I ragni: Il lago d'oro

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I ragni: Il lago d'oro
Titolo originale Die Spinnen,1.Teil:Der Goldene See
Paese di produzione Germania
Anno 1919
Durata 137 min
Colore B/N
Audio muto
Rapporto 1,33 : 1
Genere avventura
Regia Fritz Lang
Sceneggiatura Fritz Lang
Produttore Erich Pommer
Casa di produzione Decla-Bioscop AG, Decla-Film-Gesellschaft Holz & Co.
Fotografia Karl Freund, Emil Shünemann

Carl Hoffmann (non confermato)

Musiche Max Josef Bojakowski
Scenografia Otto Hunte, Carl Ludwig Kirmse, Heinrich Umlauff, Hermann Warm
Costumi Otto Hunte, Carl Ludwig Kirmse, Heinrich Umlauff, Hermann Warm
Interpreti e personaggi

I ragni: Il lago d'oro (Die Spinnen, 1. Teil: Der Goldene See), anche noto come I ragni: Il lago dorato o col titolo alternativo I ragni - L'avventura di Kay Hoog nei mondi conosciuti e sconosciuti (Die Spinnen - Die Abenteuer des Kay Hoog in bekannten und unbekannten Welten) è un film muto diretto a partire dal 1919 da Fritz Lang e realizzato in due parti:

  • nel 1919 uscì la prima parte Il lago d'oro (Der Goldene See)
  • nel 1920 uscì la seconda parte La nave dei diamanti (Das Brillantenschiff).

Trama[modifica | modifica sorgente]

Un vecchio raggiunge una scogliera sul mare, scrive su un pezzo di tela, lo infila in una bottiglia di terracotta e la getta nelle onde. Subito dopo è ucciso da un Inca armato.

San Francisco. Un noto uomo sportivo americano, amante delle corse con le barche a motore, Kay Hoog, annuncia al Club Nautico di aver trovato in una bottiglia una mappa e il messaggio di un professore di Harvard, che rivela il luogo in cui è nascosto un favoloso tesoro, sepolto in un "lago dorato". Hoog immediatamente organizza una spedizione per andarlo a cercare. Ma anche la bella Lio Sha, a capo di una società segreta criminale collegata con l’India, e conosciuta con il nome “I ragni”, si prefigge lo stesso obiettivo. La mappa viene rubata ad Hoog ma egli non si dà per vinto. Riesce a recuperare il documento e in mongolfiera raggiunge il lago. Salva una sacerdotessa del sole, Naela, dal morso di un serpente e se ne innamora. Lio Sha intanto, partita anche lei con i suoi seguaci alla ricerca del tesoro, è catturata dagli Inca e sta per essere sacrificata al dio sole. Generosamente Hoog la libera mentre “I ragni” massacrano i nemici e trovano il tesoro, ma nella mischia per impossessarsene, si uccidono tra loro. Un’eruzione sotterranea provoca un’inondazione e le rocce travolgono i sopravvissuti. Hoog fugge con Naela in una imbarcazione di fortuna, costruita con tappeti e corde, e va a vivere insieme a lei a San Francisco. Purtroppo la perfida Lio Sha, gelosa e vendicativa, li raggiunge e uccide Naela: Hoog la trova morta con un ragno nero sul seno.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film fu prodotto da Decla Filmgesellscaft, Holz & Co di Berlino. Produttore: Erich Pommer.

Un film a puntate[modifica | modifica sorgente]

Fritz Lang racconta a Peter Bogdanovich che a quei tempi era di moda fare film che richiedevano una programmazione in più serate. Nacque così l’idea di presentare una serie di avventure, a puntate, intitolata Avventure di Kai Hoog in mondi noti e ignoti di cui Der Goldene See (Il lago d’oro) rappresenta il primo episodio e Brillantenschiff (La nave dei diamanti) il secondo. All'inizio si pensava di fare addirittura quattro parti, due delle quali furono realizzate, mentre la terza Das Geheimnis der Sphinx (Il segreto della sfinge) e Um Asiens Kaiserkrone (Per la corona imperiale dell'Asia) non furono girate . Lang pubblicò sul Film-Kurier di Berlino le puntate del romanzo Der Goldene See, poi raccolte in un volume. [1]

Scenografia[modifica | modifica sorgente]

Per le scenografie che riproducevano edifici e sculture del popolo Inca e per i costumi, Lang si avvalse, come per il film successivo Harakiri, della consulenza dello studioso Heinrich Umlauff, fondatore del Museo Etnografico di Amburgo. Gli scenari furono ricostruiti nel parco del giardino zoologico Hagenbeck di Amburgo.[2]

Prima[modifica | modifica sorgente]

La prima si ebbe a Berlino il 3 ottobre 1919.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Der Kinematograph, 1 ottobre 1919:

«Fritz Lang ci presenta una grande varietà di meraviglie e splendori fiabeschi, abilmente intessuti e strutturati in una trama appassionante e drammatica che non lascia mai cadere l'interesse».

Der Kinematograph, 8 ottobre 1919:

«Con questa serie la Decla intende entrare in concorrenza con l'industria cinematografica americana, specializzata nella produzione di western»

Luoghi caratteristici[modifica | modifica sorgente]

«Si nota la predilezione del regista per locali sotterranei e grotte rocciose che, dalla caverna dei tesori di Alberico ne I Nibelunghi, porterà alla grotta lunare del vecchio professore in Una donna nella luna, alle caverne dei lebbrosi e alla grotta del tempio dei film indiani della fine della carriera.»[3]

Macchine e ingranaggi[modifica | modifica sorgente]

«Le pareti (nelle cantine dove si riunisce l'organizzazione de I ragni) si aprono, ascensori e botole conducono nelle cantine, porte scorrevoli offrono vie di fuga nascoste e trappole per i nemici [...] Il boudoir di Lio Sha è altrettanto stravagante. Il suo arsenale meccanico comprende una scrivania che viene inghiottita dal pavimento e uno specchio circolare nel quale si vede quanto succede nella sala di riunione, un'anticipazione dello schermo televisivo di Metropolis(film 1927) e di quelli de Il diabolico dottor Mabuse»[4]

Censura[modifica | modifica sorgente]

Nella versione italiana vennero eliminate le scene in cui alcuni uomini mascherati addormentano col cloroformio il protagonista per derubarlo di alcuni documenti.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ * Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang, Parma, Pratiche Editrice, 1988, pag.111.
  2. ^ * Lotte H. Eisner, Fritz Lang, Mazzotta, Milano 1978, pag.31.
  3. ^ * Lotte H. Eisner, Fritz Lang, Mazzotta, Milano 1978, pag.34.
  4. ^ * Lotte H. Eisner, Fritz Lang, Mazzotta, Milano 1978, pag.35.
  5. ^ Italia taglia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang, Parma, Pratiche Editrice, 1988.
  • Lotte H. Eisner, Fritz Lang, Mazzotta, Milano 1978.
  • Stefano Socci, Fritz Lang, Il castoro cinema, Milano 1995.
  • Paolo Bertetto-Bernard Eisenschitz, Fritz Lang. La messa in scena, Lindau, Torino 1993 ISBN 88-7180-050-8

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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