Mohamed Atta

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Moḥamed ʿAṭṭa

Mohamed ʿAṭṭa (in arabo: محمد عطا السيد, Muhammad ʿAṭā al-Sayyid[1]; Kafr el-Sheikh, 1º settembre 1968New York, 11 settembre 2001) è stato un terrorista egiziano a capo del commando suicida che ha dirottato il volo American Airlines 11, portandolo poi a schiantarsi contro la Torre Nord del World Trade Center.

In base ai rapporti dell'FBI, ʿAṭṭa è stato riconosciuto anche come il leader dei 19 dirottatori coinvolti negli attentati dell'11 settembre 2001.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La gioventù[modifica | modifica wikitesto]

ʿAṭṭa nasce il 1º settembre 1968 a Kafr el-Sheikh, una cittadina egiziana sul Delta del Nilo. Di origini saudite, cresce in una famiglia molto severa a Giza, sobborgo del Cairo.[2] ʿAṭṭa passa larga parte della sua infanzia e della giovinezza studiando a casa propria con ottimi risultati, secondo quelli che sono i desideri paterni.

Nel 1990, si laurea in Architettura presso l'Università del Cairo e si iscrive al Sindacato degli Ingegneri, controllato dai Fratelli musulmani (cui ʿAṭṭa però non si iscriverà mai direttamente).[3] Non dimostra un'attitudine particolarmente religiosa in questo periodo.

Il trasferimento in Germania[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1993, ʿAṭṭa si trasferisce in Germania[4] e si iscrive alla Technische Universität Hamburg-Harburg di Amburgo,[5] dove segue corsi di pianificazione edilizia. Si mantiene e paga gli studi lavorando come venditore di automobili.[6]

Fra il 1994 e il 1995, ʿAṭṭa collabora con due suoi colleghi universitari (Ralph Bodenstein e Volker Hauth) nella stesura di un rapporto sui lavori di ristrutturazione delle mura antiche di varie città intrapresi dal Governo egiziano. Contemporaneamente, ʿAṭṭa si reca più volte ad Aleppo (Siria), talvolta assieme ad Hauth, per raccogliere dati sulla sua tesi.[3]

I suoi amici tedeschi lo descrivono come un uomo intelligente, religioso e fortemente contrario alla politica occidentale riguardo al Vicino Oriente, compresi gli Accordi di Oslo e la Guerra del Golfo. Ralph Bodenstein dice di lui in una intervista alla NBC durante lo speciale The Making of the Death Pilots:

« Si fissava in maniera esagerata sugli interventi israeliani nell'area e sul fatto che gli Stati Uniti li proteggessero. Era arrivato quasi a soffrire per questo. »

La Commissione sull'11 settembre ha affermato che:[7]

« Nelle sue interazioni con gli altri studenti [in Germania], ʿAṭṭa ha espresso opinioni violentemente antisemite ed anti-americane, che andavano dalla condanna di quella che lui definiva "una cospirazione giudaica mondiale con base a New York e che controlla tutto il mondo della finanza e dei media" alla polemica contro i governanti dei Paesi arabi. Per lui, Saddam Hussein era un "tirapiedi degli americani", messo lì da Washington come scusa per intervenire contro il Vicino Oriente. »

Durante la sua permanenza in Germania ʿAṭṭa diventa sempre più religioso, tanto che nel 1994 si reca alla Mecca per il Hajj, il pellegrinaggio rituale islamico.[8] Ritornato in Germania, ʿAṭṭa inizia a frequentare un gruppo di preghiera islamico presso l'Università, che si pensa sia stato il vero luogo di reclutamento alla causa fondamentalista. Altri studenti ricordano alcune sue affermazioni fortemente anti-americane ed antisemite. Nel 1995, sottoscrive un mutuo senza condizioni di 25.000 dollari per aiutare un certo Muharrem Acar a mettere su una panetteria turca.[9]

Nel 1996, scrive il suo testamento in presenza di due suoi compagni di preghiera all'Università. ʿAṭṭa è molto deciso nel chiedere per sé un funerale sobrio e rispettoso delle norme islamiche.[10] Fra la metà del 1997 e l'ottobre del 1998, lascia l'università ed Amburgo per "motivi familiari".[11] Effettivamente, ʿAṭṭa torna in Egitto nel 1998 per rivedere la famiglia e concedersi un breve periodo di vacanza. I suoi vecchi amici si accorgono però che è diventato molto più rigido ed osservante di quanto non lo fosse prima.

