African National Congress

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Congresso Nazionale Africano
African National Congress
African National Congress Flag.svg
Segretario Gwede Mantashe
Presidente Jacob Zuma
Vicepresidente Baleka Mbete (Presidente generale)
Stato Sudafrica Sudafrica
Fondazione 8 gennaio 1912
Sede Luthuli House, 54 Sauer Street, Johannesburg, Gauteng
Ideologia Nazionalismo africano
Socialismo africano
Socialdemocrazia
Terza via
Collocazione Centro-sinistra/Sinistra
Affiliazione internazionale Internazionale Socialista[1]
Alleanza Progressista
Seggi Assemblea Nazionale
264 / 400
 (2011)
Seggi Consiglio Nazionale
62 / 90
 (2011)
Seggi Provincie
8 / 9
 (2011)
Testata Umrabulo
Organizzazione giovanile African National Congress Youth League
Colori Nero, verde, oro
Sito web www.anc.org.za

L'African National Congress (ANC, letteralmente "Congresso Nazionale Africano") è il più importante partito politico sudafricano, fondato nell'epoca della lotta all'apartheid e rimasto ininterrottamente al governo del paese dalla caduta di tale regime, nel 1994, a oggi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Il partito fu fondato l'8 gennaio 1912[2] allo scopo di difendere i diritti e le libertà della maggioranza nera della popolazione sudafricana. Nome originario del partito, infatti, era "South African Native National Congress". Il partito era composto sia da membri tradizionalisti, che modernisti, tanto che le donne furono ammesse, come membri affiliati, solo nel 1931, e come membri a tutti gli effetti nel 1943. Nel 1944 nacque, ad opera di Nelson Mandela, Walter Sisulu e Oliver Tambo, la Lega giovanile dell'ANC, che assicurò un ricambio generazionale e l'inizio di un forte impegno per la non violenza. Nel 1947 iniziò la collaborazione con la Natal Indian Congress, fondata dal Mahatma Gandhi e Umar Hajee Ahmed Jhaveri in Natal (oggi KwaZulu-Natal), regione del Sudafrica, creando così le base per l'opposizione al governo guidato unicamente da bianchi.

Gli anni '50[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno al potere del Partito Nazionale, filo-afrikaner, determinò l'inizio della politica di apartheid. In tutti gli anni cinquanta ai neri fu impedito di esercitare il diritto di voto e si videro negare i diritti civili e politici. Nel 1952 l'ANC diede vita a boicottaggi e scioperi simili a quelli organizzati dal Mahatma Gandhi in India. Nel 1955, l'ANC aderì al Congresso del Popolo, formato insieme al South African Indian Congress (indiani) e al Congress of Democrats (bianchi). Fu approvata la Freedom Charter, che l'ANC utilizzerà come proprio programma e come base della Costituzione del 1994. Nel 1956 ben 156 esponenti dell'ANC vennero arrestati ed incarcerati. Nel 1959, alcuni membri dell'ANC, accusandolo di essersi orientato troppo verso un "nazionalismo africano" diedero vita al Congresso Pan-Africano (PAC), guidato da Robert Sobukwe.

Gli anni '60[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1960, l'ANC iniziò la battaglia contro la Pass Law, una legge che obbligava i neri a portare con sé una tessera da esibire ogni qual volta volessero entrare nei territori riservati ai bianchi, di fatto si trattò di un vero e proprio "passaporto per i neri". Il PAC si impegnò contro la legge con vere e proprie proteste di piazza, nelle quali furono uccisi 69 manifestanti. In conseguenza degli scontri, le organizzazioni per i diritti civili furono bandite e l'ANC fu costretta ad operare in clandestinità, avviando anche azioni violente, comunemente descritte come terroristiche. Nel 1960, il leader del partito, Albert John Lutuli, grazie al sostegno internazionale, ricevette il Premio Nobel per la Pace.

I leader dell'ANC, ormai in esilio o in clandestinità, decisero di abbandonare l'impegno non violento in stile gandhiano e costituirono nel 1961[3] le Umkhonto we Sizwe, organizzazioni paramilitari con lo scopo di organizzare azioni di sabotaggio. Il leader di queste organizzazioni, Mandela, venne arrestato con l'accusa di terrorismo nel 1962 e condannato al carcere a vita.

