Spettacoli nell'antica Roma

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Il più classico degli spettacoli che più amavano i Romani, quelli gladiatorii e qui rappresentato nell'Ave, Caesar, morituri te salutant indirizzato dai gladiatori a Vitellio, di fronte alla folla esultante di Roma ( Jean-Léon Gérôme, 1859)

Gli spettacoli nell'antica Roma erano numerosi, aperti a tutti i cittadini ed in genere gratuiti; alcuni di essi si distinguevano per la grandezza degli allestimenti e per la crudeltà.

I Romani frequentavano di preferenza i combattimenti dei gladiatori, quelli con bestie feroci (venationes), le riproduzioni di battaglie navali (naumachia), le corse di carri, le gare di atletica, gli spettacoli teatrali dei mimi e le pantomime.

Quarant'anni dopo l'invettiva di Giovenale (n. tra il 55 e il 60–m. dopo il 127) che rimpiangeva la sobrietà e la severità repubblicana di un popolo che ormai aspirava solo al panem et circenses, al pane e agli spettacoli, Frontone (100-166), quasi con le stesse parole, descriveva sconsolato la triste realtà:

(LA)

« populum romanum duabus praecipue rebus, annona et spectacula, teneri[1] »

(IT)

« il popolo romano ormai si preoccupa soprattutto solo di due cose, le vettovaglie e gli spettacoli »

La classe dirigente romana considerava infatti suo compito primario quello di distribuire alimenti una volta al mese al popolo e di distrarlo e regolare il suo tempo libero con gli spettacoli gratuiti offerti nelle festività religiose o in ricorrenze laiche.

Le feste nel calendario romano[modifica | modifica wikitesto]

I Cerealia erano festeggiati nell'antica Roma con una cerimonia e poi con i Ludi cerealici nel Circo Massimo (dipinto di Lawrence Alma-Tadema, 1894).

Numerose erano le occasioni per i romani di assistere nelle festività romane a spettacoli in occasione di celebrazioni religiose. Da un calcolo sommario «...trascurando certi doppioni per cui due feste coincidevano [nello stesso giorno]...si arriva a questo calcolo matematico: i giorni obbligatoriamente festivi della Roma imperiale occupavano più della metà dell'anno...».

Ma oltre a quelle offerte in Roma dai Cesari vi erano poi quelle che si celebravano in campagna nei borghi contadini, le feste di quartiere in onore dei santuari locali, quelle dei nuovi culti, quelle delle corporazioni (scholae[2]), quelle militari e infine quelle che a sorpresa offriva la munificenza imperiale come i combattimenti di gladiatori che nel II secolo d.C. potevano durare mesi interi. Quindi «si può affermare che...non c'era anno romano che non recasse due giorni di festa per un giorno lavorativo.»[3] e che gli spettacoli fossero quindi quasi quotidiani. Svetonio ricorda che l'imperatore romano, Augusto, poiché negli spettacoli regnava la confusione e il disordine, introdusse ordine e disciplina,[4] oltre a:

(LA)

« Spectaculorum et assiduitate et varietate et magnificentia omnes antecessit. Fecisse se ludos ait suo nomine quater, pro aliis magistratibus, qui aut abessent aut non sufficerent, ter et vicies. Fecitque nonnumquam etiam vicatim ac pluribus scaenis per omnium linguarum histriones, munera non in Foro modo, nec in amphitheatro, sed et in Circo et in Saeptis, et aliquando nihil praeter venationem edidit; athletas quoque exstructis in campo Martio sedilibus ligneis; item navale proelium circa Tiberim cavato solo, in quo nunc Caesarum nemus est. Quibus diebus custodes in urbe disposuit, ne raritate remanentium grassatoribus obnoxia esset. »

(IT)

