Febbre Q

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Febbre Q
Coxiella burnetii 01.JPG
Immagine del Coxiella burnetii, agente eziologico della Febbre Q
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 083.0
ICD-10 (EN) A78

La febbre Q è una zoonosi acuta causata dalla Coxiella burnetii,[1] un batterio che colpisce gli esseri umani e altri animali. Questo organismo è raro, ma può essere trovato in bovini, pecore, capre ed anche animali domestici, compresi cani e gatti. L'infezione avviene tramite inalazione di spore di tipologia variante a piccole cellule e dal contatto con l'urina, il latte, le feci, il muco vaginale o lo sperma di animali infetti. Raramente[2] il periodo di incubazione è di 9-40 giorni. Un essere umano può essere infettato da un singolo batterio.[3] Il batterio è un patogeno intracellulare obbligato.

La febbre Q è ritenuta essere una potenziale arma biologica.[4]

Habitat e diffusione[modifica | modifica sorgente]

Radiografia del torace - Sopra nel soggetto normale, sotto nel caso di polmonite da febbre Q

Questo batterio infetta sia gli animali selvatici che quelli domestici solitamente attraverso la zecca, che fa da vettore. Anche l'uomo può infettarsi soprattutto attraverso l'inalazione di polvere contaminata dal microrganismo, ma anche tramite il contatto con le urine, il latte, le feci e altre secrezioni biologiche provenienti da animali infetti.

Il periodo di incubazione è di 9-40 giorni e lo studio dell'organismo vettore della malattia è molto difficoltoso in quanto esso non può essere riprodotto e studiato al di fuori di un organismo che lo ospiti. Tuttavia nel 2009 alcuni scienziati sono riusciti a sviluppare una tecnica che consente di coltivare batteri in una coltura axenica[5].

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

La Febbre Q è stata individuata per la prima volta dal patologo australiano Edward Holbrook Derrick, nel 1937[6], mentre analizzava un paziente che lavorava in un mattatoio di Brisbane. La deonominazione Q sta per query (termine inglese per domanda) ad indicare l'assoluta indeterminazione del fattore patogeno della malattia, che venne individuato nello stesso anno dai virologi Frank Macfarlane Burnet e Mavis Freeman che isolarono il microrganismo da uno dei pazienti di Derrick[7].

Presentazione clinica[modifica | modifica sorgente]

In seguito all'inalazione si può verificare una colonizzazione delle coxielle a livello polmonare che dà una sintomatologia simile alla influenza con febbre, mal di testa, dolore muscolare.
Può sviluppare una endocardite a distanza di molti anni dall'infezione o le coxielle possono annidarsi nel fegato causando una epatite.

Segni clinici negli animali[modifica | modifica sorgente]

Bovini, capre e pecore sono gli animali più comunemente infettati e possono servire da serbatoio per i batteri. Gli animali infetti possono mostrare sintomi respiratori come la polmonite, ma anche aborti e infertilità. Gravi sintomi sistemici, come anoressia e febbre, possono verificarsi contemporaneamente.[8]

Diagnostica[modifica | modifica sorgente]

La diagnosi si basa su indagini sierologiche[9][10] (con la ricerca di una risposta anticorpale) piuttosto che nel cercare l'organismo stesso. La sierologia permette di rilevare l'infezione cronica tramite elevati livelli di anticorpi che si trovano nella forma virulenta del batterio. La diagnosi molecolare del DNA batterico viene sempre più utilizzata. La coltura è tecnicamente difficile e non comunemente disponibile nella maggior parte dei laboratori di microbiologia.

