Cantalupo (Cerro Maggiore)
| Cantalupo frazione |
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| Dati amministrativi | |||||
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| Coordinate | 45°34′45″N 08°58′45″E / 45.57917°N 8.97917°ECoordinate: 45°34′45″N 08°58′45″E / 45.57917°N 8.97917°E | ||||
| Abitanti | 2 400 circa | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 20023 | ||||
| Prefisso | (+39) 0331 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Cod. catastale | C537 | ||||
| Nome abitanti | cantalupesi | ||||
| Patrono | san Bartolomeo apostolo santa Apollonia (compatrona) |
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| Giorno festivo | 24 agosto | ||||
| Localizzazione | |||||
Cantalupo (Càntaloeu in dialetto legnanese) è una frazione di 2400 abitanti del comune di Cerro Maggiore, in provincia di Milano, facente parte del territorio dell'Altomilanese. La leggenda vuole che Cantalupo sia "il paese in mezzo al mondo".
Sul territorio cantalupese è presente un asilo comunale (dedicato a don Angelo Luzzini), una scuola elementare comunale e un cinema/teatro ormai fatiscente[1].
Indice |
Geografia [modifica]
Territorio [modifica]
La frazione è situata nella zona alluvionale dell'alta Pianura Padana, ad una quota di circa 200 m s.l.m. Il territorio è pianeggiante e non è attraversato da corsi d'acqua, anche se non lontano scorrono il fiume Olona, il canale Villoresi e il torrente Bozzente.
Cantalupo è circondato completamente da aree agricole, tanto da farlo sembrare un comune autonomo, slegato da Cerro Maggiore. Attualmente è in corso la realizzazione del Parco Sovracomunale dei Mughetti, che si estenderà per 1000 ettari nelle zone agricolo-boschive di Origgio, Uboldo, Cantalupo e Cerro Maggiore, a tutela del corridoio ecologico del Bozzente e di una delle ultime zone verdi rimaste nella zona dell'Alto Milanese[2].
Confina a est con Origgio, a sud con Nerviano e la sua frazione Sant'Ilario Milanese, a sud-ovest con San Lorenzo, frazione di Parabiago, a nord con Uboldo e il comune di appartenenza Cerro Maggiore.
Il territorio di Cantalupo un tempo era usato per la coltivazione soprattutto di cereali e viti[3].
Storia [modifica]
Secondo Giovanni Rampoldi[3], tra i secoli XII e XVI esisteva nel territorio di Cantalupo un monastero femminile fondato nel 1189 da Fiorina (o Floriana) Crivelli, sorella di Papa Urbano III (al secolo Uberto Crivelli).
Anche lo storico Bombognini[4], nel suo Antiquario, fornisce qualche notizia, anche se non molto precisa, del piccolo borgo di Cantalupo: "Qui era un antico Monastero, fondato da Florina Crivelli, sorella di Urbano III Papa, ed insieme nostro Arcivescovo. Si scorgono tuttora in Cantalupo gli avanzi dell’antico Monastero e si vede sul muro della Parrocchiale Chiesa un’antica pittura, che rappresenta un Crocifisso con ai piedi una Monaca, e sotto di essa queste parole: M. FLORIANA. Furono le monache in origine Umiliate, poi Agostiniane, finalmente Francescane Scalze, e così esemplari, che Pio II nel 1461 ne delegò alcune alla riforma del Monastero maggiore, e nello stesso secolo molte altre a riformare quattro Monasteri esistenti in Milano ed in Pavia."
Da queste due fonti si comprende come la storia di Cantalupo sia strettamente legata a quella del Monastero delle Monache.
