Duomo di Teramo

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Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Flag of Abruzzo.svg Abruzzo
Località Teramo-Stemma.png Teramo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Diocesi di Teramo-Atri
Consacrazione 1176
Stile architettonico romanico, gotico, barocco
Inizio costruzione 1158
Completamento 1493
« La Cattedrale di Teramo è una delle cose più singolari, più composite e insieme più schiette, che possegga l'arte italiana. Così com'è oggi, essa risulta dall'unione di due chiese, delle quali la più recente funge da abside alla più antica, mentre i due bracci del transetto sono ridotti l'uno a cappella, l'altro a sagrestia monumentale …

La facciata, in pietra e mattoni, è quadrata … ma il ricco portale cosmatesco e l'alta guglia gotica che lo corona slanciandosi al di sopra del cornicione, creano una dimensione nuova e rendono affatto inedita questa singolare facciata. … L'interno è nudo e sobrio: le colonne provengono da antichi templi pagani, le volte hanno la potenza delle cose migliori del Medioevo, il tabernacolo, di gusto romanico, … protegge l'opera d'arte più preziosa della chiesa: … il celebre paliotto di Nicola da Guardiagrele: … che attraverso trentacinque formelle … narra la storia della vita di Cristo »

(Mario Pomilio, La Cattedrale di Teramo)

Il duomo di Teramo, avente rango di basilica cattedrale ai sensi del diritto canonico e intitolato a santa Maria Assunta, sorge nel cuore del centro storico, sull'asse viario principale definito dall'allineamento del corso San Giorgio, del corso Cerulli e del corso De Michetti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Costruzione[modifica | modifica sorgente]

La sua costruzione iniziò nel 1158, per volere del vescovo Guido II, che intendeva dare un nuovo asilo alle reliquie di san Berardo dopo la distruzione dell'antica cattedrale di Santa Maria Aprutiensis, e della quasi totalità della città, ad opera del conte Roberto III di Loritello, nel 1155.

La cattedrale fu terminata e consacrata nel 1176, in stile romanico aveva tre navate, facciata a salienti, copertura a capriate e tiburio ottagonale centrale; già all'epoca il presbiterio era rialzato. Probabilmente esisteva anche un nartece esterno.

Parte del materiale lapideo fu prelevato dagli adiacenti teatro romano ed anfiteatro romano, di quest'ultimo fu addirittura demolita la parte nord-occidentale per far posto alla nuova cattedrale. Le pietre lavorate sono inserite e attualmente visibili nelle mura del duomo.

Trasformazioni tardomedievali[modifica | modifica sorgente]

Pianta del duomo di Teramo

Tra il 1331 ed il 1335 il vescovo Niccolò degli Arcioni fece trasformare profondamente l'edificio, prolungandolo nella parte settentrionale con un nuovo corpo di fabbrica, leggermente disassato rispetto alla parte anteriore più antica che perse le tre absidi.

Il nucleo più recente è in stile gotico con slanciate arcate ogivali, si trova allo stesso livello dell'antico presbiterio, ed è dotato di un'altra facciata a salienti con una falsa porta (mai aperta) dalla parte opposta rispetto a quella originale.

Fu inoltre aggiunto lo splendido portale a tutto sesto, con strombatura a tre sbalzi intercalati da due colonne tortili su ogni lato e decorati da fasce a mosaico in stile cosmatesco, datato 1332 e firmato da Deodato Romano: MAGISTER DEODATUS DE URBE FECIT HOC OPUS MCCCXXXII.

Altre due colonnine che poggiano su leoni stilofori affiancano il portale e sorreggono due eleganti statue, un Angelo Annunciante ed una Vergine attribuite a Nicola da Guardiagrele o ad un suo allievo.

Al centro dell'architrave è visibile lo stemma del vescovo Niccolò degli Arcioni tra quelli di Atri a destra e Teramo a sinistra. Le ante in legno cinquecentesche andarono distrutte e furono rimpiazzate da riproduzioni realizzate nel 1911 da Luigi Cavacchioli.

L'attuale forma rettangolare della facciata e la corona di merli ghibellini sono probabilmente successivi agli interventi arcioniani.

