Sport elettronici

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Partita di StarCraft trasmessa dal canale televisivo sudcoreano MBCGame
The International, torneo annuale di Dota 2 presso la KeyArena di Seattle

Sport elettronici, spesso abbreviato con eSports (dall'inglese electronic sports), e-Sports o semplicemente esports[1], indica il giocare videogiochi a livello competitivo organizzato e professionistico.

I giochi che ne fanno parte solitamente sono multigiocatore, sebbene sia possibile anche competere con giochi a giocatore singolo, cercando di ottenere il maggior punteggio. I generi più comuni sono strategici in tempo reale (RTS), picchiaduro, sparatutto in prima persona (FPS), Massively multiplayer online (MMO), giochi di guida, Multiplayer Online Battle Arena (MOBA). Sono giocati competitivamente a livello amatoriale, semiprofessionistico e professionistico, e ne vengono organizzati campionati e tornei, sia online che dal vivo.

I tornei live sono organizzati come qualunque altro evento sportivo, con arbitri e commentatori specializzati nello specifico gioco, mentre le fasi di qualifica si tengono spesso tramite piattaforme online. Tra le competizioni internazionali più note vi sono il World Cyber Games, l'Electronic Sports World Cup, il DreamHack ed i diversi tornei annuali organizzati da ESL (originariamente Electronic Sports League) e MLG (Major League Gaming). [2][3][4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Atari organizzò già nel 1980 negli USA un torneo di Space Invaders che attirò oltre 10 000 partecipanti[5].

Una vasta crescita del fenomeno si ebbe alla fine degli anni 1990, con l'introduzione di grandi competizioni sponsorizzate, trasmesse anche su canali televisivi. Il primo campionato internazionale professionistico è la Cyberathlete Professional League, fondato nel 1997.

Il proliferare di competizioni con montepremi anche di cifre vicine ai 2 milioni di dollari ha portato alla creazione di leghe professionistiche in ogni paese del mondo e alla costituzione di squadre professionistiche. La crescente disponibilità di piattaforme multimediali in streaming online, particolarmente Twitch.tv, è diventata fondamentale per la crescita e la promozione dei concorsi di eSport.

Nel dicembre 2014 Rob Pardo, uno dei creatori di World of Warcraft, ha avanzato la proposta di far diventare gli sport elettronici una disciplina olimpica; Pardo ha basato la sua iniziativa sia sull'esercizio fisico richiesto ai giocatori competitivi di sport elettronici sia sul numero di spettatori e partecipanti ai vari tornei.[6]

Secondo un rapporto di Deloitte Global, il settore eSport ha generato un fatturato di circa 400 milioni di dollari in tutto il mondo nel 2015, e le previsioni per il 2016 sono di 500 milioni, con un pubblico vicino ai 150 milioni di persone, tra regolari e occasionali[7].

Un'accurata analisi svolta da Newzoo, nel febbraio del 2017, indica che il fatturato totale nell'anno in corso raggiungerà 696 milioni di dollari entro il 2017 con un'alta probabilità di raggiungere un miliardo e mezzo entro il 2020, grazie al duplicarsi degli investimenti aziendali nel settore.[8]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente Videogiochi, la prima rivista italiana del settore, dedicava ampio spazio alle gare di videogiochi, sia da sala giochi sia da sistemi casalinghi. Già dal numero 2 (febbraio 1983) si invitavano i lettori a inviare alla redazione fotografie degli schermi, per testimoniare il punteggio record che si era riusciti a raggiungere in un qualsiasi videogioco noto[9]. La rivista pubblicava classifiche nazionali e a volte assegnava premi ai giocatori. Questo portò alla fondazione dell'AIVA, l'Associazione Italiana Video Atletica, che aveva tra i suoi obiettivi anche la selezione dei migliori giocatori italiani[10]. Dal giugno 1984 la rivista pubblicò anche Videocampioni, una rubrica con articoli dedicati ai migliori videogiocatori italiani del momento[11].

