Economia della Spagna

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L'economia della Spagna rientra tra le economie avanzate dell'Europa occidentale.


Espansione economica e congiuntura in epoca moderna[modifica | modifica sorgente]

La politica franchista (rilancio dell'agricoltura, miglioramento della rete dei trasporti, investimenti industriali e apertura al turismo internazionale) diede solo risultati parziali. Uscito dall'isolamento politico ed economico imposto dalla lunga dittatura fascista, il Paese si è aperto a degli scambi commerciali internazionali; il vero decollo economico del paese si è avuto con l'ingresso nella CEE (1986): il Prodotto interno lordo è quasi triplicato tra il 1980 ed il 1992; gli scambi con i partner europei hanno avuto aumenti del 20%; la produttività industriale è cresciuta grazie agli investimenti in beni strumentali; le entrate turistiche in valuta hanno permesso di riequilibrare parzialmente la bilancia dei pagamenti. L'economia ha anche potuto contare sulla nascita di nuove imprese industriali e sull'afflusso di capitali stranieri che, sfruttando il minor costo della mano d'opera rispetto ad altri paesi, hanno avviato iniziative industriali e commerciali. L'ingresso nell'UE e la democrazia hanno inoltre permesso alla Spagna l'apertura verso i mercati esteri e l'espansione delle imprese nei Paesi Latinoamericani, dove la Spagna è il primo investitore estero. Si parla perciò di reconquista económica.

Tuttavia, nei primi anni novanta, la recessione internazionale ha messo in evidenza difficoltà strutturali, in primo luogo la forte dipendenza da capitali stranieri (oltre il 40% delle imprese sono controllate da gruppi inglesi, francesi, italiani e tedeschi[1]). Nel 1992-93 gli investimenti esteri sono calati, aggravando la già drammatica crisi occupazionale (tasso di disoccupazione del 22% nel 1992), e la peseta ha subìto tre svalutazioni.

A metà degli anni novanta è invece cominciata una fase di sostenuta crescita economica (incremento annuo del PIL del 3% tra il 1996 e il 2004), che ha interessato soprattutto alcune regioni (Catalogna, Aragona, Navarra, Valencia) e ne ha solo sfiorato altre (Andalusia, Canarie). La Spagna ha continuato la sua crescita economica anche quando il partito governante cambiò nel 2004, mantenendo una solida crescita del PIL durante il primo mandato di José Luis Rodríguez Zapatero, sebbene fossero evidenti alcuni fondamentali problemi dell'economia spagnola. Secondo il Financial Times, vi era un deficit commerciale enorme della Spagna (che ha raggiunto l'incredibile cifra di 10% del PIL del paese nell'estate del 2008) e una "perdita di competitività nei confronti dei suoi principali partner commerciali". Nel decennio che va dal 1998 al 2008, l'economia iberica è stata tra le più dinamiche nell'eurozona.[2]

Crisi 2008-2014[modifica | modifica sorgente]

Il boom economico ha segnato durante i primi mesi del 2008 una forte battuta d'arresto, conseguentemente alla crisi di alcuni settori industriali e in primo luogo di quelli legati all'edilizia, trainanti per la crescita economica del Paese, diminuita in un anno di quasi di 2 punti percentuali. La tendenza si è confermata nel 2009, durante il quale il PIL è diminuito del 3,6%.[3]

Durante il terzo trimestre del 2008 il PIL nazionale si è contratto per la prima volta in 15 anni e, nel febbraio 2009, è stato confermato che la Spagna, insieme ad altre economie europee, era ufficialmente entrata in recessione. Tuttavia, ancora nel 2008 il totale del debito pubblico spagnolo rispetto al totale del PIL era ben al di sotto della media europea, e in effetti il bilancio statale era in attivo.

