Ludi Romani

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Ludi Romani
Tipo di festa religiosa
Data 12-14 settembre, più tardi dal 4 al 19 settembre
Celebrata a Roma
Religione Religione romana
Oggetto della celebrazione Festività romana dedicata a Giove
Altri nomi Ludi Magni

I Ludi Romani erano delle festività del calendario dell'antica Roma. Questa festività ebbe inizio nel 366 a.C. e aveva cadenza annuale; tipicamente si tenevano dal 12 al 14 settembre, ma poi furono estesi dal 4 al 19 settembre. Fu in occasione dei Ludi Romani che per la prima volta a Roma si misero in scena tragedie basate sulla tragedia greca.

Questi ludi, anche noti come Ludi Magni in quanto erano i principali, erano dedicati a Giove;[1] secondo la tradizione, furono istituiti dal re Tarquinio Prisco[2] in occasione della conquista della città latina di Apiolae,[3] sebbene altri autori ne indichino l'origine nella vittoria sui Latini nella battaglia del Lago Regillo (496 o 499 a.C.).[4]

Durata dei Ludi[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente i Ludi Romani duravano un giorno solo, ma un secondo giorno fu aggiunto per celebrare l'espulsione dei re da Roma, nel 509 a.C.,[5] e un terzo dopo la secessio plebis del 494 a.C.[6] Dal 191 al 171 a.C. ebbero una durata di dieci giorni,[7] mentre poco prima della morte di Gaio Giulio Cesare duravano probabilmente quindici giorni,[8] dal 5 al 19 settembre.

Dopo la morte di Cesare fu aggiunto un ulteriore giorno,[9] probabilmente il 4 settembre, in quanto Cicerone afferma[10] che passavano 45 giorni tra i Ludi Romani e i Ludi Victoriae Sullanae del 26 ottobre, da cui si deduce che alla sua epoca il 19 settembre era l'ultimo giorno dei Ludi Romani. E infatti così compare nei calendari di epoca augustea, in cui i giochi si tengono dal 4 al 19 settembre. All'interno dei Ludi cadeva la festività di Epulum Iovis (13 settembre) e la Equorum probatio il 14, mentre i giochi nel circo duravano dal 15 settembre al 19. Il Cronografo del 354 porta i giochi dal 12 al 15 settembre.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sesto Pompeo Festo, "Ludos Magnos", De verborum significatu.
  2. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 6.
  3. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 35.9.
  4. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, VII, 71; Cicerone, De divinatione, I, 25.55.
  5. ^ Dionigi di Alicarnasso, vi.95.
  6. ^ Tito Livio, vi.42.12.
  7. ^ Tito Livio, XXXVI, 2, xxxix.22.1.
  8. ^ Cicerone, In Verrem, I, 1.31.
  9. ^ Cicerone Phil., ii.4.3.110.
  10. ^ In Verrem, ii.52.130.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]