Atari 2600

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Atari 2600
Atari2600logo.svg
Atari-2600-Wood-4Sw-Set.jpg
Produttore Atari, Inc.
Tipo Console a 8 bit
Generazione Seconda
In vendita 11 settembre 1977
Dismissione 1991
Supporto di
memorizzazione
Cartuccia
Dispositivi
di controllo
Joystick, Paddle, Trackball, Tastiera, Driving Controller
Servizi online Modem telefonico e cartuccia speciale per il download a pagamento di videogiochi
Unità vendute 30 milioni
Gioco più diffuso Pac Man (7 milioni)[1][2]
Predecessore nessuna
Successore Atari 5200

L'Atari 2600, pubblicizzata nei primi anni di commercializzazione come Atari VCS (Video Computer System), è stata una console per videogiochi prodotta da Atari e venduta a partire dall'11 settembre 1977.[3]

È stata tra le prime console a utilizzare le cartucce come metodo di distribuzione dei giochi ed è anche ricordata come la prima console di successo: ne sono stati infatti venduti circa 30 milioni di esemplari. È anche una delle più longeve macchine da gioco mai prodotte, dato che fuori dagli Stati Uniti d'America è stata infatti venduta, nelle sue versioni derivate, fino al 1991.[3][4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nolan Bushnell, dopo i successi degli arcade prodotti dalla sua Atari, aveva ben presto focalizzato la sua attenzione sulle console da gioco domestiche che stavano comparendo in quel periodo: uno dei primi tentativi fatti in quel senso, la Magnavox Odyssey del 1972, non stava andando male nonostante avesse limitate capacità hardware e pochi giochi disponibili. Bushnell voleva un sistema domestico capace di far giocare tutta la famiglia all'interno della propria abitazione. Mosso da questa idea realizzò la versione domestica di uno dei giochi arcade più popolari di Atari, Pong.[5] Questo gioco fu un successo: presentato nel 1975, in pochi mesi fu venduto in 150.000 esemplari.[6]

Mosso dalla buona riuscita della versione domestica di Pong, Bushnell decise di realizzare una console capace di riprodurre non solo gli arcade fino ad allora commercializzati da Atari ma anche nuovi giochi: l'idea era quella di progettare un sistema con caratteristiche avanzate, che non fosse limitato alla visualizzazione di immagini stilizzate in bianco e nero, com'era stato nel caso delle "racchette" (un paio di rettangoli verticali) e della "pallina" (un quadrato) di Pong.[7]

Lo sviluppo del nuovo hardware iniziò nel 1975: inizialmente fu noto come Stella, anche se il codice del progetto era CX2600. Il sistema era basato sulla CPU MOS 6507, un microprocessore derivato dal MOS 6502, a cui era affiancato un processore grafico appositamente sviluppato da Jay Miner, il Television Interface Adaptor (TIA).[8]

A metà del 1976 Fairchild Semiconductor rilasciò la sua Video Entertainment System (VES), la prima console ad adottare le cartucce come mezzo di distribuzione dei giochi. Bushnell realizzò che Atari non aveva le risorse per poter completare lo sviluppo della propria console in un tempo ragionevole per competere con la nuova macchina appena messa in vendita e decise perciò di vendere l'azienda a Warner Communication. La nuova proprietà accelerò lo sviluppo della macchina, visto che agli inizi del 1977 si era affacciato sul mercato un altro produttore, Radio Corporation of America, con la sua RCA Studio II, un'altra console basata sempre su cartucce.

Il successo commerciale[modifica | modifica wikitesto]

La console con la sua confezione ed alcuni giochi in cartuccia.

La nuova console di Atari fu presentata l'11 settembre 1977, inizialmente con il nome di Video Computer System (VCS). A causa di ciò Fairchild cambiò il nome della sua VES in Channel F per evitare ambiguità.[9]

La console fu messa in venduta a 199 dollari, una cifra molto elevata per l'epoca, e la confezione conteneva, oltre alla macchina, anche 2 joystick, 2 paddle ed un gioco, Combat.[10] Altri 8 titoli erano acquistabili, per un totale di 9 giochi disponibili al momento del lancio.[11]

