Johann Eberhard Nidhard

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Johann Eberhard Nidhard, S.J.
cardinale di Santa Romana Chiesa
El cardenal Juan Everardo Nithard.jpg
CardinalCoA PioM.svg
Nato 8 dicembre 1607, Falkenstein
Creato cardinale 16 maggio 1672 da papa Clemente X
Deceduto 1º febbraio 1681, Roma

Johann Eberhard Nidhard (Castello di Falkenstein, 8 dicembre 1607Roma, 1º febbraio 1681) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico austriaco.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato al Castello di Falkenstein l'8 dicembre 1607, presso Hofkirchen im Mühlkreis (Alta Austria), discendeva da una famiglia nobile locale. Il suo cognome viene talvolta indicato nelle varianti Nithard, Nidhardus, Neidarth, Neidhardt, Neüthardt o Neidthardt.

Ancora giovane decise di intraprendere la carriera ecclesiastica ed il 6 ottobre 1631 entrò a far parte della Compagnia di Gesù a Vienna, venendo nominato sacerdote poco dopo. Fu nominato professore di filosofia, etica, diritto canonico, teologia dogmatica e arte del dibattito all'Università di Graz. L'Imperatore Ferdinando III lo rese precettore dei suoi figli Leopoldo e Marianna. Quando quest'ultima nel 1649 sposò suo zio materno, re Filippo IV di Spagna, Nithard la accompagnò come confessore personale, accedendo così alla Corte di Spagna. Quando nel 1665 Filippo IV morì, il suo figlio e successore, Carlo II, aveva solo quattro anni, così Marianna assunse la reggenza. Nel 1666 la Regina madre nominò Nithard Grande Inquisitore o Inquisitore Generale, il che lo fece automaticamente entrare nel Consiglio di Reggenza, di cui il Grande Inquisitore faceva parte ex officio, ossia di diritto. In breve tempo, Nithard ne divenne il presidente, ed in tal modo diventò valido o primo ministro di Spagna. La scelta del prelato austriaco non fu gradita all'aristocrazia spagnola, che mal sopportava il potere di cui godeva a Corte Nithard, ostilità acuita dal fatto che la sua nomina non era stata approvata da papa Alessandro VII, né soprattutto da Don Giovanni d'Austria, di cui la nomina di Nithard aveva comportato la sostanziale estromissione da Corte, per di più contro le disposizioni di Filippo IV.

Nithard ereditò una Spagna già in decadenza da decenni, un declino accentuato sicuramente dalla Guerra di restaurazione portoghese, che dal 1640 assorbiva ingenti risorse umane e finanziarie. Il conflitto terminò nel 1668 con il Trattato di Lisbona e a svantaggio della Spagna: in cambio di Ceuta, quest'ultima perdeva il Portogallo, che non solo ridiventava in tal modo indipendente, ma riacquisiva anche i suoi possedimenti, come il Brasile e le piazzeforti commerciali indiane ed indocinesi. Nithard, che aveva stipulato il duro Trattato, fu sempre più bersagliato nell'ambiente di Corte, e Don Giovanni d'Austria continuò con maggior vigore a tramare contro di lui.

Inoltre nel 1667 era scoppiata la Guerra di Devoluzione contro Luigi XIV di Francia per il possesso delle Fiandre, cui il Re Sole agognava. La Spagna riuscì ad evitare una sconfitta solo grazie all'aiuto di Inghilterra, Svezia e Province Unite, potenze dedite ad evitare l'espansionismo francese. Col Trattato di Aquisgrana del 1668 si chiuse anche questo conflitto, che però, insieme a quello portoghese, era stato finanziato con un aumento della pressione fiscale a danno delle classi meno abbienti, che si unirono quindi alla nobiltà nel malcontento.

Don Giovanni d'Austria sfruttò la situazione e con una sollevazione militare marciò nel 1669 su Madrid, ingiungendo alla Regina madre di congedare Nithard, come infatti avvenne. Il suo posto fu assunto dal marchese di Villasierra, Fernando de Valenzuela. Scrisse, dopo l'esperienza di governo in Spagna, le sue memorie difensive.

Declinò alla promozione al cardinalato molte volte, venendo nominato ambasciatore del Regno di Spagna presso la Santa Sede dal febbraio 1669. Eletto vescovo di Agrigento, non prese mai possesso di questa sede episcopale.

Eletto arcivescovo titolare di Edessa di Osroene il 16 novembre 1671, venne consacrato il 24 gennaio 1672 nella chiesa del Gesù di Roma per mano del cardinale Federico Sforza, vescovo di Tivoli, assistito da Giacomo Altoviti, patriarca titolare di Antiochia, e da Gilla Colonna, patriarca titolare di Gerusalemme.

Creato cardinale e riservato in pectore nel concistoro del 24 agosto 1671, venne pubblicato ufficialmente il 16 maggio 1672, ricevendo il titolo cardinalizio di San Bartolomeo all'Isola l'8 agosto di quello stesso anno. Nel 1676 prese parte al conclave che elesse papa Innocenzo XI, evento dopo il quale optò per il titolo di Santa Croce in Gerusalemme dal 25 settembre 1679.

Morì a Roma il 1º febbraio 1681, alle 23.00, nella sua residenza del collegio del Santissimo Nome di Gesù. La sua salma venne esposta nella chiesa del Gesù di Roma, dove i funerali ebbero luogo il 4 febbraio e dove venne sepolto, nella stessa tomba del cardinale Juan de Lugo.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Inquisitore Generale di Spagna Successore
Pascual de Aragón 1666-1669 Diego Sarmiento de Valladares
Predecessore Vescovo di Agrigento Successore BishopCoA PioM.svg
Ignazio d'Amico 1669-1671 Francesco Giuseppe Crespos de Escobar
Predecessore Arcivescovo titolare di Edessa di Osroene Successore Archbishop CoA PioM.svg
Giacinto di Subiano 16 novembre 1671 - 8 agosto 1672 Carlo Francesco Airoldi
Predecessore Cardinale presbitero di San Bartolomeo all'Isola Successore CardinalCoA PioM.svg
Francesco Nerli seniore 8 agosto 1672 - 25 settembre 1679 Giovanni Giacomo Cavallerini
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Croce in Gerusalemme Successore CardinalCoA PioM.svg
Alfonso Litta 25 settembre 1679 - 1º febbraio 1681 Decio Azzolini juniore

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