Bartini-Beriev VVA-14

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Bartini-Beriev VVA-14
Il relitto del VVA-14 al Museo dell'aviazione di Monino. Le ali sono state staccate, si notano i galleggianti rigidi che sostituirono nell'ultima fase di test quelli gonfiabili. Al di sotto delle vetrature dell'abitacolo si notano anche gli attacchi della coppia di turboventole per il decollo
Il relitto del VVA-14 al Museo dell'aviazione di Monino. Le ali sono state staccate, si notano i galleggianti rigidi che sostituirono nell'ultima fase di test quelli gonfiabili. Al di sotto delle vetrature dell'abitacolo si notano anche gli attacchi della coppia di turboventole per il decollo
Descrizione
Tipo bombardiere anti-sommergibile
Equipaggio 3
Data primo volo 4 settembre 1972
Dimensioni e pesi
Lunghezza 25,97 m
Apertura alare 30 m
Freccia alare 217,79
Altezza 6,79 m
Peso a vuoto 23 236 kg
Prestazioni
Velocità max 760 km/h
Autonomia 2450 km

Airwar.ru

voci di aerei militari presenti su Wikipedia

Il Bartini-Beriev VVA-14 (Vertikal`no-Vzletayuschaya Amphibia) fu un rivoluzionario velivolo ibrido che venne sviluppato in Unione sovietica durante gli anni settanta su progetto dell'italiano naturalizzato sovietico Roberto Bartini in risposta ad una richiesta per distruggere i missili Polaris dei sottomarini della U.S. Navy.

Era un anfibio a decollo verticale e venne pensato per volare sia ad elevate altitudini a grande velocità sia poco al di sopra del livello del mare, sfruttando l'effetto suolo sulla superficie acquatica: per questa sua innovativa e rivoluzionaria caratteristica, il VVA-14 rappresenta il primo esempio di aereo ad incorporare le caratteristiche e le capacità di un ekranoplano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo una costosa ricerca, incluso lo sviluppo di un piccolo prototipo di ekranoplano, il Be-1, il primo prototipo del VVA-14 venne completato nel 1972. Il primo volo avvenne da una pista convenzionale il 4 settembre 1972.

Bartini, in collaborazione con l'ufficio di progettazione Beriev intese sviluppare il prototipo del VVA-14 in tre fasi. Il VVA-14M1 era il banco di prova in aerodinamicità e tecnologia, inizialmente con galleggianti[1] rigidi nel centro della fusoliera che sarebbero stati sostituiti da galleggianti gonfiabili. Il VVA-14M2 era più avanzato, con due motori a prua per il decollo corto, analoghi a quelli utilizzati dagli ekranoplani in fase di decollo, ed usato sistemi di controllo fly-by-wire. Il VVA-14M3 vedeva il veicolo VTOL completamente equipaggiato con armamento e sistema computerizzato ASW Burevestnik (guerra anti-sottomarino), con il Bor-1 MAD, ed altro equipaggiamento operativo.

Nel 1974 vennero installati i galleggianti gonfiabili, anche se la loro installazione portò a molti problemi. Seguirono il galleggiamento ed il movimento sull'acqua, che culminarono nei test di volo l'11 giugno 1975.

Gli scarponi gonfiabili vennero più avanti sostituiti da scarponi rigidi, mentre la fusoliera venne allungata. Questa modifica ebbe la designazione VVA-14M1P. Tuttavia, l'ufficio di presidenza non consegnò le 12 batterie RD-36-35PR che avrebbe dovuto fornire, e questo proibì i test di volo VTOL.

Dopo la morte di Bartini, nel 1974, il progetto rallentò e successivamente venne interrotto dopo aver effettuato 107 voli con un totale di 103 ore di volo. L'unico VVA-14 rimasto, il No. 19172, venne ritirato al Museo dell'aviazione russa di Monino nel 1987. L'aereo è ancora situato al museo in condizioni di smantellamento, dove è presente e visibile il numero '10687' e la scritta della compagnia aerea Aeroflot con la quale venne immatricolato ed utilizzato per le prove.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scarponi analoghi a quelli di un comune idrovolante

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Yefim Gordon, Bill Gunston. Soviet X-planes. Midland Publishing; New edition edition (7 Feb 2005). ISBN 1-85780-099-0.
  • Ciampaglia Giuseppe: "La vita e gli aerei di Roberto Bartini". I.B.N. Editore. Roma 2010. ISBN 88-7565-076-4

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]