Nella seconda metà del quattrocento sul portale fu posto un grande timpano gotico triangolare, che racchiude al centro una finestra rotonda sovrastata da un'edicola contenente una statua del Redentore che benedice; ai lati di tale ghimberga altre due edicole, anch'esse a forma di guglia, racchiudono le statue del Battista e di San Berardo.

Sulla destra si erge l'imponente campanile.

Interventi nel Settecento[modifica | modifica sorgente]

La cattedra del vescovo

Una nuova, profonda trasformazione ebbe luogo nel XVIII secolo, quanto il vescovo Tommaso Alessio de' Rossi (1731-1749) decise di adeguare la cattedrale al gusto barocco dell'epoca ed alle mutate esigenze del culto.

Le colonne e le sei campate romaniche furono sostituite da due cupole sostenute da pilastri, la copertura delle navate laterali fu elevata riducendo a due sole falde il tetto; fu stesa una decorazione a stucco, a sottolineare la maggiore uniformità tra il nucleo più antico e quello arcioniano.[1]

Accanto a quello principale furono aperti i portali minori e fu costruita la grande cappella di San Berardo, unico luogo ove è ancora visibile il risultato di questo rifacimento.

Interventi nel Novecento[modifica | modifica sorgente]

Nuove sensibilità culturali si svilupparono nei secoli successivi e portarono alla decisione di riportare la cattedrale al suo aspetto medievale, i lavori furono eseguiti tra il 1932 ed il 1935 dal soprintendente Riccoboni e comportarono la quasi totale ricostruzione del nucleo romanico guidiano.

Delle antiche colonne romane segnalate da Niccola Palma è rimasta solo la coppia più vicina al transetto, oltre ad un capitello corinzio trasformato in acquasantiera.

La distruzione delle stratificazioni storiche proseguì anche all'esterno con l'abbattimento, tra il 1935 ed il 1948 degli edifici addossati al duomo: botteghe, abitazioni (in una delle quali nacque la poetessa Giannina Milli) ed ambienti di servizio dei canonici.

Il 29 settembre 1933, a pochi anni dal completamento dei lavori, l'allora vescovo Micozzi riaprì al culto la cattedrale e la intitolò a santa Maria Assunta.

L'isolamento della cattedrale fu completato dal soprintendente Mario Moretti nel 1969, con l'abbattimento dell'"arco di Monsigore": il collegamento con il palazzo vescovile realizzato nel 1738 dal Vescovo Dé Rossi. Fu anche necessario uno zoccolo di calcestruzzo per consolidare il campanile del duomo.

Ultimi interventi[modifica | modifica sorgente]

L'8 settembre 2007, dopo tre anni di restauri, il duomo è stata riaperto al culto. Nel corso dei lavori sono stati ritrovati sotto il pavimento, e resi visibili al pubblico, la cripta intitolata a san Berardo e un cunicolo che dalla cripta stessa si dirige verso Piazza Martiri della Libertà. Il cunicolo è lo stesso osservato nella citata piazza durante i lavori di rifacimento della relativa pavimentazione. Sono stati inoltre osservati resti di costruzioni precedenti sotto il pavimento nella parte prossima all'ingresso principale.

La torre[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Torre del Duomo di Teramo e Sirena antiaerea comunale di Teramo.
Torre del Duomo in notturna

La torre è alta circa 50 metri. Essa mostra successivi interventi costruttivi: la parte inferiore è stata realizzata tra il XII e il XIII secolo o forse dallo stesso Arcioni, poi nel XIV secolo la parte intermedia ed infine nel XV secolo l'elaborato coronamento ottagonale dell'architetto lombardo Antonio da Lodi (1493) che ha realizzato anche i campanili di Atri, Campli e Corropoli.

Posta in corrispondenza dell'innesto tra la parte di Guido II e quella di Niccolò degli Arcioni, la torre è interamente divisa in moduli sovrapposti (realizzati in epoche differenti, come sopra evidenziato), segnati da cornici marcapiano. Sul terzo e sul quarto modulo sono poste finestre a bifora, mentre il quinto e il sesto ospitano le celle campanarie.