Nel dicembre 2009 al paese iberico è stato attribuito il primo posto nel Misery Index di Moody's,[4][5] classifica costruita sommando disoccupazione (19,1% nel 2009) e rapporto deficit/pil (10,1%): la Spagna, con 30 punti, «è il paese più a rischio d'Europa» (anche più di Grecia, Lettonia e Lituania) ed è entrata nella lista dei "sorvegliati speciali" Ue.[6] La crisi mondiale ha avuto infatti effetti disastrosi sull'economia spagnola: il rapporto debito pubblico/Pil è passato dal 34% del 2007 al 67% del 2009, i debiti di famiglie e imprese sono schizzati al 177% del Pil, i disoccupati sono arrivati a quota 4 milioni (la disoccupazione è passata dall'8,3% del 2007 al 19,1% del 2009). Secondo l'economista turco Nouriel Roubini «la Spagna rischia di sperimentare una crescita zero per un decennio, come è successo al Giappone», mentre per lo statunitense Michael Spence (premio Nobel per l'economia nel 2001) «la Spagna deve, temo, aspettarsi un periodo di crescita molto lenta, e di serie difficoltà interne».[7]

La disoccupazione in Spagna ha raggiunto nel 2010 il 20,33%,[8][9] il dato più alto dal 1997. Secondo l'istituto nazionale di Statistica, rispetto al 2009, il numero dei disoccupati è cresciuto a quota 4,69 milioni.[8][9] Il 2010 è diventato così il quarto anno consecutivo di aumento della disoccupazione nel Paese iberico.

Nel secondo trimestre del 2011, il debito pubblico è aumentato al 65,2% del PIL, il massimo degli ultimi 14 anni,[10] rimanendo tuttavia ancora basso rispetto ad altri paesi europei, come la Grecia (160% del PIL nel 2010), l'Italia (119% nel 2010), la Francia (81,7% nel 2010) e la Germania (83,2% nel 2010).[11][12]

Il 29 luglio 2011, a seguito della pesante crisi economica e della speculazione che ha travolto il Paese, il Primo ministro spagnolo Josè Zapatero ha comunicato l'intenzione di indire elezioni anticipate, previste per il 20 novembre 2011[13] e vinte poi dal leader popolare Mariano Rajoy.

A fine 2011, il debito pubblico spagnolo ha toccato il suo record, raggiungendo il 68,5% del Pil: si tratta del massimo mai raggiunto dal 1995.[14] Nel primo trimestre del 2012, il rapporto fra debito pubblico spagnolo e Pil è cresciuto del 5,36% toccando il record storico al 72,1% del Pil.[15][16]

Nel primo trimestre 2012 il tasso di disoccupazione in Spagna è salito al nuovo livello record di 5.639.500 persone,[17] pari al 24,44% della popolazione attiva, ai massimi dal 1994[18] e record anche a livello europeo[19] e dell'area OCSE.[20] È inoltre previsto che, per i mesi successivi, la situazione continui a peggiorare, soprattutto a causa dell'impatto delle drastiche misure di taglio della spesa pubblica avviate per ridurre il deficit e centrare l'obiettivo del 5,3% rispetto al Pil, imposto per l'anno in corso da Bruxelles.[21] Alla Spagna spetta anche il record negativo della disoccupazione giovanile nell'Unione Europea: a maggio 2012 i giovani sotto i 25 anni senza un lavoro erano in Spagna il 52,1%, contro il 22,7% della Ue-27 e il 22,6% della Ue-17 (zona euro).[22]

Il 14 giugno 2012 Moody's ha tagliato il rating della Spagna di tre gradini, da A3 a Baa3 e l'ha messa sotto osservazione per un possibile ulteriore declassamento.[23][24] La decisione, spiega l'agenzia di rating, è dettata da diversi fattori, tra cui la decisione del governo spagnolo di chiedere 100 miliardi di euro di prestito per ricapitalizzare il sistema bancario, che aumenterà il debito pubblico del Paese. Il governo spagnolo, si legge nella nota, ha un accesso al mercato finanziario "molto limitato" e la debolezza finanziaria dell'economia spagnola comporta "preoccupazioni molto serie" sulle ragionevoli aspettative di crescita dei prossimi anni.[25]

La crisi bancaria in Spagna e il declassamento del suo debito sovrano hanno spinto i rendimenti dei titoli di stato iberici a 10 anni ad un rendimento che sfiora il 7% annuo e che è considerato un punto di non ritorno sulla strada del default (in quanto proprio il superamento della soglia del 7% per gli interessi sul debito pubblico aveva innescato i piani di salvataggio a favore di Grecia, Irlanda e Portogallo): il 18 giugno 2012 lo spread (differenziale di rendimento) tra i Bonos e i Bund tedeschi è volato a 573 punti e quello con i Btp italiani a 104, con i tassi decennali sul debito spagnolo al 7,09% annuo;[26][27] si tratta del massimo storico dall'introduzione dell'euro[28] (nel pomeriggio lo spread dei titoli decennali spagnoli aveva addirittura raggiunto i 588 punti base, con un rendimento del 7,28%).

