Castor fiber

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Castoro europeo
Beaver pho34.jpg
Castor fiber
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Euarchontoglires
(clade) Glires
Ordine Rodentia
Sottordine Castorimorpha
Superfamiglia Castoroidea
Famiglia Castoridae
Sottofamiglia Castorinae
Genere Castor
Specie C. fiber
Nomenclatura binomiale
Castor fiber
Linnaeus, 1758

Il castoro europeo (Castor fiber Linnaeus, 1758) è un roditore appartenente alla famiglia Castoridae, diffuso in Eurasia[2].

Questa specie di mammifero semiacquatico è stata oggetto di una caccia indiscriminata che lo ha portato quasi a scomparire in Europa. La caccia a questo animale era dovuta sia alla pelliccia sia per il castoreo, una secrezione ghiandolare che trovava impiego come medicamento. Ancora oggi rientra come specie minacciata d'estinzione ed è inserita tra le specie protette indicate dalla Direttiva comunitaria 92/43/CEE (Direttiva Habitat).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Il castoro europeo vive in coppia ed ogni esemplare occupa un territorio di 13 ettari circa d'area umida. Sono monogami e le coppie durano a lungo, la maturità sessuale viene raggiunta verso i 3-4 anni e l'accoppiamento avviene in acqua, tra gennaio e marzo. La gestazione è di 106 giorni circa e nascono di solito dai due ai quattro piccoli. Solitamente essi sono già ricoperti di pelo[3] e i loro occhi sono semichiusi.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Presente nell'Italia centro-settentrionale fino al Seicento[4], fu oggetto di una caccia indiscriminata e perciò si estinse. Veniva cacciato per le ghiandole che secernono una sostanza odorosa detta castoreo anticamente molto usata in medicina, per la coda che veniva un tempo considerata un cibo prelibato, e soprattutto per la morbida e calda pelliccia usata per la fabbricazione di abiti e cappelli. All'inizio del XX secolo esso era rimasto solo nel Rodano in Francia, nell'Elba in Germania, nel bacino del Dnepr in Bielorussia ed in rarissime zone umide a sud della Norvegia. Inoltre veniva danneggiato anche dalla riduzione delle zone umide[1].

Tuttavia, il castoro europeo viene ora nuovamente introdotto in tutta Europa[1], specialmente nella Penisola scandinava.

Diverse migliaia di castori vivono oggi nell'Elba, nel Rodano, nel Danubio e in alcune parti della Scandinavia. Essi sono stati reintrodotti in Baviera, Paesi Bassi e Svizzera (specialmente nel lago di Ginevra) dove ci sono circa 350-400 esemplari derivanti dai 140 liberati nel 1958-1977 con l'intento di creare varie colonie. Tutti i castori reintrodotti tendono a diffondersi in nuovi territori.

Il suo habitat comprende quasi tutta l'Europa settentrionale, centrale ed orientale. È esclusa dal suo habitat l'area mediterranea (Italia peninsulare, Grecia, Spagna), ritenuta meno adatta a causa del clima troppo caldo.[senza fonte]

Attualmente i castori europei sono circa 400.000 diffusi in 22 paesi d'Europa. Gli Stati con la maggior diffusione sono Russia, Germania e Polonia. Programmi di reintroduzione sono in progetto in Scozia.

Al di fuori dell'Europa il castoro europeo è diffuso in Siberia e nella Mongolia settentrionale[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Batbold, J., Batsaikhan, N., Shar, S., Amori, G., Hutterer, R., Kryštufek, B., Yigit, N., Mitsain, G. & Palomo, L.J., Castor fiber in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Castor fiber in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ^ Dietland Müller-Schwarze, Lixing Sun, The Beaver: Natural History of a Wetlands Engineer, Cornell University Press, 2003, p. 80, ISBN 978-0-8014-4098-4.
  4. ^ mensile Piemonte Parchi aprile 2012, pag.24

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