Paegniarius

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Il paegniarius (pl. paegniarii), dal greco antico παίγνιον, paignion, ossia «spettacolo comico», era una delle classi gladiatorie (armaturae) che comparivano durante le rappresentazioni che si svolgevano all'interno delle arene.

Armatura ed armamento[modifica | modifica wikitesto]

Di questa figura gladiatoria si sa molto poco. Si trattava di una figura parodistica, deputata ad intrattenere il pubblico durante il lungo intervallo di mezzogiorno o che costituiva un intermezzo tra un combattimento e l'altro che inscenava combattimenti simulati, equipaggiata con armi di legno o spuntate (arma lusoria)[1]. Il paegniarius indossava una tunica e delle fasciature che proteggevano la parte inferiore dell'arto fino al ginocchio[1], era privo di elmo e di scudo, era armato con una frusta ed imbracciava un bastone dall'estremità ricurva[2].

Le loro rappresentazioni farsesche venivano accompagnate da bande, con musica suonata con trombe e hydraulis, l'organo idraulico[3]con i musicisti travestiti da animali[4]; in un graffito di Pompei è rappresentata una di queste parodie, in cui compaiono dei musicisti camuffati in un orso che suona il flauto, ursus tibicen, e in un pollo che suona il corno, pullus cornicen[5].

Attestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Due gladiatori paegniarii raffigurati in combattimento in un mosaico a Nennig, in Germania

Una scena in un mosaico di Nennig, in Germania, viene spesso interpretata come una rappresentazione di tale gladiatore. I combattenti impugnano una frusta nella mano destra e portano una tavola di legno allacciata sul braccio sinistro.

In un epitaffio rinvenuto a Roma viene ricordato dalla familia gladiatoria del Ludus Magnus, la più grande scuola gladiatoria di Roma, il quasi centenario paegniarius Secundus:

« D(is) M(anibus) / Secundo p(a)egni/ario in culice ludi magn[i] / bene merenti / qui vixit annis / XCVIIII mensibu[s] / VIII diebus XVIII / familia l(udi) m(agni) fece(runt) »

(CIL VI, 10168)

Svetonio, nella biografia di Caligola, narra[6] come l'imperatore fosse arrivato a sostituire nell'arena, per i combattimenti farseschi, i gladiatori paegniarii con padri di famiglia che avevano una menomazione fisica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Köhne, p. 63.
  2. ^ Meijer, p. 76.
  3. ^ Wisdom, p. 42.
  4. ^ Wisdom, p. 18.
  5. ^ (EN) A Day at the Games - Pankration Version, su scribd.com, p. 12. URL consultato il 22 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 20 marzo 2010).
  6. ^ (LA) Vite dei Cesari, Libro IV, XXVI, 5

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federica Guidi, Morte nell'arena: storia e leggenda dei gladiatori, Mondadori, 2006, ISBN 88-04-55132-1.
  • (EN) Eckart Köhne, Cornelia Ewigleben, Ralph Jackson, Gladiators and caesars: the power of spectacle in ancient Rome, University of California Press, 2000, ISBN 0-520-22798-0.
  • Fik Meijer, Un giorno al Colosseo (il mondo dei gladiatori), Laterza, 2006, ISBN 88-420-8158-2.
  • Fabrizio Paolucci, Gladiatori - I dannati dello spettacolo, Roma, Giunti, 2006, ISBN 88-09-04039-2.
  • (EN) Stephen Wisdom, Angus McBride, Gladiators: 100 BC–AD 200, Oxford, Osprey Publishing Ltd., 2001, ISBN 1-84176-299-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]