Inizialmente la console vendette bene ma non riscosse un grande successo perché il mercato dei videogiochi non era ancora esploso. Il 1978 vide delle buone vendite, spinte anche dal rilascio di nuovi giochi ma l'affermazione vera e propria si ebbe nel 1979 quando la console iniziò a far registrare numeri da record, grazie anche al rilascio delle conversioni di famosi giochi arcade di cui Atari aveva acquisito i diritti, tra cui Space Invaders, che spinse le vendite della console rendendola un grande successo commerciale. Tra la fine degli anni settanta ed i primi anni ottanta l'Atari 2600 dominò il mercato delle console permettendo ad Atari di registrare alla fine del 1982 un fatturato record di 5 miliardi di dollari.[12][3]

Nel 1979 Mattel presentò l'Intellivision, una console che, seppur superiore a livello di caratteristiche tecniche all'Atari 2600, aveva un parco giochi più ridotto. Atari iniziò quindi lo sviluppo del successore della sua console, che fu presentato nel 1982 come Atari 5200: contemporaneamente, l'Atari VCS fu ribattezzata Atari 2600, dal numero di progetto della console.[12]

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

Durante il 1982 debuttò un'altra console, il ColecoVision di Coleco. La concorrenza si fece sempre più agguerrita e l'Atari 2600, con il suo hardware ormai datato, riusciva ancora a vendere solo grazie alle centinaia di giochi già disponibili ed alle esclusive di famosi giochi da bar o di titoli basati su pellicole cinematografiche. A questi ultimi 2 filoni appartengono rispettivamente Pac-Man e ET The Extra Terrestrial, considerati da molti come uno dei motivi principali che portò alla famosa crisi dei videogiochi del 1983, che colpì non solo Atari ma tutta l'industria videoludica: nonostante furono venduti, almeno inizialmente, per milioni di copie, trascinati dal successo delle controparti originali, la loro scarsa qualità portò molti degli acquirenti a restituire le cartucce e chiedere il rimborso del prezzo d'acquisto. Moltissime delle copie prodotte tornarono quindi indietro sommandosi a quelle rimaste invendute. Ciò portò Atari a registrare in quell'anno un passivo di ben 536 milioni di dollari. Questo insuccesso fu il motivo per cui Warner decise nel 1984 di dividere la società, vendendo la divisione console, che fu acquistata da Jack Tramiel, ex fondatore di Commodore International, divenendo Atari Corporation.[13]

Dopo il riassetto societario il prezzo della console fu abbassato a 40/50 dollari rimanendo in vendita come macchina di fascia bassa perché il suo parco giochi attirava ancora alcuni giocatori. Nel 1986 la console fu riprogettata per contenerne i costi di produzione e fu dotata di un contenitore più compatto: fu messa in vendita a 50 dollari. Anche se ufficialmente il nome non era stato cambiato, questa versione divenne nota come Atari 2600 Jr. (Junior).[3]

Vita commerciale[modifica | modifica wikitesto]

La produzione della 2600 Jr. e delle sue derivate continuò fuori dagli Stati Uniti d'America e venne interrotta solo nel 1991, quattordici anni dopo l'inizio della commercializzazione, rendendo l'Atari 2600 una delle console più longeve di sempre.[3]

Furono realizzati per la console più di 550 giochi[4] e vennero vendute più di 120 milioni di cartucce, con prezzi che oscillavano fra i 12 ed i 35 dollari.[14]

Hardware[modifica | modifica wikitesto]

Contenitore[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della prima versione dell'Atari 2600, nota come heavy sixer.
La tavolozza dei colori dell'Atari 2600.

La console utilizzava un contenitore in materiale plastico con inserti in finta radica. Sul lato superiore presentava 6 levette denominate "power", "tv type", "left difficulty", "right difficulty", "game select" e "game reset", rispettivamente per accendere la console, selezionare l'uscita del segnale video a colori o a bianco e nero, impostare la difficoltà per il giocatore di sinistra e di destra, scegliere il tipo di gioco se la cartuccia offriva più modalità e per resettare il gioco stesso.[15] Centralmente c'era la porta in cui inserire le cartucce dei giochi.

CPU[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: MOS 6507.

Il gioco era eseguito dalla CPU centrale, un MOS 6507: questo era una versione derivata dal MOS 6502 con un contenitore con un numero ridotto di piedini per essere più compatto. La riduzione dei piedini era stata effettuata eliminando, tra le altre, alcune linee di indirizzamento dei dati per cui il 6507 era in grado di accedere solo a 8 KB di memoria contro i 64 KB che poteva gestire il 6502 originale. Al MOS 6507 era affiancato un MOS 6532 che gestiva le linee di Input/Output, come la lettura dei selettori ed i joystick, e forniva 128 byte di memoria RAM che la CPU utilizzava per memorizzare dati del gioco, come il punteggio e la posizione degli sprite.