« Per numero, varietà e magnificenza di spettacoli superò tutti [i suoi predecessori]. Lo stesso [Augusto] dice che, a suo nome, celebrò giochi pubblici quattro volte e ventitré volte per altri magistrati che erano assenti o non avevano mezzi sufficienti. E celebrò anche nei differenti quartieri, con numerose scene, utilizzando attori parlanti tutte le lingue; diede spettacoli non solo nel foro e nell'anfiteatro, ma anche nel circo e nei Saepta e talvolta si trattava soltanto di battute di caccia (venationes); organizzò anche scontri fra atleti nel Campo di Marte, costruendo panche di legno; e una battaglia navale, per la quale fece scavare il terreno nei pressi del Tevere (Naumachia Augusti), dove ora si trova il bosco dei Cesari. Durante quei giorni pose a guardia della città [di Roma] dei sorveglianti, perché non fosse esposta al pericolo dei briganti, considerato l'esiguo numero di coloro che vi erano rimasti. »

(SvetonioAugustus, 43.)

Augusto aveva preso anche l'abitudine, nei giorni che precedevano gli spettacoli, nel caso in cui fosse stato portato a Roma qualche animale mai visto prima di allora e degno di essere conosciuto, di presentarlo al popolo in modo straordinario, in un luogo qualsiasi: per esempio un rinoceronte presso i Saepta Iulia, una tigre in una scena teatrale, un serpente di cinquanta cubiti (22 metri circa) davanti alla piazza dei comizi.[5]

Ancora Augusto fece decretare dal Senato che, per tutta la durata degli spettacoli pubblici, in qualunque luogo venissero offerti, la prima fila di panche spettava ai senatori e vietò a Roma che gli ambasciatori delle genti alleate o libere prendessero posto nell'orchestra, perché si era trovato nell'imbarazzo [nel sapere] che in alcune delegazioni vi erano schiavi affrancati.[6] Separò i soldati dal popolo; assegnò ai plebei sposati proprie gradinate; a chi indossava la pretesta un settore delle gradinate particolare e quello accanto ai loro precettori; vietò a chi era mal vestito di posizionarsi nelle gradinate di mezzo. Non permise alle donne di sedere durante i combattimenti dei gladiatori, che una volta potevano osservare a fianco dei propri uomini, se non nella parte superiore e da sole. Riguardo alle lotte tra atleti, vietò con grande rigore l'ingresso alle donne in teatro, prima della quinta ora.[6]

Il significato religioso degli spettacoli[modifica | modifica wikitesto]

In origine ad ogni festa era accomunato ad un culto religioso.[7] Ad esempio: la gara di pesca che si svolgeva l'8 giugno alla presenza del pretore e che si concludeva con una mangiata di pesce fritto, in origine, testimonia Festo, era un sacrificio di sostituzione in onore del dio Vulcano che accettava il cambio di pisciculi (pesciolini) pro animis humanis (al posto di anime umane).[8]

Il significato religioso sacrificale, che i romani avevano ormai dimenticato, era presente ancora nella corsa di cavalli che si effettuava al Foro il 13 ottobre. Il cavallo vincitore veniva immolato, il suo sangue versato per le lustrazioni, la testa contesa duramente tra gli abitanti della Via Sacra e quelli della Suburra che si contendevano l'onore di mostrare il cimelio del "cavallo d'ottobre". Questa festa era il ricordo della corsa di cavalli che i latini dell'antica Roma celebravano al termine dell'annuale spedizione di guerra che iniziava in primavera e terminava in autunno. In quei tempi passati il sangue del cavallo vincitore sacrificato serviva a purificare la città.

