Zelda II: The Adventure of Link

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Zelda II: The Adventure of Link
videogioco
Zelda II The Adventure of Link box.jpg
Copertina del gioco
PiattaformaFamicom Disk System, NES, Nintendo GameCube, Game Boy Advance
Data di pubblicazioneFamicom Disk System:
Giappone 14 gennaio 1987
Nintendo Entertainment System:
Flags of Canada and the United States.svg 1 dicembre 1988
Zona PAL 26 settembre 1988
Nintendo Gamecube:
Giappone 1 aprile 2004
Flags of Canada and the United States.svg 17 novembre 2003
Zona PAL 14 novembre 2003
Game Boy Advance:
Giappone 10 agosto 2004
Flags of Canada and the United States.svg 25 ottobre 2004
Zona PAL 7 gennaio 2005

Wii (Virtual Console):
Giappone 23 gennaio 2007
Flag of the United States.svg 4 giugno 2007
Flag of Europe.svg 9 febbraio 2007
Nintendo 3DS (Virtual Console):
Giappone 6 giugno 2012
Flag of the United States.svg 22 novembre 2012
Flag of Europe.svg 13 settembre 2012
Mondo/non specificato settembre 2011
Wii U(Virtual Console):
Giappone 11 settembre 2013
Flag of the United States.svg 26 settembre 2013
Flag of Europe.svg 12 settembre 2013
Nintendo Switch Online:
Mondo/non specificato 16 gennaio 2019

GenereAction RPG
TemaFantasy
OrigineGiappone
SviluppoNintendo EAD
PubblicazioneNintendo
DirezioneTadashi Sugiyama
ProduzioneShigeru Miyamoto
DesignShigeru Miyamoto
SceneggiaturaTakashi Tezuka
MusicheAkito Nakatsuka
Modalità di giocoGiocatore singolo
Periferiche di inputgamepad
Distribuzione digitaleVirtual Console
SerieThe Legend of Zelda
Preceduto daThe Legend of Zelda
Seguito daThe Legend of Zelda: A Link to the Past

Zelda II - The Adventure of Link (リンクの冒険 Rinku no Bōken?, Zelda II - L'avventura di Link) è un videogioco di genere high fantasy pubblicato nel 1987 per la console Nintendo Entertainment System; è il secondo capitolo della serie The Legend of Zelda. Come per il titolo precedente, The Legend of Zelda, la cartuccia del gioco è dorata.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Ambientazione[modifica | modifica wikitesto]

L'azione si svolge nel regno di Hyrule, mondo concepito da Shigeru Miyamoto che trae ispirazione dalla sua infanzia nella quale si divertiva ad esplorare la città di Kyoto, le sue grotte, i suoi campi e le foreste. In Zelda II, il regno è costituito da vasti territori da esplorare, arricchiti da montagne e pianure percorsi da sentieri e fiumi. Link si imbatte quindi in diverse zone con ambienti diversi, come foreste, deserti, paludi e montagne. Gli interni di Hyrule, come palazzi o segrete, sono molto ampi e labirintici.

Gli eventi di Zelda II: The Adventure of Link si svolgono successivamente a quelli del primo titolo. Il gioco è quindi collocato alla fine della linea temporale nella quale Link non è riuscito a sconfiggere Ganon in Ocarina of Time.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni anni prima della narrazione, un mago malvagio ambiva a trovare la Triforza del Coraggio, e per sapere dove fosse decise di chiederlo alla principessa Zelda. Questa capendo le sue intenzioni malvagie si rifiutò di dirglielo, e per questo il Mago le scagliò un maleficio addormentandola in un sonno infinito, poi morì. Sei anni dopo il primo gioco, Link è cresciuto e ha sedici anni. Un giorno, compare il simbolo della Triforza, e il giovane non sapendo che significhi decide di chiederlo a Impa. La balia della principessa gli risponde che quel simbolo dimostra che lui è l'eroe leggendario, destinato a risvegliare la principessa addormentata dopo molti anni, e gli racconta di un evento noto come la Tragedia della Principessa Zelda I: l'ultimo re che regnò su Hyrule con la Triforza, morì senza trovare qualcuno degno della Triforza, dato che suo figlio, il Principe di Hyrule, non combaciava, rinchiudendo così la Triforza del Coraggio nel Grande Palazzo, mentre il Principe ereditò solo la Triforza della Forza e quella della Saggezza, così andò a cercare invano la Triforza del Coraggio, e incontrò il Mago, vicino all'ultimo re, che gli disse che Zelda, la sorella minore del Principe, sapeva dove fosse. Il Principe volle che Zelda rivelasse ciò, ma lei si rifiutò e il Mago le lanciò l'incantesimo, che il Principe non riuscì a fermare. Pieno di sensi di colpa, il Principe decise che per legge (e non per tradizione, come al solito), tutte le principesse di Hyrule sarebbero chiamate così in onore di sua sorella come ricordo di questa tragedia. Link parte così alla ricerca della Triforza del Coraggio, e scopre che questa si trova in un tempio a cui si può accedere solo dopo aver rimesso a posto sei cristalli in altrettanti templi. Nella sua ricerca, i suoi principali nemici sono i seguaci di Ganon, che hanno scoperto che con il suo cadavere tramite un rito sacrificale, sarebbe possibile riportare in vita il loro capo. Attraversati i primi sei palazzi, Link raggiunge il Grande Palazzo dove si scontra con il Mago e con una sua versione oscura sconfiggendole entrambe. Recuperata la Triforza, il giovane torna dalla principessa Zelda e la risveglia dal suo lungo sonno.

