Cattedrale di Santa Maria Annunciata

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altre cattedrali con questa dedica, vedi Cattedrale della Santissima Annunziata.

Coordinate: 45°32′46.49″N 11°32′37.86″E / 45.546248°N 11.543851°E45.546248; 11.543851

Cattedrale di Santa Maria Annunciata
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Località Vicenza-Stemma.png Vicenza
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria Annunciata
Diocesi Diocesi di Vicenza
Stile architettonico gotico, rinascimentale
Inizio costruzione VIII secolo
Completamento XX secolo

La cattedrale di Santa Maria Annunciata è il principale luogo di culto cattolico della città di Vicenza, in Veneto, sede vescovile della diocesi omonima.

Di origine paleocristiana, fu ricostruita varie volte; la cupola fu progettata da Andrea Palladio, così come probabilmente il portale laterale di settentrione e la cappella Almerico.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Studi compiuti nella seconda metà del Novecento attesterebbero la presenza di un ambiente dedicato al culto cristiano già nel III secolo, ricavato in un preesistente edificio romano del I secolo. Dopo l'Editto di Costantino del 313 qui sarebbe stata costruita la prima piccola chiesa, di forma rettangolare absidata, che nella seconda metà del V secolo (forse dopo il saccheggio di Vicenza da parte degli Unni, citato da Paolo Diacono) sarebbe stata ricostruita più grande e a tre navate. Intorno al 600 il primo vescovo di Vicenza, Oronzio, avrebbe sostituito questo edificio con uno più grande, rettangolare a tre navate, di dimensioni vicine a quelle attuali[2].

La cattedrale vista da Monte Berico

Intorno al 1000 questa chiesa, ormai la cattedrale della città, fu arricchita da un complesso di tre absidi. Danneggiata dal terribile terremoto del 1117, fu ancora una volta sostituita da una più grande a cinque navate sostenute da pilastri ed archi. Per riparare i danni ad essa apportati dal saccheggio della città operato dalle truppe di Federico II nel 1236, nella seconda metà del Duecento il vescovo Bartolomeo da Breganze dispose un nuovo intervento che, secondo lo stile delle altre chiese vicentine del tempo, la riportò a tre navate sostenute da volte. In questo periodo aumenta notevolmente la documentazione scritta e così sappiamo di donazioni e lasciti testamentari che permisero di arricchire la chiesa con ulteriori strutture, come il portale meridionale e alcune cappelle laterali, negli anni successivi e per tutto il Trecento[2].

L’aspetto attuale della cattedrale risale alla metà del Quattrocento: dal 1444 al 1467 fu costruita la facciata gotica, riparate le cappelle fino ad allora costruite e l'abside duecentesca. Nei secoli successivi continuarono i lavori e i rimaneggiamenti: la costruzione della nuova e attuale abside prese avvio sin dal 1482 su progetto di Lorenzo da Bologna – che ideò anche la cappella Trissino – ma nel 1531 risultava ancora incompiuta. Una prima temporanea copertura venne realizzata nel 1540, per corrispondere alla decisione papale di far ospitare a Vicenza ospiti il Concilio, poi tenutosi a Trento. Risalgono agli anni trenta del Cinquecento due delle prime opere di Andrea Palladio, l’altare maggiore e il sepolcro di Girolamo Bencucci da Schio vescovo di Vaison[3][4][5], alla seconda metà del secolo altre opere dell’architetto vicentino, il portale settentrionale e la costruzione del tamburo e della cupola. Seguirono interventi nei secoli successivi, in particolare i rifacimenti neogotici di metà dell’Ottocento, secondo i canoni allora in auge nell'Impero austriaco.

Durante la seconda guerra mondiale la cattedrale fu pesantemente colpita dai bombardamenti americani, che distrussero la cupola, gran parte della navata e lesionarono gravemente la facciata e le cappelle meridionali. I sontuosi affreschi che ricoprivano l'interno andarono irrimediabilmente perduti. La ricostruzione e i restauri iniziarono subito dopo il conflitto, ma si protrassero fino al 2002.[2]

Il prospiciente Museo diocesano conserva vari reperti riferiti alla storia della chiesa e al suo sito.

L'ultimo vescovo a essere sepolto nella cripta è stato Pietro Nonis nel 2014.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

Portale principale

La facciata gotica attribuita a Domenico da Venezia (XVI secolo), a paramento dicromo, divisa in quattro settori, l'inferiore a cinque arcate profonde, il secondo spartito a lesene, il terzo liscio, il quarto decorato da cinque statue e due pinnacoli aggiunti nel 1948.[6] Il portale presenta una evidente strombatura.

Portale settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1560 Paolo Almerico chiese al Capitolo della cattedrale di poter erigere a proprie spese una porta a settentrione della cattedrale, in corrispondenza della cappella di San Giovanni Evangelista. Si tratta dello stesso Paolo Almerico che qualche anno più tardi commissionò a Palladio la costruzione della Rotonda.[1]

La porta venne aperta nel 1565, probabilmente in occasione dell’ingresso del vescovo Matteo Priuli. L’attribuzione a Palladio, in mancanza di documenti e disegni autografi, si basa sulle affinità da un lato con modelli antichi ben noti a Palladio (come la porta del tempio della Fortuna Virile) e dall’altro con il disegno delle porte laterali della basilica di San Pietro di Castello a Venezia, che Palladio progettò nel 1558.[1]

Abside e cupola[modifica | modifica wikitesto]

Vista posteriore dell'abside, con il tamburo e la cupola progettati da Andrea Palladio

