Chantal Akerman

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Chantal Akerman (Bruxelles, 6 giugno 1950) è una regista, sceneggiatrice e artista belga, nota soprattutto per il film "Jeanne Dielman, 23, quai du commerce, 1080 Bruxelles" (1975), da lei diretto.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Chantal Akerman nasce a Bruxelles il 6 giugno 1950 da una famiglia di ebrei polacchi emigrati in Belgio; i nonni materni e sua madre furono deportati ad Auschwitz.

A quindici anni, dopo aver visto "Il bandito delle ore undici" (Pierrot le fou, 1965) di Jean-Luc Godard, decise di diventare regista. Nel 1967 si iscrisse all'INSAS, scuola dell'arte dello spettacolo della Comunità francofona del Belgio, e frequentò l'Università internazionale di Teatro a Parigi, che abbandonò presto per iniziare a lavorare saltuariamente come cameriera riuscendo poi a realizzare con i propri risparmi il suo primo cortometraggio, "Saute ma ville" (1968), grazie al quale ricevette ben presto attenzione dalla critica ed il supporto del regista belga André Delvaux.

La scoperta del cinema sperimentale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1971, dopo la realizzazione di un secondo cortometraggio intitolato "L'enfant aimé ou je joue à être une femme mariée", che la Akerman stessa giudicò malriuscito per una scarsa schiettezza e costruzione, partì con Sammy Szlingerbaum per New York, dove iniziò a frequentare assiduamente l'Anthology Film Archives, lavorò come assistente durante la lavorazione di vari lungometraggi e scoprì il New American Cinema, avvicinandosi agli autori più sperimentali come Michael Snow, Andy Warhol e Stan Brakhage.

Stimolata da questo nuovo modo di fare e pensare il cinema, durante la sua permanenza negli Stati Uniti realizza nel 1972 il cortometraggio "La chambre" ed il mediometraggio "Hotel Monterey", nel 1973 un incompleto documentario sugli adolescenti che vivono nei centri sociali, "Hanging Out Yonkers", mostrato incompiuto al pubblico nel 2007 in occasione di una retrospettiva integrale sull'autrice belga al Centro Pompidou di Parigi con il titolo "Hanging Out Yonkers Nineteen Seventy-Three".

Nello stesso anno tornò a vivere a Parigi, dove nel 1974 girò il suo primo lungometraggio, "Je, tu, il, elle" (distribuito poi nel 1976), dal quale trapela l'influenza dello sperimentalismo americano nell'appiattimento ed il distacco con la quale vengono mostrate scene di sesso esplicito, scelta che elimina volutamente del tutto ogni connotazione pornografica.

La consacrazione internazionale[modifica | modifica sorgente]

« Mi girai nel mio letto, inquieta. Ed all'improvviso, in un solo minuto, ho visto tutto Jeanne Dielman... »
(Chantal Akerman in un'intervista al Nouvel Observateur del settembre 1989)

Nel 1975 realizzò con il contributo del Ministero della Cultura della Comunità francese del Belgio il suo secondo lungometraggio, "Jeanne Dielman, 23, quai du commerce, 1080 Bruxelles" (spesso abbreviato nel solo "Jeanne Dielman"), la minuziosa descrizione della disperata ripetitività della vita di una casalinga dedita occasionalmente alla prostituzione per mantenere se stessa ed il figlio adolescente. Da molti considerato il suo vero capolavoro, il quotidiano francese "Le Monde" ed il quotidiano statunitense "New York Times" nel 1976 lo classificarono come "il più grande capolavoro femminile della storia del cinema".

« È un film sullo spazio e il tempo e il modo con il quale lei organizza la sua vita in maniera di non avere tempo libero, per non essere sopraffatta dall'angoscia e dall'ossessione della morte. »
(Chantal Akerman)

Grazie a questo film la Akerman raggiunse la consacrazione ed il riconoscimento internazionale, tanto che Gus Van Sant e Todd Haynes hanno affermato che il loro lavoro è stato molto influenzato da "Jeanne Dielman"[1]. Il film partecipò alla 28ª edizione del Festival di Cannes nella sezione parallela Quinzaine des Réalisateurs.