L'11 luglio 2012, per fronteggiare la crisi, il governo Rajoy vara nuove imponenti misure di austerità: soppressione già a partire dal 2012 delle tredicesime agli statali, che avranno anche meno giorni di ferie e meno permessi sindacali, riduzione del sussidio di disoccupazione al 50% della retribuzione, tagli al sistema pensionistico e ai ministeri, aumento del 3% dell'Iva dal 18 al 21% e quella ridotta dall'8% al 10%.[29][30][31]

Nell'agosto 2012 il debito netto delle banche spagnole verso la banca centrale europea ha toccato il record di 388,7 miliardi.

Il 29 settembre 2012 il governo di Madrid ha alzato le stime sul debito pubblico spagnolo, che raggiungerà l'85,3% del Pil nel 2012 e il 90,5% nel 2013, ben al di sopra delle stime precedenti ferme all'80%.[32]

Giovedì 11 ottobre 2012 Standard & Poor's ha annunciato di aver tagliato il rating della Spagna di ben due scalini, da BBB+ a BBB- (ovvero l'ultimo livello considerato "Investment Grade" e sotto il quale c'è la qualità da "junk bond", ovvero titoli spazzatura) con outlook negativo.[33] La valutazione di S&P è diventata così uguale a quella di Moody’s Investor Service, che ha tuttavia messo Madrid sotto osservazione per un possibile downgrade a "junk". Secondo S&P "l’attuale deterioramento delle condizioni economiche e finanziarie potrebbe aumentare i rischi fiscali nel breve-medio termine, prima che le riforme fiscali a sostegno della crescita siano radicate".[34]

La disoccupazione in Spagna è aumentata ancora nel terzo trimestre, raggiungendo il 25,02% della popolazione attiva (uno spagnolo su quattro); alla fine del mese di settembre, secondo i dati diffusi la mattina del 26 ottobre 2012 dall'Istituto Nazionale di Statistica, i disoccupati sono saliti a 5.778.000, vale a dire 85.000 in più rispetto al trimestre precedente. È il livello più alto dal 1976 e dal ritorno della democrazia nel paese dopo la morte di Francisco Franco.[35]
Dai dati resi noti da Eurostat il 31 ottobre emerge che in Spagna più di una persona su quattro è senza lavoro: il tasso di disoccupazione è salito a settembre 2012 al 25,8% dal 25,5% di agosto (dato peraltro rivisto marcatamente in rialzo dal 24,4%); un anno prima era al 22,4%. Anche per i giovani con meno di 25 anni la situazione continua a essere nera: i senza lavoro sono più di 1 su 2, e sono saliti dal 53,8% di agosto al 54,2% di settembre.[36][37]
Il segretario generale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), Angel Gurria, è venuto a Madrid il 29 novembre per illustrare il rapporto pubblicato oggi dall'organismo, evidenziando il peggioramento delle previsioni dell'economia spagnola per il 2013 (-1,3% del Pil) e per il 2014 (-1,4%), e di una timida crescita solo nel 2015 (+0,5%). Prospettive drammatiche sul fronte dell'occupazione, dove l'organismo stima un tasso medio del 26,9% per il 2013, vale a dire oltre 6,4 milioni di disoccupati.[38]
Dal rapporto Eurostat reso noto il 30 novembre, è emerso che la Spagna continua ad avere il triste primato europeo di disoccupati, con dati in costante crescita: 26,2% a ottobre (con il 55,9% dei giovani fino a 25 anni senza lavoro).[39][40]

Secondo i dati diffusi il 3 dicembre 2012 dalla Banca di Spagna il debito pubblico spagnolo nel terzo trimestre dell'anno ha superato gli 817,4 miliardi di euro, pari al 15,4% in più su base annua: si tratta del massimo storico in termini assoluti e del livello più alto in relazione al Prodotto interno lordo da un secolo ad oggi.[41] È inoltre previsto che peggiori nel quarto trimestre per gli aiuti alla ricapitalizzazione delle banche: secondo le ultime previsioni della Ocse, nel 2013 il debito pubblico spagnolo supererà per la prima volta la barriera del 100% del Pil, fino a 1,06 biliardi di euro.[42]