Solamente nel 1557 il Comune di Vicenza riesce a ottenere dalla Repubblica Veneta la disponibilità di un lascito fatto dal vescovo Zeno all’inizio del secolo, ed è quindi in grado di avviare il completamento dell'opera. Responsabile del progetto, Andrea Palladio molto probabilmente redige un disegno complessivo, che tuttavia viene messo in esecuzione in due fasi: dal 1558 al 1559 si imposta il cornicione sopra le finestre e si realizza il tamburo, e dal 1564 al gennaio 1566 si pone in opera la cupola.[7]

La caratteristica forma della lanterna, astratta e priva di decorazione, viene replicata sulla sommità delle cupole di San Giorgio Maggiore a Venezia, in elaborazione negli stessi anni, ed è presente anche in alcune ricostruzioni palladiane di templi antichi a pianta centrale, come il Mausoleo di Romolo sulla via Appia.[7]

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Basamento del X secolo ed elevazione del XII secolo del campanile

Probabilmente la costruzione del basamento risale al periodo delle invasioni degli Ungari, nel secondo decennio del X secolo, al tempo del vescovo Vitale arcicancelliere dell’imperatore Berengario I. Si trattava di un torrione a difesa della cattedrale e del palazzo vescovile, con mura perimetrali dello spessore di 4 metri, di conglomerato rivestito da lastre di trachite, materiali di riporto di epoca romana.

Sopra questo torrione – chiaramente capitozzato – fu aggiunta, nei primi decenni del XII secolo, la torre in mattoni alta circa 20 metri, con la cella campanaria di tipico aspetto romanico.

Il campanile fu restaurato e portato all’aspetto attuale nel 1995-98.[8]

Le campane sono cinque, in accordo di Mi bemolle maggiore, la più antica risale al XVII secolo.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della cattedrale si presenta in stile gotico, con unica navata coperta sulla quale si aprono varie cappelle laterali e che è coperta con volta a crociera. Alla navata centrale corrisponde l'abside, il cui presbiterio, sopraelevato come nelle abbazie di architettura gotico cistercense[9], ospita moderni arredi liturgici. La parete dell'abside, con al centro l'altare maggiore, è decorata dal pregevole Paramento Civran[10], costituito da varie tele collocate all'interno di un'architettura in stucco e marmorino sormontata da statue di angeli. Le tele di sinistra raffigurano scene dall'Antico Testamento, mentre quelle di destra riguardano Costantino e la Vera Croce; vi sono inoltre, ai lati dell'altare, due Annunciazioni.

Nel vasto sotterraneo della cattedrale sono presenti resti di una strada di epoca romana e notevoli parti delle basiliche dei secoli VIII e XI.

Opere della chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Sulla parete della navata destra un moderno grande medaglione ricorda la santa Giuseppina Bakhita, sudanese, che visse a lungo e morì a Schio, mentre esattamente di fronte, sulla parete opposta della navata c'è un medaglione raffigurante la santa vicentina Maria Bertilla Boscardin.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultima cappella di destra, si trova l'organo a canne Mascioni opus 721, costruito nel 1955 ed in seguito ampliato.

Lo strumento è a trasmissione elettrica e la sua consolle, mobile indipendente, ha tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note.

Di seguito, la disposizione fonica dello strumento:

Prima tastiera - Positivo espressivo
Principale 8'
Corno di notte 8'
Viola 8'
Corno di camoscio 4'
Flauto dolce 4'
Nazardo 2.2/3'
Flagioletto 2'
Decimino 1.3/5'
Decimaquinta 2'
Ripieno
Clarinetto 8'
Cromorno 8'
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale Diapason 8'
Principale II 8'
Flauto 8'
Viola 8'
Dulciana 8'
Ottava 4'
Flauto camino 4'
Dolce 4'
Decimaseconda 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno grave 4 file
Ripieno acuto 4 file
Tromba 8'
Tuba 8'
Voce umana 8'
Campane
Terza tastiera - Espressivo
Bordone 16'
Principale 8'
Bordone 8'
Gamba 8'
Salicionale 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Ottavino 2'
Ripieno 5 file
Tromba corno 8'
Oboe 8'
Voce corale 8'
Voce celeste 8'
Coro viole 8'
Tremolo
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Principale 16'
Subbasso 16'
Bordone 8'
Basso 8'
Principale 8'
Bordone 8'
Flauto 4'
Ottava 4'
Bombarda 16'
Trombone 8'
Fagotto 8'
Clarion 4'

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Il portale laterale palladiano (CISA)
  2. ^ a b c Barbieri, 2004,  pp. 277-78
  3. ^
  4. ^ Barbieri, 2004,  p. 77
  5. ^ Secondo altri sono opera del suo maestro scultore Girolamo Pittoni da Lumignano. v. Giornale di Vicenza. URL consultato il 24 febbraio 2013.
  6. ^ Veneto, Guida d'Italia, Touring Club Italiano, pag. 237
  7. ^ a b
  8. ^ Barbieri, 2004,  pp. 23, 301-02
  9. ^ Il presbiterio nell'architettura cistercense
  10. ^ Il Paramento Civran

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Arte e artisti dei laghi lombardi, Noseda, Como 1959.
  • Franco Barbieri e Renato Cevese, Vicenza, ritratto di una città, Vicenza, Angelo Colla editore, 2004, ISBN 88-900990-7-0
  • Lelia Cracco Ruggini, Storia totale di una piccola città: Vicenza romana, in Storia di Vicenza, Vol. I, Vicenza, Neri Pozza editore, 1988

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]