Modalità di gioco[modifica | modifica wikitesto]

Durante il gioco la visuale si alterna tra esplorativa e azione. La prima è molto simile a quella utilizzata nelle prime versioni di Final Fantasy (ovvero a volo d'uccello, camminare per i prati e le foreste, ecc.). Come in Final Fantasy, quando Link incontra un nemico, un villaggio, un palazzo (rappresentato da una specie di piccolo tempio) o altri elementi del paesaggio, passa alla modalità azione, dove la visuale è a scorrimento.

Qui possiamo combattere con la spada, saltare, accovacciarci, e molto altro. Nei villaggi ci si può ristorare e trovare dei maghi che possono donare a Link dei nuovi poteri o maestri d'armi che gli insegnano nuove tecniche per combattere. I palazzi (sette in tutto) sono i veri e propri "livelli", ma per via della visualizzazione laterale, ricordano più i castelli di Super Mario che i caratteristici labirinti della serie basati su enigmi.

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Shigeru Miyamoto, il co-creatore dell'originale The Legend of Zelda, intendeva rendere Zelda II: The Adventure of Link completamente diverso dal suo predecessore. Venne pertanto ingaggiato un team completamente nuovo per lo sviluppo del sequel,[1] ad eccezione di Miyamoto (indicato nei titoli di coda con lo pseudonimo di "Miyahon") e Takashi Tezuka.[2][3]

The Adventure of Link è stato ripubblicato nel 2003 con il disco The Legend of Zelda: Collector's Edition per GameCube,[4] e di nuovo nel 2004 come parte della serie NES Classic per Game Boy Advance, subendo alcune piccole modifiche.[5]

Zelda II è il centesimo gioco ad essere stato reso disponibile per la Virtual Console di Wii in Giappone il 23 gennaio 2007,[6][7] in Europa e in Australia il 9 febbraio 2007, ed è stato rilasciato in Nord America il 4 giugno 2007.[8] È stato ripubblicato nuovamente sulla Virtual Console di Nintendo 3DS nel settembre 2011, insieme al primo gioco di Zelda.[9] Il gioco è stato anche ripubblicato sulla Virtual Console di Wii U nel settembre 2013.[10][11] È uno dei 30 giochi della NES Classic Edition, una replica in miniatura del Nintendo Entertainment System, ed è uscito il 10 novembre 2016 in Australia e Giappone, e il giorno dopo in Nord America ed Europa.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora di Zelda II è stata realizzata da Akito Nakatsuka, che in precedenza aveva realizzato la colonna sonora di Ice Climber e collaborato a Devil World con Kōji Kondō, il compositore della colonna sonora del primo titolo e di quella di molti giochi a venire della serie The Legend of Zelda. La musica è pertanto completamente differente da quella di tutti i titoli della serie, in quanto, ad eccezione di un brano mutuato dal prequel, non è stata realizzata da Koji Kondo.

Alcuni brani della colonna sonora sono poi stati raccolti in diverse compilation: Famicom Music Vol.2 (1987) e in Game Music Graffiti (1990). Nel 2004, la colonna sonora completa è stata pubblicata nella serie Game Sound Museum ~ Famicom Edition ~ con il titolo Game Sound Museum ~ Famicom Edition ~ S-4 Adventure of Link.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Valutazioni professionali
Testata Versione Giudizio
GameRankings (media al 1-11-2014) NES 78.14%[12]
GBA 68.88%[13]
Metacritic (media al 21-4-2008) GBA 73/100[14]
1UP.com GBA 65/100[15]
AllGame NES 4,5/5[16]
GBA 3,5/5[17]
Dragon NES 3/5[18]
Famitsū NES 36/40[19]
GameSpot GBA 6,9/10[20]
IGN GBA 7/10[21]
Nintendo Power GBA 72/100[22]
Play NES 91%[23]