Floriana Crivelli proveniva da una delle famiglie più potenti e nobili di Milano; suo padre, Danese Crivelli, possedeva vaste proprietà terriere. Partecipò, inoltre, alla vita politica del tuo tempo, ricoprendo la carica di potestà in varie città. Nel 1282 vennero consegnate a Floriana Crivelli alcune terre nei territorio di Origgio e Cantalupo, già possedute dal padre. Il 3 febbraio dello stesso anno, fu redatto l’atto notarile della sua professione religiosa, presso il Monastero di Santa Agnese, in Milano, nel borgo di Porta Vercellina; visse presso questo monastero per una decina d’anni e pare che nel 1287 ne fosse la superiora. L’anno seguente, esattamente il 3 agosto, assieme ad altre religiose ottenne da Albertus de Basilicapetri, vicario generale dell’Arcivescovo Ottone Visconti, l’autorizzazione ad istituire a Cantalupo, sui terreni di sua proprietà una nuova casa religiosa, che venne denominata Monastero di Santa Maria di Cantalupo.
Sicuramente il borgo di Cantalupo, nel quale già esisteva una chiesa, sorse molto prima del 1200, ma risalire all’epoca esatta della sua fondazione non è stato possibile, per la mancanza di documentazione.
Per quanto concerne, invece, la vita del convento di Cantalupo, siamo a conoscenza dell’atto notarile con cui Floriana Crivelli venne nominata Badessa della nuova Casa di Cantalupo; che la regola seguita era quella agostiniana e che questo convento, pur facendo parte della Diocesi di Milano celebrava secondo il rito romano e non secondo il rito ambrosiano.
Madre Floriana a le sue consorelle rimasero su queste terre circa dieci anni, poi vennero acquistati vasti appezzamenti di terreno in Milano e Floriana Crivelli ritornò ivi. Nel dicembre del 1290, dettò (dalla sua camera del Monastero di Cantalupo) il suo testamento. Dopo la sua morte a Cantalupo venne nominato un sacerdote “mercenario” per la celebrazione delle funzioni religiose, ed un amministratore che regolasse i profitti della comunità agricola.
Nel 1790 le Monache vendettero le loro proprietà in Cantalupo alla nobile famiglia Bellinzaghi, che prese possesso del latifondo e costruì la propria casa patrizia. A questa famiglia subentrò la famiglia Calvi e successivamente, nel XIX secolo, una nobildonna, Rosa Manzi Fé ed infine, il Sen. Comm. Felice Gajo, fondatore del primo asilo di Cantalupo.
Alcune tracce del monastero potrebbero oggi essere riconosciute nei resti di alcune finestre ad arco gotico e in un grande arco con frammenti di intonaco scalpellato inseriti nei muri di un vecchio cortile. La voce popolare afferma che proprio in quel nascosto cortile fosse situato l’antico monastero e adiacente a quelle finestre vi fosse un grande pozzo, ora chiuso. È certo che il monastero venne trasformato con il passare dei secoli, prima in ospedale e poi in caserma di cavalleria, mentre è probabile che fra quelle mura caddero numerosi soldati durante le cinque giornate di Milano.
La comunità rurale di Cantalupo, dedita principalmente alla coltivazione della vite e dei cereali, nonché alla pastorizia, gravitava intorno al Convento, grazie al quale il piccolo borgo era diventato centro di scambio non solo di merci, ma anche di cultura, senza però alcuna possibilità di espansione.
Si sa, inoltre, che grazie ad un'ordinanza comunale del 1280, Cantalupo risulta essere comune ed appartenere fino al XVII secolo al pieve di Parabiago, secondo quanto scritto negli Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano fatti nel 1346[5], in Compartimento territoriale specificante le cassine del 1751 e nell'Indice delle Pievi e Comunità dello Stato di Milano del 1753[6]. Dal censimento del 1751, a Cantalupo abitavano circa 310 persone e l'apparato amministrativo era formato da tutti i capi famiglia, da un console e da un sindaco e verso la metà del XVIII secolo il comune era subordinato alla giurisdizione del vicario del Seprio[5].
Il 10 giugno 1757 venne promulgato l'editto teresiano e Cantalupo divenne frazione del comune di Cerro, appartenente alla pieve di Parabiago[7]. Con tale editto avveniva per la prima volta nella storia del Ducato milanese, una generale riforma delle amministrazioni locali. Si formò così un unico Comune, in un primo momento denominato Cerro con Cantalupo e successivamente, con l’avvento del regno d’Italia, Cerro Maggiore.