Il carattere sacrale era presente anche in età repubblicana quando nel 105 a.C. furono istituiti dallo Stato i combattimenti tra gladiatori, nati in origine come un culto reso dai privati sulla tomba dei genitori. Il carattere religioso fu conservato nel termine munus (ufficio pubblico) che designava questi combattimenti cruenti che avevano il compito di placare gli dei. Ancora nel II secolo d.C. Festo li chiama «oblazioni offerte per motivi ufficiali», Tertulliano, «onoranze obbligatorie ai Mani» e Ausonio, «sangue sparso sulla terra per placare il dio armato di falce»

In epoca imperiale il pubblico romano aveva del tutto dimenticato questi richiami religiosi anche se una certa etichetta rituale era stata stabilita sin dal tempo di Augusto: gli spettatori, ad esempio, dovevano indossare la toga di gala[9]

« Si applicò per far riprendere la moda e il costume di un tempo: un giorno, vedendo in un'adunanza del popolo una folla di gente malvestita, indignato esclamò: "Ecco i Romani, padroni del mondo e il popolo che indossa la toga", e diede incarico agli edili, dopo ciò, di non tollerare che nel Foro e nei dintorni si fermasse qualcuno se non avesse prima abbandonato il mantello che copriva la toga. »
(SvetonioAugustus, 40.)

E, se non volevano essere allontanati, dovevano tenere un atteggiamento educato: non potevano, infine, né mangiare né bere durante gli spettacoli.[10] Anche se ci si doveva alzare in piedi durante la processione inaugurale con le statue dei divi imperiali assieme a quelle delle divinità, lo si faceva come segno di rispetto e di riconoscenza alla dinastia imperiale che offriva loro spettacoli così grandiosi.

L'antica impronta religiosa dei giochi per i romani dell'età imperiale era ormai ridotta a formalità che non avevano più nessun rapporto con i riti di una religione ormai dimenticata e che era stata sostituita dalla simbologia astrologica raffigurata nell'arena, che rappresentava la terra, e nel fossato che circondava la pista, il mare; l'obelisco (spina) simboleggiava il sole alla sommità del cielo; i sette giri di pista della corsa dei carri riproducevano l'orbita dei sette pianeti e il susseguirsi dei sette giorni della settimana, le dodici porte delle rimesse dei carri che si affacciavano sul circo figuravano i luoghi dello zodiaco.[11]

Il rapporto tra il principe e la folla[modifica | modifica wikitesto]

Un esempio di spettacolo acquatico, chiamato Naumachia, che l'Imperatore Augusto approntò davanti ad un'immensa folla accorsa da tutta Roma (Ulpiano Checa, 1894).
(LA)

« Propitium Caesarem ut in ludicro precabantur[12] »

(IT)

« Pregavano il favore di Cesare come se fossero ai giochi pubblici »

Quando l'imperatore appariva nel circo, nell'anfiteatro o nel teatro, la folla lo salutava levandosi in piedi e agitando fazzoletti bianchi, omaggiandolo e manifestandogli la propria presenza e la compartecipazione emotiva, quasi religiosa, al suo assistere allo stesso spettacolo che si svolgeva alla vista comune.

Di questa folla di spettatori che avevano la fortuna «di vedere il principe in persona in mezzo al suo popolo»[13] l'imperatore ne faceva anche uno strumento di potere politico forgiando, con il suo rapporto diretto con la folla negli spettacoli, quell'opinione pubblica che, in assenza degli antichi Comizi e dell'autonomia del Senato, non aveva più modo di esprimersi.

Gli spettacoli quindi rafforzavano il potere politico del principe e insieme salvaguardavano ciò che rimaneva della religione tradizionale. Gli spettacoli, in una popolazione dove 150.000 vivevano senza lavorare a spese dello Stato e dove quelli che avevano un'occupazione avevano metà della giornata libera da impegni, anche, forzatamente, da quelli politici, servivano a occupare il tempo libero e a distrarre e incanalare le passioni, gli istinti, la violenza.