Il 18 gennaio 2013 la la Banca centrale spagnola ha comunicato che nel mese di novembre 2012 il tasso di prestiti in sofferenza (i cosiddetti prestiti "tossici") in mano alle banche spagnole sono cresciuti all'11,4% del totale a 191,63 miliardi di euro.[43] Si tratta del risultato peggiore da quando vengono registrate tali statistiche, ovvero dal 1962, il che conferma il progressivo deterioramento delle condizioni del settore finanziario spagnolo, al quale solamente nel mese di giugno dello stesso anno era stato concesso un aiuto gigantesco da 100 miliardi di euro in cambio di una profonda ristrutturazione.[44] Il tasso di prestiti tossici delle banche in Spagna era cresciuto continuamente nei mesi precedenti: a giugno era pari al 9,65%, a luglio era arrivato al 10,09%, mentre agosto, settembre e ottobre avevanp registrato rispettivamente il 10,52%, il 10,71% e l'11,23%.

Il Pil della Spagna nel 2012 è sceso dell'1,37%, facendo registrare il quinto trimestre consecutivo di contrazione,[45] la più profonda dal secondo trimestre del 2009.[46] A livello annuale il calo è stato dell'1,8%.[47]

Il 27 febbraio 2013 il premier spagnolo Mariano Rajoy ha comunicato che il rapporto tra deficit e Pil in Spagna nel 2012 si è attestato al 6,7%, facendo peggio di quanto aveva programmato il governo, che aveva come obiettivo di stabilità fissato con Bruxelles un rapporto al 6,3%.[48][49]

Il 25 aprile 2013 l'Istituto nazionale di statistica ha reso noto che nel primo trimestre 2013 il tasso di disoccupazione ha raggiunto un nuovo massimo storico al 27,2% e che per la prima volta nella storia democratica del Paese ci sono più di sei milioni di disoccupati - 6,2 milioni secondo i dati ufficiali.[50][51]

Secondo i dati diffusi il 20 maggio 2013 dalla Banca di Spagna, il debito pubblico spagnolo è cresciuto di 39,438 miliardi di euro nel primo trimestre dell'anno, fino a 923,311 miliardi, pari all'87,8% del Pil.[52][53] Si tratta del record di tutta la serie storica di rilevamento.[54] Nel solo mese di marzo, l'indebitamento delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 10,091 miliardi rispetto al mese di febbraio e di 143,385 miliardi rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, pari a un +19,1%.[55]

A giugno 2013 il debito pubblico della Spagna ha toccato un nuovo record storico, salendo a 942,8 miliardi di euro, pari al 92,2% del Pil, secondo quanto ha comunicato la Banca di Spagna.[56] Si tratta di un rialzo di quasi il 15% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e oltre l'obiettivo del governo iberico del 91,4% del Pil.[56] Nel terzo trimestre del 2013 il debito pubblico spagnolo è salito al 93,4%.[57]

Crescente diminuzione dei fondi europei per la Spagna[modifica | modifica sorgente]

I Contributi da parte dell'Unione europea, che hanno contribuito in modo significativo alla responsabilizzazione dell'economia spagnola dopo l'adesione alla CEE, sono diminuiti considerevolmente negli ultimi 20 anni a causa della standardizzazione economica rispetto ad altri paesi e degli effetti dell'allargamento dell'Unione europea. Da un lato, i fondi agricoli della Politica agricola comune dell'Unione europea (PAC) vengono erogati a più paesi (i paesi inclusi in Europa orientale hanno un importante settore agricolo), dall'altro, i fondi strutturali e di coesione sono diminuiti inevitabilmente per via del successo economico spagnolo (dato che il reddito è progredito fortemente in termini assoluti) e per l'integrazione dei paesi meno sviluppati che abbassa il reddito medio pro capite (o PIL pro capite), in modo che le regioni spagnole relativamente meno sviluppate sono rientrate nella media europea o persino al di sopra. La Spagna sta gradualmente diventando un contribuente netto di fondi per le regioni meno sviluppate dell'Unione.