Nel 1976, dopo il suo riconoscimento internazionale, tornò a New York per la realizzazione di "News from home", poi ancora nel 1988 per "Histoires d'Amérique" e nel 1996 per la commedia romantica "Un divano a New York", con William Hurt e Juliette Binoche.

Dal 2000 ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Nel 2006 Chantal Akerman trasformò un documentario su Israele che le era stato commissionato in un progetto più personale, il più intimo dalle opere degli anni settanta, "Là-bas". Girato a Tel-Aviv e montato a Parigi, il film è una serie di inquadrature fisse della Akerman nel suo appartamento e di ciò che si vede dalle finestre, narrato dalla voce fuori campo della regista stessa che commenta l'esperienza lasciandosi andare a digressioni sull'isolamento, la solitudine, il tempo e l'ebraicismo.

Nel 2008 è presidente della giuria della sezione “Orizzonti” della 65ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Assieme a Catherine Deneuve, Christophe Honoré, Jean-Pierre Limosin, Zina Modiano, Victoria Abril, Gaël Morel, Louis Garrel, Yann Gonzalez, Clotilde Hesme, Chiara Mastroianni, Agathe Berman e Paulo Branco è stato tra i sottoscrittori della lettera aperta agli spettatori cittadini (Lettre ouverte aux spectateurs citoyens), pubblicata da Libération il 7 aprile 2009, contro la legge numero 669 del 12 giugno 2009, nota come "Loi Création et Internet" istitutiva della HADOPI (Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur l'Internet).[2]

Chantal Akerman è professoressa di cinema alla European Graduate School di Saas-Fee, Svizzera.

Arte contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Dal 1995 Chantal Akerman ha partecipato a varie Esposizioni d'arte ed ha esposto in varie Gallerie le sue video installazioni:

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Commendatore dell'Ordine di Leopoldo - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine di Leopoldo

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Attrice[modifica | modifica sorgente]

Regista[modifica | modifica sorgente]

  • Saute ma ville (1968)
  • L'enfant aimé ou je joue à être une femme mariée (1971)
  • La chambre (1972)
  • Hôtel Monterey (1972)
  • Hanging Out Yonkers (1973)
  • Le 15/8 (1973)
  • Jeanne Dielman, 23, quai du commerce, 1080 Bruxelles (1975)
  • Je, tu, il, elle (1976)
  • News from Home (1977)
  • Les rendez-vous d'Anna (1978)
  • Toute une nuit (1982)
  • Un jour Pina m'a demandé (1983)
  • L'homme à la valise (1983)
  • Gli anni 80 (1983)
  • New York, New York bis (1984)
  • Paris vu par... vingt ans après (1984) (episodio "J'ai faim, j'ai froid")
  • La paresse (1986)
  • Le marteau (1986)
  • Mallet-Stevens (1986)
  • Letters Home (1986)
  • Seven Women, Seven Sins (1986) (episodio "Portrait d'une Paresseuse")
  • Golden Eighties (1986)
  • Les trois dernières sonates de Franz Schubert (1989)
  • Trois strophes sur le nom de Sacher (1989)
  • Histoires d'Amérique (1989)
  • Contre l'oubli (1991) (episodio "Pour Febe Elisabeth Velasquez, El Salvador")
  • Nuit et jour (1991)
  • D'Est (1993)
  • Un divano a New York (1996)
  • Sud (1999)
  • La captive - la prigioniera (2000)
  • De l'autre côté (2002)
  • Demain on déménage (2004)
  • Là-bas (2006)
  • O Estado do Mundo (2007) (episodio "Tombée de nuit sur Shanghai")
  • Women from Antwerp in November (2008)
  • La folie Almayer (2009)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (FR) Chantal Akerman in Claudine Paquot (a cura di), Chantal Akerman, autoportrait en cinéaste, Parigi, Cahiers du Cinema, 2004-05-07, pp. 179 e 180. ISBN 2-866-42385-2.
  2. ^ (FR) Chantal Akerman, Christophe Honoré, Jean-Pierre Limosin, Zina Modiano, Gaël Morel, Victoria Abril, Catherine Deneuve, Louis Garrel, Yann Gonzalez, Clotilde Hesme, Chiara Mastroianni, Agathe Berman e Paulo Branco, Lettre ouverte aux spectateurs citoyens in Libération, 07 aprile 2009. URL consultato il 10 settembre 2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 49220690 LCCN: n80071359