Arnaud Amaury

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(LA)
« Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius »
(IT)
« Uccideteli! Infatti Dio riconoscerà i suoi »
(Arnaud Amaury[1])
Arnaldo Amalrico ai piedi del papa Innocenzo III

Arnaud Amaury, o Amalric e in italiano noto come Arnaldo Amalrico o Arnaldo di Citeaux (... – Narbona, 1225), fu abate di Poblet (?-1198), poi dell'abbazia di Grand Selve a Bouillac (1198-1200), quindi di Cîteaux[2] (1200-1212), arcivescovo di Narbona (1212-1225), fu dapprima legato del papa Innocenzo III, poi dallo stesso Innocenzo III ricevette l'incarico di reprimere l'eresia catara durante la crociata contro gli Albigesi.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Monaco cistercense[modifica | modifica sorgente]

Molto probabilmente Arnaldo era di origine catalana, in quanto fu dapprima abate del monastero di Santa Maria di Poblet, che si trovava nel regno d'Aragona, nella Conca de Barberà, ad ovest di Barcellona.

Dopo essere divenuto abate dell'abbazia francese di Bouillac, divenne nel 1200 superiore di tutto l'ordine cistercense, con la nomina ad abate di Cîteaux. Il chierico Guglielmo di Tudela[3] citò Arnaldo nella Chanson de la Croisade, dicendo che fu un brav'uomo, un ottimo abate che Dio destinò a guidare l'ordine cistercense e poi questo sant'uomo si recò con altri confratelli nella terra dell'eresia, dove si comportò molto bene a convertirli.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crociata albigese.

Legato papale[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del XIII secolo, papa Innocenzo III cercò di estirpare l'eresia attraverso gruppi di missionari cistercensi, guidati da Pietro di Castelnuovo[4], coadiuvato dal suo superiore, Arnaldo.

Accortosi che i missionari non ottenevano il risultato sperato, Innocenzo III, su suggerimento di Arnaud Amaury alla fine del 1204 invitò i suoi legati a fare pressione sui vari signori locali affinché gli eretici fossero espulsi da tutti i loro territori, mentre ai legati fu concessa l'autorità di deporre gli ecclesiastici sospetti (cosa che riuscirono a fare tra il 1204 ed il 1206).
Impresa più ardua invece si dimostrò fare rispettare il provvedimento di espulsione ai signori, in modo particolare al conte di Tolosa, Raimondo VI.

Nel gennaio del 1208, però, Pietro di Castelnuovo venne assassinato da degli sconosciuti e Arnaud Amaury, molto abilmente, fece ricadere la colpa sul conte di Tolosa, Raimondo VI.

Responsabile della crociata[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte di Pietro, Innocenzo III scomunicò il conte di Tolosa e predicò la crociata, a cui fu messo a capo Arnaud Amaury, il quale nella tarda primavera del 1209, partendo da Lione in direzione della Valle del Rodano, iniziò a marciare verso sud, verso la Linguadoca. Dopo Montpellier, il visconte di Béziers e Carcassonne, Raimondo Ruggero di Trencavel, cercò la via delle trattative che però gli venne negata da Arnaldo, che si diresse su Béziers (Occitania), dove fu compiuto il massacro di Béziers. Il 22 luglio 1209 vennero massacrate a Béziers diverse migliaia di persone (circa 20.000[5]), compresi donne e bambini, in quanto Catari, ma oltre agli eretici vennero massacrati anche i cattolici, che erano la maggioranza. Pare che in quell'occasione Arnaud Amaury, interrogato da un soldato su come poter distinguere nell'azione gli eretici dagli altri, avesse risposto: "uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi"[6].

La notizia del massacro di Béziers si diffuse rapidamente mettendo in allerta tutte le restanti comunità catare ed alcune città, come Narbonne, si arresero. Il successivo obiettivo dei crociati fu la città di Carcassonne, assediata il 1º agosto 1209 e privata di ogni risorsa idrica il 7 agosto. Raimondo Ruggero di Trencavel cercò nuovamente di trattare ma venne fatto prigioniero da Arnaldo e la città fu costretta ad arrendersi il 15 agosto. Questa volta i suoi abitanti vennero risparmiati, ma furono costretti a lasciare la città completamente nudi, secondo Pietro di les Vaux-de-Cernay, o solo con le braghe, secondo altre fonti.

Nel frattempo, nell'agosto 1209, dopo il rifiuto di Oddone, duca di Borgogna e conte di Nevers e Saint-Pol, Simone di Montfort fu nominato capitano generale dell'esercito crociato contro gli albigesi, affiancando Arnaldo nella guida della crociata. Arnaldo si trovò in accordo con Simone, innanzitutto nello stabilire delle guarnigioni permanenti per mantenere il controllo della regione, convincendo i crociati a prolungare il periodo di permanenza nella regione[7]. Dopo si premurarono di isolare il conte di Tolosa, Raimondo VI, e quindi di conquistare tutti i feudi sino al confine del suo territorio[8], costringerlo a qualche atto ostile e quindi procedere alla conquista della contea[9]. Il papa Innocenzo III cercò inutilmente di evitare la conquista della contea, invitando i crociati ad andare a combattere contro i Mori di al-Andalus. Ma la conquista fu portata a termine, mentre in quello stesso anno (1212), Arnaldo venne nominato vescovo di Narbonne. In quella veste condusse un certo numero di Crociati nella penisola iberica, dove parteciparono, il 16 luglio del 1212, alla Battaglia di Las Navas de Tolosa, nella quale i Mori di al-Andalus furono sconfitti dai re cristiani, tra cui il re d'Aragona, Pietro II; questi l'anno dopo dichiarò guerra a Simone di Montfort e ad Arnaldo, rientrato nel frattempo in Linguadoca, ed il 12 settembre 1213, nella battaglia di Muret, non solo venne sconfitto, ma perse anche la vita.