« Un popolo che sbadiglia è maturo per la rivolta. I Cesari non hanno lasciato sbadigliare la plebe romana, né di fame, né di noia: gli spettacoli furono la grande diversione alla disoccupazione dei loro sudditi, e, per conseguenza, il sicuro strumento dell'assolutismo[14] »

Svetonio riferisce che Augusto, quando assisteva ai giochi, si sedeva solitamente nella stanza da pranzo di uno dei suoi amici o dei suoi liberti, qualche volta sedeva nella sua tribuna, insieme con la moglie e i figli. Si assentava dagli spettacoli a volte per diverse ore, altre volte per giorni, chiedendo scusa e raccomandando al popolo i magistrati che dovevano sostituirlo in sua assenza. Quando vi assisteva, era molto attento e partecipe per evitare malcontenti, poiché il popolo in passato si era lamentato del padre adottivo, Gaio Giulio Cesare, il quale soleva dedicarsi durante i giochi alla lettura di lettere e petizioni. Augusto provava sommo piacere nell'assistervi, cosa di cui non fece mai mistero.[15]

Capitava, poi, che offrisse frequentemente anche a sue spese, spettacoli gladiatorii e giochi organizzati da altri, con corone e ricchi premi. Non assistette a nessun concorso di rappresentazioni di origine e ambientazione greca senza onorare ciascuno dei partecipanti in base al proprio merito. Ebbe particolare interesse per gli incontri di pugilato, soprattutto per quelli latini, che spesso confrontava con quelli greci, e non solo tra professionisti, , ma anche tra i popolani che si battevano agli angoli delle strade, senza particolare tecnica pugilistica. Agli atleti conservò i loro privilegi, anzi li aumentò, e proibì di far combattere i gladiatori senza un'adeguata ricompensa; quanto agli istrioni, limitò al periodo dei giochi e al teatro il potere coercitivo dei magistrati, che in precedenza una legge aveva esteso ovunque e a qualsiasi periodo. Pretese sempre una rigorosa disciplina nelle competizioni tra gli atleti o nei combattimenti dei gladiatori. Represse, infine, alcuni comportamenti giudicati moralmente disordinati degli istrioni, e quando venne a sapere che un certo Stefanio, autore di commedie togate, si faceva servire a tavola da una donna con i capelli tagliati alla maschietto, lo bandì e lo fece battere con le verghe in tre teatri.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frontone, Princip. hist., V, 11
  2. ^ Vedi Enciclopedia Sapere
  3. ^ Jérôme Carcopino, La vita quotidiana a Roma, Universale Laterza, 1971, pp.234-235
  4. ^ Svetonio racconta (SvetonioAugustus, 44.) che Augusto mise ordine nel campo degli spettacoli, dopo aver saputo che un senatore, in occasione di alcuni giochi a Pozzuoli, non venne ricevuto da nessuno con grave sdegno del princeps.
  5. ^ SvetonioAugustus, 43.
  6. ^ a b SvetonioAugustus, 44.
  7. ^ A. Piganiol, Recherches sur le jeux romains, Paris Strasbourg, 1923
  8. ^ J. Carcopino, Virgile et les origines de Ostie, Paris 1919, pp. 119-120
  9. ^ Svetonio, Aug., 40 e Claud., 6
  10. ^ Quintiliano,VI, 3, 63
  11. ^ Wuilleumier, Le Cirque et l'Astrologie in Mélanges de l'École de Rome, 1927, pp.184-209 : Cassiodoro, Var., III, 51; Isidoro di Siviglia, XVIII, 36
  12. ^ Plinio il Giovane, Ep. VI, 5
  13. ^ Plinio il Giovane, Pan., 51
  14. ^ CarcopinoOp, cit., p.239
  15. ^ a b SvetonioAugustus, 45.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Fonti storiografiche moderne
  • Jérôme Carcopino, La vita quotidiana a Roma, Bari, Universale Laterza, 1971.
  • Gianluca Gregori, Ludi e munera. 25 Anni di Ricerche sugli Spettacoli d'Età Romana, LED Edizioni Universitarie, 2011, ISBN 978-88-7916-479-5

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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