò sul far capire alla donna il difetto di cui soffriva: una volta raggiunto questo scopo, pur non potendo in alcun modo rimediare al danno cerebrale ai centri visivi, la signora S. fu in grado di adottare tutta una serie di piccole astute strategie (per esempio, utilizzare una sedia girevole per poter avere un panorama completo della stanza attorno a lei) che la aiutarono, se non a risolvere, quantomeno ad aggirare il suo problema.

Il discorso del Presidente[modifica | modifica wikitesto]

Questo nono ed ultimo capitolo della prima sezione contiene una riflessione sul modo distorto (ma spesso, più veritiero del nostro) che i pazienti affetti da afasia hanno di vedere ed interpretare il linguaggio verbale. L'afasia percettiva è infatti una malattia che impedisce ai pazienti di associare un significato alle parole che odono: essi non sono in grado di capire le singole parole di un discorso, ma, per contro, alcuni di loro diventano straordinariamente abili nel cogliere tutti quei segni della comunicazione non verbale (gesti, toni di voce, espressioni del volto), in modo tale da capire comunque il "senso del discorso" nella maggior parte dei casi. L'autore afferma inoltre che, per questo stesso motivo, agli afasici non si può mentire:

« Egli [l'afasico] non riesce ad afferrare le tue parole, e quindi non può esserne ingannato; ma l'espressione che accompagna le parole, quell'espressività totale, spontanea, involontaria che non può mai essere simulata o contraffatta, come possono esserlo, fin troppo facilmente, le parole... tutto questo egli lo afferra con precisione infallibile.[12] »

Nello stesso capitolo, Sacks descrive anche il caso dei pazienti affetti da atonia (o "agnosia tonale"). Questo genere di malati presenta una patologia completamente opposta, in quanto:

« Per questi pazienti scompaiono le qualità espressive della voce, ossia il tono, il timbro, la sfumatura emotiva, l'intero carattere, mentre sono perfettamente comprensibili le parole (e le costruzioni grammaticali).[13] »

Sacks precisa inoltre che:

« Tali agnosie tonali (o « atonie ») sono associate a turbe del lobo temporale destro del cervello, mentre le afasie si accompagnano a turbe del lobo temporale sinistro.[13] »

Messi davanti alla stessa situazione, cioè un discorso alla nazione del Presidente degli Stati Uniti d'America, i due tipi di malati avevano reazioni completamente opposte, ma che conducevano allo stesso risultato. I pazienti afasici, non essendo in grado di capire il discorso del presidente, ma cogliendo perfettamente «le smorfie, gli istrionismi, i gesti e soprattutto i toni e le cadenze della voce[12]», comprendevano in pieno la falsità dell'intero discorso e, come reazione, si sbellicavano dalle risate. Emily D. invece, paziente affetta da atonia, non era in grado di cogliere le sfumature della voce del presidente, ma avvalendosi della sua profonda conoscenza della lingua inglese era rimasta concentrata sulla costruzione grammaticale delle frasi, e alla fine della sua analisi dichiarò:

« « Non è convincente » disse. « Non usa una prosa chiara. Usa le parole in modo improprio. O ha dei disturbi cerebrali oppure ha qualcosa da nascondere ».[14] »

Sacks colloca a fine capitolo una sua riflessione personale scaturita da questo episodio:

« Ecco dunque dov'era il paradosso del discorso del Presidente. Noi normali, indubbiamente aiutati dal nostro desiderio di esser menati per il naso, fummo veramente menati per il naso (populus vult decipi, ergo decipiatur). E così astuta era stata la combinazione di un uso ingannevole delle parole con un tono ingannatore che solo i cerebrolesi ne rimasero indenni, e sfuggirono all'inganno.[15] »

Eccessi[modifica | modifica wikitesto]

La seconda sezione, Eccessi, prende in considerazione una serie di patologie, in alcuni casi assimilabili a casi già descritti nella sezione Perdite, nelle quali però la lesione abbia prodotto, invece che un deficit di quella specifica funzione, una sua esagerazione. Tale caso era già stato descritto nel saggio Risvegli, sempre da Sacks, nel quale egli trattava dell'esagitazione indotta in alcuni pazienti parkinsoniani dalla somministrazione di L-dopa. In questi capitoli l'autore tende a dimostrare come anche uno stato di eccessiva iperattività (descritta a volte dai pazienti come «pericoloso benessere» o «luminosità morbosa»[16]) possa essere tragico e lacerante per il soggetto, che può tendere ad identificare questa pericolosa energia con la sua stessa essenza (come nel caso di "Ray dei mille tic"), o può anche arrivare a farsene totalmente inghiottire (come per "La posseduta").