ʿAṭṭa si laurea solo nel 1999 con una tesi sull'evoluzione del paesaggio urbano di Aleppo, esplorando i temi generali del conflitto fra la civiltà araba e la modernità. Nel suo lavoro, critica il modo in cui i grattacieli e i moderni progetti di sviluppo hanno "rovinato" il tessuto della città siriana, bloccandone le strade ed alterandone la skyline.[12]

La "cellula di Amburgo"[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la ricostruzione dell'FBI, il 1º novembre 1998 ʿAṭṭa si trasferisce in un appartamento sulla Marienstrasse assieme a Said Bahaji e Ramzi bin al-Shibh: nasce così la cosiddetta "cellula di Amburgo".[13]

I tre si incontrano tre o quattro volte alla settimana per discutere e per progettare attentati. Molti membri di al-Qa'ida hanno vissuto in quell'appartamento, fra cui Zakariya al-Sabar (Essabar) e i dirottatori Marwan al-Shehhi e Walid al-Shehri. In tutto, 29 persone hanno dichiarato di avere il proprio domicilio presso l'appartamento, che però risultava preso in affitto da ʿAṭṭa. Anche l'ideatore degli attentati dell'11 settembre 2001, Khalid Shaykh Muhammad, ha visitato ripetutamente l'appartamento.

Verso la fine del 1999, ʿAṭṭa, al-Shehhi, Bahaji, Ramzi bin al-Shibh e Ziyad Jarrah decidono di andare in Cecenia e combattere contro i russi. Durante il viaggio, vengono intercettati da due uomini di al-Qāʿida, Khalid al-Masri e Mohamedou Ould Slahi, che convincono i cinque componenti della "cellula" a cambiare i propri piani: anziché dirigersi in Cecenia, avrebbero dovuto procurarsi un visto per il Pakistan e, una volta lì, recarsi in uno dei campi di addestramento qaidisti in Afghanistan ed incontrarsi con Osama bin Laden.[14]

Il 29 novembre 1999, Mohamed ʿAṭṭa si imbarca (assieme ad al-Shehhi e Jarrah) sul volo TK1662 della Turkish Airlines da Amburgo ad Istanbul, dove poi prendono il volo TK1056 per Karachi (Pakistan).[15] Dopo circa due giorni di viaggio, raggiungono la loro destinazione: il campo di addestramento di al-Qāʿida presso le fattorie di Tarnak, vicino Qandahar (Afghanistan). Qui i tre si addestrano, secondo le ricostruzioni degli investigatori tedeschi, fra la fine del 1999 e i primi mesi del 2000.[16] Fra le altre cose, ʿAṭṭa impara anche a falsificare passaporti.

Il 18 gennaio 2000 ʿAṭṭa registra il suo video-testamento, che verrà ritrovato solo nell'ottobre del 2006.[17] Il 24 febbraio 2000, i tre dirottatori si imbarcano sul volo TK1057 della Turkish Airlines da Karachi a Istanbul, dove poi prendono il volo TK1661 per Amburgo.[15] Immediatamente dopo essere tornati in Germania, ʿAṭṭa, al-Shehhi e Jarrah dichiarano di aver smarrito il proprio passaporto, probabilmente per cancellare le tracce della loro permanenza in Afghanistan.

ʿAṭṭa ed al-Shehhi hanno compiuto inoltre, fra il 1998 e il 2000, vari viaggi nelle Filippine, alloggiando in un costoso hotel accanto ad una ex-base aerea statunitense e visitando almeno una scuola di volo locale.[18]

Una volta tornati dall'Afghanistan, ʿAṭṭa e i suoi complici si sforzano di non apparire più come dei fondamentalisti: si rasano la barba ed evitano di frequentare alcuni soggetti considerati estremisti. Tuttavia, proprio a partire dal 2000, la CIA pone sotto sorveglianza ʿAṭṭa.

Nel marzo del 2000, ʿAṭṭa inizia a contattare 31 differenti scuole di volo negli Stati Uniti per chiedere informazioni sui corsi, comunque meno costosi rispetto a quelli tedeschi. Fra il 1º e il 2 giugno, ʿAṭṭa si trasferisce a Praga via autobus e, dopo una notte sola di pernottamento, prende il primo aereo per trasferirsi negli Stati Uniti.[19]

Il trasferimento negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

ʿAṭṭa mette piede negli Stati Uniti per la prima volta il 3 giugno 2000 all'aeroporto di Newark (New Jersey). Appena arrivati, ʿAṭṭa e gli altri componenti della cosiddetta "cellula di Amburgo" aprono dei conti correnti e continuano a cercare una scuola di volo. ʿAṭṭa acquista anche una Pontiac rossa del 1989.[20] La CIA interrompe le proprie azioni di sorveglianza su ʿAṭṭa a partire dal giorno del suo ingresso negli Stati Uniti. Non è chiaro se l'FBI o qualche altra agenzia sia subentrata o meno nella sorveglianza.

Controversie sull'arrivo di Atta negli USA

La Commissione sull'11 settembre ha statuito in una seduta del luglio 2004 che "le agenzie statunitensi di intelligence non erano a conoscenza della presenza di ʿAṭṭa [sul territorio nazionale] prima del giorno degli attacchi".