Al di sopra della seconda cella campanaria, Antonio da Lodi realizzò una terrazza di copertura, munita ai quattro angoli di torrette decorate con lo stesso motivo ornamentale presente nella cornice di sostegno alla terrazza medesima. Al centro di essa, quindi, innalzò il prisma ottagonale sormontato dalla piramide di coronamento, al di sopra della quale furono installate la sfera metallica e la banderuola.

Il prisma è dotato, su ogni faccia, di un doppio ordine di aperture: bifore al primo livello ed oculi circondati da decorazioni policrome al secondo.

Sulla torre era conservata, sino al 7 ottobre 2011, la vecchia sirena antiaerea comunale della città.

Le campane[modifica | modifica sorgente]

La torre possiede diverse campane, ognuna di esse caratterizzata da un differente peso, una differente datazione ed una differente nota musicale. La campana maggiore, detta Aprutina, è opera dell'artefice teramano Attone di Ruggero.

Aprutina suona in occasione delle maggiori solennità religiose e, in concerto con tutte le altre campane della torre, in occasione della ricorrenza del patrono, san Berardo che ricade il 19 dicembre.

Allo stato attuale, tuttavia, a causa di alcuni problemi inerenti alla statica della struttura, Aprutina è tenuta da tempo in silenzio. Il suo ondeggiare, difatti, determina forti sollecitazioni strutturali che potranno essere risolte attraverso interventi di consolidamento e restauro della torre (attualmente in fase di approntamento), i quali porranno freno anche al lieve inclinamento della torre stessa, accentuatosi nel corso dei secoli.

Tesori d'arte[modifica | modifica sorgente]

Paliotto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Antependium di Teramo.
Paliotto del Duomo

Tra i tesori d'arte custoditi nella cattedrale di Teramo il primo posto spetta al celebre paliotto d'argento dorato dell'altare maggiore, capolavoro di Nicola da Guardiagrele che, con i collaboratori della sua bottega, vi lavorò per 15 anni, dal 1433 al 1448, come scritto a niello sull'opera stessa.

Fu Giosia d'Acquaviva (feudatario della regina di Napoli Giovanna I) che volle rimpiazzare un altro paliotto d'argento che era di gran valore e veniva esposto nei giorni festivi, rubato nel 1416 nel corso dei disordini che seguirono l'ascesa al trono della regina Giovanna II d'Angiò alla morte del fratello Ladislao I d'Angiò.

È costituito da trentacinque lamine d'argento sbalzate e cesellate, fissate in quattro file orizzontali su un supporto di legno, e raccordate tra loro agli angoli da 22 tessere romboidali a smalto traslucido vivacemente colorate. Il tutto è racchiuso in una cornice d'argento che, secondo un'iscrizione, risale al ad un restauro del 1734.

La formella centrale è di doppia grandezza, reca un Cristo Redentore ed è affiancata dagli evangelisti e da quattro dottori della Chiesa, l'ultima scena rappresenta san Francesco che riceve le stimmate mentre le altre narrano la vita di Gesù dall'Annunciazione alla Pentecoste.

Polittico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Polittico del duomo di Teramo.
Polittico del duomo.

Di grandissimo rilievo anche il polittico realizzato nel secondo decennio del quattrocento dal veneziano Jacobello del Fiore (circa 1370-1439); è costituito da sedici tavole disposte su due file, sontuosamente incorniciate.

La rappresentazione centrale è un Cristo che incorona la Vergine. Al di sotto è raffigurata la città di Teramo, com'era all'epoca, racchiusa tra i due fiumi che formano una Y; questa immagine, nel tempo, è divenuta uno dei simboli della città ed ancora oggi è richiamata nel logo dell'Università di Teramo.

Crocifisso ligneo[modifica | modifica sorgente]

I restauri del 2010 hanno permesso di scoprire, sotto sei strati di pittura e gesso, uno dei capolavori della scultura lignea italiana del trecento, opera eletta di un maestro di primaria importanza dell'Italia centrale.