Nella prefazione a questa sezione, il dottor Sacks sottolinea inoltre un grande limite della neurologia tradizionale, ossia la sua totale ignoranza del concetto di "eccesso". Come scrive l'autore stesso:

« [...] turbe siffatte, per quanto frequenti, importanti e singolari, non hanno mai ricevuto l'attenzione che meritano. La ricevono in psichiatria, dove si parla di eccitazione e di turbe produttive - eccesso di fantasia, d'impulso... di mania. E la ricevono in anatomia e in patologia, dove si parla di ipertrofie, di mostruosità - di teratoma. Ma la neurologia non ha equivalenti, non ha nulla che equivalga alle mostruosità o alle manie. Basta questo ad avanzare il sospetto che il nostro concetto o visione basilare del sistema nervoso - come una sorta di macchina o computer - sia del tutto insufficiente e vada integrato con concetti più dinamici, più efficaci.[17] »

Ray dei mille tic[modifica | modifica wikitesto]

In questo primo capitolo, l'autore affronta il tema della sindrome di Tourette e dei tic, quegli improvvisi spasmi che colpiscono senza preavviso i pazienti affetti da questa patologia. I tic possono manifestarsi come movimenti incontrollati e subitanei, oppure, caso molto frequente nella sindrome di Tourette, come improvvise esclamazioni, spesso molto volgari: tutto questo, ovviamente, riduce di molto la qualità della vita dei tourettici e li porta continuamente a vivere situazioni di intenso imbarazzo, dovute alla loro incapacità di controllarsi nei gesti e nel linguaggio.

Nel caso particolare di Ray, un ragazzo ventiquattrenne afflitto da una forma relativamente seria di Tourette, i tic avevano finito per condizionare così seriamente la sua vita da mettere in pericolo il suo matrimonio, oltre ad impedirgli di trovare e mantenere un lavoro per lungo tempo. Sacks descrive come la terapia con aloperidolo, un farmaco comune per questo genere di patologia, si fosse dimostrata estremamente efficace, ma avesse sollevato un altro problema: l'eccessiva identificazione del paziente con la sua malattia. Come riporta l'autore:

« « Mettiamo che lei riesca a eliminare i tic » disse [Ray]. « Che cosa rimarrebbe? Io sono fatto di tic: non rimarrebbe niente ». Egli sembrava, almeno per scherzo, avere uno scarso senso della propria identità se non come « portatore di tic » [...] Non riusciva a immaginare una vita senza sindrome di Tourette, e comunque non era sicuro che gli sarebbe piaciuta.[18] »

La terapia con aloperidolo, pur donando a Ray una calma ed una pacatezza che non aveva mai sperimentato dall'età di quattro anni, gli toglieva anche tutte quelle caratteristiche che lo rendevano "speciale" agli occhi della moglie e dei suoi amici: il suo spirito pungente ed irriverente, e soprattutto la sua grande abilità di batterista jazz, dovuta tutta alle "improvvisazioni" che gli derivavano dalle crisi di Tourette. Di qui, la decisione finale sulla terapia della sua sindrome:

« [...] Ray ne discusse con me e prese un'importante decisione: avrebbe fatto « diligente » uso di aloperidolo durante la settimana lavorativa, ma nel fine settimana avrebbe interrotto l'assunzione e si sarebbe « sfogato ». E così fa da tre anni. Adesso ci sono due Ray, quello che prende l'aloperidolo e quello che non lo prende. Da lunedì a venerdì c'è il sobrio cittadino, l'uomo calmo e ponderato; il sabato e la domenica c'è il « Ray dei mille tic », frivolo, frenetico, ispirato.[19] »