Grafica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Television Interface Adaptor.

La grafica era gestita da un integrato specifico, sviluppato da Jay Miner, denominato Television Interface Adaptor (TIA). Questo chip permetteva di gestire pochi sprite: 1 "ball", 2 "player", 2 "missile" ed infine un oggetto statico detto "playfield". Il TIA aveva una tavolozza di 128 colori in NTSC e PAL-M (il sistema di gestione del segnale video usato in Brasile), ridotti a 108 in PAL ed a soli 8 nel caso di segnale di tipo SECAM. Il chip non aveva un framebuffer: l'immagine era costruita dal programma riga per riga, permettendo così al programmatore di variare l'aspetto ed i colori degli sprite durante la generazione della stessa immagine. Il TIA gestiva anche 2 canali audio e l'input dei joystick e dei paddle.[16]

Cartucce giochi[modifica | modifica wikitesto]

Le prime cartucce contenevano solo 2 KB di memoria ROM, in cui erano salvati il codice ed i dati (musica e grafica) del gioco, ed era stato previsto di utilizzare al massimo cartucce da 4 KB che, all'epoca, sembrava un taglio più che sufficiente per contenere i giochi che sarebbero stati rilasciati durante la vita commerciale della console, che inizialmente era stata prevista essere di circa 3 anni. Il successo della console suggerì ad Atari di prolungarne la produzione ed i giochi, divenuti più complessi, iniziarono a richiedere più spazio. Per poter aggirare il limite di indirizzamento del MOS 6507, che non poteva gestire più di 8 KB di memoria in totale, fu fatto ricorso alla tecnica del bank switching: la memoria era divisa in più banchi ed accedendo a determinate locazioni di memoria della cartuccia veniva selezionato il banco da attivare. Qualche gioco offrì anche memoria RAM addizionale, utilizzabile sempre con la tecnica del bank switching.[17][18]

Specifiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

  • CPU: MOS 6507 a 1,19 MHz
  • Processore Audio + Video: Television Interface Adaptor (TIA)
    • 160 × 192 pixel
    • 128 colori (128 su schermo, massimo 4 per linea senza utilizzo di trucchi software)
    • 2 canali mono per l'audio: 1 generatore di onde quadre, 1 generatore di rumore bianco
  • MOS RIOT (MOS 6532 - RAM, I/O, Timer):
    • RAM: 128 byte (integrata nel MOS RIOT); RAM aggiuntiva poteva essere fornita dalle cartucce
    • Gestione dell'input:
      • 2 connettori DE-9 per joystick e paddle
      • 6 interruttori per gestire la console
  • ROM (cartucce giochi): 4 KB di capacità massima (fino a 64 KB o più tramite lo scambio dei banchi ROM)
  • Output: Modulatore RF per il collegamento al televisore

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

Vennero prodotte più varianti di Atari 2600.[19]

  • Atari VCS CX2600 "Heavy Sixer" / "Sunnyvale" (1977)
    Il modello originale aveva 6 levette cromate poste sulla plancia per modificare le impostazioni del gioco e della console ed includeva nella confezione di vendita il gioco Combat, 2 joystick e 2 paddle. Questo modello, per via del suo peso più elevato rispetto a quello successivo, fu in seguito ribattezzato "heavy sixer". La credenza secondo cui il peso maggiore sia dovuto alla schermatura metallica del modulatore RF più massiccia è falsa perché questa è sostanzialmente identica nelle due versioni: la differenza è dovuta soltanto alle plastiche più spesse del contenitore adottato.[20] Questa versione è nota anche come "Sunnyvale" perché fabbricata a Sunnyvale (California), come indicato in un adesivo che riportava anche il numero di serie.[21]
  • Atari VCS CX2600 (1978)
    La seconda versione era più leggera della precedente per via delle plastiche del contenitore di minor spessore.[20]
  • Atari VCS CX2600A (1980)
    La terza versione era identica alla seconda ma presentava solo 4 levette: i selettori di difficoltà "A" e "B", non più utilizzati nei giochi più recenti, erano stati posti sul retro della console.
  • Atari 2600 "Vader" (1982)
    La console fu ribattezzata 2600 per differenziarla dalla neonata Atari 5200. Anche il contenitore subì delle modifiche: fu tolto l'inserto in radica e fu realizzato in plastica nera. Le confezioni di vendita erano due: la prima includeva 2 giochi, Combat e Pac-Man, e 2 joystick; la seconda aveva 1 solo joystick e nessun gioco incluso. A causa del colore nero, questa versione è nota come "Vader" o "Darth Vader", dal nome inglese del personaggio di Dart Fener del film Guerre stellari.[21]
  • Atari 2600 Jr. (1986)
    Identica alla precedente a livello di hardware, questa versione aveva solo un contenitore di dimensioni più ridotte per contenere i costi e riposizionare la console come sistema di gioco entry level.
  • Atari 2600 Jr. Rev. A "Long Rainbow" (1986)
    Identica alla precedente versione, da cui si differenziava per un arcobaleno riportato sull'inserto cromato della console più lungo rispetto a quello del modello precedente: per questo dettaglio, questo modello è anche noto come "2600 Jr. Long rainbow".[21]
  • Atari 2600 Jr. "Black" (1989)
    Questo fu l'ultimo modello di 2600 prodotto. Per contenere i costi, fu rimossa la striscia metallica contenente l'arcobaleno. A causa del colore scuro del contenitore questa versione è nota come "Black".[21]