Punti di forza dell'economia spagnola[modifica | modifica sorgente]

Tuttavia, la crisi ha evidenziato anche alcuni dei punti di forza dell'economia spagnola: il settore finanziario in generale ha mostrato una robustezza notevole nel contesto della crisi di mutui subprime; un'altra caratteristica è l'espansione delle aziende spagnole in tutto il mondo, soprattutto in America Latina e Asia (in particolare Cina e India).

D'altra parte la Spagna, nonostante la crisi, ha una posizione di rilievo in diverse aree di innovazione come le energie rinnovabili, il settore farmaceutico, le bio-tecnologie, i trasporti e le piccole e medie industrie di alta tecnologia, che sono consolidati punti di forza per iniziare un recupero e cambiare le basi del modello economico.

Diverse società spagnole sono leader mondiali, quali Iberdrola [58], aziende tecnologiche quali Telefonica, Abengoa, Movistar, Gamesa, Indra, Hisdesat, costruttori di treni come il CAF, Talgo, multinazionali come l'azienda tessile Inditex, le compagnie petrolifere come la Repsol; le sei maggiori società di infrastrutture di trasporto al mondo sono spagnole come Ferrovial, Acciona, ACS, OHL e FCC.

Esportazioni[modifica | modifica sorgente]

Nel 2012 le esportazioni spagnole sono aumentate del 3,8% a 222,643.9 milioni di euro, la cifra migliore della serie storica. [59] Nel 2010 le esportazioni sono cresciute del 17,4%, attestandosi a 185,8 miliardi di euro e recuperando i livelli pre-crisi, secondo i dati diffusi dal Ministero delle Attività Produttive, con un contributo di 1,1 punti percentuali alla crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL), stabilizzando l'economia spagnola rispetto alla recessione del 2009. Il miglioramento delle esportazioni, in particolare verso i Paesi emergenti, ha permesso di compensare il deficit commerciale aumentato a causa dell'aumento globale dei prezzi dell'energia[60] [61] [62].

Prodotto interno lordo e sua composizione[modifica | modifica sorgente]

Nonostante la crisi, la Spagna è oggi la decima potenza economica mondiale (dietro a Stati Uniti, Giappone, Cina, India, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Brasile), con un PIL totale di oltre 1400 miliardi di dollari (2007). Le attività economiche del paese hanno il loro baricentro nella città di Barcellona e nella corrispondente regione della Catalogna, la quale, grazie alla sua posizione geografica privilegiata, vicino alle altre grandi potenze Europee (quindi luogo di transito obbligatorio di tutti i traffici via terra da e per la Spagna) e affacciata sul Mediterraneo(Barcellona è infatti il maggior porto del paese), è caratterizzata da un'economia estremamente avanzata e competitiva su scala internazionale, tanto che la regione stessa fa parte dei "Quattro motori d'Europa". La composizione del Prodotto interno lordo spagnolo è la seguente:

  • Sett. Primario (7%): in un periodo relativamente breve, l'agricoltura è passata pressoché dappertutto da una situazione di grande arretratezza ad una fase molto meccanizzata, che utilizza tecniche moderne e pianifica operazioni di investimento. Gran parte del suolo è arido o semiarido e le risorse idriche, essendo scarse, hanno bisogno di interventi statali. Molto marcata è la diversità tra terre non irrigate (meseta) e quelle irrigate delle valli. Nelle prime si coltivano cereali, nelle seconde ortaggi, piante industriali (quali, tabacco, cotone, etc…). Sono diffusi anche la vite, l'ulivo e gli aranci coltivati nelle tipiche colline e coste meridionali.[63] I prodotti agricoli esportati, sono in concorrenza in particolare con l'Italia, mentre è con il Portogallo che divide il primato mondiale per la produzione di sughero. Nei pascoli si allevano in prevalenza ovini (lana merinos), bovini e suini. In Andalusia si allevano, inoltre, tori da corrida. La pesca di acciughe, sardine, tonni, lavorati dalla moderna industria conserviera, acciughe sotto sale, sardine sott'olio e tonno in scatola, è molto sviluppata e conta su una buona flotta.
  • Sett. Secondario (29%): le risorse minerarie hanno favorito lo sviluppo industriale. Vi sono giacimenti di zinco, ferro, rame, piombo, zolfo, mercurio, ecc. Gli investimenti stranieri, sono stati scelti per modernizzare l'industria. L'attività industriale è divisa in 4 aree: Asturie e Prov. Basche con Bilbao (navale, ferroviario, meccanica e siderurgica), Madrid (chimica, petrolchimica, elettronica), Barcellona (alimentare, tessile, elettronica), Valencia e Cartagena (raffinerie, aerospaziale). Importante è il comparto tessile e la calzaturiera, in ammodernamento.
  • Sett. Terziario (64%): è in grande espansione, con un turismo internazionale e vie di comunicazione efficienti ed ammodernate. La navigazione marittima ha grande importanza. Lo sviluppo delle telecomunicazioni e delle tecnologie informatiche è notevole. Di rilievo sono anche le attività bancarie, assicurative e commerciali.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Turismo in Spagna.