Versione originale[modifica | modifica wikitesto]

Al momento della sua uscita in Nord America, il gioco ha ricevuto recensioni per lo più positive dalla critica ed è diventato uno dei giochi NES più popolari del 1988, causando l'esaurimento delle scorte presso molti rivenditori.[24] Il gioco alla fine ha venduto 4,38 milioni di copie in tutto il mondo.[25]

Nel 1987, Famicom Tsūshin (ora Famitsū) gli assegnò un punteggio di 36 su 40, il che lo rese il secondo con il punteggio più alto gioco del 1987, dietro solo Dragon Quest II. Questi furono anche gli unici due giochi ad aver ricevuto da Famitsū un punteggio di 35/40 o superiore fino al 1987.[19] La rivista Play ha elogiato il gameplay, affermando che "questa combinazione di elementi unici a creare un'esperienza di gioco di ruolo d'azione diversa da qualsiasi altra".[23] Nintendo Power gli assegnò il premio "Gioco dell'Anno" per il 1988.[22] Nel 1990, l'edizione speciale Pak Source di Nintendo Power gli ha assegnato 4/5 per grafica e audio, 3,5/5 per i comandi, 4,5/5 per la sfida e 4/5 per il divertimento a tema[non chiaro].[26] Nel 1992 Total! ha assegnato un punteggio dell'82%, dovuto in gran parte a punteggi mediocri per musica e grafica.[27]

Nel 1997, Electronic Gaming Monthly ha inserito Zelda II al 72º posto dei suoi "100 migliori giochi di tutti i tempi", affermando che, sebbene gli altri tre giochi della serie (The Legend of Zelda, A Link to the Past e Link's Awakening, tutti inseriti tra i primi 30) fossero migliori, era ancora un capolavoro, con un gameplay eccezionale e un'avventura molto più ampia rispetto al suo predecessore.[28] Zelda II è stato definito il 110° miglior gioco realizzato su una console Nintendo nell'elenco dei 200 giochi migliori di Nintendo Power.[29] Nell'agosto 2008, Nintendo Power lo ha dichiarato il 12° miglior videogioco per Nintendo Entertainment System.[30]

Pubblicazione successiva[modifica | modifica wikitesto]

IGN ha dichiarato che il gioco è "un'avventura consigliata e giocabile", sebbene non ci si dovesse aspettare "lo stesso gameplay dai veri classici titoli di Zelda".[21] 1UP.com ha elogiato la lunghezza del gioco.[15] Kotaku ha apprezzato lo sviluppo più oscuro del gioco originale, affermando che "la grafica più dettagliata e gli sprite più grandi facevano apparire i nemici più minacciosi e ostili. Il sistema di combattimento evoluto implica che i nemici possono difendersi, ritirarsi o colpire strategicamente, utilizzando l'ambiente a loro vantaggio".[31] Il gioco ha ricevuto anche alcune critiche. In una recensione retrospettiva del 2007, GameSpot ha affermato che sebbene il gioco sia "abbastanza decente da valere il prezzo di $5 [sulla Virtual Console di Wii]", presenta "scelte di progettazione discutibili" e può creare confusione se i giocatori non si avvalgono di guide.[20] La versione GBA del gioco ha ottenuto un punteggio aggregato di 73 su Metacritic[14], il punteggio più basso mai ricevuto dalla serie.

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1989, fu realizzata una serie televisiva animata composta da tredici episodi basata su Zelda II (così come The Legend of Zelda). Tale cartone animato non ebbe tuttavia successo, in particolare a causa del design, dell'animazione, dell'ambientazione di scarsa qualità e della personalità troppo assertiva di Link, molto diversa da quella dei giochi.