Gli anni '70 ed '80[modifica | modifica wikitesto]

Sotto la guida di Oliver Tambo, l'ANC, negli anni settanta ed ottanta, incrementò le azioni di sabotaggio, alcune delle quali provocarono vittime. Si organizzarono basi in Mozambico, Botswana e Swaziland. L'esercito sudafricano organizzò un costante attacco alle basi e ai militanti dell'ANC. Nel 1988 Dulcie September, che stava investigando sul commercio di armi tra Francia e Sudafrica, fu ucciso a Parigi. Quest'omicidio non fece che acuire la pressione internazionale affinché il sistema politico sudafricano invertisse decisamente la propria rotta. Nel 1990, infatti, il presidente sudafricano F.W. de Klerk decise di togliere il bando all'ANC ed al PAC.

Dagli anni '90 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

L'ANC presentò liste comuni con il Partito Comunista Sudafricano e con Congresso di Sindacati del Sudafrica alle elezioni generali del 1994, le prime a suffragio universale. L'ANC ottenne il 62,6%, 252 seggi e Mandela fu eletto primo Presidente del Sudafrica. La nuova costituzione, infatti, aveva cambiato il nome alla massima carica dello stato da Presidente dello Stato a Presidente del Sudafrica. Alle elezioni provinciali, svolte in concomitanza con le politiche, l'ANC ottenne sostanzialmente la stessa percentuale di voti. Nel KwaZulu-Natal, però, non avendo nessun partito conseguito la maggioranza assoluta dei voti, l'ANC si alleò con il Partito Inkata per la Libertà (Inkatha Freedom Party). Tale coalizione si è ripetuta anche nel 1999.

Le elezioni generali del 1999 videro l'ANC incrementare i propri suffragi (66,4%) e seggi (266). Ciò nonostante l'ANC decise di coalizzarsi con il Nuovo Partito Nazionale (NNP), erede del Partito Nazionale di De Klerk, che era crollato dal 20 al 6,9% dei consensi. Con il NNP l'ANC governò anche la provincia del Western Cape.

Situazione odierna[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2001, l'alleanza con comunisti e sindacati è iniziata a indebolirsi, e l'ANC ha modificato il proprio orientamento politico in direzione più liberale. Alle elezioni generali del 2004, l'ANC ha ulteriormente migliorato i propri consensi giungendo al 69% dei voti ed a 270 deputati. L'unico partito che sembra resistere all'avanzata dell'ANC è l'Alleanza Democratica (12,4%), mentre il NNP, dopo aver ulteriormente ridotto i suoi voti all'1,6%, ha deciso di sciogliersi.

Negli ultimi anni non sono mancate polemiche e difficoltà. Infatti, nonostante il successo elettorale, le difficoltà con i sindacati (COSATU) sono andate aumentando. A queste si sono aggiunte le accuse di corruzione nei confronti di Jacob Zuma, vice Presidente del Sudafrica, durante la presidenza di Thabo Mbeki (ANC).

Nonostante le difficoltà, l'ANC ha confermato, alle elezioni amministrative del 2006, oltre il 66% dei consensi.

Alle elezioni generali del 2009, l'ANC, guidato da Jacob Zuma, ha ottenuto il 65% dei consensi, con un calo del 4% e sfiorando per appena 2 seggi i 2/3 del Parlamento. Il calo è dovuto alla fuoriuscita dall'ANC della componente anti-Zuma, che ha dato vita al COPE (Congresso del Popolo), che ha raccolto l'8% dei consensi.

La bandiera dell'ANC[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera dell'African National Congress

La bandiera ANC è costituito da tre bande orizzontali di uguali dimensioni di colore nero, verde e oro[4]. Il nero simboleggia il popolo nativo del Sudafrica, il verde rappresenta la terra e l'oro rappresenta il metallo e le altre ricchezze naturali del Sud Africa. Questa bandiera è stata anche la bandiera da battaglia delle Umkhonto we Sizwe. La bandiera ufficiale del partito è anche l'emblema del partito incorporato sulla bandiera.

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Proporzione dei voti espressi per municipalità all'ANC nelle elezioni del 2009.

██ 0–20%

██ 20–40%

██ 40–60%

██ 60–80%

██ 80–100%

Elezioni Voti % Seggi
2014
2009 11,650,748 65.90 264
2004 10,880,915 69.69 279
1999 10,601,330 66.35 266
1994 12,237,650 62.65 252

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vulindlela Mapekuka, The ANC and the Socialist International, Umrabulo, vol. 30, African National Congress, novembre 2007.
  2. ^ The African National Congress
  3. ^ SAhistory.org.za
  4. ^ La bandiera dell'African National Congress, African National Congress. URL consultato il 27 settembre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]