Consualia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Consualia
Tipo di festa religiosa
Data 21 agosto e 15 dicembre
Celebrata a Roma
Religione Religione romana
Oggetto della celebrazione Festività romana in onore del dio Conso (dio dei granai e degli approvvigionamenti)

I Consualia erano due feste della religione romana dedicate al dio Conso (dio dei granai e degli approvvigionamenti).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Venivano celebrate la prima il 21 agosto, durante il periodo del raccolto, e la seconda il 15 dicembre. Tutti i riti si svolgevano davanti a un altare sotterraneo del Circo Massimo, portato in superficie in occasione della festa.[1]

Sempre secondo Dionigi, il dio Conso, era da molti identificato nel Neptunus Equestris, ovvero nel dio Nettuno protettore degli equini. Pertanto erano di rigore le celebrazioni con corse di asini, cavalli o muli, cui assistevano anche gli equini non concorrenti, agghindati con ornamenti floreali e per quel giorno esentati da ogni lavoro.[2]

Si legge in Tito Livio che i Consualia furono istituiti dallo stesso Romolo quando, con i giovani romani snobbati dalle genti vicine, organizzò il famoso Ratto delle sabine[3] . Romolo

(LA)

« ...ludos ex industria parat Neptuno equestri sollemnes; Consualia vocat. Multi mortali convenere, studio etiam videndae novae urbis, maxime proximi quique, Caeninenses, Crustumini, Antemnates; iam Sabinorum omnis moltitudo cum liberis ac coniugibus venit. »

(IT)

« predispose ad arte solenni giochi in onore di Nettuno equestre, giochi cui diede nome di Consuali. [...] Accorse un gran numero di persone, anche per la curiosità di vedere la nuova città, e particolarmente i più vicini: i Ceninesi, i Crustumini, gli Antemnati. E venne anche, praticamente al completo, con mogli e figli, la popolazione dei Sabini. »

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 9, Newton & Compton, Roma, 1975, trad.: G.D. Mazzocato)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 31, 2.
  2. ^ Dionisio di Alicarnasso, Antichità romane, II, 31, 2-3.
  3. ^ Anche Dionigi riporta lo stesso episodio, Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 31, 2.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]