Si è a conoscenza, per di più, del fatto che sin dall'inizio dell'Ottocento era tradizione recarsi in pellegrinaggio a Cantalupo per ricevere i benefici di San Bartolomeo[8], patrono della frazione.
Luoghi d'interesse [modifica]
Chiesa di San Bartolomeo [modifica]
La Chiesa di San Bartolomeo appartiene alla diocesi di Milano. Le prime notizie riguardanti la chiesa risalgono al 1398 nel Notitia cleri, quando venne citata la "cappella" dell'edificio, assieme alle altre del plebato di Parabiago[9]. Viene invece riportata negli archivi della Pieve di Parabiago per la prima volta nel 1600 quando essa viene segnalata unicamente come struttura religiosa campestre[10].
Durante la visita dell'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli nella pieve di Legnano nel 1761, nella parrocchia di San Bartolomeo erano presenti le confraternite del Santissimo Sacramento. Inoltre c'erano 384 parrocchiani di cui 280 comunicati[9]. L'edificio venne poi ampliato dopo la visita del Cardinale Federico Borromeo e nuovamente nel 1852 quando, attraverso una sottoscrizione pubblica, la chiesa venne ingrandita ulteriormente per accogliere le sempre crescenti esigenze della frazione[10].
Gli ultimi lavori risalgono al 1947 quando venne abbattuto l'antico campanile seicentesco ormai pericolante, e ne venne costruito uno nuovo, divenuto in seguito il simbolo vero e proprio dell'intera frazione[10].
Ad oggi la chiesa presenta una struttura a croce latina a tre navate. La navata centrale, a cinque ampie arcate, risulta essere, come il resto dell'edificio, piuttosto sobrio e semplice. Le uniche eccezioni sono: il dipinto del catino absidale, che raffigura al centro Cristo glorioso in trono, legato a Dio Padre (in alto) per mezzo dello Spirito Santo (rappresentato dalla colomba e dalle lingue di fuoco), mentre ai lati numerosi santi, tra cui alla sinistra di Cristo troviamo San Bartolomeo, Sant'Ambrogio, San Sebastiano, San Francesco, San Rocco, San Carlo, mentre alla destra ci sono Maria Santissima, Sant'Anna, Sant'Agata, Sant'Agnese, Santa Savina, Sant'Apollonia; l'altare maggiore, posto al centro dell'ampio presbiterio marmoreo; l'altare di Santa Apollonia, alla destra del presbiterio; l'altare della Madonna con il tabernacolo, alla sinistra del presbiterio; il battistero situato all'inizio della navata laterale destra.
Inoltre all'interno della chiesa Parrocchiale vi è una statua di San Bartolomeo scorticato, simile a quella posta nel duomo di Milano, famosa opera di Marco d'Agrate; la statua raffigura il santo scorticato che tiene in mano la propria pelle. L'autore è ignoto e la statua non è citata nell'archivio parrocchiale. Alcuni dicono sia lo studio in gesso dell'originale del duomo di Milano.[11]
Anche l'esterno risulta essere semplice. La facciata è suddivisibile in tre parti: le due parti laterali, più basse e meno decorate, sono caratterizzate da due portali più piccoli raffiguranti gli evangelisti, e sormontati da due piccoli mosaici, la parte centrale, invece, è caratterizzata da un grande portale sormontato dalla scritta "S. BARTOLOMEO", al di sopra della quale si trova un mosaico raffigurante il santo che tiene tra le mani il coltello e il libro della Parola di Dio.
Alla sinistra dell'edificio si trova l'imponente campanile degli anni '50, vero e proprio simbolo della frazione, che ospita un concerto di 5 campane in Mi3 fuse da Fratelli Barigozzi a Milano nel 1895. Nel 2009, a seguito di un’incrinatura, venne rifusa la campana maggiore.
Oltre a quelle del Santo patrono e della compatrona Santa Apollonia, la Parrocchia custodisce altre numerose reliquie di santi e beati, tra cui il Beato Jerzy Popieluszko, la Beata Madre Teresa di Calcutta e il Beato Giovanni Paolo II.