Madonna del Maestro della Santa Caterina Gualino[modifica | modifica sorgente]

La Madonna del Maestro della Santa Caterina Gualino del duomo di Teramo[2] è una statua in legno, policroma, risalente agli inizi del trecento, raffigurante una Madonna in trono con Bambino; di grande raffinatezza la figura slanciata, il panneggio fluido, i colori, il volto spirituale dai lineamenti delicati e femminili con il naso affilato e gli occhi dal taglio orientale.

Secondo Giovanni Previtali l'autore è il maestro della Santa Caterina Gualino,[3] pittore e intagliatore, attivo nella prima metà del XIV secolo nell'area compresa tra l'Umbria meridionale e l'Abruzzo, dove sono state individuate varie sculture a lui attribuite. Si tratta di un'artista straordinario, di formazione umbra ma dalla personalità originalissima e sofisticata.

Quest'opera ha arricchito il duomo di Teramo nel secolo scorso, proveniente da qualche luogo della montagna teramana.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Nella cattedrale si trova l'organo a canne Mascioni opus 788 [4], costruito tra il 1955 e il 1956, ed in quest'ultimo anno solennemente dedicato a San Gabriele dell'Addolorata.

Tutte le canne sono collocate in due corpi separati nelle due navate laterali del presbiterio. La consolle, a due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32, è anch'essa collocata nel presbiterio. L'organo è a trasmissione elettrica ed ha la seguente disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Flauto traverso 8'
Dulciana 8'
Ottava 4'
Decima quinta 2'
Ripieno grave 3 file
Ripieno acuto 4 file
Tromba 8'
Voce umana 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Principalino 8'
Bordone 8'
Gamba 8'
Flauto a cuspide 4'
Ottava 4'
Nazardo 2.2/3'
Silvestre 2'
Ripieno 5 file
Oboe 8'
Coro viole 3 file
Tremolo
Pedale
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Basso 8'
Bordone 8'
Violoncello 8'
Flauto 4'

Personaggi sepolti in duomo[modifica | modifica sorgente]

  • San Berardo, (vescovo di Teramo dal 1116 al 1122), un tempo sepolto nella cripta, oggi nella cappella a lui dedicata;
  • Muzio Muzii, (1535-1602), pubblico amministratore e primo storico della città di Teramo;
  • Principio Fabricii, (1546-1618), uomo politico ed erudito. La sua tomba fu rimossa durante la ricostruzione barocca del 1739;
  • Melchiorre Delfico, (1744-1835), filosofo e uomo politico. Le sue spoglie furono sepolte nella cappella che la famiglia Delfico aveva in duomo. Nella cappella in stile barocco, demolita durante il restauro degli anni trenta, erano sepolti altri membri della famiglia. Tra essi quel Melchiorre II che era stato vescovo di Muro;
  • numerosi vescovi, le cui salme sono poste nel Sepolcreto situato al di sotto dell'abside.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La chiesa di San Matteo ed il movimento d’arte barocca a Teramo
  2. ^ Regione Abruzzo - Cultura - Madonna del "Maestro della S. Caterina Gualino"
  3. ^ Maestro della Santa Caterina Gualino, dal sito del Museo Nazionale d'Abruzzo
  4. ^ Fonte

