Dirottatori degli attentati dell'11 settembre 2001

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Gli attentati dell'11 settembre 2001 sono stati portati a termine da 19 dirottatori con il supporto logistico di numerosi individui affiliati ad al-Qa'ida.

L'operazione «PENTTBOM»[modifica | modifica sorgente]

L'FBI lancia il giorno stesso degli attentati l'operazione PENTTBOM (acronimo inglese per Pentagon/Twin Towers Bombing Investigation, ovvero "Inchiesta sulle esplosioni del Pentagono e delle Twin Towers"), in cui vengono impiegati circa 7.000 agenti (su 11.000 disponibili) e diverse migliaia di unità del personale di supporto.[1] L'FBI stessa la definisce come l'operazione "più complessa e vasta della sua storia".[2]

Il 14 settembre 2001, i 19 sospetti erano già stati tutti identificati[3] in base alle liste dei passeggeri presenti sugli aerei coinvolti, alle comunicazioni telefoniche da essi pervenute durante i dirottamenti, alle operazioni di pagamento dei biglietti ed altri tipi di documenti.[2] I nomi vengono confermati il 27 settembre 2001, con ulteriori dati più precisi ed i possibili alias che potrebbero aver assunto.[4]

Il 28 settembre 2001, viene reso noto il ritrovamento di tre copie di una lettera scritta a mano in lingua araba rispettivamente in una valigia di Mohamed Atta (il pilota del volo AA11), in una macchina parcheggiata nei pressi del Dulles International Airport di Washington D.C. appartenente a Nawaf al-Hazmi (presente sul volo AA77) e sul luogo dell'impatto del volo UA93.[5] Le lettere indicano, nelle parole del Vice-Direttore della Divisione Antiterrorismo dell'FBI J.T. Caruso, "un'allarmante volontà di morire da parte dei dirottatori".[6]

Il reclutamento[modifica | modifica sorgente]

Secondo quanto riportato dalla Commissione sull'11 settembre, l'ideatore del piano è Khalid Shaykh Muhammad, cittadino kuwaitiano di origine baluci. Nel 1998, Muhammad si propone a Osama bin Laden come "un imprenditore in cerca di capitali e supporto logistico", chiedendo ad al-Qa'ida "di fornire i soldi e gli individui necessari per compiere l'attacco, pur mantenendo una propria indipendenza" dal network. Nel marzo o nell'aprile 1998, bin Laden si dichiara pronto a sostenere l'iniziativa di Mohammed, da quel momento denominata "Operazione aerei".[7]

Il progetto originario dell'attentato prevedeva l'impiego di 25 o 26 dirottatori, suddivisi in gruppi di 4-6 per aereo. In seguito a problemi di varia natura però, l'organico dell'operazione scende infine a 19 dirottatori. Alcuni dei soggetti reclutati per l'operazione[8] infatti si sono volontariamente fatti da parte, hanno avuto problemi ad ottenere il visto per gli Stati Uniti oppure ancora sono stati scartati durante le selezioni.[9]

Tre dei piloti (Mohamed Atta, Marwan al-Shehri e Ziad Jarrah) facevano parte della cosiddetta "Cellula di Amburgo", un gruppo di ex-studenti ed aspiranti jihadisti di varia nazionalità conosciutisi ad Amburgo. Il loro arrivo a Kandahar segna un punto di svolta nel piano qaidista, data la loro buona conoscenza della lingua inglese e la loro familiarità con gli stili di vita occidentali.[10]

Anche il quarto pilota, Hani Hanjour, ha vissuto a lungo negli Stati Uniti, più precisamente in Arizona per migliorare il suo inglese e per imparare a guidare aerei. Il suo coinvolgimento nel piano è deciso da Khalid Shaykh Muhammad in persona nell'estate del 2000, quando Hanjour raggiunge un campo di addestramento qaidista in Afghanistan.[11]

Fra l'estate e l'autunno del 2000 vengono selezionati anche i cosiddetti "muscle hijackers", i terroristi destinati a prendere il controllo dell'aereo. A differenza di quanto si possa pensare, i 15 soggetti selezionati non sono granché imponenti: la loro altezza è infatti compresa fra 1 metro e 65 ed 1 metro e 76. Secondo quanto affermato da Mohammed, è stato Osama bin Laden in persona a scegliere i 14 "gorilla".[9]

La selezione appare molto "professionale": i volontari vengono innanzitutto sottoposti ad un questionario scritto con domande volte a valutarne la motivazione, a neutralizzare potenziali spie e soprattutto a determinare il grado di istruzione e le abilità lavorative dei candidati. Particolare attenzione viene posta sui volontari intenzionati ad essere impiegati in missioni suicide, destinati ad essere interrogati più approfonditamente da Muhammad Atef, uno dei più importanti collaboratori di Bin Laden. Le caratteristiche più richieste restano però "l'essere votati al martirio" e la pazienza di aspettare la definitiva pianificazione degli attentati.[12]

Si nota una notevole disparità fra i "piloti" e i "gorilla": i primi hanno vissuto in Occidente, sono laureati o comunque hanno frequentato una Università occidentale ed hanno una buona conoscenza dell'inglese; i secondi sono per lo più disoccupati, con un grado di istruzione basso o molto basso e di età compresa fra i 20 e i 28 anni. Soprattutto, provengono tutti da bacini territoriali molto ristretti e molto poveri.[13]

Ahmed al-Ghamdi, Sa'id al-Ghamdi, Hamza al-Ghamdi e Ahmad al-Haznawi provengono tutti dalla provincia di al-Bāha, un'area isolata e sottosviluppata dell'Arabia Saudita. Sono tutti e quattro affiliati allo stesso clan (i primi tre sono fratelli) e nessuno di loro ha conseguito una laurea.[13]