La febbre Q può causare endocardite (infezione delle valvole cardiache) che può necessitare dell'esecuzione di una ecocardiografia transesofagea per la diagnosi. L'epatite da febbre Q si manifesta come un aumento di ALT e AST ma una diagnosi definitiva è possibile solo alla tramite biopsia epatica, che mostra i caratteristici granulomi ad anello di fibrina.[11]

Terapia[modifica | modifica sorgente]

Per la terapia si utilizzano tetracicline (Doxiciclina), Ciprofloxacina, Cloramfenicolo. Il trattamento della febbre Q in gravidanza è particolarmente difficile poiché la doxiciclina e la ciprofloxacina sono controindicati. Il trattamento preferito è di cinque settimane di Cotrimossazolo.[12]

Prevenzione[modifica | modifica sorgente]

La protezione viene offerta dal vaccino Q-Vax, costituito un insieme di cellule inattivate, sviluppato da una azienda australiana: la CSL.[13] La vaccinazione intradermica è composta da microrganismi uccisi Coxiella burnetii. Test cutanei e analisi del sangue dovrebbe essere fatti prima della vaccinazione per identificare una eventuale pre-esistente immunità, in quanto la vaccinazione i soggetti che hanno già un'immunità può provocare una grave reazione locale. Dopo una singola dose di vaccino, l'immunità protettiva dura per molti anni. La rivaccinazione non è generalmente richiesta. Lo screening annuale è di solito raccomandato.[14]

Nel 2001, l'Australia ha introdotto un programma nazionale di vaccinazione contro la febbre per le persone che hanno un lavorano "a rischio".

L'Unione Sovietica aveva già sviluppato un vaccino, ma i suoi effetti collaterali ne hanno impedito la concessione di licenze all'estero.

La vaccinazione degli animali non è un metodo attuale di controllo.[8]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Beare PA, Samuel JE, Howe D, Virtaneva K, Porcella SF, Heinzen RA, Genetic diversity of the Q fever agent, Coxiella burnetii, assessed by microarray-based whole-genome comparisons in J. Bacteriol., vol. 188, n. 7, aprile 2006, pp. 2309–24. DOI:10.1128/JB.188.7.2309-2324.2006, PMC 1428397, PMID 16547017.
  2. ^ Q fever.
  3. ^ Q fever caused by Coxiella burnetii
  4. ^ Madariaga MG, Rezai K, Trenholme GM, Weinstein RA, Q fever: a biological weapon in your backyard in Lancet Infect Dis, vol. 3, n. 11, novembre 2003, pp. 709–21. DOI:10.1016/S1473-3099(03)00804-1, PMID 14592601.
  5. ^ Q fever caused by Coxiella burnetii
  6. ^ Derrick Eh. Q fever a new fever entity: clinical features. diagnosis, and laboratory investigation. Med J. Aust. 1937;11:281-299.
  7. ^ Burnet F., Freeman M., Experimental studies on the virus of “Q” fever. Med. J. Aust. 1937; 2: 299-305.
  8. ^ a b Q Fever reviewed and published by WikiVet, accessed 12 October 2011.
  9. ^ Maurin M, Raoult D, Q fever in Clin. Microbiol. Rev., vol. 12, n. 4, ottobre 1999, pp. 518–53. PMC 88923, PMID 10515901.
  10. ^ Scola BL, Current laboratory diagnosis of Q fever in Semin Pediatr Infect Dis, vol. 13, n. 4, ottobre 2002, pp. 257–62. DOI:10.1053/spid.2002.127199, PMID 12491231.
  11. ^ van de Veerdonk FL, Schneeberger PM., Patient with fever and diarrea in Clin Infect Dis, vol. 42, n. 7, 2006, pp. 1051–2. DOI:10.1086/501027.
  12. ^ Carcopino X, Raoult D, Bretelle F, Boubli L, Stein A, Managing Q fever during pregnancy: The benefits of long-term Cotrimoxazole therapy in Clin Infect Dis, vol. 45, n. 5, 2007, pp. 548–555. DOI:10.1086/520661, PMID 17682987.
  13. ^ csl.com.au
  14. ^ http://cdp.ucsf.edu/fileUpload/UCSF_CDP_Q_Fever_Surveillance_Policy_Q_Neg_Wethers.pdf

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]