Il turismo è la maggiore fonte di entrate in Spagna, che negli ultimi anni si è affermata come la terza potenza al mondo del settore dopo Francia e Stati Uniti.

I luoghi più visitati dai turisti stranieri sono, secondo le ultime statistiche del settore (relative all'anno 2006): la Catalogna, le Baleari e l'Andalusia, mentre il turismo nazionale predilige (nell'ordine): l'Andalusia, la Catalogna e la Comunità Valenziana[64].

La Spagna è il terzo paese al mondo (dopo Italia e Cina) per la presenza di siti dichiarati Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Fra le città sono particolarmente frequentate: la capitale, Barcellona, Santiago de Compostela (molti percorrono il famoso cammino), e le città d'arte andaluse (Siviglia, Málaga, Cordova, Granada ecc.) e castigliane (Toledo, Segovia, ecc.). La città castigliana di Salamanca, infine, è ben nota come destinazione tra coloro che vogliono apprendere la lingua spagnola, in quanto sede della più antica università della nazione ancora esistente e di numerose scuole per stranieri.

Vale la pena ricordare che in Spagna il turismo (sia straniero che nazionale) è in massima parte playero, ha cioè come meta principale le coste e le spiagge, soprattutto del Mediterraneo. Fra queste ultime sono particolarmente frequentate la Costa Brava, la Costa Dorada, la Costa del Azahar, la Costa Blanca, la Costa del Sol e le spiagge delle Baleari.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enciclopedia Universale 2007 - in collaborazione con le garzantine
  2. ^ www.spagna.cc
  3. ^ Spagna, Pil 2009 si è contratto del 3,6%>
  4. ^ Moody's: la Spagna vince la classifica della «miseria»>
  5. ^ "L'indice della miseria" di Moody's premia l'Italia e punisce la Spagna>
  6. ^ Spagna - La fiesta è finita, articolo pubblicato ne La Repubblica, 28 dicembre 2009
  7. ^ Spagna - La fiesta è finita, articolo pubblicato ne La Repubblica, 28 dicembre 2009
  8. ^ a b Spagna, disoccupazione 2010 al 20,3%>
  9. ^ a b Spagna: disoccupazione record nel 2010, 20,33%>
  10. ^ Spagna: debito pubblico in rialzo al 65,2% del PIL nel 2T
  11. ^ Debito pubblico spagnolo aumenta al 65,2% del PIL
  12. ^ Spagna: il debito pubblico del paese è ulteriormente aumentato nel secondo trimestre
  13. ^ Elisabetta Rosaspina, Zapatero cede, sì al voto anticipato in Corriere della Sera, 30 luglio 2011, p. 6. URL consultato il 10 agosto 2011.
  14. ^ Spagna, Debito Pubblico Record; Sale Al 68,5% Del Pil
  15. ^ Spagna: debito pubblico sale a 72,1% del Pil a fine I trim. 2012 (da 68,5% fine 2011)
  16. ^ Spagna: Debito Pubblico Tocca Livello Record Al 72,1% Pil
  17. ^ Spagna: disoccupazione record primo trimestre a quota 24,4%
  18. ^ Spagna, disoccupazione al 24,4%: record dal '94 - Il dato è in netta crescita rispetto al 22,9% del trimestre precedente.
  19. ^ Spagna: disoccupazione al 24,44 per cento
  20. ^ Ocse, disoccupazione giovani record. In Spagna e Grecia vola oltre il 51%.
  21. ^ Spagna: disoccupazione record primo trimestre a quota 24,4%
  22. ^ Ue-17: disoccupazione giovani a 22,6%, 52% in Spagna
  23. ^ Moody's declassa la Spagna
  24. ^ Moody's, declassato il debito sovrano spagnolo
