Gnaphalium uliginosum

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Canapicchia palustre
Gnaphalium uliginosum 200807b.jpg
Gnaphalium uliginosum
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Gnaphalieae
Genere Gnaphalium
Specie G. uliginosum
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Gnaphalieae
Nomenclatura binomiale
Gnaphalium uliginosum
L., 1753
Nomi comuni

Gnafalio palustre
(DE) Sumpf-Ruhrkraut
(FR) Gnaphale des marais
(EN) Marsh Cuddweed

La Canapicchia palustre (nome scientifico Gnaphalium uliginosum L., 1753) è una pianta erbacea annua dalle infiorescenze cotonose appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il termine generico (gnaphalium) deriva dalla parola greca “gnaphalon” e significa “ciuffo di lana” in riferimento all'aspetto lanoso di queste piante. Il termine specifico (uliginosum = dei luoghi umidi, delle paludi) si riferisce al suo habitat abituale[1].
Il binomio scientifico attualmente accettato (Gnaphalium uliginosum) è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753[2].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

Sono piante alte da 5 a 20 cm e possiedono una lanosità cotonosa sparsa su tutta la superficie (fusto, foglie e infiorescenza) che dona loro un colore bianchiccio-grigiastro. La forma biologica è terofita scaposa (T scap), sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme, sono inoltre dotate di un asse fiorale eretto e spesso con poche foglie. Queste piante sono considerate monoiche in quanto i capolini contengono fiori femminili esternamente e fiori ermafroditi (e quindi anche maschili) centralmente[3].

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie da fittone di tipo fibroso.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea è fittonante.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta, ascendente e semplice (eventualmente ramificata alla base) ma fogliosa; ed è tutta grigio-tomentosa.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie

Le foglie sono disposte in modo alterno lungo il caule, sono intere con margini crenati e non sono amplessicauli. La forma è oblanceolata-lineare con apice quasi ottuso e base assottigliata. La superficie è uninervia ed è lanosa su entrambi i lati. Dimensione delle foglie: larghezza 1 – 3 mm; lunghezza 10 – 50 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza

Le infiorescenze sono formate da numerosi capolini (da 3 a 10) disposi all'apice dell'infiorescenza in glomeruli e avvolti da numerose foglie bratteali più lunghe dei capolini stessi. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: esternamente si ha un involucro composto da diverse squame che fanno da protezione al ricettacolo nudo (senza pagliette) sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: i fiori esterni ligulati (assenti in questo caso), e i fiori centrali tubulosi. In particolare quelli periferici sono la maggioranza, sono femminili e filiformi (non crescono all'ascella di una squama dell'involucro come in altri generi simili); quelli interni, sono più tubulosi, sono pochi (3 - 4) e sono ermafroditi. Le squame (chiamate anche brattee) sono disposte su 3 – 4 serie e sono colorate di bruno scuro all'apice. Dimensione dell'involucro: 3 – 4 mm. Dimensione delle brattee dell'infiorescenza: larghezza 1 – 2 mm; lunghezza 5 – 15 mm.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono attinomorfi. Sono tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi)[4].

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[5]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame quasi inesistenti.
  • Corolla: i petali della corolla sono 5; i fiori di tipo tubuloso sono saldati a tubo e terminano in cinque denti, quelli periferici sono saldati a tubo nella parte basale e si prolungano come un filamento lineare. I fiori sono colorati di giallo-brunastro.
  • Androceo: gli stami (5) hanno delle antere acute e caudate alla base; sono saldate e formano una specie di manicotto avvolgente lo stilo[6]. I granuli pollinici possiedono uno strato basale spesso e regolarmente perforato[7].
  • Gineceo: i carpelli sono due e formano un ovario bicarpellare infero uniloculare. Lo stilo è unico con linee stigmatiche marginali[7], appiattito (senza appendici) e terminante in uno stigma bifido.
  • Fioritura: da giugno a settembre.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Gli acheni con pappo

I frutti sono degli acheni con un pappo caduco formato da setole biancastre capillari (e non clavate come in altri generi della stessa tribù). Lunghezza del pappo: 1,5 mm.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[8] – Distribuzione alpina[9])
  • Habitat: l'habitat tipico per questa specie sono i luoghi umidi (anche temporaneamente inondati) come margini dei stagni o prati umidi, sentieri boschivi, ma anche le colture. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere umido.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 900 m s.l.m. (raramente raggiungono i 1600 m s.l.m.); frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e montano (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[9]:

Formazione: delle comunità terofiche pioniere nitrofile
Classe: Isoëto-Nanojuncetea
Ordine: Nanocyperetalia flavescentis

