Gnaphalium norvegicum

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Canapicchia norvegese
Gnaphalium norvegicum a1.jpg
Gnaphalium norvegicum
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Gnaphalieae
Genere Gnaphalium
Specie G. norvegicum
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Gnaphalieae
Nomenclatura binomiale
Gnaphalium norvegicum
Gunn., 1772
Nomi comuni

Gnafalio norvegese
(DE) Norwegischer Ruhrkraut
(FR) Gnaphale de Norvège
(EN) Highland Cudweed

La Canapicchia norvegese (nome scientifico Gnaphalium norvegicum Gunn., 1772) è una pianta erbacea perenne dalle infiorescenze cotonose appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine generico (gnaphalium) deriva dalla parola greca “gnaphalon” e significa “ciuffo di lana” in riferimento all'aspetto lanoso di queste piante. Il termine specifico (norvegicum) si riferisce alle zone dei primi ritrovamenti della specie.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Gnaphalium norvegicum) è stato proposto dal vescovo e botanico norvegese Johan Gunnerus Ernst (1718 – 1773) nella pubblicazione ”Flora Norvegica” del 1772[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

Sono piante alte da 10 a 30 cm e possiedono una lanosità cotonosa sparsa su tutta la superficie (fusto, foglie e infiorescenza) che dona loro un colore bianchiccio-grigiastro. La forma biologica è emicriptofta scaposa (H scap), sono piante erbacee perenni con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve, dotate di un asse fiorale eretto e spesso con poche foglie. Queste piante sono considerate monoiche in quanto i capolini contengono fiori femminili esternamente e fiori ermafroditi (e quindi anche maschili) centralmente[2].

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da fittone.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea è fittonante.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta, ascendente e semplice.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie

Le foglie sono disposte in modo alterno lungo il caule, sono intere (con margini crenati) e sessili. Quelle medie sono più lunghe dell'infiorescenza stessa. La forma è lineare-spatolata con apice acuto. Sopra sono sparsamente tomentose, mentre sono bianche di sotto. La superficie è trinervia. Dimensione delle foglie medie: larghezza 20 mm; lunghezza 40 – 60 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Le infiorescenze sono formate da numerosi capolini conici e fascicolati disposi lungo l'infiorescenza e mai riuniti o aggregati ma isolati in racemo o pannocchia. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: esternamente si ha un involucro composto da diverse squame scariose che fanno da protezione al ricettacolo nudo (senza pagliette) sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: i fiori esterni ligulati (assenti in questo caso), e i fiori centrali tubulosi. In particolare quelli periferici sono la maggioranza femminili, filiformi (non crescono all'ascella di una squama dell'involucro come in altri generi simili); quelli interni, tubulosi, sono pochi (3 - 4) e sono ermafroditi. Le squame (chiamate anche brattee) sono disposte su 3 – 4 serie e sono chiazzate di nero. Dimensione dei capolini: larghezza 2 mm; lunghezza 5 – 6 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono attinomorfi. Sono tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi)[3].

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[4]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame quasi inesistenti.
  • Corolla: i petali della corolla sono 5; i fiori di tipo tubuloso sono saldati a tubo e terminano in cinque denti, quelli periferici sono saldati a tubo nella parte basale e si prolungano in un filamento lineare. I fiori sono colorati di giallastro.
  • Androceo: gli stami (5) hanno delle antere acute e caudate alla base; sono saldate e formano una specie di manicotto avvolgente lo stilo[5]. I granuli pollinici possiedono uno strato basale spesso e regolarmente perforato[6].
  • Gineceo: i carpelli sono due e formano un ovario bicarpellare infero uniloculare. Lo stilo è unico con linee stigmatiche marginali[6], appiattito (senza appendici) e terminante in uno stigma bifido.
  • Fioritura: da giugno a settembre.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono degli acheni con un pappo formato da setole biancastre capillari ( e non clavate come in altri generi affini). Dimensione degli acheni: 1,5 mm. Lunghezza del pappo: 3 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[7] – Distribuzione alpina[8])
  • Habitat: l'habitat tipico di questa pianta sono i sentieri boschivi e le schiarite forestali; ma anche nelle praterie rase subalpine e alpine, i megaforbieti, ontaneti e i saliceti subalpini. Il substrato preferito è siliceo con pH acido, bassi valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare da 1200 fino a 2300 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: subalpino e alpino.

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[8]:

Formazione: delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe: Mulgedio-Aconitetea
Ordine: Calamagrostietalia villosae

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza di Gnaphalium norvegicum (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[9] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[10]).
Il genere di questa specie, nel corso del tempo, è stato decurtato più volte delle specie inizialmente attribuiteli in base ai primi studi morfologici. Leontopodium, Helichrysum, Filago sono alcuni generi le cui specie (non tutte) una volta appartenevano al genere Gnaphalium[11]. Questi problemi tassonomici non sono stati ancora risolti del tutto; ad esempio la specie di questa voce in alcune checklist è indicata con un diverso binomio: Omalotheca norvegica (Gunnerus) Sch.Bip. & F.W.Schultz [12]. Attualmente il genere Gnaphalium comprende 30 - 40 specie delle quali circa una decina sono proprie della flora italiana.
Il numero cromosomico di G. norvegicum è: 2n = 56[1].

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Gnaphalium fuscatum Pers.
  • Gnaphalium fuscum Lam.
  • Gnaphalium sylvaticum var. brachystachys Ledeb.
  • Gnaphalium sylvaticum var. fuscatum Wahlenb.
  • Gamochaeta norvegica (Gunnerus) Gren. (1869)
  • Omalotheca norvegica (Gunnerus) Sch.Bip. & F.W.Schultz
  • Synchaeta norvegica(Gunnerus) Kirp. (1950)

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Alcune specie dello stesso genere possono essere confuse con Gnaphalium norvegicum:

  • Gnaphalium sylvaticum L.: è una specie abbastanza simile a quella di questa voce, si distingue soprattutto per le foglie medie più ridotte rispetto a quelle basali; le squame dell'involucro sono meno scure; inoltre nella flora italiana è una specie più frequente.
  • Gnaphalium uliginosum L.: l'infiorescenza è più fogliosa (le foglie superiori sono raggianti attorno ai capolini) e i capolini sono più raccolti all'apice dei fusti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Tropicos Database. URL consultato il 22-01-2011.
  2. ^ Pignatti, vol. 3 - pag. 3
  3. ^ Pignatti, Vol. 3 - p. 1
  4. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20-12-2010.
  5. ^ Pignatti, vol. 3 - pag. 31
  6. ^ a b Botanica Sistematica, p. 522
  7. ^ Checklist of the Italian Vascular Flora, p. 102
  8. ^ a b Flora Alpina, Vol. 2 - p. 448
  9. ^ Botanica Sistematica, p. 520
  10. ^ Strasburger, vol. 2 - p. 858
  11. ^ Motta, Vol. 2 p. 338
  12. ^ Checklist of Royal Botanic Garden Edinburgh. URL consultato il 24 gennaio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Michael O. Dillon: Classification and Phylogeny of the South American Gnaphalieae (Asteraceae), in Arnaldoa, 10(1), 2003, S. 45-60: Gnaphalieae und Neues zu Luciliocline - Online.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume 2, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 338.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 38, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 448.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 102, ISBN 88-7621-458-5.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]