Tuttavia, qualche tempo dopo alcuni commissari hanno dichiarato di aver incontrato il Capitano della Marina statunitense Scott Phillpott dieci giorni prima di rilasciare la versione finale del rapporto: Phillpott li avrebbe informati che ʿAṭṭa sarebbe stato già identificato come un agente di al-Qāʿida a Brooklyn nell'ambito dell'Operazione Able Danger e che era considerato una minaccia prima ancora che mettesse piede in territorio statunitense.

Il Tenente Colonnello dell'Esercito Anthony Shaffer e l'esponente del Congresso Curt Weldon hanno successivamente sostenuto la fondatezza delle affermazioni di Phillpott, affermando che ʿAṭṭa, Marwan al-Shehhi, Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hazmi erano stati individuati fin dal febbraio del 2000 sul territorio statunitense, ma che non si è prestata la dovuta attenzione all'allarme lanciato.

Il Pentagono non ha mai confermato quanto affermato da Phillpott, Shaffer e Weldon. Attualmente, il Senato sta considerando l'ipotesi di tenere delle audizioni per valutare la fondatezza delle affermazioni riportate e, in caso di esito affermativo, le cause di questa sottovalutazione.[21]

Nel luglio 2000 ʿAṭṭa e Marwan al-Shehhi si trasferiscono a Venice (Florida), dove si iscrivono alla scuola di volo Huffman Aviation. ʿAṭṭa si presenta come un discendente della famiglia reale saudita e presenta al-Shehhi come la sua guardia del corpo. Entrambi conseguono a novembre la licenza di pilota commerciale per velivoli di peso non superiore alle 12.000 libbre.

Il 5 novembre, ʿAṭṭa compra alcuni video sulle cabine di pilotaggio dei Boeing 747-200 e dei Boeing 757-200 allo Sporty's Pilot Shop di Batavia (Ohio). L'11 dicembre, ʿAṭṭa acquista sempre presso lo stesso negozio altri due video, rispettivamente sugli Airbus A320 e sui Boeing 767-300ER.

Il 21 dicembre, ʿAṭṭa ed al-Shehhi ottengono materialmente le loro licenze da pilota. Fra il 26 e il 27 dicembre, si addestrano con un piper Cherokee che però si blocca sulla pista del Miami International Airport. I due abbandonano il velivolo ai margini di una pista dell'aeroporto. Il giorno successivo un funzionario della FAA telefona alla Huffman e redarguisce il capo istruttore della scuola, Dan Pursell, ma la cosa non ha ulteriori conseguenze.

Il 29 dicembre, si recano all'aeroporto di Opa-locka (Florida) e fanno pratica con un simulatore di volo per Boeing 727. Il 2 gennaio 2001, viene registrata una telefonata di ʿAṭṭa all'Ambasciata del Marocco a Washington D.C. Il giorno dopo al-Shehhi si reca proprio in Marocco, mentre ʿAṭṭa si reca (4 gennaio) in Spagna per coordinarsi con Ramzi bin al-Shibh. Il 10 gennaio, ʿAṭṭa ritorna negli Stati Uniti. Dalla fine di gennaio fino a marzo ʿAṭṭa ed al-Shehhi si trasferiscono in Georgia, dove continuano le esercitazioni e la raccolta di informazioni utili.

Il 3 aprile, i due affittano una casella postale a Virginia Beach (Virginia). L'11 aprile si trasferiscono a Coral Springs (Florida), dove attendono l'arrivo degli altri dirottatori. Il 16 aprile, ʿAṭṭa viene multato a Broward County (Florida) perché trovato in possesso di una patente di guida non valida. Il 2 maggio, ʿAṭṭa ne consegue una valida a Lauderdale Lakes (Florida).

La controversia di Praga[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Controversia di Praga.

Nei mesi successivi agli attentati dell'11 settembre 2001, alcuni ufficiali del Ministero dell'Interno della Repubblica Ceca affermano che ʿAṭṭa ha compiuto un viaggio a Praga l'8 aprile 2001 per incontrarsi con Ahmed Khalil Ibrahim Samir al-Ani, un agente segreto iracheno. L'informazione viene passata all'FBI come "fonte non valutata".[22]

Nonostante l'Amministrazione Bush abbia citato l'avvenimento come una prova del collegamento fra Saddam Hussein e al-Qa'ida, è stato successivamente dimostrato che l'incontro non si è mai tenuto. Alcuni ufficiali dei servizi segreti cechi hanno successivamente affermato che l'informazione è giunta soltanto dopo che è stato reso pubblico l'identikit di ʿAṭṭa e che la fonte - un informatore arabo - si è probabilmente sbagliata, scambiando un altro uomo per ʿAṭṭa.[23]

Le riunioni preparatorie[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 giugno 2001, ʿAṭṭa si sposta da Fort Lauderdale a Boston, prima tappa di un viaggio che concluderà il giorno dopo, passando per San Francisco e arrivando a Las Vegas. Qui ʿAṭṭa si incontra con gli altri tre piloti designati (Marwan al-Shehhi, Hani Hanjur e Ziyad Jarrah) per una riunione preparatoria. ʿAṭṭa lascia alcune tracce evidenti del suo passaggio: il noleggio di una Chevrolet Malibu presso una filiale della Alamo Rent-a-car e il pagamento di 49,50 dollari in contanti per una camera all'hotel EconoLodge, dove mostra una tessera della American Automobile Association per ottenere uno sconto.[24]