Wa'il al-Shehri, Walid al-Shehri, ʿAbd al-ʿAzīz al-ʿUmarī, Mohand al-Shehri e Ahmed al-Nami provengono invece dalla provincia di 'Asir, altra regione saudita povera, confinante con lo Yemen e chiamata anche "la frontiera selvaggia" per la scarsa possibilità di controllare l'area. Tutti e cinque si sono iscritti all'Università, ma solo al Omari ha portato a termine gli studi.[14]

Gli ultimi cinque "gorilla" sauditi sono Satam al-Suqami (proveniente da Riyad), Majed Moqed (proveniente da Annakhil, cittadina ad ovest di Medina), Khalid al-Midhar, Nawaf al-Hazmi e Salem al-Hazmi (tutti e tre provenienti da Mecca). Tutti hanno un basso livello di istruzione.[14] al-Midhar è stato l'ultimo ad aggregarsi al gruppo, su decisione di Bin Laden ma con il parere contrario di Muhammad.[15] L'unico proveniente dagli Emirati Arabi Uniti, Fayez Banihammad, è stato reclutato in quanto ex-guardia del corpo di uno dei principali finanziatori dell'operazione, Mustafa al-Hawsawi.[13]

I "muscle hijackers" vengono sottoposti all'addestramento base: viene insegnato loro ad usare armi da fuoco, armamenti pesanti ed esplosivi, oltre ad essere testati in situazioni di stress psicologico notevole per misurare la loro fedeltà al jihad.[12]

I 19 dirottatori[modifica | modifica sorgente]

I componenti del commando terroristico sono in maggioranza sauditi (ben 15 su 19). Gli altri 4 provengono rispettivamente dagli Emirati Arabi Uniti (2), dal Libano e dall'Egitto (1 ciascuno).[4]

Nota: Nei vari resoconti degli attentati ci sono state variazioni nei nomi dei dirottatori, poiché non esiste un modo unico di traslitterare l'alfabeto arabo nell'alfabeto latino. Inoltre, i nomi arabi non hanno la stessa forma di quelli occidentali, ma possono includere diversi patronimici ( nasab) e nisbe.

Volo American Airlines 11[modifica | modifica sorgente]

I dirottatori a bordo del volo American Airlines 11 (che colpì la torre Nord del World Trade Center) erano:

Volo United Airlines 175[modifica | modifica sorgente]

I dirottatori a bordo del volo United Airlines 175 (che colpì la torre Sud del World Trade Center) erano:

Volo American Airlines 77[modifica | modifica sorgente]

I dirottatori a bordo del volo American Airlines 77 (che colpì il Pentagono) erano:

Volo United Airlines 93[modifica | modifica sorgente]

I dirottatori a bordo del volo United Airlines 93 (che precipitò nei pressi di Shanksville in Pennsylvania) erano:

Ahmed al-Ghamdi, Saeed al-Ghamdi, Hamza al-Ghamdi e Ahmad al-Haznawi provenivano da tre città vicine e appartenevano allo stesso clan. Wail al-Shehri era il fratello maggiore di Walid al-Shehri. Salem al-Hazmi era il fratello minore di Nawaf al-Hazmi. Ahmed al-Ghamdi era il fratello maggiore di Hamza al-Ghamdi.

Controversie su possibili furti di identità[modifica | modifica sorgente]

Nei giorni successivi agli attentati, vari giornali internazionali hanno rilanciato dubbi sulla reale identità dei terroristi identificati. Si è supposto che alcuni dei sospettati fossero vivi ed innocenti e che fossero stati vittime di un "furto d'identità".[16]

Le indagini condotte hanno progressivamente smentito tali ipotesi, fino alla definitiva conferma dei 19 nominativi operata dalla Commissione d'indagine sugli attentati dell'11 settembre 2001.[17]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Timeline of FBI History, Federal Bureau of Investigation Official Site.
  2. ^ a b (EN) Counterterrorism case: PENTTBOM, Federal Bureau of Investigation Official Site.
  3. ^ (EN) FBI announces list of 19 hijackers, FBI National Press Release, 14 settembre 2001.
  4. ^ a b (EN) The FBI releases 19 photographs of individuals believed to be the hijackers of the four airliners that crashed on September 11, 01, FBI National Press Release, 27 settembre 2001.
  5. ^ (EN) FBI releases copy of 4 page letter linked to hijackers, FBI National Press Office, 28 settembre 2001. Per la traduzione in lingua inglese delle lettere, cfr. (EN) Hatem Bazian, Translation of the hijacker letter, Mindfully.org.
  6. ^ (EN) Testimony of J. T. Caruso, Deputy Assistant Director, Counterterrorism Division, FBI before the House Intelligence Subcommittee on Terrorism and Homeland Defense, Federal Bureau of Investigation Official Site, 3 ottobre 2001.
  7. ^ (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, pag. 154.
  8. ^ Riguardo ai nomi degli esclusi, cfr. Ventesimo dirottatore.
  9. ^ a b (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, pag. 235.
  10. ^ (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, pag. 160.
  11. ^ (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, pagg. 225-226.
  12. ^ a b (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, pag. 234.
  13. ^ a b c (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, pag. 231.
  14. ^ a b (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, pag. 232.
  15. ^ (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, pag. 237.
  16. ^ (EN) Lisa Getter, Elizabeth Mehren, Eric Slater, FBI Chief raises new doubts over hijackers' identities, Los Angeles Times, 21 settembre 2001; (EN) Hijack 'suspects' alive and well, BBC News, 23 settembre 2001.
  17. ^ (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, pagg. 238-239.

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