La malattia di Cupido[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo capitolo racconta la vicenda di una spiritosa novantenne, Natasha K., pervenuta all'osservazione medica per l'insorgere di una serie di comportamenti "sconvenienti", derivati da un'intensa quanto immotivata eccitazione, che improvvisamente la faceva sentire giovane e «pimpante[20]». Argutamente, riporta Sacks, la signora individuò da sola la causa del suo male, e cioè una riattivazione della sifilide (la malattia di Cupido) al terzo stadio, avvenuta straordinariamente settant'anni dopo la sua ultima presentazione: questa sifilide neurologica, o neurosifilide, come risultò dal test del liquor, aveva attaccato la sua corteccia cerebrale, sovrastimolando i centri emotivi e provocandole questo stato di benessere permanente. Sotto richiesta della stessa signora, il dottor Sacks le somministrò della penicillina per distruggere le spirochete, ma calibrò la terapia in modo di far perdurare nel tempo lo stato di eccitazione in cui ella si trovava.

Da questo caso è stato tratto l'episodio Madre controllo della serie televisiva Dr. House - Medical Division.

Una questione d'identità[modifica | modifica wikitesto]

Il caso del signor Thompson, un altro paziente afflitto da sindrome di Korsakoff come Jimmie G. (Il marinaio perduto), è un esempio della reazione totalmente differente di due persone alla stessa malattia. Jimmie G., privo della memoria degli ultimi trent'anni della sua vita, e non essendo in grado di riconoscere il suo male, si era chiuso in uno stato perenne di smarrimento che lo aveva completamente tagliato fuori dal mondo esterno; il signor Thompson, invece, percepiva chiaramente questo vuoto nella sua coscienza, e per farvi fronte si armava della sua inesauribile parlantina e «creava di continuo un mondo e un sé in sostituzione di ciò che andava di continuo dimenticato e perduto[21]». Sacks descrive così la patologia di Thompson:

« Non ricordava nulla per più di qualche secondo. Era costantemente disorientato, costantemente sull'orlo di abissi di amnesia che però scavalcava agilmente lanciandosi in chiacchierate e fantasie di ogni sorta. Ma per lui non erano fantasie, bensì il modo in cui all'improvviso vedeva o interpretava il mondo. Non potendone tollerare, o ammettere, nemmeno per un istante, il flusso e l'incoerenza intrinseci li sostituiva con questa strana e delirante quasi-coerenza, e con il suo fuoco di fila di invenzioni sempre nuove, incessanti, inconsce, improvvisava di continuo un mondo attorno a sé[22] »

L'autore prosegue ipotizzando lo stato d'animo del paziente:

« Come vive questa situazione il signor Thompson? A un giudizio superficiale, lo si direbbe un personaggio dalla comicità effervescente. La gente lo trova « un comico nato ». Ed effettivamente [...] la situazione è comica, ma oltre che comica è anche terribile. Poiché ci troviamo qui di fronte a un uomo che in un certo senso è disperato [...] Il mondo scompare continuamente, perde significato, svanisce - e lui deve cercare un senso, costruire un senso, disperatamente, inventando di continuo, gettando ponti di senso sopra abissi di insensatezza, sopra il caos che si spalanca incessantemente sotto di lui.[23] »

Sì, padre-sorella[modifica | modifica wikitesto]

Questo penultimo caso della sezione Eccessi riguarda una signora affetta da un carcinoma dei lobi frontali, che aveva sviluppato una patologia in qualche modo simile a quella del dottor P. (L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello). La sua patologia aveva prodotto in lei quella che il dottor Sacks chiama «ebefrenia[24]», ossia una perdita della capacità di associare un significato a quello che vedeva, associata però (a differenza del dottor P.) ad una piena consapevolezza del suo difetto e, quel che è peggio, ad un totale disinteresse nei suoi confronti. Non trovando alcun significato nel mondo e nelle parole (ella stessa chiamava il dottor Sacks una volta "padre", una volta "sorella", una volta "dottore", con molta ilarità), la signora B. semplicemente se ne disinteressava e, con un umorismo assieme irritante e terribile, seguitava a scherzare e a giocare con parole che ormai non significavano più nulla per lei.

La posseduta[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultimo caso, Sacks opera una riflessione sulla sindrome di Tourette (la stessa che affliggeva "Ray dei mille tic") portata alle sue estreme conseguenze, e sulla facilità con cui il profano può scambiare una persona afflitta da questa malattia con un caso di possessione demoniaca. La "posseduta" di cui l'autore parla in questo capitolo, una donna incontrata in una strada trafficata che smaniava come nelle peggiori storie di esorcismi, non è altro che una tourettica che non poteva fare a meno, per la natura del suo stesso male, di imitare in maniera convulsa e frenetica tutte le persone che le passavano davanti, esagerandone i gesti e le espressioni come «conseguenza della violenta accelerazione e distorsione di tutti i suoi movimenti[25]».