Fra il 7 e il 9 luglio, ʿAṭṭa vola a Madrid per incontrarsi un'ultima volta con Ramzi bin al-Shibh. Il 7 luglio, si sposta da Tampa a Zurigo, via Miami. Mentre si trova in terra elvetica (8 luglio), preleva 1.000 franchi svizzeri e usa la sua carta di credito per comprare un paio di coltellini svizzeri e del cioccolato presso il duty-free dell'aeroporto di Zurigo. Il giorno dopo (9 luglio) raggiunge la sua meta, Madrid, a bordo del volo 656 della Iberia Airlines.[25]

ʿAṭṭa passa circa cinque ore all'aeroporto, dopodiché affitta una camera in un hotel a Barajas, cittadina vicino all'aeroporto. È accompagnato da un uomo di 41 anni, tale Iqbal Afzal Admat, di passaporto irlandese. I due, in base alla documentazione dell'albergo, fanno lunghe chiamate telefoniche verso Amburgo e Manchester.

Sempre il 9 luglio, ʿAṭṭa noleggia una Hyundai color argento[26] e si dirige verso la città costiera di Tarragona, dove affitta una camera presso l'Hotel Sant Jordi (13 luglio 2001). Qui incontra il suo vecchio compagno di appartamento Ramzi bin al-Shibh, giunto nei giorni precedenti da Amburgo.[27]

Dal 13 al 19 luglio, si trovano pochissime tracce dei movimenti dei due. Una delle poche disponibili risale al 13 luglio, quando ʿAṭṭa si reca in un'agenzia di viaggi per prenotare il volo di ritorno a Miami per il 19. L'assenza di prenotazioni alberghiere, di pagamenti con carta di credito o altre tracce lascia supporre che i due uomini si siano incontrati in un luogo sicuro, individuato dagli agenti di al-Qāʿida in Spagna. Alcuni indizi hanno permesso agli investigatori di risalire al siriano Imad Yarkas, considerato l'uomo di punta di al-Qāʿida nella penisola iberica.

L'incontro fra i due serve a definire i dettagli degli attacchi: ʿAṭṭa guiderà uno dei due aerei destinati a schiantarsi contro il World Trade Center. Entrambi discutono anche delle difficoltà avute da ʿAṭṭa con Jarrah, tanto che Ramzi bin al-Shibh paventa un suo abbandono. Nel Rapporto della Commissione sull'11 settembre, si ipotizza che è proprio in questa riunione che si decide di iniziare l'addestramento di Zakariya Musawi come possibile sostituto di Jarrah.

Ramzi bin al-Shibh torna in Germania il 16 luglio, mentre ʿAṭṭa resta altri tre giorni a Salou (nei pressi di Tarragona), soggiornando prima al Casablanca Playa hotel e poi al Hostal Montsant. Il 19 luglio, ʿAṭṭa torna negli Stati Uniti.

Gli ultimi preparativi[modifica | modifica wikitesto]

Si suppone che il 4 agosto ʿAṭṭa si sia recato all'Orlando International Airport di Orlando (Florida) per accogliere il presunto "Ventesimo dirottatore" Mohamed al-Kahtani, in arrivo da Dubai. al-Kahtani viene però bloccato e costretto al rimpatrio da un ispettore del Servizio immigrazione perché considerato "sospetto". Secondo le ricostruzioni, ʿAṭṭa (o un uomo la cui voce era molto simile) avrebbe chiamato un numero "legato ad al-Qāʿida" per avvertire di quanto successo.[28]

A metà agosto, ʿAṭṭa chiama Ramzi bin al-Shibh per comunicargli la data delle operazioni. Per farlo, ʿAṭṭa usa un indovinello: gli chiede che cosa possono significare "due bastoncini, un trattino e una lecca-lecca con il bastoncino rivolto verso il basso" disposti uno accanto all'altro. Visivamente, gli oggetti compongono la data dell'11 settembre (11-9).[29]

Il 23 agosto, ʿAṭṭa si vede revocare la patente in contumacia per non essersi presentato all'udienza relativa alla multa per guida senza patente, subita il 16 aprile precedente. Quello stesso giorno, il Mossad consegna alla CIA una lista di 19 nomi (in cui è incluso anche ʿAṭṭa) di presunti terroristi in procinto di compiere un attentato in un futuro prossimo. Solo quattro nomi sono dati per certi: quello di ʿAṭṭa, di Marwan al-Shehhi, di Khalid al-Midhar e di Nawaf al-Hazmi. La lista però non verrà presa in seria considerazione.[30]

