Economia dei Paesi Bassi

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L'economia dei Paesi Bassi è la sedicesima al mondo in termini di Pil nominale e la sesta in Europa.

Crescita economica[modifica | modifica sorgente]

Dopo una recessione durata tre anni tra il 1980 ed il 1982, i Paesi Bassi sono cresciuti in media del 2,9% nel resto degli anni ottanta e del 3,1% negli anni novanta. Infine, dopo un nuovo rallentamento della crescita nei primi anni del millennio, il Paese era tornato a crescere a ritmi superiori al 3% prima di essere colpito dalla crisi economica che, nel 2009 ha causato una contrazione dei PIL di quasi il 5%[1].

I Paesi Bassi, comunque, godono di un elevato livello di benessere con un PIL pro-capite pari al 130% della media dell'Unione europea[2]. Inoltre, sono sesti al mondo per Indice di sviluppo umano con un valore di 0,964 su un massimo di 1 nel 2009.

Struttura economica[modifica | modifica sorgente]

Come in gran parte delle economie più sviluppate, il principale settore economico è quello dei servizi, che contribuisce molto più della metà del PIL. In particolare sono importanti le imprese di trasporto e distribuzione, le banche e le assicurazioni.

L'attività industriale ed estrattiva fornisce circa il 30% del PIL. Le industrie più sviluppate sono quella chimica, quella alimentare, quella elettrica ed elettronica e quella delle costruzioni. I Paesi Bassi sono anche importanti produttori di gas naturale.

Il settore agricolo contribuisce circa il 4% del PIL, ed impiega il 4% della manodopera attiva. Grazie all'elevata meccanizzazione, l'agricoltura olandese fornisce grandi surplus che possono essere destinati all'industria alimentare ed esportati. I Paesi Bassi sono al terzo posto al mondo per valore delle loro esportazioni agricole.

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Coltivazioni di tulipani nell'Olanda Meridionale

Nonostante il piccolo territorio, i Paesi Bassi vantano un settore agricolo tra i più sviluppati al mondo con un altissimo livello di meccanizzazione. Infatti, è il secondo paese al mondo per esportazione di prodotti alimentari (per un totale di 55 miliardi di euro) primeggiando nell'export di alcuni prodotti agricoli. È il primo esportatore al mondo di fiori e bulbi con il oltre il 60% dell'export mondiale; è il secondo esportatore al mondo di pomodori e peperoni, con i quali occupa la quota, rispettivamente del 23% e 17% del mercato mondiale[3]. il secondo esportatore al mondo di peperoni (17%); è il terzo esportatore al mondo di cetrioli).

I fiori, sono un prodotto tradizionale del paese: il settore più noto è sicuramente quello di fiori da bulbo e principalmente tulipani che, a partire dal XVII secolo, sono diventati una sorta di simbolo nazionale. Tra gli altri fiori a bulbo sono molto diffusi il narciso e il giacinto.

Molto efficiente e particolarmente sviluppato è anche il settore della produzione di latte e prodotti derivati, con una produzione di latte di mucca pari ad 10.995.000 tonnellate (2006[4]).

Importante è anche la produzione della patata e di "tuberi seme". Molto sviluppato è anche l'allevamento di maiali e bovini esportati in tutta l'Unione Europea.

Energia[modifica | modifica sorgente]

Mentre le sue riserve di petrolio nel Mare del Nord sono di poca importanza, i Paesi Bassi sono attualmente il secondo produttore di gas naturale dell'Unione europea ed il nono nel mondo, rappresentando oltre il 30% della produzione totale UE e circa il 2,7% di quella mondiale. Le riserve di gas naturale provate sono stimate in circa 50-60 miliardi di metri cubi, ovvero circa lo 0,9% del totale mondiale. Sebbene i Paesi Bassi possiedano riserve di gas consistenti nel Mare del Nord, la maggior parte della loro produzione è attualmente proveniente da pozzi a terra, in particolare situati nella provincia del Groningen. Il Paese consuma solo i due terzi circa della sua produzione, mentre il resto viene esportato, facendo dei Paesi Bassi il quinto esportatore mondiale di gas naturale.

Industria[modifica | modifica sorgente]

Nei pressi dei centri portuali di Amsterdam e Rotterdam si trovano raffinerie di petrolio. Importanti sono anche l'industria tessile, sia in fibre naturali (cotone e lana) sia in fibre sintetiche, e quella dei concimi. L'industria meccanica è diversificata e comprende il comparto automobilistico (Eindhoven), navale e ferroviario (Utrecht).

Tradizionali sono la lavorazione dei diamanti ad Amsterdam e quella di porcellane e ceramiche (Deft, L'Aia, Maastricht).

I Paesi Bassi sono anche sede di numerose multinazionali come la Unilever nel settore alimentare e dei prodotti per l'igiene, la Shell nel settore petrolifero e la Philips nel settore dell'elettronica e delle telecomunicazioni.

Grande è la produzione di gas naturale e buona quella di petrolio, mentre gli ultimi giacimenti di carbone, presenti nella zona del Limburgo, sono stati chiusi nel 1989[5].

