Calcocite

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Calcocite
Chalcocite.jpg
Classificazione Strunz II/B.01-10
Formula chimica Cu2S[1][2][3]

[4]

Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallino trimetrico
Sistema cristallino monoclino[1][2][3] o rombico[3]
Classe di simmetria prismatica[1][2]
Parametri di cella a: 11,881, b: 27,323, c: 13,491[1]
Gruppo puntuale 2/m[1][2]
Gruppo spaziale P 21/c[1][2]
Proprietà fisiche
Densità 5,5-5,8[1][2][3] g/cm³
Durezza (Mohs) 2,5-3[1][2]
Sfaldatura indistinta secondo {110}[1], imperfetta
Frattura concoide[1][2], irregolare
Colore grigio blu[1][2], grigio[1][2], nero[1][2], grigio nero[1][4][5][6] con iridescenze[3][4][5] blu [4] o bluastre[3] superficiali[3][4], grigio acciaio[1][2], grigio-piombo, scurisce rapidamente virando al blu o al verde
Lucentezza metallica[1][2][3][4] su frattura fresca
Opacità opaca[1][2]
Striscio nero grigiastro[1], grigio nero acciaio[2], grigio scuro, con lucentezza metallica
Diffusione raro[3]
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce - Minerale

La calcocite è un minerale, un solfuro di rame.

Il nome deriva dal greco χαλκός = rame[2].

Descritta per la prima volta da François Sulpice Beudant (Parigi 1787 - 1850), geologo e mineralogista francese.

Un sinonimo è calcosina.[3][7]

Abito cristallino[modifica | modifica wikitesto]

I cristalli spesso sono tabulari frequentemente geminati in varie forme.[3] o masse compatte granulari con abito pseudoesagonali[4] È dimorfo: monoclino o pseudo-ortorombico al di sotto dei 105 °C, diventa esagonale sopra i 105 °C (in ques'ultimo casi si parla di calcocite-alta)[2]. Al di sotto dei 105 °C la struttura è basata su di un impaccamento esagonale compatto di atomi di zolfo con gruppo spaziale monoclino. Sopra i 105 °C si trasforma in calcocite ad alta temperatura o gamma-calcosina con gruppo spaziale P63/mmc.

Origine e giacitura[modifica | modifica wikitesto]

La genesi è idrotermale[6]. Si trova in giacimenti filoniani[3][6] assieme ad altri solfuri di rame ove si forma per parziale ossidazione dei minerali di ferro e di rame[3] o in giacimenti cupriferi italiani[4] o associati a rocce eruttive. La sua giacitura primaria è come minerale supergenico nelle zone arricchite dei depositi di solfuri di origine idrotermale. In pratica in condizioni superficiali i solfuri primari di rame sono soggetti ad ossidazione; i solfati solubili che si formano si muovono verso il basso e reagiscono con i minerali primari per formare calcocite arricchendo il minerale in rame. È secondaria nei cappellacci di ferro. Ha paragenesi con rame, calcopirite, bornite, covellite.

Si trova a volte associato alla bayankhanite (nelle miniere di fluoro), tecnicamente un'unione di rame, cinabro e zolfo.

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica wikitesto]

La calcocite si trova in piccole masse di colore nero, cor riflessi azzurastri e lucentezza metallica non eccessivamente viva, sotto questa forma si trova in molte località; i cristalli sono, invece, più rari o, addirittura, molto rari. L'abito è soventemente pseudoesagonale, la simmetria, invece, è rombica o monoclina.[3]

Caratteristiche fisico-chimiche[modifica | modifica wikitesto]

A volte settile[2]. Solubile in acido nitrico[3]; il minerale, alterandosi si trasforma in rame nativo, covellite, malachite e azzurrite[4], inoltre all'aria si altera facilmente in carbonati basici di rame, perché contiene questo elemento allo stato di ossidazione +1 e quindi in condizioni in cui esso è facilmente ossidabile; al cannello ferruminatorio schizza; fonde su carbone di legna in fiamma riducente e dà origine a gocce di rame, che, bagnate con un po' d'acqua, colorano la fiamma da verde ad azzurra.

Località di ritrovamento[modifica | modifica wikitesto]

Le località di ritrovamento sono, forse le miniere della Cornovaglia che, specialmente nel XIX secolo e nei primi anni del XX secolo hanno portato alla luce dei gruppi cristallizzati eccezionali, alcune miniere della Cornovaglia che hanno fornito dei campioni di calcocite sono: St. Just, Camborne, Redruth. Altri campioni interessanti di calcocite sono stati trovati a Bristol nel Connecticut (USA). In Italia, invece, dei minerali di calcocite sono stati trovati nelle miniere di Montecatini ed a Gambatesa in Liguria, in quest'ultimo caso è stato trovato insieme a mireali di manganese.[3] inoltre, assieme al granato, ad Ala di Stura, in provincia di Torino e a Saint-Vincent, in Val d'Aosta. Associata a calcopirite ed in forma compatta nella Serpentina a Rocca Bruna, nel comune di Traves, nelle Valli di Lanzo. In piccole quantità compatte nella miniera di Gambatesa, a Ne, in provincia di Genova; ed alla miniera Monte Nero, a Rocchetta di Vara, in provincia della Spezia.
Altre miniere sono:
Gezkazgan, nel Kazakhstan; a Nizni-Tagil, nei Monti Urali, come minerale primario. A Butte e Bisbee, nel Colorado e negli scisti di Mansfeld, in Germania, come minerale secondario.

Utilizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

Minerale primario per l'estrazione del rame[5][6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y Scheda tecnica del minerale su webmineral.com
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Scheda tecnica del minerale su mindat.org
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Carlo Maria Gramaccioli, Calcosina in Come collezionare i minerali dalla A alla Z volume I, Milano, Alberto Peruzzo Editore, 1988, p. 66.
  4. ^ a b c d e f g h i Definizione del minerale su treccani.it
  5. ^ a b c Definizione su dizionari.hoepli.it
  6. ^ a b c d Definizione su sapere.it
  7. ^ calcocite - Sapere.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mineralogia - Cornelis Klein - Zanichelli (2004)
  • Le rocce e i loro costituenti - Morbidelli - Ed. Bardi (2005)
  • Minerali e Rocce - De Agostini Novara (1962)
  • Guida al riconoscimento dei minerali - Borelli e Cipriani - Mondadori (1987)
  • I minerali d'Italia - SAGDOS - 1978
  • Minerali e Rocce - Corsini e Turi - Enciclopedie Pratiche Sansoni (1965)

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