Nell'agosto 1989, Nintendo ha rilasciato un gioco elettronico della serie Game & Watch, in gran parte ispirato al sistema di gioco di Zelda II. Intitolato Zelda, il gioco era incentrato sulle vicende di Link che combatte nemici come Stalfos, Moblin e un drago. Il gioco, benché molto più facile dell'originale, ricevette recensioni favorevoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (SV) Shigeru Miyamoto Interview, in Super Play, Medströms Dataförlag AB, aprile 2003. URL consultato il 1º febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2014).
  2. ^ Template:Cite video game
  3. ^ (DE) Classic: Zelda und Link, in Club Nintendo, Nintendo of Europe, aprile 1996, p. 72.
  4. ^ The Legend of Zelda Collector's Edition, su GameSpot. URL consultato il 15 gennaio 2007 (archiviato dall'url originale il 23 marzo 2007).
  5. ^ Classic NES Series: The Legend of Zelda, su GameSpot. URL consultato il 15 gennaio 2007 (archiviato dall'url originale il 25 marzo 2007).
  6. ^ Zelda II to be 100th Nintendo Wii VC Title, su wii.vggen.com, Video Game Generation. URL consultato il 1º giugno 2007 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2007).
  7. ^ Japan Gets New Wii VC Titles For January, su Gamasutra. URL consultato il 15 gennaio 2007 (archiviato il 10 gennaio 2007).
  8. ^ Wii-Kly Update: Four New Classic Games Mark Wii Shop Channel Milestone, su mcvuk.com, MCV, 4 giugno 2007. URL consultato il 1º aprile 2008 (archiviato il 22 aprile 2008).
  9. ^ Tom Phillips, How to get your 3DS Ambassador games, in Eurogamer, Gamer Network, 1º settembre 2011. URL consultato il 13 settembre 2016 (archiviato il 18 maggio 2016).
  10. ^ Stephany Nunneley, Nintendo downloads North America – The Wonderful 101, Toki Tori 2+, Zelda 2: The Adventure of Link, in VG247, Videogaming247 Ltd, 12 settembre 2013. URL consultato il 13 settembre 2016 (archiviato il 29 aprile 2016).
  11. ^ Dave Cook, Nintendo downloads EU: FIFA 14, Zelda 2 & Soul Hackers lead the week, in VG247, Videogaming247 Ltd, 23 settembre 2013. URL consultato il 13 settembre 2016 (archiviato il 31 marzo 2016).
  12. ^ Zelda II: The Adventure of Link, su gamerankings.com, GameRankings. URL consultato il 7 febbraio 2021 (archiviato il 25 ottobre 2013).
  13. ^ Classic NES Series: Zelda II - GBA, su gamerankings.com, GameRankings, 1º gennaio 2008. URL consultato il 7 febbraio 2021 (archiviato il 21 aprile 2008).
  14. ^ a b Zelda II: The Adventure of Link (Classic NES Series), su Metacritic. URL consultato il 7 febbraio 2021 (archiviato il 21 aprile 2008).
  15. ^ a b Parish, Jeremy, Zelda II: The Adventure of Link (Classic NES Series) (Game Boy Advance), su 1UP.com. URL consultato il 7 febbraio 2021 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2004).
  16. ^ Zelda II: The Adventure of Link - Review, su allgame.com, Allgame. URL consultato il 7 febbraio 2021 (archiviato il 16 febbraio 2010).
  17. ^ Template:Allgame
  18. ^ Sandy Petersen, Eye of the Monitor, in Dragon, n. 198, ottobre 1993, pp. 57–60.
  19. ^ a b Famitsu Hall of Fame, in Geimin. URL consultato il 7 febbraio 2021 (archiviato il 15 gennaio 2017).
  20. ^ a b Alex Navarro, Zelda II: The Adventure of Link, su GameSpot, 5 giugno 2007. URL consultato il 7 febbraio 2021 (archiviato il 15 ottobre 2014).
  21. ^ a b Harris, Craig, Zelda II: The Adventure of Link, su IGN, 26 ottobre 2004. URL consultato il 7 febbraio 2021 (archiviato il 20 marzo 2008).
  22. ^ a b Zelda II: The Adventure of Link review, in Nintendo Power, p. 150.
  23. ^ a b Zelda II: The Adventure of Link review, in Play Magazine, p. 100.
  24. ^ Dennis Lynch, Tracking The Elusive Nintendos, in Chicago Tribune, 31 marzo 1989. URL consultato l'11 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 21 settembre 2015).
  25. ^ Parton, Rob, Xenogears vs. Tetris, su rpgamer.com, RPGamer, 31 marzo 2004. URL consultato il 7 febbraio 2021 (archiviato dall'url originale il 12 marzo 2013).
  26. ^ Pak Source, in Nintendo Power, Nintendo of America, gennaio 1990.
  27. ^ Jarratt, Steve. The Adventure of Link: Zelda II. Total!. Issue 2. Pg.22-23. February 1992.
  28. ^ 100 Best Games of All Time, in Electronic Gaming Monthly, n. 100, Ziff Davis, novembre 1997, p. 114.
  29. ^ NP Top 200, in Nintendo Power, vol. 200, febbraio 2006, pp. 58–66.
  30. ^ Nintendo Power - The 20th Anniversary Issue!, in Nintendo Power, vol. 231, n. 231, San Francisco (California), Future US, agosto 2008, p. 71.
  31. ^ (EN) Peter Tieryas, Zelda's 'Black Sheep' Is My Favorite In The Series, su Kotaku. URL consultato l'8 giugno 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]