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza di Gnaphalium uliginosum (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[10] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[11]).
Il genere di questa specie, nel corso del tempo, è stato decurtato più volte delle specie inizialmente attribuiteli in base ai primi studi morfologici. Leontopodium, Helichrysum, Filago sono alcuni generi le cui specie (non tutte) una volta appartenevano al genere Gnaphalium[12]. Questi problemi tassonomici non sono stati ancora risolti del tutto; ad esempio la specie di questa voce in alcune checklist è indicata con un diverso binomio: Filaginella uliginosa (L.) Opiz[13]. Attualmente il genere Gnaphalium comprende 30 - 40 specie delle quali circa una decina sono proprie della flora italiana.
Il numero cromosomico di G. uliginosum è: 2n = 14[2][14].

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una specie variabile. La variabilità si manifesta soprattutto nella pelosità più o meno densa di tutta la pianta ma anche degli acheni. Sandro Pignatti nella sua “Flora d'Italia”[15] descrive una varietà (var. prostratum Huet) caratterizzata da brevi fusti a portamento prostrato abitatrice delle zone del sud, ma non più segnalata nelle checklist successive della flora spontanea italiana.

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Filaginella uliginosa (L.) Opiz
  • Gnaphalium aquaticum Miller (1768)
  • Gnaphalium laevissimum Schur (1866)
  • Gnaphalium nudum Hoffm. ex J.F. Gmelin (1791)
  • Gnaphalium pilulare Wahlenb. (1812)
  • Gnaphalium ramosum Lam. (1779)
  • Gnaphalium rossicum Kirp. (1959)

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Alcune specie dello stesso genere possono essere confuse con Gnaphalium uliginosum:

  • Gnaphalium norvegicum Gunn. - Canapicchia norvegese: si distingue in quanto il caule è meno ricco di foglie; le foglie sono amplessicauli; l'infiorescenza è più allungata (i capolini non sono disposti in glomeruli); le squame dell'involucro sono molto scure e scariose; è una specie più rara.
  • Gnaphalium sylvaticum L. - Canapicchia comune: è una specie più alta; le foglie sono progressivamente più ridotte verso l'infiorescenza che si presenta più allungata (i capolini non sono disposti in glomeruli); le foglie sono amplessicauli; le squame dell'involucro sono meno scure; inoltre nella flora italiana è una specie più frequente.
  • Gnaphalium hoppeanum Koch - Canapicchia di Hoppe: è una specie alpina (in Italia si trova solo al nord oltre i 2000 m s.l.m.); si distingue per l'altezza minore e per le infiorescenze pauciflore (i capolini sono pochi e raccolti all'apice dell'infiorescenza).

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

Secondo la medicina popolare Gnaphalium uliginosu possiede le seguenti proprietà medicamentose[16]:

  • antinfiammatoria (attenua uno stato infiammatorio);
  • afrodisiaca (migliora le prestazioni sessuali);
  • astringente (limita la secrezione dei liquidi);
  • diaforetica (agevola la traspirazione cutanea);
  • diuretica (facilita il rilascio dell'urina).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Botanical names. URL consultato il 26-01-2011.
  2. ^ a b Tropicos Database. URL consultato il 26-01-2011.
  3. ^ Pignatti, op. cit., vol. 3 - pag. 3
  4. ^ Pignatti, op. cit., Vol. 3 - p. 1
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20-12-2010.
  6. ^ Pignatti, op. cit., vol. 3 - pag. 31
  7. ^ a b Botanica Sistematica, op. cit., p. 522
  8. ^ Checklist of the Italian Vascular Flora, op. cit., p. 102
  9. ^ a b Flora Alpina, op. cit., Vol. 2 - p. 450
  10. ^ Botanica Sistematica, op. cit., p. 520
  11. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - p. 858
  12. ^ Motta, op. cit., Vol. 2 p. 338
  13. ^ Checklist of Royal Botanic Garden Edinburgh. URL consultato il 26 gennaio 2011.
  14. ^ eFloras - Flora of North America. URL consultato il 26-01-2011.
  15. ^ Pignatti, op. cit., Vol. 3 - p. 39
  16. ^ Plants For A Future. URL consultato il 26-01-2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Michael O. Dillon: Classification and Phylogeny of the South American Gnaphalieae (Asteraceae), in Arnaldoa, 10(1), 2003, S. 45-60: Gnaphalieae und Neues zu Luciliocline - Online.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 2, 1960, pag. 338.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 39, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volme 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 450.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 102, ISBN 88-7621-458-5.

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