Derivati, prototipi e cloni[modifica | modifica wikitesto]

L'Atari 2800 era una versione della 2600 caratterizzata da un contenitore più squadrato e con 4 porte joystick anziché le classiche 2: fu commercializzata in Giappone come Atari 2800J.[22]

La catena di distribuzione Sears vendeva alcune versioni dell'Atari 2600 con il proprio marchio Sears Tele-Games: il Sears Video Arcade era basato sulla prima Atari 2600 mentre il Sears Video Arcade II era basato sull'Atari 2800.[22]

Furono realizzati anche diversi prototipi, per la maggior parte mai commercializzati:

  • Atari 2200 (CX2200): era una versione semplificata della console, che in seguito divenne l'Atari 2600 Jr.;[23]
  • Atari 2000 (CX2000): aveva i joystick integrati nel corpo della console;[24]
  • Atari 2500 (CX2500): simile all'Atari CX2000;[25]
  • Atari 2700: era dotata di joystick wireless. Non fu mai messa in vendita per problemi di interferenze: i controller avevano un raggio di circa 300 metri e potevano influenzare altre console nelle vicinanze. Inoltre erano stati sviluppati sulla base di comuni telecomandi per cui i segnali potevano essere ricevuti da altri apparecchi elettronici.[26]

Vista la popolarità della console, diversi produttori realizzarono cloni funzionanti con le cartucce originali, commercializzati soprattutto in Brasile. In seguito si diffusero dei cloni con diversi giochi salvati in una ROM interna da cui l'utente poteva selezionare quale titolo giocare, come il TV-Boy.

Da citare il caso di Coleco: essa non solo realizzò un adattatore per poter usare le cartucce originali dell'Atari 2600 sul suo ColecoVision ma realizzò addirittura un clone dell'intera console, venduto come Coleco Gemini.[14]

Giochi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista di videogiochi per Atari 2600.

Al momento del lancio della console erano disponibili solo 9 titoli, compreso quello incluso nella confezione. Durante la sua vita commerciale furono rilasciati un gran numero di titoli, arrivando alla cifra complessiva di 550 giochi.[14] Tra questi si annoverano conversioni di giochi da bar quali Breakout e Asteroids ma anche titoli in esclusiva che hanno segnato la storia della console, come l'avventura grafica Adventure, Yars' Revenge, Pitfall! e Raiders of the Lost Ark, basato sul film I predatori dell'arca perduta di Steven Spielberg.

Vanno annoverati nell'elenco anche titoli che si sono fatti notare per la loro pessima qualità. Tra questi spiccano ET The Extra-terrestrial, basato sull'omonimo film E.T. l'extra-terrestre e considerato da molti come il peggior videogioco mai realizzato in assoluto perché sviluppato in fretta e furia in sole 5 settimane,[27][28] e Pac-Man, che inizialmente vendette bene cavalcando la scia del successo dell'arcade di Namco ma che, in seguito, accumulò pesanti passivi per l'elevato numero di cartucce rimaste invendute o restituite dovuto alle notevoli limitazioni della console che non permisero di riprodurre con fedeltà il gioco originale.[29]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jeremy Reimer, EA's Madden 2007 sells briskly, but are games gaining on movies?, Ars Technica, 1º settembre 2006. URL consultato il 1º gennaio 2008.
  2. ^ Kent, Steven, The Ultimate History of Video Games, Three Rivers Press, 2001, ISBN 0-7615-3643-4.
  3. ^ a b c d e Atari 2600, Atari Age. URL consultato il 01/03/2015.
  4. ^ a b Info sull'Atari 2600, Videogame Critic. URL consultato il 01/03/2015.
  5. ^ Jeannie Novak, Luis Levy, Play the Game: The Parent's Guide to Video Games, 2007.
    (EN)