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Nella terza sezione del suo saggio, Sacks prende in considerazione tutte quelle patologie che si manifestano come «reminiscenza, l'alterazione della percezione, dell'immaginazione, del « sogno »[26]». I "trasporti" sono manifestazioni di patologie cerebrali accompagnate da un'intensa carica emotiva, che hanno un significato tutto personale per ognuno dei malati, ed il cui significato neurologico si mescola con una componente psichica molto profonda. Il termine "trasporti" viene qui utilizzato per descrivere «il potere dell'immaginazione e della memoria di « trasportare » una persona[27]», di farle rivivere luoghi e sensazione che pensava di aver dimenticato da tempo o che non sapeva neanche di possedere.

Reminiscenza[modifica | modifica wikitesto]

Il primo caso della terza sezione tratta di due persone, la signora O'C. e la signora O'M., entrambe afflitte dallo stesso tipo di patologia, ma che davanti ad essa manifestavano reazioni completamente diverse. Entrambe le pazienti avevano subito un danno alla corteccia dei lobi temporali (dovuto, nel caso della signora O'C., a un piccolo ictus), e ciò aveva prodotto il manifestarsi di frequenti crisi epilettiche a carico dell'area infartuata: come conseguenza di questi piccoli attacchi di epilessia, le due signore avevano cominciato ad udire, nel momento in cui le crisi si manifestavano, una musica incessante dentro la loro testa, di tale intensità che esse facevano addirittura fatica a sentire le parole delle persone che le circondavano, e che calava soltanto con lo spegnersi della crisi per poi acuirsi con la successiva.

La differenza tra le due signore stava appunto nel modo in cui la malattia aveva influenzato le loro reazioni sentimentali. La signora O'C., cresciuta senza l'appoggio della madre che era morta quando lei era ancora in tenera età, sentiva nella sua testa le canzoni irlandesi che avevano caratterizzato la sua infanzia: quando alla fine l'ictus arrivò a guarigione spontanea, e le crisi epilettiche nel suo lobo temporale si affievolirono fino a sparire, la signora non poté fare a meno di provare un'intensa nostalgia per quell'infanzia di cui era stata privata, e che le era stata restituita per breve tempo solo grazie alla sua malattia.

Al contrario, la signora O'M., che aveva un'esperienza personale diversa da quella della signora O'C., sentiva la musica nella sua testa come un fastidio spossante, ed accettò con gioia la terapia con anticonvulsivi che le venne somministrata dal dottor Sacks. Di fronte alla stessa patologia, le due signore avevano avuto due reazioni completamente differenti, dettate dalla storia della loro vita.

Il mondo dei semplici[modifica | modifica wikitesto]

L’ultima sezione parla invece dei semplici, di quelle persone che, come gli autistici, hanno un modo particolare di comunicare con il mondo esterno. Qui siamo messi davanti alle emozioni di queste persone che vivono in un mondo tutto loro. 

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Oliver Sacks, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Milano, Adelphi, 2008, p. 11.
  2. ^ op cit pag. 21
  3. ^ op cit pag. 25
  4. ^ op cit pag. 33
  5. ^ op cit pag. 38
  6. ^ op cit pag. 75
  7. ^ op cit pag. 82
  8. ^ op cit pag. 85
  9. ^ op cit pag. 89
  10. ^ op cit pag. 91
  11. ^ op cit pag. 110
  12. ^ a b op cit pag. 117
  13. ^ a b op cit pag. 118
  14. ^ op cit pag. 119
  15. ^ op cit pag. 120
  16. ^ op cit pag. 128
  17. ^ op cit pag. 124
  18. ^ op cit pag. 138
  19. ^ op cit pag. 141
  20. ^ op cit pag. 142
  21. ^ op cit pag. 153
  22. ^ op cit pag. 152
  23. ^ op cit pagg. 154-155
  24. ^ op cit pag. 164
  25. ^ op cit pag. 168
  26. ^ op cit pag. 176
  27. ^ op cit pag. 178

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