Campanile [modifica]
L'antico campanile seicentesco della chiesa parrocchiale era situato tra la zona absidale ed il transetto sinistro. Poiché risultava ormai pericolante, si decise di abbatterlo e trasferire le campane su una nuova torre.
Il nuovo campanile, che diventerà in seguito il simbolo dell'intera frazione, fu progettato da Monsignor Enrico Villa (Concorezzo 1907-1978). I lavori cominciarono nel marzo 1950 sotto la direzione dell'Ing. Don Paolo Stucchi e terminarono nello stesso anno. L'opera in cemento armato, avveniristica per forma e stile, è unica in tutta Italia.
Il campanile è alto 42,6 metri (compresi i 9 metri della guglia in rame e i 5,8 metri della base), è largo 2,7 metri, la croce che sovrasta la guglia è alta 1,8 metri, il tutto per un'altezza di 44,4 metri. La scala interna conta 118 scalini fino alla cella campanaria e 30 nella guglia. L'orologio, posto su tutti e quattro i lati, si trova a 25 metri d'altezza ed era regolato da un sistema di bilancieri a mercurio, ideato da Don Carlo Bianchi, e da un comando elettrico che azionava la campana dei rintocchi dell'ora.[12] Oggi questo sistema non esiste più ed è stato sostituito dai moderni impianti elettrici. Anche le campane, che un tempo venivano suonate manualmente da campanari eccelsi, ora suonano secondo il sistema ambrosiano ad azionamento elettrico.
Villa Lampugnani [modifica]
La villa Lampugnani si trova lungo via Papa Pio X. È una antica villa cantalupese di proprietà della famiglia Lampugnani, un'antica famiglia patrizia di Milano (III secolo), alla quale Filippo Maria Visconti (duca di Milano) assegnò il feudo di Trecate.
Catarabia [modifica]
Si tratta di una antica cascina cantalupese situata lungo via Panigatti, non lontana dal cimitero e dalla villa Lampugnani. Poiché non utilizzato e ormai abbandonato nel corso degli ultimi decenni, l'edificio risulta ad oggi pericolante e in uno stato di degrado. [13]
Festività [modifica]
Carnevale [modifica]
Il paese è famoso per il suo carnevale, che da oltre cinquanta anni richiama molta gente dalle zone limitrofe. Gli abitanti del paese, mascherati, scendono in piazza per ammirare i carri, creati da volontari del paese, che sfilano lungo le vie della frazione[14]. I carri, il cui tema non viene mai ripetuto, sono seguiti da una schiera di ragazzi. Infine, essi vengono venduti ai comuni richiedenti.
Sagra di San Bartolomeo [modifica]
Il culto del Santo non ha eguali nella zona e il pellegrinaggio alla sua reliquia ha cominciato a svilupparsi sin dai primi decenni del 1800, quando migliaia di persone dei contadi vicini, ma anche da Varese e da Como, venivano a baciare la reliquia cercando la protezione contro la terribile malattia della pellagra. Alle celebrazioni religiose seguirono diverse manifestazioni culturali, tra cui la Fiera delle Merci e del Bestiame. I pellegrini, col passare del tempo, aumentarono sempre più e, per soddisfare le loro esigenze, i ristori del tempo cominciarono ad offrire loro piatti come la busecca, e le bancarelle dolci come la tiracca. Arrivarono poi mangiafuochi e saltimbanchi e, a partire dal dopoguerra, il luna park.
La Sagra di San Bartolomeo, oggi, richiama ogni anno centinaia di visitatori. La festa si sviluppa in quattro giorni in cui vengono allestite bancarelle, mercatini e giostre. Durante la messa solenne di domenica viene bruciato il faro di San Bartolomeo e i fuochi d'artificio della notte del lunedì chiudono definitivamente i festeggiamenti[8]. Inoltre è ancora tradizione mangiare durante la fiera un pasto a base di busecca e tiracca[8].