  25. ^ Moody's declassa la Spagna
  26. ^ Crisi: tassi su Bonos spagnoli oltre 7%, spread con Btp a picco storico
  27. ^ Torna tensione Spagna, tassi Bonos sopra 7%, spread 570
  28. ^ Crisi: tassi su Bonos spagnoli oltre 7%, spread con Btp a picco storico
  29. ^ Crisi Spagna, aumenta l'Iva e il governo taglia ferie e tredicesima agli statali
  30. ^ Spagna: aumento IVA e taglio 13ª a statali
  31. ^ Spagna, nuove misure anticrisi: IVA al 21% e niente tredicesima
  32. ^ Spagna: Governo alza stime debito pubblico 2012 all'85,3% del Pil
  33. ^ SPAGNA: nuovo downgrading. Ora il rating per S&P è BBB-
  34. ^ SPAGNA DECLASSATA DA STANDARD & POOR’S, ORA È A BBB- VICINO A LIVELLO SPAZZATURA
  35. ^ Il Sole 24 Ore, 26 ottobre 2012 - leggi su Crisi Spagna: il tasso di disoccupazione sale a livello record del 25%
  36. ^ Spagna e Grecia, senza posto una persona su quattro, articolo pubblicato ne La Repubblica, 1º novembre 2012
  37. ^ Crisi: in Spagna e Grecia oltre 25% disoccupazione. E oltre un giovane su due è senza lavoro
  38. ^ Spagna: Ocse, ripresa lontana e serve soluzione su banche
  39. ^ E17: boom giovani disoccupati, Grecia 57%, Spagna 55,9%
  40. ^ Eurozona, la disoccupazione sale all'11,7%
  41. ^ Crisi: Spagna,nuovo record debito pubblico, +15,4% a settembre
  42. ^ Crisi: Spagna,nuovo record debito pubblico, +15,4% a settembre
  43. ^ Spagna: nuovo record per i prestiti in sofferenza delle banche
  44. ^ Spagna, nuovo record dei prestiti tossici
  45. ^ Il Sole 24 Ore, articolo di Luca Veronese leggi qui
  46. ^ Peggiora la recessione spagnola: Pil 2012 -1,37%
  47. ^ Peggiora la recessione spagnola: Pil 2012 -1,37%
  48. ^ Spagna: al 6,7% rapporto deficit/Pil nel 2012, sfora obiettivo 6,3%
  49. ^ Spagna: Rajoy, deficit finale 2012 attestato al 6,7% del Pil
  50. ^ Missione fallita per il governo Rajoy: in Spagna disoccupazione sopra il 27% con 6,2 milioni di senza lavoro
  51. ^ Spagna, oltre sei milioni di disoccupati. Parlamento difeso da 1.400 poliziotti. Nel primo trimestre +27,2%
  52. ^ Spagna, debito pubblico record: 87,8% del Pil. Nel primo trimestre il dato è salito di 39,438 miliardi di euro.
  53. ^ Spagna, record del debito pubblico
  54. ^ Spagna, debito pubblico record: 87,8% del Pil. Nel primo trimestre il dato è salito di 39,438 miliardi di euro.
  55. ^ Spagna, record del debito pubblico
  56. ^ a b «Spagna, nuovo record per l'indebitamento» articolo di D. Carretta su Il Messaggero di sabato 14 settembre 2013, pagina 2.
  57. ^ Spagna: debito pubblico sale al 93,4% del Pil nel terzo trimestre
  58. ^ Spain's Iberdrola signs investment accord with Gulf group Taqa - Forbes.com
  59. ^ >
  60. ^ Las exportaciones, al rescate de España | Edición impresa | EL PAÍS
  61. ^ La exportación de vehículos alcanza ya el 90% de la producción - CincoDías.com
  62. ^ El crecimiento de las exportaciones coloca a España en el quinto puesto del ránking mundial : elplural.com – Periódico digital progresista
  63. ^ Antonio Saltini, "Un giorno tra gli agrumeti spagnoli. Valencia: el señor presidente", in: Terra e vita, n. 11, 18 marzo 1978.
  64. ^ Cfr. a tale proposito

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