Economia della Danimarca

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L'economia della Danimarca è una moderna economia di mercato, orientata allo sviluppo del settore dei servizi.

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

L'agricoltura viene praticata con mezzi ad alta tecnologia. Nell'Ottocento riuscì a superare la crisi delle produzioni agricole data dal ribasso generale dei cereali per via dell'importazione dagli altri continenti, mediante la conversione all'allevamento di bestiame, ulteriormente sviluppato nel Novecento[1]. Per quello che riguarda la distribuzione della proprietà terriera, lo sviluppo della cooperazione è riuscito a salvare aziende di dimensione compatibili con lo sviluppo di un allevamento moderno[2].

Allevamento[modifica | modifica sorgente]

L'allevamento è molto sviluppato: la Danimarca è tra i primi produttori europei di latte, burro e formaggi, di suini, di pollame; la produzione viene esportata soprattutto in Germania e in Gran Bretagna. L'agricoltura (cereali e foraggi) è in gran parte al servizio dell'allevamento, ma vi è anche una buona produzione di piante industriali. Queste due attività danno lavoro a una fiorente industria alimentare di trasformazione. La cantieristica è invece legata allo sviluppo del porto di Copenaghen

Industria[modifica | modifica sorgente]

L'industria è particolarmente moderna, il governo sostiene il welfare dei propri cittadini con numerose norme, il livello di vita è decisamente buono, la moneta è stabile ed una grande importanza riveste il commercio con l'estero. La Danimarca esporta con profitto energia e prodotti alimentari, garantendosi un soddisfacente surplus nella bilancia dei pagamenti ed un debito estero praticamente pari a zero. In questo modo, la nazione è riuscita a costruire un sistema economico forte, stabile e molto competitivo, che negli ultimi anni ha attirato un numero sempre maggiore di stranieri in cerca di un lavoro in Danimarca.

Forza lavoro[modifica | modifica sorgente]

Il sistema produttivo danese è fortemente sindacalizzato; il 75% dei lavoratori sono iscritti ad un sindacato.[3] La maggior parte delle organizzazioni sindacali fanno parte di un vasto sistema coordinato, e la federazione più grande è la cosiddetta LO, Lands-organisationen, la Confederazione dei sindacati danesi. Tuttavia un numero sempre crescente di lavoratori sta ultimamente scegliendo di non iscriversi né ad uno dei sindacati confederati né ad uno di quelli indipendenti (a cui spesso ci si riferisce come ai sindacati gialli, in danese gule).

I rapporti tra i sindacati e i datori di lavoro sono improntati alla collaborazione: i sindacati si occupano quotidianamente della gestione dei luoghi di lavoro e i loro rappresentanti siedono nel consiglio di amministrazione della maggior parte delle aziende. La regolamentazione degli orari di lavoro e la determinazione delle paghe sono contrattate direttamente tra sindacati e datori di lavoro, e il coinvolgimento dello stato è davvero marginale. Nel novembre del 2008 il tasso di disoccupazione era del 1,9% della popolazione attiva, pari a circa 52.000 persone.[4] Metodo Eurostat: 2,3% (luglio del 2008). Si prevede che nel 2015 il numero dei disoccupati sia destinato ad arrivare a 65.000. Nello stesso periodo il numero di persone in età lavorativa crescerà di 10.000 unità passando a 2.860.000, e quello dei posti di lavoro di 70.000 passando a 2.790.000.[5] Questa cifra include i posti di lavoro part-time.[6]

A causa dell'attuale incremento della domanda di lavoro specializzato - soprattutto nell'industria, nei trasporti, nelle costruzioni e nella sanità - non adeguatamente soddisfatta dal mercato del lavoro, la media delle ore annualmente lavorate è cresciuta, specialmente se paragonata a quella del periodo di crisi economica degli anni 1987-1993.[7]

Moneta[modifica | modifica sorgente]

Banconote e monete danesi

La valuta nazionale danese, la Corona (in danese krone), è di fatto legata all'Euro per mezzo degli Accordi europei di cambio (ERM II).[8] Attualmente (marzo 2010) il rapporto di cambio con l'Euro è di circa € 0,13 per 1 corona (7,46 corone per € 1,00).

Il governo è riuscito facilmente a raggiungere, ed a superare addirittura, i parametri economici richiesti per partecipare alla terza fase (la moneta comune europea) dell'Unione Economica e Monetaria dell'Unione Europea (EMU) ma, con un referendum tenutosi nel settembre del 2000, i Danesi hanno confermato la loro volontà di non unirsi agli altri 12 paesi dell'area Euro ed hanno mantenuto la loro moneta (anche il Regno Unito e la Svezia si sono regolati nello stesso modo). Recentemente però, il premier Rasmussen si è detto intenzionato a promuovere di nuovo un referendum sull'entrata nella moneta unica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Antonio Saltini, Danimarca, un solo allevamento suinicolo, Terra e vita, n. 44, 12 nov 1977
  2. ^ idem, Danimarca, nella maglia delle aziende familiari l'ultimo latifondo nobiliare,Terra e vita, n. 44, 10 nov. 1979
  3. ^ Fuller Thomas, Workers and bosses: Friends or foes?, International Herald Tribune, 11 gennaio 2005. URL consultato il 1 maggio 2006.
  4. ^ Månedlig ledighedsstatistik 1999- (Arbejdsløsheden (md.))
  5. ^ Bjarne Madsen, Svend Lundtorp, Arbejdsmarkedet på Sjælland og øerne i 2015, Akf forlaget, 2006, p. 10, ISBN 87-7509-801-6. URL consultato il 3 febbraio 2007.
  6. ^ Statistikbanken.dk, tabelle AB513+ BESK11+12+13.
  7. ^ Jens Nüchel, Lars Erik Skovgaard, Danskere arbejder mere og mere in Business.dk, Berlingske Tidende, 13 dicembre 2006. URL consultato il 3 febbraio 2007.
  8. ^ Denmark and the euro, Danmarks Nationalbank, 17 novembre 2006. URL consultato il 3 febbraio 2007.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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