Distrofia di Duchenne
| Distrofia di Duchenne | |
|---|---|
| Malattia rara | |
| Codici di esenzione | |
| SSN italiano | RFG080 |
| Classificazione e risorse esterne | |
| ICD-9-CM | (EN) 359.1 |
| ICD-10 | (EN) G71.0 |
| Eponimi | |
| Guillaume Benjamin-Amand Duchenne | |
La distrofia di Duchenne è la più frequente e la meglio conosciuta tra le distrofie muscolari dell'infanzia. Ha un decorso relativamente rapido e attivo. Essa è anche detta distrofia muscolare generalizzata dell'infanzia.
Indice |
[modifica] Cenni storici
Fu descritta nel 1836 dal medico napoletano Gaetano Conte, clinico dell'ospedale degli Incurabili che riprese una descrizione del medico concittadino Semmola del 1834[1][2][3]. Prende il nome dal neurologo francese Guillaume Benjamin-Amand Duchenne (17 settembre 1806 - 15 settembre 1875), che la studiò e descrisse nel 1861. Il neurologo britannico William Richard Gowers (1845-1915) nel 1879 comprese che si manifestava soltanto nel sesso maschile e ne comprese il carattere familiare. Il neurologo tedesco Wilhelm Heinrich Erb negli anni 1890-1891 svolse ulteriori e specifici studi su tale condizione.
[modifica] Epidemiologia
Colpisce quasi esclusivamente il sesso maschile durante i primi anni di vita, l'incidenza è stata calcolata a 1 su 3500 maschi[4] Costituisce il 50% di tutte le forme distrofiche.
[modifica] Eziologia
Si osserva una forte predisposizione familiare; poiché la patologia è trasmessa come tratto recessivo legato al cromosoma X. Nel 30% dei pazienti vi è un'anamnesi familiare negativa e si ritiene che in questi casi avvenga una mutazione spontanea del cromosoma.
Si osserva occasionalmente una forma distrofica muscolare prossimale nelle ragazze. Questo fatto può avere molte spiegazioni:
- Se la femmina ha un solo cromosoma X
- Per il principio di Lyon, ovvero l'inattivazione del cromosoma X paterno in una grande quantità di cellule embrionali.
[modifica] Patogenesi
L'alterazione del cromosoma X determina la mancata produzione di una proteina denominata distrofina. Nel muscolo questa è localizzata sul versante citoplasmatico del sarcolemma dove interagisce con la F-actina del citoscheletro, la struttura filamentosa di rinforzo della cellula muscolare.
Inoltre è strettamente legata ad un complesso di proteine sarcolemmali conosciute come proteine legate alla distrofina (DAPs) e glicoproteine legate alla distrofina (DAGs).
La mancanza della distrofina conduce ad una perdita delle DAPs e alla rottura del complesso proteina-distroglicano. Questa rottura rende il sarcolemma suscettibile alla lacerazione durante la contrazione muscolare.
[modifica] Anatomia Patologica
Negli stadi precoci le caratteristiche principali sono la degenerazione segmentale, la fagocitosi di singole fibre o gruppi di esse, la rigenerazione promossa dalla necrosi.
Con il progredire della malattia si osservano modificazioni comuni a tutti i tipi di distrofia muscolare: perdita di fibre muscolari, fibre residue di maggiore o minore diametro rispetto al normale e disposte casualmente, aumento degli adipociti e fibrosi.
Si osserva quindi uno stato di ipertrofia, risultato dell'ingrossamento delle fibre sane rispetto alle fibre adiacenti inutilizzate. Successivamente la vera ipertrofia viene sostituita da una pseudoipertrofia, dovuta alla sostituzione delle fibre degenerate con tessuto adiposo.
Alla fine le fibre degenerano e scompaiono, presumibilmente a causa dell'estinguersi della capacità di rigenerazione dopo ripetuti insulti. In questo ultimo stadio rimangono solo poche fibre muscolari sparse, quasi perse in un mare di adipociti.
[modifica] Quadro clinico
La distrofia di Duchenne viene di solito riconosciuta al terzo anno di vita, ma almeno la metà dei pazienti presenta i segni della malattia prima che inizi la deambulazione.
I primi segni che attirano l'attenzione sono l'incapacità di camminare o correre quando queste funzioni avrebbero già dovuto essere acquisite; oppure, una volta che queste attività vengano acquisite, i bambini appaiono meno attivi della norma e cadono facilmente.
Con il passare del tempo aumentano le difficoltà a camminare, correre, salire le scale ed è sempre più evidente la deambulazione anserina. I primi muscoli ad essere colpiti sono il quadricipite, l'ileopsoas e i glutei. I muscoli del cingolo scapolare e degli arti superiori vengono colpiti successivamente.
L'ingrossamento dei polpacci e di altri muscoli è progressivo nei primi stadi della malattia, ma alla fine la maggior parte dei muscoli, anche quelli originariamente ingrossati, tende a ridursi di volume.
Gli arti sono solitamente ipotonici e flaccidi, ma con il progredire della malattia compaiono contratture conseguenti al mantenimento degli arti nella stessa posizione e al mancato bilanciamento fra agonisti ed antagonisti.
I riflessi tendinei dapprima diminuiscono e poi scompaiono parallelamente alla perdita delle fibre muscolari; gli ultimi a scomparire sono i riflessi achillei. Le ossa divengono sottili e demineralizzate. I muscoli lisci sono risparmiati, mentre il cuore è colpito e possono apparire vari tipi di aritmia. In casi rari si osserva un modesto ritardo mentale non progressivo.
[modifica] Prognosi
Solitamente la morte è dovuta ad insufficienza respiratoria, infezioni polmonari o scompenso cardiaco. Da quando si mostrano i primi sintomi la persona muore entro 10-15 anni[5] e in non più del 20-25% dei casi il paziente sopravvive oltre il venticinquesimo anno di vita. Si sono registrati casi in cui i pazienti sono arrivati al compimento del cinquantesimo anno di età.
[modifica] Terapia
Non esiste nessun tipo di trattamento, gli unici interventi possibili mirano al recupero e al mantenimento della motilità, con fisioterapia e apparecchi ortopedici sino alle sedie a rotelle. Tuttavia sono in corso diverse sperimentazioni che hanno raggiunto, in vari casi, il test sull'uomo.
[modifica] Ricerca in corso
La promettente ricerca è stata condotta al fine di trovare una terapia in grado di ridurre gli effetti dannosi di questa malattia. Ci sono diverse strade in questo momento sotto intensa sperimentazione che includono la terapia del rimpiazzo con le cellule staminali e geni e l’exon-skipping. Un’altra possibilità è una terapia farmacologica per interrompere la degenerazione.
[modifica] Note
- ^ http://www.uildm.org/archivio_dm/156/scienza/37conteweb.shtml
- ^ http://www.cardiomiologia.unina2.it/index.php?option=com_content&view=article&id=54&Itemid=58
- ^ http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3146338/?tool=pubmed
- ^ Joseph C. Segen, Dizionario di medicina moderna p.225, Milano, McGraw-Hill, 2006. ISBN 978-88-386-3917-3
- ^ Douglas M. Anderson; A. Elliot Michelle, Mosby’s medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione p. 477, New York, Piccin, 2004. ISBN 88-299-1716-8
[modifica] Bibliografia
- Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, 2006. ISBN 978-88-386-3917-3
- Douglas M. Anderson; A. Elliot Michelle, Mosby’s medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione, New York, Piccin, 2004. ISBN 88-299-1716-8