    « (...)Nolan Bushnell, who probably realized that arcades were a limited medium at best: How many grocery stores, gas stations, movie theathers, and restaurants would carry the same game? (...) Bushnell knew that his games needed to be inside people's homes - where the whole family could play together. »

    (IT)

    « (...)Nolan Bushnell, che probabilmente aveva capito che gli arcade erano alla fine un mezzo limitato: quanti negozi di drogheria, stazioni di servizio, cinema e ristoranti potevano avere lo stesso gioco? (...) Bushnell sapeva che i suoi giochi dovevano essere all'interno delle case della gente, dove l'intera famiglia poteva giocare insieme. »

  6. ^ Daven Hiskey, Lo sviluppo di Pong, Today I found out. URL consultato il 15/03/2015.
  7. ^ Jeannie Novak, Luis Levy, Play the Game: The Parent's Guide to Video Games, 2007.
    (EN)

    « Bushnell's next move was to develop hardware that was to become the first commercially successful home console system: the Atari VCS/2600 (...) The very idea of playing a game that escapes the whole "Pong frame of mind" - sticks and dots posing as objects - was only made real by this powerful new system. »

    (IT)

    « La mossa successiva di Bushnell fu di sviluppare un hardware che sarebbe diventato il primo sistema da gioco domestico di successo: l'Atari VCS/2600. (...) L'idea di giocare un gioco che esca dai "canoni mentali di Pong" - linee e punti a rappresentare degli oggetti - divenne realtà solo grazie a questo potente sistema. »

  8. ^ Jimmy Russel, 101 Amazing Atari 2600 Facts, AUK Authors, 2012.
  9. ^ Fairchild Channel F, Old-computers.com. URL consultato il 15/03/2015.
  10. ^ Storia di Atari, Atari.com. URL consultato il 15/03/2015.
  11. ^ I giochi iniziali dell'Atari 2600, AtariAge. URL consultato il 15/03/2015.
  12. ^ a b Atari 2600, Old-Computers.com. URL consultato il 15/03/2015.
  13. ^ Five millions ET pieces, Snopes. URL consultato il 15/03/2015.
  14. ^ a b c Design case history: the Atari Video Computer System, Atari Museum. URL consultato il 01/03/2015.
  15. ^ Gabriel Torres, Inside the Atari 2600 - Introduction, HardwareSecrets.com, 14/05/2012. URL consultato il 17/03/2015.
  16. ^ Gabriel Torres, Inside the Atari 2600 - Hardware, HardwareSecrets.com, 14/05/2012. URL consultato il 17/03/2015.
  17. ^ Kevin Horton, Informazioni sulle memoria delle cartucce dell'Atari 2600, Classic-games.com. URL consultato il 20/03/2015.
  18. ^ Darrell Spice, Jr., Atari 2600 Homebrew - 4K Cartridges. URL consultato il 20/03/2015.
  19. ^ Versioni dell'Atari 2600, AtariAge. URL consultato il 15/03/2015.
  20. ^ a b Ant Harper, How to tell an Atari CX2600 Heavy Sixer from a Light Sixer, Retrogamescollector.com. URL consultato il 20/03/2015.
  21. ^ a b c d Ant Harper, Have you played Atari Today?, Retrogamingcollector.com. URL consultato il 20/03/2015.
  22. ^ a b Atari 2800, Atari Museum. URL consultato il 15/03/2015.
  23. ^ Atari 2200, prototipo dell'Atari 2600 Jr., Atari Museum. URL consultato il 15/03/2015.
  24. ^ Atari CX-2200, Atari Museum. URL consultato il 15/03/2015.
  25. ^ Atari 2700, Atari Museum. URL consultato il 15/03/2015.
  26. ^ Atari 2700, Atari Museum. URL consultato il 15/03/2015.
  27. ^ Sean Reiley, Seanbaby's EGM's Crapstravaganza: The 20 Worst Video Games of All Time. - #1: ET, The Extra Terrestrial (2600), EGM. URL consultato il 29 giugno 2006.
  28. ^ History of Gaming: The Best and Worst Video Games of All Time, PBS. URL consultato il 29 giugno 2006.
  29. ^ What the hell happened? in Next Generation Magazine, num. 40 (aprile 1998), Future plc/Imagine Media, 1998, p. 41.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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