Servizi e Ricerca[modifica | modifica sorgente]

I Paesi Bassi hanno investito enormemente nel settore della ricerca. Con un sistema detto di "rulling", viene riconosciuto, ad un lavoratore straniero che “importa” conoscenza, un incentivo del 30% dello stipendio lordo annuo, senza tassazione alcuna, ed indicato come un rimborso delle spese di rilocazione: un beneficio concesso per 8 anni e con una verifica intermedia di sussistenza delle condizioni dopo 4 anni, riferibile a profili professionali difficilmente rintracciabili nel territorio olandese [6].

Commercio internazionale[modifica | modifica sorgente]

Saldo del conto corrente dei Paesi Bassi nel periodo 1969-2008.

Nel 2009 i Paesi Bassi hanno esportato beni per un valore di 499 miliardi di dollari, risultando i quinti esportatori al mondo, a fronte di importazioni per 446 miliardi (7º al mondo).

Sempre nel 2009 il surplus del conto corrente è stato pari a 42,7 miliardi di dollari, il sesto al mondo in valore assoluto: uno risultato notevole per un'economia relativamente piccola[7].

Tradizionalmente, come si può osservare nel grafico, il Paese ha sempre goduto di ampi surplus, che sono andati crescendo negli anni fino a raggiungere valori intorno al 9% del PIL negli anni immediatamente precedenti la crisi del 2009[8].

Le merci esportate sono prevalentemente macchinari, prodotti chimici, carburanti e prodotti alimentari. Le esportazioni si rivolgono prevalentemente all'Europa ed in particolare alla Germania (25,4%), al Belgio (13,7%), alla Francia (8,9%), al Regno Unito (8,8%) ed all'Italia (5,2%). Le importazioni, invece, riguardano soprattutto il settore della meccanica, dei mezzi di trasporto, della chimica, dell'alimentare e del tessile e provengono in gran parte da Germania (16,6%), Cina (10,1%), Belgio (8,7%), Stati Uniti (7,5%) e Regno Unito (5,8%)[9].

Forza lavoro[modifica | modifica sorgente]

I Paesi Bassi dispongono di una forza lavoro di oltre 8 milioni e mezzo di persone, che corrispondono ad un tasso di occupazione estremamente alto (77% nel 2009), il più alto dell'Unione europea[10].

Il tasso di disoccupazione, invece, che nel 2005 era salito fino al 4,7%, ha da allora cominciato a scendere fino a toccare il 2,8% nel 2008. Tuttavia, nel 2009, con la crisi la disoccupazione è tornata al 3,4%[11]. Il dato resta comunque largamente al di sotto della media europea.

Il settore che assorbe la maggior parte dei lavoratori è quello dei servizi (80%), contro il 18% dell'industria ed appena il 2% dell'agricoltura[9].

Finanza pubblica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1998 i Paesi Bassi avevano un debito pubblico di oltre il 65% del PIL. Negli anni successivi, tuttavia, le politiche messe in atto avevano fatto scendere il rapporto debito/PIL al 45,5% del 2007. Con la crisi economica, tuttavia, il debito pubblico è tornato a salire rapidamente fino al 60,9% nel 2009, anno nel quale il rapporto deficit/PIL è risultato essere -5,3%, il dato peggiore da quando il Paese fa parte dell'Unione monetaria europea.

La spesa pubblica è stata in media, nel decennio, intorno al 45-46% del PIL, leggermente inferiore alla media europea.

La pressione fiscale è intorno al 35-39%, meno del 40% fatto registrare nella seconda metà degli anni novanta e meno della media degli altri Stati dell'Unione europea.

Inflazione[modifica | modifica sorgente]

I Paesi Bassi sono stati storicamente un Paese a bassa inflazione. Il secondo shock petrolifero (1979) spinse verso l'alto il tasso di inflazione, che toccò il 6,8% nel 1981, un valore inferiore a quello di gran parte degli altri Paesi europei. Anche il processo di disinflazione fu piuttosto rapido, tanto che nel 1987 i Paesi Bassi erano addirittura in deflazione (-1%). Dopo una nuova ripresa dell'inflazione nei primi anni novanta (+2,8% annuo in media), a partire dal 1995 la dinamica dei prezzi è sempre stata molto contenuta, oscillando tra l'1 ed il 2% circa, con l'eccezione del 2001[12].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ IMF WEO, aprile 2009
  2. ^ Eurostat
  3. ^ Netherlands: Agricultural situation, USDA Foreign Agriculture Service. URL consultato il 12 marzo 2010.
  4. ^ Dati dell'Università di Guelph.
  5. ^ Calendario Atlante De Agostini, 2008
  6. ^ William Domenichini, GrΣΣk economy, la tempesta è in arrivo in Informazionesostenibile.info.
  7. ^ CIA - The world factbook
  8. ^ CBS StatLine - National accounts 2009; Macroeconomic data
  9. ^ a b CIA - The world factbook
  10. ^ Eurostat
  11. ^ Eurostat - Data Explorer
  12. ^ IMF World Economic Outlook, ottobre 2011
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