Fra il 25 agosto e il 3 settembre, vengono acquistati tutti e 19 i biglietti aerei per l'11 settembre 2001. ʿAṭṭa acquista il suo il 29 agosto. Il giorno dopo, ʿAṭṭa compra un coltellino in un Wal-Mart accanto all'hotel dove soggiorna nei giorni precedenti all'11 settembre. Fra il 4 e l'8 settembre ʿAṭṭa invia ad un certo Mustafa Ahmad negli Emirati Arabi Uniti prima un pacchetto e poi due bonifici, il primo di 2.860 dollari e il secondo di 5.000. Il 10 settembre anche Marwan al-Shehhi e Walid al-Shehri effettuano un bonifico di varie migliaia di dollari verso Mustafa Ahmad.[31]

Lungo tutta l'estate del 2001, ʿAṭṭa e gli altri dirottatori si imbarcano continuamente su voli sempre diversi, per acquisire il maggior numero di informazioni e compiere le prove generali dei dirottamenti. Alcuni (fra cui lo stesso ʿAṭṭa) sono visti più di una volta a Las Vegas, intenti a farsi notare mentre (contravvenendo alle norme religiose islamiche) bevono alcolici, giocano d'azzardo e pagano spogliarelliste.[32]

Qualche tempo dopo gli attentati, alcuni camerieri del ristorante Shuckum's Oyster Bar di Hollywood (Florida) hanno affermato di aver servito ʿAṭṭa ed al-Shehhi il 7 o l'8 settembre. Anche lì i due sono stati osservati mentre bevevano alcolici. Addirittura ʿAṭṭa, visibilmente ubriaco, avrebbe litigato con il padrone del locale riguardo al conto, urlando: "Pensi che non sia in grado di pagare il conto? Io sono un pilota della American Airlines! Certo che posso pagare il mio fottuto conto!".[33]

Gli attentati[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 settembre 2001,[34] ʿAṭṭa va a prendere Abd al-Aziz al-Umari al Milner Hotel di Boston con una Nissan presa in affitto e si dirige al Comfort Inn di South Portland (Maine), dove arrivano alle 17:43 ed affittano la camera 232.[35] I due passano il resto della loro ultima serata comportandosi in maniera apparentemente normale: si fermano 15 minuti a mangiare da Pizza Hut, fanno il pieno alla vettura, prelevano dei soldi da un bancomat e si fermano a comprare qualcosa al Wal-Mart vicino al loro albergo.

Alle 05:33 dell'11 settembre 2001, ʿAṭṭa ed al-ʿUmari lasciano l'albergo e si dirigono al Portland International Jetport per imbarcarsi sul volo delle ore 06:00 della Colgan Air per Boston. Probabilmente, i due si imbarcano qui per evitare controlli troppo approfonditi, che avrebbero dovuto invece sostenere al Logan International Airport di Boston. La Commissione sull'11 settembre scrive:[36]

« Nessuna prova fisica, documentale o analitica consente di spiegare in maniera convincente perché ʿAṭṭa ed al-ʿUmari si siano diretti da Boston a Portland la mattina del 10 settembre, per farvi poi ritorno sul volo 5930 la mattina dell'11 settembre. Ad ogni modo, ʿAṭṭa ha reagito negativamente quando è stato informato a Portland che avrebbe dovuto rifare la procedura di check-in a Boston. »

ʿAṭṭa viene selezionato dal sistema CAPPS,[37] che prevede un controllo più approfondito del bagaglio e permette di evitare ulteriori controlli di sicurezza.[38] Una volta arrivati al Logan Airport, ʿAṭṭa riceve una chiamata alle 06:52 da Marwan al-Shehhi per confermare l'inizio delle operazioni. ʿAṭṭa ed al-ʿUmari si imbarcano otto minuti più tardi sul volo American Airlines 11. ʿAṭṭa occupa il posto 8D.

Il volo decolla alle 07:59, in ritardo di 14 minuti rispetto all'orario previsto. Intorno alle 08:13, ʿAṭṭa e i suoi compagni danno inizio al dirottamento. Alle 08:21, il transponder del volo AA11 viene spento. Alle 08:24 parte una comunicazione dall'aereo, presumibilmente da parte di ʿAṭṭa: "Abbiamo alcuni aerei. State tranquilli e andrà tutto bene. Stiamo tornando all'aeroporto". Circa 20 secondi dopo, ʿAṭṭa fa partire una seconda comunicazione: "Nessuno si muova, tutto andrà bene. Se cercate di reagire, metterete in pericolo voi stessi e il velivolo. State tranquilli".[39] Le comunicazioni sono intese per i passeggeri dell'aereo, ma per errore vengono ascoltate dal Centro FAA di Boston.

Alle 08:46:40, il volo American Airlines 11 si schianta contro la Torre Nord del World Trade Center. In tutto moriranno 92 persone sull'aereo (compresi 5 dirottatori e 11 membri dell'equipaggio) ed altre 1.366 persone circa a causa del crollo della Torre (avvenuto alle 10:28).