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Francesco Savini, Il Duomo di Teramo, storia e descrizione corredate di documenti e di 19 tavole fototipiche, Roma, Forzani e C. tipografi del Senato, 1900, e ristampa anastatica, a cura del Rotary Club di Teramo, 2000;
  • Francesco Savini, Il restauro del duomo di Teramo, Teramo, Tip. B. Cioschi, 1926;
  • Ignazio Carlo Gavini, Storia dell'architettura in Abruzzo, 2 volumi, Milano, Bestetti e Tumminelli, 1927-1928;
  • Alberto Riccoboni, Vicende e fasti del Duomo di Teramo, in “Teramo”, settembre-ottobre 1933, pp. 58–62;
  • Alberto Riccoboni, I grandiosi restauri del Duomo di Teramo, in “L'illustrazione vaticana”, 12 dic. 1933, pp. 33–38;
  • Graziella Savorini Salvoni, Contributi alla storia della Cattedrale teramana, in “Teramo”, febbraio 1933, pp. 6–15;
  • Giovanni Muzj,
    • Il Duomo di Teramo risorge, in "Il Solco", 8 ottobre 1938;
    • Il Duomo di Teramo risorge. Il Ciborio, in "Il Solco", 15 ottobre 1938;
    • Il Duomo di Teramo risorge. Il Duomo visto dall'esterno nel 1583, in "Il Solco", 27 ottobre 1938;
    • Il Duomo di Teramo risorge. Il muro doppio della torre, in "Il Solco", 3 novembre 1938;
    • Il Duomo di Teramo risorge, in "Il Solco", 19 novembre 1938; con numerose illustrazioni;
  • Il Paliotto del Duomo di Teramo, a cura dell'Ente Provinciale per il Turismo di Teramo, testo di Renato Giani, Genova, Sigla Effe, 1964, e successive edizioni del 1969 e del 1978;
  • Mark J. Johnson, The Cathedral of Teramo and its expressions of secular episcopal power, in “Studi Medievali”, XXXI, 1990, pp. 193–206.
  • Il Duomo di Teramo e i suoi tesori d'arte, Pescara, Carsa, 1993;
    • Gaetano Miarelli Mariani, Presentazione, p. 6;
    • capitolo primo: Dora Di Francesco, Lo sviluppo del Duomo di Teramo nel XII secolo, p. 8;
    • capitolo secondo: Damiano V. Fucinese, Il patrimonio artistico, p. 68;
    • capitolo terzo: Ezio Mattiocco, Il Paliotto di Nicola da Guardiagrele, p. 90;
  • Mario Pomilio, La Cattedrale di Teramo, in Abruzzo. La Terra dei santi poveri, a cura di Dora Pomilio e Vittoriano Esposito, Sant'Atto di Teramo, Edigrafital, 1997, vol. I, p. 101;
  • Il Duomo di Teramo nel ‘900, tra forma urbana e società civile, Teramo, Deltagrafica, 1998;
    • Gabriele Orsini, La cattedrale simbolo della città, in Il Duomo di Teramo nel ‘900, tra forma urbana e società civile, Teramo, Deltagrafica, 1998, pp. 17-20;
    • Giada Vasanella, L’isolamento della Cattedrale di Teramo, in Il Duomo di Teramo nel ‘900, tra forma urbana e società civile, Teramo, Deltagrafica, 1998, 47-52;
    • Francesco Tentarelli, Ciò che è vivo e ciò che è morto nell’arte barocca a Teramo. Note sulla cultura del restauro nel Ventennio, in Il Duomo di Teramo nel ‘900, tra forma urbana e società civile, Teramo, Deltagrafica, 1998, pp. 57-66;
    • Paola Di Felice, Materiale erratico reimpiegato nella Cattedrale, in Il Duomo di Teramo nel ‘900, tra forma urbana e società civile, Teramo, Deltagrafica, 1998, pp. 67-76;
    • Fausto Eugeni, Il Duomo di Teramo: rassegna stampa (1886-1968), in Il Duomo di Teramo nel ‘900, tra forma urbana e società civile, Teramo, Deltagrafica, 1998, pp. 85-102;
  • Maria Antonietta Adorante, Il Duomo di Teramo e i suoi tesori d'arte, Pescara, Carsa, 2000;
  • Il restauro della cappella di San Berardo nel duomo di Teramo, San Gabriele di Isola del Gran Sasso, Editoriale Eco, 2001;
  • Maria Grazia Rossi, Il duomo di Teramo e le cattedrali medievali abruzzesi, in L'abruzzo nel Medioevo, Pescara, Ediars, 2003, pp. 391-414;
  • Maria Grazia Rossi, I restauri del duomo di Teramo. Interventi, uomini e istituzioni, in “Abruzzo Contemporaneo”, 15/2004, pp. 67–85;
  • Teramo e la Valle del Tordino, Teramo, Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, 2006, 2 volumi, (Documenti dell'Abruzzo teramano, 7, collana diretta da Luisa Franchi dell'Orto), cfr in particolare il cap. III, "Le Cattedrali di Teramo";
  • Fabrizio Primoli, La Torre del Duomo di Teramo, Teramo, Verdone Editore, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Coordinate: 42°39′30″N 13°42′13″E / 42.658333°N 13.703611°E42.658333; 13.703611