Svolgimento della finale del 1º Campionato Italiano di Video Atletica

L'AIVA venne costituita a Milano il 16 febbraio 1984, per iniziativa di redattori e collaboratori di Videogiochi e altri appassionati, con l'intento principale di dare alle gare videoludiche italiane regolamenti e autorevolezza come per una disciplina sportiva; dal marzo 1984 l'associazione curò direttamente la rubrica della rivista dedicata a gare e record[12]. L'AIVA organizzò il primo "Campionato Italiano di Video Atletica", la cui finale si svolse all'interno del SIM-HiFi-IVES (Salone Internazionale della Musica, a Milano), allora un'importante mostra del settore video e hi-fi, a settembre 1985. I concorrenti si sfidarono tutti su cinque videogiochi arcade di nuova produzione, e i primi cinque classificati formarono un primo abbozzo di squadra nazionale[13]. Nonostante altri sforzi promozionali, tra cui la nomina di Renzo Arbore a presidente onorario, l'AIVA si sciolse dopo pochi anni (Videogiochi smise di pubblicarne le graduatorie, pur continuando a occuparsi di altre gare, con il passaggio al formato Videogiochi News a ottobre 1986) a causa dello scarso successo, e rimase per diverso tempo l'unico tentativo serio di dare dignità sportiva ai videogiochi in Italia[14].

Dal 2014 è Giochi Elettronici Competitivi, settore sportivo di ASI ed ente riconosciuto dal CONI, a occuparsi della regolamentazione degli sport elettronici riguardo l'organizzazione di tornei e l'assistenza alle Associazioni Sportive Dilettantistiche.

Il primo maggio 2015 apre a Torino il primo eSports bar, un locale dedicato a videogiochi e videogiocatori professionisti e amatoriali, da un'idea del fondatore e proprietario Tito Latella.[15] Nel Luglio 2017 apre il Nexus eSports ad Aversa in provincia di Caserta. È il primo bar a tema eSports in Campania.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) It’s official: The AP Style guide spells it ‘esports’, not ‘eSports’, ‘e-sports’, or ‘Esports’, esports.yahoo.com. URL consultato il 07 giugno 2017.
  2. ^ (EN) Major League Gaming, su www.majorleaguegaming.com. URL consultato il 07 giugno 2017.
  3. ^ (EN) The qualified players and teams for the ESL Italia Championship grand finals, su www.eslgaming.com. URL consultato il 07 giugno 2017.
  4. ^ (EN) The world’s largest digital festival, su DreamHack. URL consultato il 07 giugno 2017.
  5. ^ Electronic Games Magazine, marzo 1982
  6. ^ Enrico Franceschini, Se i videogame sognano le Olimpiadi, la Repubblica, 02/01/2015.
  7. ^ (EN) 2016 TMT Prediction - eSports: Bigger and smaller than you think, www2.deloitte.com.
  8. ^ (EN) Esports revenues will reach $696M in 2017 and $1.5Bn by 2020, in Newzoo. URL consultato il 07 giugno 2017.
  9. ^ Bonus (JPG), in Videogiochi, nº 2, Milano, Gruppo Editoriale Jackson, febbraio 1983, pp. 12-13, ISSN 0392-8918.
  10. ^ Andrea Pachetti, La storia della riviste di videogiochi, in Gamers, nº 2, Hobbymedia, aprile/maggio 2007, p. 75. Trascrizione, quattrobit.blogspot.com.
  11. ^ Videocampioni (JPG), in Videogiochi, nº 16, Milano, Gruppo Editoriale Jackson, giugno 1984, pp. 90-91, ISSN 0392-8918.
  12. ^ Bonus (JPG), in Videogiochi, nº 13, Milano, Gruppo Editoriale Jackson, marzo 1984, pp. 22-29, ISSN 0392-8918.
  13. ^ Videoazzurri! (JPG), in Videogiochi & Computer, nº 31, Milano, Gruppo Editoriale Jackson, novembre 1985, pp. 38-40, ISSN 0392-8918.
  14. ^ Fabio Rossi, AIVA, in Dizionario dei videogame, Vallardi, 1993, pp. 21-22, ISBN 8811904226.
  15. ^ https://www.redbull.com/it-it/moba-intervista-al-fondatore-del-primo-esports-bar, su www.redbull.com. URL consultato il 07 giugno 2017.

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