Febbre maculosa delle Montagne Rocciose

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Febbre Q
Rickettsia rickettsii.jpg
Immagine del Rickettsia rickettsii, il microrganismo che causa la Febbre maculosa delle Montagne Rocciose
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 082.0
ICD-10 (EN) A77.0
Sinonimi
Tifo da zecca
Febbre di San Paolo

La febbre maculosa delle Montagne Rocciose è una malattia infettiva rara che colpisce uomini e animali. Diffusa soprattutto in America prende vari nomi quali "Tifo da zecca", "febbre di San Paolo" o "febre maculosa" (Brasile) e "fiebre manchada" (Messico). È stata originariamente chiamata " morbillo nero "a causa della sua caratteristica eruzione cutanea. Si distingue dalla Febbre da zecca del Colorado, malattia batterica causata sempre dal morso di una zecca.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

Questa malattia è presente soprattutto lungo le coste dell'Atlantico e dagli anni '70 la sua incidenza è in costante aumento.[1]

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

L'agente patogeno della malattia è una rickettsia, in particolare la Rickettsia rickettsii. Il contagio fra animali ed esseri umani avviene attraverso il morso di acari del genere Dermacentor.

Clinica[modifica | modifica wikitesto]

I primi sintomi compaiono dopo un periodo di incubazione di circa 6-7 giorni. I sintomi possono presentarsi gradualmente o improvvisamente e consistono in febbre, anoressia, cefalea, dolore muscolare, nausea e vomito.[2] Alcuni giorni dopo la comparsa dei sintomi appaiono macchioline rosa che col tempo si scuriscono e sanguinano.

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

Eruzione cutanea petecchiale della Febbre maculosa delle Montagne Rocciose

La diagnosi può risultare difficile poiché la malattia è inizialmente simile a molte infezioni, per confermarla sono eseguiti esami di laboratorio su sangue e tessuti.

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver eliminato gli acari responsabili si somministrano generalmente antibiotici, Cloramfenicolo, Tetraciclina o Doxiciclina.

Prognosi[modifica | modifica wikitesto]

Solitamente la malattia regredisce fino a scomparire nel giro di due settimane; nei casi non trattati può portare alla morte per polmonite o scompenso cardiaco.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Epidemiology | CDC Rocky Mountain Spotted Fever. URL consultato il 10 agosto 2010.
  2. ^ Febbre maculosa delle Montagne Rocciose &#124 , Dizionario medico online. URL consultato il 10 agosto 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mauro Moroni, esposito Roberto, De Lalla Fausto, Malattie infettive, 7ª edizione, Milano, Elsevier Masson, 2008, ISBN 978-88-214-2980-4.

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