I bagagli di ʿAṭṭa non sono stati imbarcati sul volo AA11, a causa di un leggero ritardo del volo della Colgan Air da Portland a Boston. Una volta rinvenuti dalle autorità federali, si scoprirà che contenevano uniformi da pilota, manuali di volo ed un opuscolo di quattro pagine in arabo, ritrovato anche nei bagagli degli altri dirottatori. L'opuscolo contiene una serie di raccomandazioni e consigli come: "Giura di morire e rinnova le tue intenzioni", "Sentiti completamente tranquillo, perché il tempo in cui ti sposerai con il Paradiso è vicino" e "Controlla le tue armi prima di andartene ed anche molto tempo prima. Devi affilare bene il tuo coltello e non devi far sentire a disagio l'animale (si riferisce agli occidentali) mentre lo sgozzi".[40]

Lo scambio di identità[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente, si è pensato che Muhammad ʿAṭṭa fosse un nome di copertura del terrorista giordano naturalizzato statunitense Mahmud Mahmud 'Atta (più grande di Muhammad ʿAṭṭa di 14 anni circa). Autore nel 1986 di un attentato in Cisgiordania contro un autobus, in cui è rimasta uccisa una persona e gravemente ferite altre tre, M. M. ʿAṭṭa è stato catturato successivamente in Venezuela, portato negli Stati Uniti e da qui estradato in Israele, dove è stato condannato all'ergastolo.[41]

Lo scambio di identità ha scatenato, immediatamente dopo gli attentati, una notevole polemica (rivelatasi poi infondata) sulla presunta incapacità del Servizio immigrazione e dei servizi di intelligence di bloccare un terrorista già noto alle autorità che cercava di entrare nel Paese con il suo vero nome. Il Boston Globe ha per primo pubblicato la smentita, corredato della documentazione che comprovava l'avvenuta detenzione e successiva estradizione di Mahmud Mahmud ʿAṭṭa, smontando di fatto le accuse.[42]

Il video-testamento[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º ottobre 2006, il Sunday Times ha pubblicato un video risalente al 18 gennaio 2000 di circa un'ora, che mostra Muhammad ʿAṭṭa e Ziyad Jarrah in un campo di addestramento qaidista in Afghanistan. Non c'è audio, ma la qualità del video è ottima e il filmato non appare montato. Apparentemente sembra essere un video-testamento dei due dirottatori.

Nel filmato si vede anche Osama bin Laden mentre arringa i suoi seguaci in un complesso vicino alla città di Qandahar. Fra questi, è stato riconosciuto anche Ramzi bin al-Shibh.

Secondo il Sunday Times:[43]

« Gli investigatori statunitensi e tedeschi si sono impegnati a fondo per scoprire dove si fosse rifugiato ʿAṭṭa nel gennaio del 2000, dopo la sua partenza da Amburgo. Quel filmato di un'ora lo mostra presente in Afghanistan in un momento decisivo nello sviluppo della cospirazione, ovvero quando gli viene assegnato il ruolo di responsabile operativo. »

Le reazioni del padre[modifica | modifica wikitesto]

In una intervista rilasciata pochi giorni dopo gli attentati,[44] Mohamed el-Amir ʿAṭṭa - padre di Muhammad ʿAṭṭa e avvocato in pensione - nega decisamente ogni coinvolgimento del figlio, che descrive come un ragazzo "timido e dolce". ʿAṭṭa senior accusa il Mossad di voler incastrare suo figlio, che - aggiunge - si sarebbe rifiutato da giovane di entrare in una squadra locale di pallacanestro, quando seppe che era vicina alle posizioni dei Fratelli musulmani.

« [Mio figlio] era un asino quando si trattava di politica. Gli dissi, come mio padre disse a me: politica fa rima con ipocrisia. »

L'unica affermazione "vagamente politica" che il padre ricorda riguarda la ristrutturazione della moschea del Cairo, da lui giudicata "troppo costosa". "Quei soldi", per il giovane ʿAṭṭa, "avrebbero dovuto essere spesi per creare nuovi posti di lavoro". Quando l'intervistatore gli rende noto che suo figlio è stato visto mentre beveva alcolici in Florida, ʿAṭṭa senior reagisce stizzito:[44]

« Mio figlio è un dirottatore e beve vodka! [...] È come accusare una ragazza religiosa, decente e velata di introdurre prostitute in Egitto! È insensato, pura immaginazione! »

ʿAṭṭa senior si dice inoltre sicuro che l'FBI abbia sbagliato persona e che suo figlio fosse vivo:[44]

« Non credo che mio figlio abbia fatto questo. Sono sicuro che è vivo. Lui aveva paura di volare. »

In una intervista rilasciata una settimana dopo al settimanale Newsweek, ʿAṭṭa senior conferma buona parte delle sue affermazioni. Ma al contrario dell'intervista precedente, afferma:[45]

« Mio figlio è morto. Adesso è con Dio. Il Mossad me lo ha ucciso. »