Il concilio lateranense e la fine della crociata[modifica | modifica sorgente]

Arnaldo ebbe un unico contrasto con Simone e riguardò il ducato di Narbona, che pensava di poter ottenere dopo esserne stato nominato vescovo, ma si dovette scontrare con Simone che aveva la stessa ambizione. Al Concilio laterano, dove fu decisa la sorte dei territori e dei feudi della Linguadoca, il ducato fu assegnato a Simone di Montfort e Arnaldo si dovette rassegnare.
Dopo la morte di Simone, nel 1218, a capo militare gli succedette il giovane figlio, Amalrico (1195-1241), che, nonostante l'aiuto di Arnaldo non si dimostrò un avversario all'altezza del conte di Tolosa, Raimondo VI.
Il fronte crociato cominciò a sfaldarsi e in pochi anni, tra il 1221 ed il 1223, quasi tutti i territori conquistati furono perduti e molti cattolici furono costretti all'esilio.

Arnaldo morì nell'abbazia di Sainte-Marie de Fontfroide a Narbona nel 1225 e fu inumato nell'abbazia cistercense di Cîteaux.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Secondo il cronachista cistercense Cesario di Heisterbach, quando al legato pontificio (Arnaud Amaury abate di Cîteaux) si chiese come distinguere chi, delle persone rifugiate in una chiesa, dovesse essere riconosciuto eretico e quindi bruciato sul rogo, ordinò di uccidere tutti indiscriminatamente, dicendo la suddetta frase. La frase tuttavia è stata anche attribuita al condottiero Simone de Montfort.
  2. ^ L'abate di Cîteaux era il superiore di tutto l'Ordine cistercense.
  3. ^ Guglielmo, di Tudela in Navarra, verso il 1199 si trasferì a Montauban, dove iniziò a comporre la Chanson de la Croisade, poi nel 1210 si trasferì presso il visconte di Bruniquel, Baldovino, fratello del conte di Tolosa, Raimondo VI, dove continuò la sua opera sino all'inizio del 1214, quando interruppe di scrivere, molto probabilmente perché fu fatto giustiziare da Raimondo VI assieme al suo signore, Baldovino che alla battaglia di Muret si era schierato coi crociati. L'opera fu terminata da un altro poeta rimasto anonimo.
  4. ^ Pietro di Castelnuovo (o di Castelnau), nel 1203, era stato inviato nella contea di Tolosa ed in altre contee e viscontee del sud della Francia da papa Innocenzo III, a capo di una delegazione di missionari, muniti di poteri legatizi, cioè erano Legati pontifici, ovvero rappresentanti del papa presso i conti ed i visconti e presso i vescovi delle varie città interessate (Tolosa, Narbona, ecc..).
  5. ^ Alcuni studiosi contestano questa cifra, ridimensionando il numero dei morti a 1000 circa
  6. ^ La frase «Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius» è citata nel Dialogus miraculorum, scritto tra il 1219 e il 1223 dal monaco tedesco Cesario di Heisterbach, oltretutto non presente all'avvenimento, anche se pur molto vicino nel tempo. Forse quella frase non fu mai pronunciata, ma l'ordine di sopprimere tutti coloro che non avevano accettato l'invito (dato dai crociati ai cattolici) ad uscire dalla città fu dato da Arnaldo e anche i cattolici furono trattati come eretici e quindi uccisi. Lo studioso Marco Meschini riporta come Cesario abbia trascritto la frase accompagnandola con un dixisse fertur ("si racconta che abbia detto...") e da altri elementi che invitano alla cautela in merito all'attendibilità della frase.
  7. ^ I militari prestavano servizio per quaranta giorni e poi ritornavano nei loro feudi.
  8. ^ Nel 1212 la contea di Tolosa era completamente circondata
  9. ^ Simone di Montfort e Arnaud Amaury, che operavano in buona armonia, chiesero a Raimondo di consegnare ai crociati alcuni tolosani sospetti di eresia; al suo rifiuto, Raimondo fu scomunicato, sulle sue terre cadde l'interdetto e iniziò l'invasione dei suoi territori.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • E. F. Jacob, Innocenzo III, in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 5-53
  • A. S. Tuberville, Le eresie e l'Inquisizione nel Medioevo: 1000-1305 ca., in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 568-598
  • Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248), in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 865-896
  • Marco Meschini, L'eretica. Storia della crociata contro gli Albigesi, Laterza, 2010, p. 116.

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