Festa dell'aria [modifica]
Sport [modifica]
A Cantalupo gioca la squadra di calcio U.S.D. Aurora Cantalupo, nata nel 1963 dalla fusione tra la US. Cantalupese, nata nel 1909, e la Virtus Cantalupo, nata nel 1950[15]. La squadra conta circa 160 atleti tesserati e conobbe giocatori come Luciano Re Cecconi[15]. Ora la U.S.D. Aurora Cantalupo si è fusa con la squadra del comune di Cerro Maggiore dando vita alla Aurora Cerro Maggiore Cantalupo, squadra che milita nel campionato di Promozione Girone A lombardo.
Personalità legate a Cantalupo [modifica]
- Anita Bollati, attrice teatrale dialettale. A lei sono dedicati un concorso di poesia dialettale[16], un progetto culturale[17] e una piazza della frazione.
- Elia Greco (Cantalupo, 16 gennaio 1936), allenatore di calcio ed ex calciatore, di ruolo difensore[18].
Infrastrutture e trasporti [modifica]
| Per approfondire, vedi MOVIBUS. |
Cantalupo è collegata soprattutto con Legnano e con i comuni limitrofi con quattro linee extraurbane di autobus gestite dall'azienda di trasporto pubblico Movibus. Esiste inoltre una linea che attraversa il paese e lo collega con la città di Milano.[19].
Note [modifica]
- ^ ATTO DI INDIRIZZO PER LA RICOSTRUZIONE DELL'EX CINEMA/TEATRO IN CANTALUPO. Atti del comune di Cerro Maggiore, 21 dicembre 2010. URL consultato in data 24 luglio 2012.
- ^ Sito ufficiale del Parco dei Mughetti. URL consultato in data 26 luglio 2012.
- ^ a b Giovanni B. Rampoldi, Cantalupo in Corografia dell'Italia volume 1, A. Fontana, 1832, pp. 427. URL consultato il 14 febbraio 2012.
- ^
- ^ a b comune di Cantalupo sec. XIII - 1757. LombardiaBeniCulturali.it. URL consultato in data 12 agosto 2010.
- ^ Pieve di Parabiago sec. XIV - 1757. LombardiaBeniCulturali.it. URL consultato in data 24 luglio 2012.
- ^ Raccolta editti 1760, p. 276. LombardiaBeniCulturali.it. URL consultato in data 12 agosto 2010.
- ^ a b c EVENTI/Conclusa con successo la sagra di San Bartolomeo. Assesempione, 31 agosto 2011. URL consultato in data 24 luglio 2012.
- ^ a b parrocchia di San Bartolomeo sec. XVI - [1989]. LombardiaBeniCulturali.it. URL consultato in data 24 luglio 2012.
- ^ a b c Cerro Maggiore - L'arte - Chiesa di S. Bartolomeo - Frazione di Cantalupo. Assesempione. URL consultato in data 24 luglio 2012.
- ^ Cantalupario 2008, mese di Agosto, http://www.ilcampanile.org/Calendari/2008.pdf
- ^ Cantalupario 2008, mese di Luglio, http://www.ilcampanile.org/Calendari/2008.pdf
- ^ Cascina Catarabia. Nicolò...D200, 28 dicembre 2010. URL consultato in data 14 febbraio 2012.
- ^ Carnevale cantalupese, con sfilata dei carri. LegnanoNews, 14 febbraio 2012. URL consultato in data 14 febbraio 2012.
- ^ a b Chi siamo. USD Aurora Cantalupo. URL consultato in data 14 febbraio 2012.
- ^ PREMIO LETTERARIO CAMPANILE D’ORO. Comune di Cerro Maggiore, 12 maggio 2010. URL consultato in data 24 luglio 2012.
- ^ PROGETTO ANITA BOLLATI 2012: ULTIMA DATA. Comune di Cerro Maggiore, 21 maggio 2012. URL consultato in data 24 luglio 2012.
- ^ Le carriere: Greco Elia. EnciclopediaDelCalcio. URL consultato in data 13 novembre 2012.
- ^ Gestione orari. Movibus. URL consultato in data 26 luglio 2012.
Collegamenti esterni [modifica]
- Sito ufficiale della parrocchia di Cantalupo
- Singwolf Production - Compagnia teatrale cantalupese
- Circolo Culturale "Il Campanile"
- Sito ufficiale dell'USD Aurora Cantalupo
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