Nel settembre del 2002, in una intervista alla rivista tedesca Bild am Sonntag, ʿAṭṭa senior torna a dirsi sicuro del fatto che suo figlio è vivo e che si nasconde da qualche parte. Inoltre, afferma di aver parlato con lui al telefono il 13 settembre 2001, due giorni dopo gli attacchi.[46]

Nel luglio del 2005, infine, il padre di ʿAṭṭa in una intervista alla CNN riconosce ed approva il "martirio" del figlio, esaltando anche gli attentati del 7 luglio 2005 a Londra ed affermando che i due eventi rappresentano "l'inizio di una guerra religiosa che durerà cinquant'anni e che vedrà molti combattenti come suo figlio".[47]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Altre traslitterazioni del nome sono: Mehan Atta, Mohamed ʿAṭṭa, Mohammad El Amir, Mohamed El Sayed, Muhammad Muhammad Al Amir Awad Al Sayyid Atta e Muhammad Muhammad Al-Amir Awad Al Sayad. Cfr. a tal proposito (EN) The FBI releases 19 photographs of individuals believed to be the hijackers of the four airliners that crashed on September 11, 01, FBI National Press Office, 27 settembre 2001. Il suo presunto testamento, scritto nel 1996, porta il nome di Mohamed figlio di Mohammed el-Amir ʿAwad el-Sayyed.
  2. ^ (EN) John Hooper, The shy, caring, deadly fanatic, The Guardian, 23 settembre 2001.
  3. ^ a b (EN) Timeline of Atta's life, ABC online, 12 novembre 2001.
  4. ^ Alla dogana presenta un passaporto degli Emirati Arabi Uniti, anziché uno egiziano.
  5. ^ Secondo altre ricostruzioni, ʿAṭṭa si iscrive nello stesso periodo alla Facoltà di Medicina dell'Università di Valencia. In questo caso, potrebbe però trattarsi di un caso di omonimia o di un errore.
  6. ^ (EN) Nicolaas van Rijn, Hijackers set down roots, blended in, then attacked, The Star.com, 15 settembre 2001. Secondo altre fonti, ʿAṭṭa avrebbe lavorato part-time in una azienda di consulenza per la pianificazione edilizia. Cfr. in tal senso (EN) Timeline of Atta's life, ABC online, 12 novembre 2001.
  7. ^ (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, p. 161.
  8. ^ Un terrorista tedesco di origini siriane, Mohammed Haydar Zammar, afferma di aver incontrato ʿAṭṭa in quell'occasione e di averlo reclutato come membro di al-Qa'ida. Il fatto non appare confermato.
  9. ^ (EN) ProFile: Muharrem Acar, Cooperative Research.org.
  10. ^ (EN) Atta's Will, ABC online. Il documento originale, scritto in arabo, non è mai stato pubblicato dall'FBI. Ne è stata rilasciata solo una traduzione in inglese, pubblicata per la prima volta dal quotidiano tedesco Der Spiegel.
  11. ^ Gli investigatori tedeschi sospettano che, durante i suoi 15 mesi di assenza, ʿAṭṭa abbia effettuato un qualche tipo di addestramento presso delle strutture di al-Qāʿida. I sospetti però non appaiono confermati.
  12. ^ (EN) Liz Jackson, Interview with Professor Dittmar Machule, ABC online, 18 ottobre 2001. Cfr. anche (EN) John Cloud, Atta's Odyssey, Time Magazine, 8 ottobre 2001.
  13. ^ (EN) Richard Bernstein, On path to the U.S. skies, plot leader met bin Laden, New York Times, 10 settembre 2002.
  14. ^ Queste informazioni provengono da intercettazioni telefoniche ed ambientali operate dalla CIA e dalla Bundesamt für Verfassungsschutz (i servizi segreti tedeschi).
  15. ^ a b (EN) Yosri Fouda, Focus: Chilling message of the 9/11 pilots, The Sunday Times, 1º ottobre 2006.
  16. ^ Il periodo di addestramento è stato tratteggiato il 23 agosto 2002 dal Capo investigatore Klaus Ulrich Kersten, direttore della Bundeskriminalamt (l'agenzia federale tedesca anti-crimine). Kersten è stato il primo a confermare che ʿAṭṭa, al-Shehhi e Jarrah si sono addestrati in Afghanistan durante quel periodo.
  17. ^ infra, paragrafo 2.2.2 "Il video-testamento".
  18. ^ (EN) Don Kirk, Filipinos recall hijack suspects leading a high life, The International Herald Tribune, 6 ottobre 2001.
  19. ^ Fino al 2004, si è ipotizzato che ʿAṭṭa abbia tentato di entrare in Repubblica Ceca già il 30 maggio 2000, ma che fosse stato costretto a tornare a Bonn perché sprovvisto di visto. Si è invece trattato di un caso di omonimia con un uomo d'affari pachistano. Cfr. anche Controversia di Praga.
  20. ^ (EN) Ken Thomas, Feds investigate links in Florida, Chicago Sun-Times, 12 settembre 2001.
  21. ^ (EN) Terry McDermott, Seeing what we want to see, Los Angeles Times, 25 agosto 2005.
  22. ^ (EN) Edward Jay Epstein, Atta in Prague?, Opinion Journal, 22 novembre 2005.
  23. ^ (EN) James Risen, Prague discounts an Iraqi meeting, New York Times, 21 ottobre 2002. Cfr. anche (EN) Peter S. Green, Havel denies telephoning U.S. on Iraq meeting, New York Times, 23 ottobre 2002.
  24. ^ (EN) Algerian accused in Britain of training hijackers, Las Vegas Review-Journal, 29 settembre 2001.
  25. ^ (EN) John Hooper, The shy, caring, deadly fanatic, The Guardian, 23 settembre 2001. Cfr. anche Timeline of Atta's life, ABC online, 12 novembre 2001.
  26. ^ Secondo quanto riportato dall'indagine congiunta fra Spagna e Stati Uniti, ʿAṭṭa percorrerà più di 1.900 chilometri nei suoi 12 giorni di permanenza in terra spagnola.
  27. ^ Secondo alcune fonti non confermate, ʿAṭṭa si sarebbe incontrato anche con i fratelli Wāʾil e Walīd al-Shehrī.
  28. ^ (EN) Laura Sullivan, Sept. 11 hijacker raised suspicions at border, The Baltimore Sun, 27 gennaio 2004.
  29. ^ (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, p. 249.
  30. ^ (EN) Rob Broomby, Report details US 'intelligence failures', BBC News, 2 ottobre 2002.
  31. ^ Gli investigatori pensano che dietro questo nome si celi Ahmed Omar Sa'id Shaykh, attualmente detenuto in Pakistan e sospettato dal Research and Analysis Wing (i servizi segreti indiani) di avere contatti con Mahmud Ahmad, il capo dell'Inter Services Intelligence (i servizi segreti pakistani). Cfr. anche (EN) Pepe Escobar, 9-11 and the smoking gun - Part 2: A real smoking gun, Asia Times, 8 aprile 2004.
  32. ^ (EN) Kevin Fagan, Agents of terror leave their mark on Sin City, San Francisco Chronicle, 4 ottobre 2001.
  33. ^ (EN) E. Vulliamy, A. Browne, J. Burke, P. Beaumont, M. Bright, K. Ahmed, P. Simon, L. Harding, K. Connolly, A. Osborn, When our world changed forever, The Observer, 16 settembre 2001.
  34. ^ I movimenti di ʿAṭṭa ed al-ʿUmari a South Portland sono stati ricostruiti dall'FBI. Cfr. in tal senso (EN) Boston Division seeks assistance, FBI Official Press Release, 14 ottobre 2001. L'FBI ha affermato inoltre che ʿAṭṭa ha effettuato un acquisto con carta di credito a Manhattan il 10 settembre. Cfr. in tal senso (EN) Greg B. Smith, Hijacker in City Sept. 10 used navigation tool to pinpoint WTC site, The New York Daily News, 22 maggio 2002.
  35. ^ Inizialmente, si è pensato che ad affittare quella camera fossero stati i fratelli Adnan e Amir Bukhari. Cfr. (EN) Two brothers among hijackers, CNN report, People's Daily, 13 settembre 2001.
  36. ^ (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, p. 451 (nota 1).
  37. ^ (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, Capitolo 1.
  38. ^ (EN) National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Staff Statement No.3 - The aviation security system and the 9/11 attacks.
  39. ^ (EN) Michael Ellison, 'We have planes. Stay quiet' - Then silence, The Guardian, 17 ottobre 2001.
  40. ^ (EN) Frontline: Inside the terror network – Instructions for the last night, PBS online, gennaio 2002.
  41. ^ La Corte Suprema di Israele ha successivamente annullato la richiesta di estradizione, portando alla sua immediata scarcerazione. Non si sa dove si trovi attualmente.
  42. ^ (EN) Urban legends reference pages: Rumours of war (Atta boy), Snopes.com, 19 settembre 2002.
  43. ^ (EN) Yosri Fouda, The laughing 9/11 bombers, The Sunday Times, 1º ottobre 2006.
  44. ^ a b c (EN) Neil MacFarquahar, Egyptian man denies son's involvement in hijackings, calls accusations 'nonsense', New York Times / San José Mercury News, 19 settembre 2001.
  45. ^ (EN) Alan Zarembo, 'He never even had a kite', Newsweek, 25 settembre 2001.
  46. ^ (EN) Kate Connolly, Father insists alleged leader is still alive, The Guardian, 2 settembre 2002.
  47. ^ (EN) Atta's father praises London bombs, CNN.com, 20 luglio 2005.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paul Thompson, The Terror Timeline, ReganBooks, New York, 2004, ISBN 0-06-078338-9.
  • Martin Amis, Gli ultimi giorni di Muhammad Atta, in Il secondo aereo. 11 settembre: 2001-2007, Einaudi, Torino, 2008.

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